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laR
 
16.07.2022 - 05:30

Quarant’anni di Paravento: Miguel Cienfuegos racconta

Il direttore artistico ripercorre inizi, gioie e difficoltà in quattro decadi di vita del suo teatro che dal 25 luglio è ‘in Festa’.

di Vivian Piaggi
quarant-anni-di-paravento-miguel-cienfuegos-racconta
Da lunedì 25 a domenica 31 luglio a Locarno

Miguel Ángel Cienfuegos è arrivato in Svizzera nel 1974. Scappava dal Cile di Pinochet dove, dal 1970 al 1973 a Santiago, aveva frequentato la Escuela de Arte Dramatico. Arrivato nel Canton Ticino come rifugiato politico, fu preso sotto la sua ala da Dimitri: nella Scuola Teatro del celebre clown, Cinefuegos ottiene il diploma nel 1978. Oggi ci racconta la vita del suo teatro, il Paravento di Locarno, che festeggia quest’anno il 40esimo anniversario. Lo incontriamo in occasione di ‘Teatro in Festa’, da lunedì 25 luglio a domenica 31 luglio, una carrellata di appuntamenti dal concerto alla giocoleria, dalla lirica alla comicità.

«Il Paravento non aveva nemmeno un anno quando ci siamo trovati in una tournée internazionale in Canada», dice il direttore artistico ricordando gli inizi. «Il primo spettacolo s’intitolava ‘Le pantomime clownesche’. Il secondo, ‘Perpetuum teatrobile’, ci ha anche permesso di viaggiare per l’Europa, e ha avuto un grande successo. Lo trovo sorprendente, perché avevamo fatto solo pochi passi da giovani attori sul palcoscenico e già potevamo confrontarci con un pubblico internazionale». Dopo questi due primi spettacoli ne sono arrivati altri, ma a quel punto la compagnia era già riconosciuta: «È quest’inizio così rapido che considero un successo. Chi lo avrebbe mai detto che appena uscito dalla Scuola Dimitri sarei finito in una tournée internazionale? Inoltre, nel 1983 avevamo già il nostro primo festival internazionale con artisti che arrivavano dalla Francia, dall’Italia e da altre parti della Svizzera: per un gruppo che nasce è impressionante. Sono stati anni di puro slancio creativo e crescita».

Tempo di bilanci

Dopo quarant’anni di attività è tempo di bilanci. «Credo che in ogni attività ci siano lati positivi e negativi. Devo dire che, per quanto riguarda il mio teatro, il bilancio è prevalentemente positivo, perché la mia è un’attività che, quando è partita, nessuno si aspettava che potesse sopravvivere. Artisti professionisti che vivono solo del loro lavoro, come tali non esistevano ai tempi. Siamo riusciti a durare nel tempo nonostante il nostro fosse un territorio un po’ sterile: oggi abbiamo un curriculum di proposte molto vaste, abbiamo messo radici a Locarno e in Ticino, nonostante il teatro abbia un’esperienza anche internazionale. Ma ci siamo dovuti inventare tutto: bisogna tenere conto che nel 1982 non esistevano il Teatro di Bellinzona, quello di Locarno, il Teatro del Gatto, dunque ci trovavamo in un contesto in cui mancavano molti requisiti: la cultura del teatro, la coscienza di andarvi, mancavano gli scenografi, i costumisti. Si è sviluppato tutto con gli anni, così come si sono evolute anche le professioni tipiche di questo settore. Credo che tutto il teatro indipendente abbia dato una spinta verso la rinascita della scena teatrale ticinese». Ci sono anche gli aspetti negativi naturalmente: «Qui ci sono una certa precarietà e una mancanza di mezzi adeguati per lo svolgimento del nostro lavoro. Siamo sempre molto riconoscenti, ma in generale credo che manchino le risorse per sudare meno, per faticare meno nel fare il nostro mestiere».

‘Resistenza poetica’

Su queste pagine, durante la pandemia, Cienfuegos si è espresso più volte su quanto sia stato difficile quel momento. Come avete vissuto quel periodo? Come ne siete usciti? «Lo abbiamo affrontato – io e la mia compagna, nonché co-direttrice del Teatro, Luisa Ferroni – cercando di essere sempre propositivi e di non farci mai mancare le idee. In tutti i momenti di chiusura abbiamo organizzato dei racconti, dei momenti di riflessione, di poesia; suggerivamo con delle e-mail, che abbiamo chiamato ‘pillole di Paravento’, delle proposte musicali. Qualcuno ha chiamato questa nostra attività ‘resistenza poetica’. Non abbiamo mai solo atteso, ci siamo sempre trovati pronti a ogni caduta delle restrizioni con belle proposte. Al momento di riaprire quest’anno, avevamo un programma già pronto, ma ci siamo dovuti impratichire in quanto si era perso quel savoir-faire e ci sentivamo un po’ goffi. Questo perché quell’allenamento che si faceva tutti i giorni era diventato sporadico. Tralasciando questo aspetto, penso che siamo riusciti a uscire bene dal periodo di crisi. Dopo due anni, riapriremo anche il bistrot e piano piano torneremo alla normalità».

Com’è gestire un teatro oggi? «È difficile. Continua a essere anche un lavoro meraviglioso: è bello vedere il pubblico che si diverte, che riesce a trovarsi, a scambiare idee, è bello incontrare altri artisti, non solo ticinesi, ma gestire un teatro ai giorni nostri è difficile perché tutta la società ha posto esigenze di ogni genere. Abbiamo sempre cercato di offrire servizi di buona qualità, stando attenti all’impatto sull’ambiente, cercando varie collaborazioni. È chiaro che questi servizi costano, e credo che anche questo abbia influito».

Questo mestiere si fa sempre più difficile anche a livello burocratico: «Anni fa non eravamo obbligati ad avere un servizio di sicurezza, ad esempio, o durante la pandemia si cercava di chiedere il lavoro parziale e notavamo che in burocrazia il teatro non esisteva nemmeno. Il teatro ha una realtà che è diversa dai formulari dello Stato che pensa che noi siamo una ditta, una fabbrica. Le nostre particolarità sono difficili da collocare all’interno di una società che è cambiata molto». Nonostante questo: «Continuo ad amare ciò che faccio, la passione non se n’è mai andata. Chiaramente, oggi il mio impegno è diverso, più misurato e calcolato: se anni fa lavoravo anche come tecnico, oggi mi dedico più alla parte organizzativa e creativa. Continuo a credere in quest’arte e alle possibilità che il teatro regala».

Matrimonio tra le arti

Un vasto e variegato programma di eventi aperto dalla musica di Antonio Vivaldi eseguita dall’Ensemble Courante; Luisa Ferroni, che sarà la voce recitante del concerto ‘Venezia con Vivaldi e Chiaretta; gli interventi di Nora González con le sue marionette. Sono alcuni degli spettacoli del Teatro in Festa, dal 25 al 31 luglio. Arriveranno anche la Compagnia El Cruce per ‘Punto y Coma’. Un grande classico per la terza serata con ‘La Cenerentola’ di Gioachino Rossini, l’opera di Ticino Musica per il 2022. Giovedì 28 ‘Di Matti, di William e altre divagazioni’, spettacolo organizzato dal Teatro Paravento di cui il protagonista sarà il ‘buffone’ di Shakespeare. Pem Habitat Teatrali e la loro ‘Anita - giocolerie da bagno’ sbeffeggeranno chi la vita la prende un po’ troppo sul serio, salendo sul palco venerdì 29. Sabato 30 e domenica 31, Marta Pistocchi con ‘Toponomastica’ e Micro Teatro Terra Marique con ‘A 2 passi’ (tutti alle 21 fatta eccezione per Cenerentola, che inizierà alle 20).

Miguel, parlando del Teatro in Festa, quali sono gli eventi che si sente di segnalare? «Ovviamente li segnalerei tutti, ma trovo che gli spettacoli in cui si mischiano le diverse arti siano importanti. Nel primo, ad esempio, ai bravissimi musicisti si intercaleranno un’attrice per una narrazione su una parte della vita di Vivaldi e dei momenti con le marionette. Questa fusione mi affascina incredibilmente. Inoltre, la serata operistica, e trovo che anche questo sia curioso: in un teatro indipendente come il nostro è difficile immaginarsi che uno spettacolo d’opera possa presentarsi. Menziono questi eventi perché costituiscono un aspetto molto particolare nel tipo di festival delle compagnie di teatro indipendente» (programma su www.teatro-paravento.ch).

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