ambrogio-sparagna-la-taranta-come-terapia-di-gruppo
ULTIME NOTIZIE Culture
Ritratti
4 ore

Stefano Raimondi. La città, il mare

Anni di quartieri popolari, giochi, sfide. Poi le scelte. A Milano, partendo dall’inizio, con il poeta, critico letterario e autore di saggi.
Pagine scelte
4 ore

Mariella Cerutti Marocco, storia di un ‘dono inatteso’

Personalità multiforme, capace di passare nella sua scrittura dal verso al romanzo e da questo al racconto
Sulla Croisette
18 ore

Quello che il cinema può raccontare

‘Rebel’ dei belgi Adil El Arbi e Bilall Fallah sconvolge. Chiudono ‘Showing up’ di Kelly Reichardt  e ‘Un petit frère’ di Leonor Serraille, convincendo.
Spettacoli
18 ore

‘Sbalorditivo’ il concerto virtuale degli Abbatar

Promossa dai media britannici la reunion londinese Abba Voyage della band svedese
Danza contemporanea
21 ore

Il weekend del Lugano Dance Project

Nella Lugano città della danza, è tempo per ‘A space for all our tomorrows’ di Annie Hanauer, una delle tre prime assolute, di Lorena Dozio e molti altri
Culture
23 ore

Addio ad Antonio Pelli, voce della ‘Domenica popolare’

Si è spento all’età di 73 anni, 33 dei quali trascorsi tra l’informazione e l’intrattenimento, rigorosamente radiofonico
Culture
1 gior

Ultimi giorni di ‘Villi Hermann: in viaggio con la fotografia’

Gli inediti scatti del cineasta ticinese sono esposti fino al 29 maggio alla Casa Rotonda di Casserio, sede dell’Archivio Donetta in Valle di Blenio
Culture
1 gior

Compagnia Finzi Pasca, il laboratorio poi l’incontro

Con Maria Bonzanigo, dal 6 al 10 luglio un laboratorio pratico sul gesto invisibile tra coreografia, teatro e musica; il 16 luglio l’incontro-conferenza
Culture
1 gior

Bob Dylan ha registrato una nuova ‘Blowing in The Wind’

Sarà incisa su di un unico esemplare in alluminio ricoperto di lacca, all’asta da Christie’s a Londra il 7 luglio. La stima: 600mila dollari/1 milione
Spettacoli
1 gior

È morto il batterista degli Yes Alan White

Lo annunciano su Twitter la famiglia e la band. White ha fatto parte del gruppo progressive rock britannico per quasi quarant’anni
La recensione
1 gior

La ‘Danger zone’ di Top Gun

Al netto di piccole, inevitabili sbavature, ‘Top Gun: Maverick’ è un sequel divertente e spettacolare. Anche la nostalgia per gli anni Ottanta è benvenuta
Musica
1 gior

Depeche Mode in lutto: è morto il tastierista Andy Fletcher

Fondatore insieme a Martin Gore e David Gahan della band synth pop britannica, aveva sessant’anni. L’annuncio sui canali ufficiali della band britannica
Spettacoli
1 gior

Gran Bretagna, Kevin Spacey incriminato per aggressione sessuale

La procura ha deciso per l’incriminazione del Premio Oscar in base ai risultati condotte da Scotland Yard su episodi datati di almeno un decennio.
Sulla croisette
1 gior

Cannes, Elvis e gli altri

Quello di Luhrmann su Elvis Presley è un biopic non sempre convincente; straordinario è ‘Tori e Lokita’ dei fratelli Dardenne; delude Claire Denis
Arte
1 gior

Mario Comensoli, c’erano una volta gli uomini in blu

Per i cent’anni dell’artista, lo Spazio Officina ospita, dal 29 maggio al 24 luglio 2022, le opere dedicate agli immigrati italiani
Naufraghi.ch
1 gior

Il massimo di diversità nel minimo spazio

‘Un Occidente prigioniero’, due saggi di Milan Kundera appena riuniti in volume da Adelphi
Spettacoli
1 gior

È morto l’attore Ray Liotta

Recitò in ‘Quei bravi ragazzi’ di Scorsese e molti altri film. Prossimo alle nozze, sarebbe deceduto nel sonno nella Repubblica Dominicana
Danza contemporanea
2 gior

Lugano Dance Project si prepara al venerdì di ‘Fables’

Si inizia alle 11 con Cristina Kristal Rizzo; alle 21 la nuova creazione della coreografa canadese Virginie Brunelle
Festival della Musica
2 gior

La lirica torna ad Arbedo con il ‘Quartet’

Domenica 5 giugno alle 17.30 presso la sala Multiuso del Centro Civico, un concerto ispirato al film di Dustin Hoffman
Musica
2 gior

