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Si potrebbe andare tutti al ‘Funerale di Zia Stana’

‘La fossa’, titolo originale perfetto, evocativo, folgorante e dai molteplici significati. È il libro della bosniaca Slađana Nina Perkovic

Il ritratto di un paese cupo e dinamico, seppur impantanato nella propria disperazione
20 giugno 2024
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‘U jarku’, la fossa. Questo il titolo in lingua originale del primo romanzo firmato dalla scrittrice e giornalista bosniaca Slađana Nina Perkovic, appena pubblicato da Voland per la bella traduzione di Marijana Puljić. La versione italiana va verso qualcosa di più didascalico e immediato, offrendo al lettore, già dalla copertina, un quadro preciso e inequivocabile della situazione: la vicenda ruota attorno al funerale di zia Stana. Eppure dopo aver letto il libro non si può fare a meno di pensare quanto ‘La fossa’ sia in realtà un titolo perfetto per questa storia: evocativo, folgorante e dai molteplici significati, sia allegorici sia letterali.
Da una sorta di buca, appunto, in cui è finita in circostanze ancora da chiarire, la protagonista comincia dalla fine per dipanare il filo di una storia familiare dai risvolti indubbiamente tragicomici.

Dall’indole malinconica e indolente, la giovane trentenne bosniaca non ha particolari interessi né prospettive. Si lascia vivere, ammazzando il tempo a casa con i genitori tra una serie poliziesca e l’altra e obbedendo agli ordini di una madre molto volitiva. Una vita stagnante, dunque, intrappolata nella melma di una routine familiare e di un paese da cui diventa sempre più difficile fuggire. Il funerale della zia a cui la ragazza viene costretta a partecipare in rappresentanza di tutta la famiglia diventa il pretesto per offrire un ritratto spietato, irriverente e terribilmente comico di una società segnata dalla guerra, disfunzionale, corrotta e incapace di offrire un futuro alle nuove generazioni.

Se avete presente come funzionano le cose in Bosnia, allora vi sarà chiaro che è inutile mostrare il dito medio e girare sui tacchi. Mamme, papà, nonne, nonni, fratelli, sorelle, parenti stretti e lontani, vicini di casa e amici, una volta che vi hanno preso tra le fauci, difficilmente vi risputano fuori tutti interi. La missione della loro vita è quella di fottere la vostra.

“E infatti quella che doveva essere una gita di poche ore in uno sperduto paese bosniaco sommerso dal fango a causa delle incessanti piogge, assume ben presto i tratti di un incubo claustrofobico e allucinato da cui la nostra narratrice non riesce a uscire. Come una sorta di testimone quasi invisibile agli occhi degli altri, la ragazza osserva i suoi parenti restituendone un’immagine iperbolica e paradossale e smascherandone le meschinità. Sotto la maschera della sofferenza per la morte dell’anziana parente si nascondono infatti le preoccupazioni per la vendita della casa, funestata dal tentato suicidio dello zio, appena rimasto vedovo. Chi comprerà un’abitazione dove una donna è morta soffocata da un osso di pollo e il marito ha tentato di impiccarsi in bagno durante il suo funerale?”.

Perković si muove nella scrittura come uno stambecco in alta montagna: è agile, viva e leggerissima anche quando si trova ad aggirare crepacci, frane e rocce scivolose. Con uno humour estremamente godibile anche nelle sfumature più nere la scrittrice ci porta nel cuore della società bosniaca, mostrandoci il ritratto di un paese cupo e dinamico, seppur impantanato nella propria disperazione, privo di reale empatia, impegnato a sopravvivere. Costi quel che costi.

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