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11.04.2022 - 11:29
Aggiornamento: 16:26
di Maurizio Cucchi

Exfanzia, un dialogo fra giovinezza e vecchiaia

Valerio Magrelli, sorprende ancora con la sua nuova opera. Tema del libro lo scorrere del tempo e la paura ad entrare nella ‘terza età’

Valerio Magrelli, anche dopo una lunga e importante vicenda poetica, ha, tra gli altri, anche il merito di riuscire ancora ogni volta a sorprenderci. Ci pensavo leggendo la sua nuova opera, ‘Exfanzia’ (Einaudi, p.120, € 11,50), ricca di movimenti interni e dunque varia e cangiante nella sua natura d’insieme, pur trattandosi, appunto, di un vero e proprio libro organico. Notevole, in queste pagine, è la vivace e penetrante attività del pensiero poetico dell’autore, detto che questo avviene sempre in presenza di un’attenzione inquieta e sensibile, molto aperta, su un reale còlto nella viva molteplicità del suo manifestarsi, anche quotidiano o in apparenza trascurabile. Rilevante è poi il procedere di Magrelli anche a fronte, per esempio, di due diverse od opposte facce dell’esserci: quelle dell’infanzia e della vecchiaia, dimensione quest’ultima alla quale l’autore (nato nel ‘57) sente inevitabilmente di avvicinarsi, e certo non senza ombre, senza interrogativi e turbamenti di varia natura, non senza possibili aperture. Come possiamo vedere in questo esempio:"È possibile uscire vivi dalla vecchiaia? / Poi mi guardo allo specchio / e vedo papà e mamma / che abitano il mio volto / disputandoselo. / Allora non ve ne siete ancora andati! / penso, vedendo che fanno capolino / sulla mia faccia giocando / tra le linee del viso"
Magrelli ci offre dunque, in questo libro, un tavolo aperto su varie tematiche, risultando (e questo è in fondo un suo preciso carattere specifico, da sempre), un acuto osservatore pressoché onnivoro del reale in ogni sua evenienza, capace di leggere nell’esperienza vissuta ben oltre ciò che appare, e dunque nei suoi risvolti interni, e di produrre nel testo poetico luoghi vari del mondo e figure, tra le quali anche quelle degli stessi poeti (offrendocene tra l’altro numerose citazioni) e proponendo considerazioni sulla poesia e sul suo farsi: "lo sguardo di chi scrive dovrebbe essere / quello di chi sta per essere investito e diventa animale di se stesso".

‘Exfanzia’ è un’opera realizzata attraverso spunti condotti in modo incalzante, frutto di quella estrosa vitalità intellettuale che è tipica dell’autore, attraverso passaggi come stralciati liberamente dalle pagine di un diario in versi, nel gioco di un costante incontro tra cronaca, quotidianità e autoriflessione. Ne scaturisce un originale cammino, un cammino increspato da umori oscillanti, in cui si insinua, con pacata saggezza, un senso dell’affanno, fino al dolore dell’esserci, con la sottile proposta di un accorto, tutt’altro che facile invito, a "sorridere / all’infinita crudeltà della vita".

La pagina, mossa da uno spirito di lucida consapevolezza intellettuale, si sviluppa a tratti in scorci incisivamente definitòri, diciamo pure epigrammatici, per poi svilupparsi in ben diversa direzione, formale e tonale, arrivando alla densità del vero e proprio poemetto, come vediamo, non senza ulteriore sorpresa, nell’ampia parte conclusiva, dove ne troviamo, su temi espressamente dichiarati, ben quattro che ampliano utilmente il percorso. L’insieme di questo nuovo, variegato libro, ha il pregio ulteriore di una complessità della visione delle cose e del pensiero, come raramente accade, nel pregio di una parola poetica che riesce sempre ad arrivarci con una impeccabile efficacia comunicativa, in una forma nitida, pur nell’articolazione dei suoi diversi risvolti interni.

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