ULTIME NOTIZIE Culture
Arte
7 ore

Poi appare Paolina Bonaparte. E noi ci perdiamo con lei.

Tra le opere di Galleria Borghese per la mostra ‘Meraviglia senza tempo. Pittura su pietra a Roma tra Cinquecento e Seicento’, e la meraviglia del Canova.
Spettacoli
7 ore

È San Valentino anche a teatro, ecco gli eventi al Foce

Dall’omaggio a Gaber ai balli caraibici, dagli spettacoli sulle e con le donne alla Riviera adriatica in foto
Culture
8 ore

‘Leggere Lolita a Teheran’, voce (e sostegno) alle donne

Al Lac una riflessione sulla situazione in Medioriente con brani dal libro di Azar Nafisi; ma anche la danza de ‘Gli anni’ con Marta Ciappina
Sanremo
9 ore

Un altro Sanremo dei record (scuse di Blanco incluse)

Giorno due, conferenza tre. Davanti ai numeri ci sono tutti ‘più’. Il sindaco di Sanremo: ‘Non si è mai parlato tanto di fiori come quest’anno’
musec
10 ore

La rivoluzione occidentale dell’arte agli antipodi

A Villa Malpensata, dal 10 febbraio al 1° ottobre, è esposta una settantina di capolavori d’arte dei Mari del Sud, opere della Collezione Brignoni
Culture
10 ore

‘Di alberi e di guerra’ agli ‘Eventi letterari’ del Monte Verità

A inaugurare l’undicesima edizione del festival (30 marzo-2 aprile) sarà l’incontro con Giuliano da Empoli, autore de ‘Il mago del Cremlino’
Spettacoli
11 ore

La solitudine di Ulisse e la cecità umana

Stasera al Lac si replica lo spettacolo di Lina Prosa diretto da Carmelo Rifici. Ottima prova degli interpreti, notevoli le musiche di Zeno Gabaglio.
Sogno o son Festival
12 ore

Giorgia e Sanremo, parole dette bene

Dal 1993 a oggi, ogni sua apparizione all’Ariston è degna di essere ricordata: ‘Torno per rimettermi in gioco, anche se non ho mai smesso di farlo’
Sogno o son Festival
14 ore

Sanremo s’è desta, Blanco devasta

Prima serata, la lezione di educazione civica di Benigni, quella di diseducazione del rapper (?), che rende meno bella la Festa della Repubblica
Sogno o son Festival
18 ore

Sanremo, comanda Mengoni (le pagelle, prima serata)

Nella notte della Repubblica, alla fine della gara, ‘Due vite’ è in testa, Elodie è seconda, Anna Oxa ultima. I voti e la classifica generale
Gallery
Sogno o son Festival
1 gior

Sanremo dalla A di Oxa alla W di Will (un vademecum)

Cantanti e canzoni dell’edizione che prende il via questa stasera, breve guida all’ascolto
Culture
1 gior

Torna il ‘Weekend di Quartetti’ di LuganoMusica

Da venerdì 10 a domenica 12 febbraio suoneranno l’ensemble Belcea, il Quatuor Diotima e il Quartetto della Scala
Culture
1 gior

Gli appuntamenti di Ticino Musica, in attesa del festival

Domenica 12 e lunedì 13 al Conservatorio a Lugano i primi due eventi di una serie di anteprime alla 27esima edizione, che si svolgerà dal 18 al 31 luglio
Scienze
1 gior

Guardi serie tv? Puoi dormire sonni tranquilli

Secondo uno studio dell’Università di Friburgo, anche maratone da molti episodi con finali carichi di suspense non influenzano il riposo notturno
Spettacoli
1 gior

Sergio Castellitto a Chiasso è ‘Zorro, eremita sul marciapiede’

L’attore riporta sul palco il vagabondo che ripercorre vita e scelte che lo hanno potato a vivere sulla strada. Dal romanzo di Margaret Mazzantini
Sanremo
1 gior

Mattarella in sala, Benigni sul palco: Sanremo apre col botto

Conferenza n. 2: sarà la notte della Repubblica (in senso positivo) ma anche quella di Chiara Ferragni co-conduttrice
animazione
1 gior

Gli effetti psichedelici in ‘The Freakouts’ di Bruno Machado

Insieme a una manciata di musicisti, l’illustratore ha realizzato un progetto indipendente che parla del consumo di sostanze attraverso sei facce
Sogno o son festival
1 gior

Il Festival di Rapallo

Inizia questa sera. Che piaccia oppure no, Sanremo è cambiato. Non ora e nemmeno ieri; comunque, mai quanto quest’anno
Pensiero
1 gior

La lunga crisi della democrazia

Archiviata l’illusione circa la ‘fine della Storia’, avanzano autoritarismo e sovranismo. Se ne parla domani all’Usi
Arte
2 gior

Finisce all’asta un lampadario opera di Giacometti (l’Alberto)

Era stato acquistato per una cifra irrisoria, ma poi si è scoperto che vale una fortuna. La vendita da Christie’s verrà aperta il 28 febbraio
Illustrazione
2 gior

Contro il peso della guerra, Tove diede vita ai Mumin

Iperborea ripubblica a colori le storie della famiglia di troll che, con poesia e ironia, affrontano la quotidianità. Anche quella di oggi
L’intervista
laR
 
30.11.2022 - 13:50
Aggiornamento: 18:47

Silvio Orlando, un Momò a Locarno

Sabato 3 e domenica 4 dicembre, l’attore porta in scena ‘La vita davanti a sé’ di Romain Gary, pièce in cui è Momò, bimbo arabo simbolo di convivenza

silvio-orlando-un-momo-a-locarno
‘Io credo che sia sempre meglio ricevere migranti che emigrare, perché nel momento in cui non si ricevono migranti, automaticamente diventi migrante tu’

Dopo sedici anni è tornato a lavorare con Nanni Moretti ne ‘Il sol dell’avvenire’; la prima volta fu ‘Il caimano’ (2006), nei panni del regista di B-movie che voleva girare un film su Berlusconi, David di Donatello al migliore attore protagonista (all’attore, non a Berlusconi). Alla televisione italiana, qualche tempo fa, Silvio Orlando svelava una delle ansie del suo mestiere: quale faccia fare in tv quando si perde un premio? E quale quando si applaude chi ti ha battuto? Fresco di un altro David, quello per ‘Ariaferma’ (e nessuna faccia di cui preoccuparsi), sabato 3 e domenica 4 dicembre al Teatro di Locarno (rispettivamente alle 20.30 e alle 17) Silvio Orlando porta in scena ‘La vita davanti a sé’, pièce tratta dall’omonimo libro del francese Romain Gary. È la storia di Momò, bimbo arabo di dieci anni che vive nel quartiere multietnico di Belleville, nella pensione in cui l’ex prostituta ebrea Madame Rosa si occupa di crescere i figli delle ‘lucciole’ che, per legge, non possono tenere i bimbi. Storia di convivenza tra culture e religioni differenti, l’opera di Gary vanta anche l’adattamento per il cinema che ha fruttato il David di Donatello a Sofia Loren, Migliore attrice, e una canzone originale in odor di Oscar.

Ci sarà musica anche a Locarno, affidata all’Ensemble dell’Orchestra Terra Madre. Riduzione e regia sono dello stesso Orlando, che aveva nove anni quando perse la madre, evento che può forse spiegare quanto quello del prossimo fine settimana sia per lui qualcosa di più di uno spettacolo.

Silvio Orlando, cosa l’ha spinta a scegliere questo testo?

Più che qualcosa di razionale, mi ha spinto un elemento di aderenza totale al concetto di base dello scritto, quello della ricerca disperata di amore, nonostante tutto, da parte di un ragazzino orfano, un autentico fantasma che si aggira per la strade di Parigi. Quella vicenda l’ho sentita mia, personale ancor prima che professionale e mi sono commosso. Le fragilità di questo ragazzino, Momò, sono le fragilità di tutti, al di là della sua condizione estrema.

È stato "come se stessi leggendo la mia biografia", ha detto del libro…

Per fortuna non ho avuto una vita così terribile, ma gli elementi sono molto forti, soprattutto la carenza dell’amore primario, quello della madre. Gli occhi della madre sono quelli attraverso i quali noi iniziamo a vedere il mondo.

Com’è, per lei sul palcoscenico, calarsi nei panni di un bambino?

Mi sento ancora troppo giovane per farlo (ride, ndr). Le fragilità dei bambini sono le stesse degli anziani. Sono abbastanza adulto ma non così anziano da poterlo interpretare al meglio.

Anche il flauto, che da giovane lei suonava nel Centro culturale giovanile di Napoli e che ora suona in scena, è autobiografico?

Il flauto è parte di una festa finale aperta a tutti, e io mi prendo una piccola soddisfazione. Da piccoli, quando gli altri ragazzi non ci facevano giocare a calcio, ci compravamo il pallone, così erano tutti costretti a giocare con noi. Qui io sono il capocomico e gli altri non possono rifiutarsi di suonare con me.

Parole sue: "Il teatro è il mio orto, il mio giardino. In tempi di magra è la mia zucchina, il mio pomodoro". In quale stato si trova oggi il suo orto?

Credo che esista un’opportunità storica potentissima rappresentata dal fattore umano in scena, qualcosa di unico, di non rintracciabile altrove. Mentre il cinema offre tanto, e così i surrogati casalinghi che somigliano al cinema, dando risposta all’esigenza d’immaginario, quell’unicità del teatro, il suo accadere in quel momento, in quel luogo, con quegli attori che portano in scena la propria vita, le proprie fatiche, è cosa straordinaria ancor più in un momento come questo, nel quale ci stanno chiudendo dentro i nostri salotti, seduti su divani sempre più comodi, davanti a televisori sempre più grandi.

Il cinema, stando a una sua dichiarazione, pare meno orto: "È un posto d’invidiosi"...

Davvero ho detto questo? (ride, ndr). È il mondo il regno dell’invidia, uno dei motori più importanti sul quale tutti si censurano, ma umanissimo, di stimolo a migliorarci. Si trasforma l’invidia in sfida per evitare di soffrire e basta, perché l’invidia fa soffrire. Nel cinema c’è molta competizione, legata anche a un elemento irrazionale, l’adesione del pubblico a un attore piuttosto che a un altro, cosa che va oltre la bravura. Il nostro mestiere è basato sull’immateriale e, come tale, può dissolversi da un momento all’altro. Il pubblico lo puoi anche perdere e non ritrovarlo più.

Il cinema, nel suo caso, è anche il potere di commuoversi: il suo trattenere a fatica le lacrime mentre riceveva il David per ‘Ariaferma’ ha una spiegazione particolare?

Non c’è nulla che commuova di più dell’autocommozione, i premi ne sono la fiera. Ci fanno pensare a tutto ciò che abbiamo rinunciato, alle nostre fatiche, a chi non ci ha mai capiti e finalmente lo ha fatto. Nel mio caso, in quel momento è contato anche l’elemento sorpresa, perché davvero non mi aspettavo di vincere. Mi sono passati davanti quarant’anni di carriera, è stato un momento di bilancio. L’irrazionalità di questo mestiere porta a cercare sempre qualcosa di oggettivo e i premi, per un instante, svolgono questa funzione. Sono una vacanza che ti concedi da te stesso, sono la coccarda con la quale ti premiavano a scuola. Ma mezz’ora dopo il trionfo sei di nuovo solo con le tue insicurezze, con le tue inadeguatezze.

Le chiedo tre definizioni per tre persone a lei care. Nanni Moretti.

Un maestro.

Paolo Sorrentino.

Il Maradona del cinema, così lo facciamo contento.

Maradona.

Diego è stato un bel problema per Napoli. Per qualche anno abbiamo pensato che fosse la normalità, e invece era un uomo precipitato sulla terra non si sa da quale pianeta. Ma sono due le persone che a Napoli ci hanno rovinato: Maradona e Totò, due geni talmente alti nei rispettivi campi che rifare quello che hanno fatto è come mettersi con un pennello in mano dopo Michelangelo e Raffaello.

Per finire. Gli abitanti del Mendrisiotto vengono chiamati momò, come il bimbo del suo spettacolo, un nome solo in bocca a popoli diversi. A me chiama un senso di uguaglianza, a lei?

Il problema di Momò è ciclicamente quello di sempre. I migranti ci sono, ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Sono una grandissima opportunità, anche se un’enorme fonte di ansia per chi li riceve. Io credo che sia sempre meglio ricevere migranti che emigrare, perché nel momento in cui non si ricevono migranti, automaticamente diventiamo migranti noi. Il problema è enorme, è la grande sfida di questi anni e di questo secolo. Le condizioni le conosciamo tutti: bisogna rimboccarsi le maniche, cancellando l’elemento della paranoia. Il teatro, nel suo piccolo, può descrivere le vite di questi individui, raccontarli per nome per cognome, e in qualche modo avvicinarceli, così da renderli fratelli.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved