soldi-bruciati-la-versione-argentina-di-una-tragedia-greca
ULTIME NOTIZIE Culture
Spettacoli
3 ore

Manupia, tutti gli ‘Hit Single’ dal vivo ad Ascona

Alle 18, nel rinnovato ristorante/bar Al Torchio di via Borgo 47, la collaudata band ticinese dal vivo
Culture
4 ore

Che basta un colpo di vento e il festival di Arzo prende il volo

Da giovedì 18 a domenica 21 agosto, ad Arzo e nella ‘flilale’ Meride, torna il Festival internazionale della narrazione, edizione 22 (come l’anno...)
Spettacoli
5 ore

‘... senza parole’, al via il cine-concerto itinerante

È la seconda rassegna ideata dai fratelli Nolan, Simon e Brian Quinn. Dal 18 agosto in poi toccherà Morcote, Claro, Balerna, Massagno-Savosa
Teatro
6 ore

Emanuele Santoro in ‘La stupidità - Orazione semiseria’

Venerdì 26 agosto alle 21 al Parco Ciani, ispirandosi a ‘Le leggi fondamentali della stupidità umana’ di Carlo M. Cipolla
Musica
7 ore

Mardegan e Borghetto per il SobrioFestival

Violino e pianoforte, domenica 21 agosto alle 11 nella sala di Casa Mahler
L'intervista
7 ore

Julia Murat: ‘Per Bolsonaro saremo un vanto o l’immoralità noir’

La regista di ‘Regra 34’, Pardo d’oro al Miglior film, felice con moderazione: ‘Temiamo che il presidente o i suoi approfittino di questo premio’
L'intervista
7 ore

Gigi la legge che non multa a Locarno e si prende un premio

Un ritorno, quello di Alessandro Comodin, quest’anno Premio speciale della Giuria, già premiato nel 2011 a Locarno per ‘L’estate di Giacomo’.
Spettacoli
7 ore

Cinquant’anni dopo, l’Academy chiede scusa a ‘Piccola piuma’

Sacheen Littlefeather ritirò l’Oscar al posto di Marlon Brando. Fece un discorso in difesa dei Nativi americani e fu fischiata
La recensione
7 ore

Lucerne Festival, ‘in quell’aura sanza tempo tinta’

Luzerner Saal al completo per le ‘prime’ assolute (e assai lunghe) di Liza Lim e Tyshawn Sorey
Scienze
7 ore

Una start-up biotech per far rinascere la tigre della Tasmania

Colossal Bioscience intende ricreare geneticamente il tilacino, estinto dal 1930, per riequilibrare l’ecosistema australiano
L'intervista
9 ore

Locarno75 e il futuro, also sprach Rapahël Brunschwig

La governance futura non è di competenza del managing director’, che sul nuovo presidente rimanda al Cda. E sui numeri del 75esimo...
Sostiene Morace
10 ore

Lunga vita al Festival (quanto ai premi, ‘de gustibus’)

‘Regra 34’, confuso e ripetitivo. Meglio ‘Gigi la legge’. Solari lascia o fa come al 70esimo? L’augurio è quello di trovare una figura all’altezza.
Estate giallo-nera
06.08.2022 - 16:50
di Marco Stracquadaini

‘Soldi bruciati’, la versione argentina di una tragedia greca

‘Plata guemada’ (1997) è il romanzo più riuscito di Ricardo Piglia. Tratto da vicende accadute nel 1965, è il suo più noto e il più duro

Il romanzo più riuscito di Ricardo Piglia, Soldi bruciati (Plata quemada, 1997), il più noto e il più duro. Molto duro per l’orecchio letterario italiano, opportunamente inselvatichito negli ultimi decenni ma non tanto da poter star dietro, a proprio agio, ai toni della narrativa argentina. Per durezza qui si intende la violenza, e la naturalezza con cui entra nel racconto. Piglia si è fatta la mano al racconto criminale sul poliziesco statunitense di ogni genere e livello, non esclusi i più neri e, dei livelli, i più bassi. Ha diretto per dieci anni una collana chiamata ‘Serie negra’, leggendo romanzi a capofitto per farla procedere secondo la fame dei lettori. Altro punto notevole: ha improntato il suo lavoro di scrittore sul contrasto, nelle lettere e nella storia argentina, nella vita sociale, tra ‘civiltà’ e ‘barbarie’.

E Malito si chiama Malito

Plata quemada è un romanzo (tratto da vicende accadute, nel 1965) di pura barbarie. Fatti barbari devono essere riportati barbaramente, forse. Ma Piglia si serve di più registri. Il primo è il più vicino all’autore, benché mascherato. Poi c’è quello dei media che narravano i fatti quasi in presa diretta. Quello della banda di rapinatori sempre più preda, lungo la storia, di violenza e follia, droghe, alcool e disperazione. Come si possono riportare, civilmente, parole di disperati? I registri sono tutti mescolati ma la vera forza è che il primo si incroci con l’ultimo. La prima voce è la più impressionante: sorprendente e disturbante. Come fosse quella di un delinquente in più, uno di loro che da fuori racconta. Infine c’è il tono lirico, così lontano dagli altri e che è la firma del grande scrittore.

A capo della storia una frase di Brecht: "Che cos’è rapinare una banca, a paragone del fondarla?". E questo è l’incipit: "Li chiamano i gemelli perché sono inseparabili. Ma non sono fratelli, nemmeno si somigliano. Difficile anche trovare due tipi più diversi. In comune il modo di guardare, gli occhi chiari, quieti, una fissità folle nello sguardo diffidente". Tutti hanno un soprannome, Dorda è il Gaucho, Brignone il Nene... E Malito si chiama Malito che è già un soprannome: "aveva conosciuto uno sbirro che si chiamava Verdugo (ndr: boia), che è peggio (...), c’era uno che si chiamava Delator, con cognomi così meglio chiamarsi Malito". In realtà Malito un nomignolo ce l’ha: el Rayado, il pazzo. In quanto mezzo matto e per le frustate ricevute in un commissariato (raya vuol dire striscia) che hanno lasciato il segno per sempre. Malito è il cervello dell’operazione. Gli altri stanno insieme, si separano poche ore, si ritrovano, e Malito non si sa dov’è e ci sta da solo, con le sue controllatissime paranoie. Nella banda ‘allargata’ ci sono politici o poliziotti, ma a operare sono in quattro. Il furgone portavalori uscirà dalla Banca de la Provincia, si sposta di mezzo isolato e raggiunge il Municipio. Sette minuti in tutto e "quasi seicentomila dollari".

E comincia la fuga: fuori da Buenos Aires e dall’Argentina per Montevideo. A Montevideo di tana in tana, aiutati da delinquenti locali. Nel frattempo Piglia intreccia storie. La ragazza che incontra il Nene e i due si confidano, innocentemente, in cinque pagine che sono il primo contrappunto lirico. La panettiera che vede, dal negozio ancora al buio, i ‘gemelli’ cambiare la targa della macchina e avvisa la polizia. Di tutti dà un ritratto rapido, netto e vivo che sospende la frenesia del racconto. A Montevideo, assediati, cominciano a delirare più di prima, quando già "ridevano di qualsiasi cosa e non dormivano mai".

Aveva un Dio a parte

E noi li lasciamo a pagina 126, una quarantina dalla fine, chiusi in un appartamento-trappola, con il commissaro Silva atterrato da Buenos Aires, perduti, sorridenti e sparando. Sognando la fuga e destinazioni improbabili. E l’arrivo di Malito, da un momento all’altro, che li salverà tutti, Dorda il Gaucho, il Nene Brignone e il Cuervo Mereles. "Malito ottiene sempre che gli altri facciano quello che lui vuole, come se fosse un’idea loro. E poi chi ha visto mai un tipo con la fortuna di Malito? Aveva un Dio a parte".

La "versione argentina di una tragedia greca", pensa Piglia quando ascolta i fatti la prima volta. Una tragedia selvaggiamente e superbamente da lui ricreata, trent’anni dopo. O creata.

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
estate giallo nera plata quemada ricardo piglia soldi bruciati
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved