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laR
 
20.08.2022 - 05:30

‘Sul rock non ho dubbi, sul resto stiamo inguaiati’

Mentre quelli di ‘Burattino senza fili’ sono ancora a piede libero, sabato 27 agosto Edoardo Bennato canta le sue ‘canzonette’ per Spartyto

sul-rock-non-ho-dubbi-sul-resto-stiamo-inguaiati
Nella Piazza centrale di Biasca, per il 32esimo open-air. Biglietti su www.biglietteria.ch (info: www.spartyto.ch)

Dieci settembre duemilacinque, aeroporto di Reggio Emilia. Prima di Elisa, l’ultimo degli opening act del Campovolo di Ligabue, Edoardo Bennato sale sul palco in modalità ‘Napoli, Galleria Umberto I’, ovvero voce/chitarra/armonica a bocca/grancassa a pedale. ‘One man band’, si diceva dall’altra parte dell’Oceano un tempo, una versione più moderna del giullare; da quando apparve lui, minimalista, dylaniano (nella forma, ma assai più ascoltabile), ‘one man band’ si dice anche qui.

Di quel concerto del 2005 che intasò le strade e le autostrade non di meno, costringendo parte del pubblico a dormire in auto come a Woodstock, qualcuno ha ancora negli occhi Bennato da solo davanti a 225mila spettatori paganti. «A me – ci dice – suonare davanti a poche persone o a centinaia di migliaia crea sempre un’unica preoccupazione: funzionerà tutto l’apparato tecnico? E soprattutto, si divertiranno?». La risposta è che sì, si divertirono e i giornali, il giorno dopo, non mancarono di far notare quanto quel set fosse stato potente e umile al tempo stesso. Una specie di lezione.

Non che Edoardo Bennato, primo italiano a riempire lo Stadio di San Siro a Milano, non fosse avvezzo ai grandi spazi: «Che ricordi ho? Il concerto del 19 luglio 1980 a San Siro fu l’ultimo di quindici concerti tenuti negli stadi di tutta Italia. È stato tutto un tour indimenticabile, anche perché era la prima volta che si riusciva a suonare negli stadi, luoghi che, fino a quel momento, erano unicamente deputati al calcio, allo sport». Il ricordo più tangibile di quel tour da oltre mezzo milione di spettatori, con estratti milanesi in grande quantità, si deve a Gianni Minà e al suo speciale intitolato ‘E invece no - Pensieri, parole, musica e dubbi di Edoardo Bennato’, più tardi Dvd (col titolo ‘Invece no - Invece sì’. Su Amazon non c’è; altrove si trova).


Wikipedia
Milano, Stadio San Siro, 19 luglio 1980

Tra Pinocchio e Peter Pan

«Qualche tempo dopo l’uscita dell’album ‘Sono solo canzonette’ mi trovai un fan che mi aspettava per farsi autografare il disco. Dopo averlo salutato e firmato la copia, con fare austero mi disse: "Edoardo, perché dici che le tue sono solo canzonette, per noi sono state e sono importanti...". Si trattava di un ragazzo che diceva di essere un mio fan, uno che mi voleva bene e comprava i miei dischi e non aveva capito niente... figuriamoci gli altri...». Le canzonette di Edoardo Bennato, quelle cose che "ci hanno aiutato a crescere", come solitamente si dice parlando dei cantautori. «Si dice che una canzone non possa cambiare il mondo ed è probabilmente vero ma, almeno può tentare, attraverso le parole, di far vedere le cose da una diversa prospettiva e comunque... fa compagnia!». Canzonette che si ascolteranno sabato 27 agosto nella Piazza Centrale di Biasca all’interno di Spartyto, 32esimo open air di un’associazione che dal 1990 (l’anno di ‘Notti magiche’, tanto per restare in tema) organizza musica e fa beneficenza (oltre 320mila franchi alla data di oggi. Biglietti su www.biglietteria.ch).

Quella di Bennato è una delle date del suo ‘Peter Pan Rock’n’Roll Tour’, che nel 2020 – quarant’anni dopo – avrebbe dovuto celebrare l’album che parla di Peter Pan, ‘Sono solo canzonette’, celebrazione slittata per pandemia. Ricorrenza per ricorrenza, il 2022 segna anche i 45 anni dall’uscita di ‘Burattino senza fili’, altro caposaldo della discografia del napoletano, col burattino di Collodi a far da filo conduttore. Chiediamo all’artista se segua le vicende politiche italiane, e quanti e quali dei suoi personaggi ritrova in quella storia: «Diciamo che la nostra bella Italia (e non solo) ha Mangiafuoco ancora saldo al suo posto di burattinaio, il gatto e la volpe sono in piena attività per fare soldi illudendo le speranze dei giovani, di Grilli parlanti e sparlanti sono pieni i talk televisivi e i social, e la fata, metafora della condizione femminile, non se la passa meglio degli anni, dei decenni, dei secoli scorsi». ‘Il gatto e la volpe’, sberleffo anche al mondo della discografia. Oggi si potrebbe ancora fare dell’ironia sulla categoria di appartenenza? «Per quanto mi riguarda continuo imperterrito a cercare di andare in direzione ostinata e contraria, ironizzando su tutto e tutti, anche su me stesso, come dico in ‘Cantautore’... un’altra canzonetta...».

Altre ricorrenze. Una ‘Legacy edition’ uscita nel 2021 ha celebrato ‘La torre di Babele’, album del 1976 generoso di considerazioni sulla condizione umana. Il mondo di oggi, Bennato, è più ‘I buoni e i cattivi’, dove ci ammanettiamo l’uno con l’altro, o ‘La torre di Babele? «Entrambi. Arrivano i buoni e hanno le idee chiare su tutti i cattivi da eliminare, così adesso i buoni hanno fatto una guerra contro i cattivi ma hanno assicurato che è l’ultima guerra che si farà!».

Musicalmente dallo Studio 3: questa sera…’

"… Edoardo Bennato". Si apre così il suo concerto all’allora Rtsi, aprile 1979, con il repertorio da inizio carriera fino a ‘Burattino senza fili’. Di lì a poco sarebbero usciti due album pressoché in contemporanea – ‘Uffà! Uffà!’, primo marzo ’80, ‘Sono solo canzonette’, aprile – cosa per la quale, alla rivista Rolling Stone, un anno fa Bennato diceva: "L’ho fatto io prima di Springsteeen", con riferimento a ‘Human Touch’ e ‘Lucky Town’, usciti lo stesso giorno nel marzo del 1992. Nel 1977, Edoardo Bennato è stato anche il primo italiano a esibirsi al Montreux Jazz Festival, nel sabato di Bonnie Raitt e Muddy Waters. La Rete ci regala anche un live a Dortmund, novembre 1980, un ‘Rockpalast’ suonato in trio, lo stesso visto qualche mese prima in Ticino.

Bennato il Nord Europa lo conosce bene, "angoli e stradine di Zurigo" incluse, citate nella breve autobiografia sul sito ufficiale, una raccolta di posti a lui cari da Viña Del Mar in Chile a Londra, da Cuba alla Jamaica. "Ma la mia fortuna più grande – si legge – è quella di essere nato a Napoli". E cos’ha Napoli che le altre città del mondo non hanno? «Napoli è una città Rock! Napoli è il territorio ideale per fare questo tipo di musica. È piena di paradossi, di problemi atavici ma è anche, secondo me, la città più bella del mondo».

Napoli città rock, questo rock che in Bennato torna sempre. ‘Le vie del Rock sono infinite’, cantava nel 2010. Con tutto quello che sta succedendo in questi giorni, quanto possiamo farci affidamento? «Sul Rock non ho dubbi e non avrò mai dubbi. Sul resto... stiamo inguaiati!».

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