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Enrico Cano
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31.03.2022 - 18:18

Il tesoro di Heinrich Tessenow

‘Avvicinamenti e progetti iconici’ del grande architetto curati da Martin Boesch, dal 1° aprile al 17 luglio al Teatro dell’Architettura di Mendrisio

«Una mostra di assoluta contemporaneità» e insieme «una testimonianza della dedizione all’insegnamento del curatore, Martin Boesch, per decenni attento ricercatore di un’opera in parte dimenticata dalla disciplina del Dopoguerra". Così Walter Angonese, direttore dell’Accademia dell’Architettura di Mendrisio, spiega il legame tra Boesch, che con questa mostra conclude la sua esperienza a Mendrisio, e l’architetto tedesco Heinrich Tessenow (1876-1950), protagonista di ‘Heinrich Tessenow - Avvicinamenti e progetti iconici’, esposizione promossa dall’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana, dal primo aprile al 17 luglio di quest’anno nel Teatro dell’architettura di Mendrisio. Scopo della rassegna è ripercorrere l’opera di Tessenow attraverso un campione degli edifici realizzati, i relativi progetti, i suoi scritti e ogni altro possibile dettaglio figlio (o padre) del dibattito architettonico in Germania nella prima metà del XX secolo. In mostra, disegni originali provenienti da collezioni private e pubbliche, molti modelli dei suoi progetti realizzati dagli studenti dell’Accademia di Mendrisio, tavole interpretative, rilievi realizzati con la tecnica del ‘frottage’, pubblicazioni, foto e video e anche alcuni elementi d’arredo progettati dallo stesso Tessenow.

‘Non è una mostra per connaisseurs’

Considerato uno dei più importanti architetti tedeschi del primi decenni del XX secolo, Tessenow si dedicò alla costruzione di abitazioni prevalentemente piccole, ma dall’apparato teorico ancora fortemente emblematico. "Una mostra differente dalle altre", spiega il professor Hartmut Frank (è in preparazione il catalogo, che raccoglie i contributi di 30 tra i maggiori studiosi dell’opera dell’architetto tedesco), completando il trittico di voci della conferenza stampa di presentazione, introdotta da Sonja Hildebrand, Protettrice dell’Università della Svizzera italiana. Di Tessenow, Frank ricorda le prime mostre allestite dopo la sua morte, assai poco frequentate, e l’ondata di disinteresse che risparmiò l’Italia: Parma, Venezia e Francoforte (ma con organizzazione italiana), di Tessenow tennero vivo il ricordo e la valenza. "Per discutere il contenuto del lavoro di Tessenow è indispensabile vedere i progetti mai realizzati, quelli soltanto pensati, le teorie prodotte, i libri scritti, per comprenderne l’impatto molto forte avuto al tempo". Per Frank, "questa mostra è giustamente collocata in questo edificio, pensato come teatro dell’architettura, ma non è una mostra per connaisseurs, una di quelle costruite sulle opere famose. I connaisseurs qui si ritroverebbero frustrati davanti ai dettagli".

‘Come lanciare un sasso in uno stagno’

Il vasto patrimonio di Tessenow presente a Mendrisio è suddiviso in tre ambiti tematici, uno per piano: ‘Costruire il paesaggio’, a piano terra, con ampia documentazione su Villa Böhler da lui costruita in Engadina e demolita abusivamente nel 1989 dopo forti discussioni tra il proprietario e il mondo accademico; ‘Progetti per la grande città, sviluppi urbani e ricostruzioni’, un piano sopra; ‘Grandi edifici e piccoli edifici’, all’ultimo. "Che Tessenow fosse soltanto l’architetto della piccola casa – spiega Martin Boesch – è mistificazione", ricordando i molti edifici iconici di grandi dimensioni, a partire dal Festspielhaus di Hellerau del 1911 (al primo piano). È la confutazione dell’associazione dell’architetto con le piccole case operaie per artigiani e piccola borghesia, semplici, discrete e nella totale assenza di decorazioni. Teorico di una città ideale che contasse tra i 20mila e i 60mila abitanti, l’architetto dimostrò padronanza di progetti anche di ampio respiro urbano.

Di fondamentale importanza, e dalla ricca documentazione in apertura di mostra, il ritrovamento delle rovine della Scuola statale a Klotzsche, Dresda, avvenuto alla fine degli anni 90 proprio grazie a Boesch: "È stato come lanciare un sasso in uno stagno, le onde che si sono propagate mi hanno portato in ogni direzione», per una complessiva «domanda di responsabilità verso l’intera opera di Tessenow». Con una gradita sorpresa: «Il Covid ha spostato la mostra almeno quattro volte. Devo dire che l’ultimo spostamento mi ha consentito di fare un viaggio dalla figlia di un suo ex-allievo deceduto, che sosteneva che nella cantina del padre ci fossero dei non precisati documenti: era un tesoro». Tesori che oggi, tra teche di vetro e piedistalli, incarnano la speranza di questa mostra e del suo curatore, «la speranza di nuove scoperte, o anche solo l’accrescimento dell’interesse verso una figura così importante» (www.tam.usi.ch).

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