Joya Marleen regina degli Swiss Music Awards

Tre candidature e tre riconoscimenti per la 19enne cantautrice di San Gallo. En plein (due su due) anche per Kunz. Tribute Award postumo a Endo Anaconda
Culture
2 gior

‘Cantiere della gioventù 1971-2021’ un ricordo a Casa Rusca

A 51 anni dal suo esperimento, tra spunti musicali e parlati, domenica 29 maggio dalle 14 alle 18 a Locarno un incontro/dibattito
Musica
2 gior

Matt Elliott a Chiasso, un ritorno

Visto e ascoltato in passato allo Spazio Lampo, mercoledì 1° giugno all’ex bar Mascetti
Spettacoli
2 gior

Tyler ricasca nella droga, salta la tournée degli Aerosmith

Il frontman della popolare rock band ricoverato (volontariamente) in un centro di riabilitazione. Annullati i concerti di giugno e luglio
L'intervista
27.01.2022 - 05:30

Ambrogio Sparagna, la taranta come terapia di gruppo

‘La musica è l’antidoto al male che viviamo’: sabato al Sociale, il virtuoso dell’organetto, musicista ed etnomusicologo con l’Orchestra Popolare Italiana

Tappa più recente, l’Expo di Dubai, dove uno dei suoi musicisti, positivo al Covid, si è fatto dieci giorni d’isolamento. «In questo periodo, ogni concerto che si porta a casa è un piccolo miracolo, ha un valore assoluto, mai relativo. Per questo motivo Bellinzona è un’occasione eccezionale, nel senso letterale del termine». Sabato 29 gennaio alle 20.45, Ambrogio Sparagna porta la sua Orchestra Popolare Italiana al Teatro Sociale – finalmente, viene da dire, visti i rinvii per pandemia – e con essa ‘Taranta d’amore – La notte del gran ballo’, concerto a base di gighe, saltarelli, ballarelle, pizziche, tammurriate e seminali tarantelle, parte di quanto recuperato dallo Sparagna virtuoso dell’organetto, musicista ed etnomusicologo fin nelle viscere della musica tradizionale italiana.

Era maggio 2020 e nel pieno dello smarrimento lei avvisava che il problema sarebbe stato “elaborare il lutto”: ci è riuscito?

Il lutto lo stiamo elaborando mentre ancora la gente sta morendo, cosa che ne rende complesso il completamento. D’altra parte, l’elaborazione è necessaria e la si può tentare attraverso l’uso della musica come antidoto straordinario al male che viviamo. È sempre stato così, la musica è sempre servita come cura. Il 5 e 6 gennaio a Roma, per quanto complicato sia stato, con mille sforzi abbiamo voluto fare i concerti della ‘Chiarastella’ in Auditorium, con un coro non più di cento persone come tradizionalmente da dieci anni a questa parte, ma di trenta. Voleva essere un segno di ripresa, per noi e per tutti.

Attingendo dalla psicologia, la sua Orchestra è sempre stata una terapia di gruppo. Lo è ancor più oggi…

Anche il titolo, in effetti, ‘Taranta d’amore’, è la taranta che scaccia il male, è un amore assoluto, legato non soltanto alle persone o a una persona, e dal valore oggi quasi escatologico, salvifico. ‘Taranta d’amore’ è un concerto legato al ritmo liberatorio, vertiginoso della taranta, musica dalla radice antichissima capace di sviluppare il senso della terapia, tanto da essere impiegata nella cura contro il morso del ragno. Oggi, a maggior ragione, questo ritmo può essere l’antidoto alla malattia del cuore, la solitudine.

Dal 2004 al 2006, della Notte della Taranta, lei è stato il Maestro concertatore per eccellenza…

Ci lavorai per quattro anni. La presi in un momento centrale, fondando un’orchestra di 70-80 persone, portando sul palco l’intero territorio del Salento, inteso come musicisti, cantori, danzatori. Mi assunsi la responsabilità di far suonare la gente ‘semplice’, comune, il popolo. Il grande problema fu dare un’organizzazione a persone impreparate per quel tipo di attività: quasi nessuno leggeva una sola nota di musica, ma il problema più grande era che quasi nessuno aveva avuto un’esperienza di musica d’insieme. Il grosso del lavoro fu dunque coordinare questa follia generale, esperienza eccitante sotto molti punti di vista e che ha cambiato, credo, le sorti della musica in Italia. Da lì, posso dire, lo spettacolo sulla musica popolare è diventato un modello declinabile in altre realtà e luoghi d’Italia, in altre potenziali Notti della Taranta. Un modello dello stare insieme.

La Notte della Taranta spiegata a uno svizzero?

Nel mio caso, col rischio di ricorrere a un luogo comune, ciò che potrebbe impressionare uno svizzero è la piacevole disorganizzazione iniziale. Facevamo prove lunghe settimane, veri e propri happening; io rimasi sul posto tre-quattro mesi e i miei compagni di viaggio, De Gregori, Dalla, Battiato, Nannini, non se la cavarono in tre minuti, ma dovettero inserirsi in quella sorta di allegra brigata alla quale io cercai di dare regole. Arrivai che si facevano 7-8 canti e me ne andai lasciando un centinaio di brani elaborati per orchestra, un patrimonio diventato poi esperimento condiviso da chi è venuto dopo di me.

Qualcuno l’ha chiamata ‘rabdomante’: non sarebbe meglio ‘archeologo’?

Se c’è una cosa che faccio da ormai tanti anni è studiare, e mi sento un privilegiato. È vero, condivido con gli archeologi la passione per la storia, per le vestigia antiche; non affronto mai un canto popolare soltanto in superficie e in questo senso trovo pertinente la similitudine con gli archeologi, che devono scavare, attitudine che in questi anni mi ha guidato attraverso l’analisi di tanti materiali che appartengono anche ad altri segni della documentazione. Chi si occupa di canti popolari, io credo, si dovrebbe occupare di storia dell’arte, di supporti iconografici. Esaminando il lavoro degli zampognari, per esempio, ho dovuto consultare i verbali della Questura di Roma, che gestiva le attività dei suonatori davanti alle madonnelle. L’etnomusicologo non si occupa soltanto della musica che ascolta, la deve inquadrare in un codice complesso. Noi ci occupiamo di un sistema culturale, non soltanto di un segno musicale.

Dagli anni ’70 in poi, il suo lungo lavoro ha portato gli organetti a essere, oggi, più numerosi dei violini...

Quando abbiamo cominciato, in effetti, erano rimasti pochi costruttori di organetti nell’area di Castelfidardo e in quella di Teramo. Al tempo ne realizzavano in media forse un migliaio, oggi la produzione ha salvato il comparto della liuteria musicale italiana. Fino a 2-3 anni fa, prima della pandemia, si vendevano dai 15 ai 20mila organetti l’anno, livello che nessuno strumento musicale è stato in grado di raggiungere. E questo in un’ampia fascia, da nord a sud, con punte d’eccellenza di produzione artigianale sino ai prodotti di più semplice fattura. Tutto ciò ha portato poi al recupero di altri strumenti come la zampogna o, in Calabria, la lira. Nel 1982, in una frazione di Siderno, fui il primo in Italia a registrare un suonatore di lira, Giuseppe Fragomeni, che era rimasto l’ultimo costruttore e suonatore di questo strumento. Oggi, in tutta l’area della provincia di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria, i costruttori di lira sono centinaia. Quando registrai Fragomeni, mi sembrò di tornare indietro di Duemila anni.

Ci vuole descrivere l’esperienza?

Una rozzezza organologica la sua, ma affascinante. La musica popolare annienta il tempo e ti porta in una dimensione avulsa da una produzione sintonica. In quei momenti, appartati in una casa di pietra, con gli odori del fuoco, dell’estate, l’unico elemento tecnologico era il mio registratore, che a un certo punto addirittura spensi per immergermi nella situazione che stavo vivendo. Ma è la forza di questa musica: oggi, nonostante il tempo ci condizioni, ci faccia sgomento, questa musica ha il potere di proiettarci in una dimensione atemporale, altro antidoto per curare anche l’ossessione che il tempo provoca.

Un’ultima domanda. A Formia, sua città natale, lei ha chiesto che sia intitolata una strada all’amico Franco Battiato: si farà?

Con la prossima amministrazione, mi dicono, e io ci tengo. Con Franco non avevamo bisogno di sentirci tantissimo. Molto ha influito l’amicizia che accomunava anche lui a Giovanni Lindo Ferretti (già CCCP, ndr), due persone, Franco e Giovanni, molto simili e legate l’una all’altra. Tutto questo passava attraverso un triangolo di affetti molto intenso che non necessitava di contatti frequenti. Ma ogni qualvolta ciò si verificava, percepivo una profondità che ancora oggi mi riempie la vita.

Ambrogio Sparagna & Orchestra Popolare Italiana
‘Taranta d’amore - La notte del gran ballo’

con:
Ambrogio Sparagna voce e organetti
Valentina Ferraiuolo tamburelli e voce
Erasmo Treglia torototela, ghironda e ciaramella
Clara Graziano voce, organetto e danza
Cristiano Califano chitarre
Raffaello Simeoni voce e fiati popolari
Diego Micheli contrabasso
Ottavio Saviano batteria

Biglietti: InfoPoint Bellinzona, Piazza Collegiata 12 (tel. 091 825 48 18), sul sito www.ticketcorner.ch e presso tutti i punti vendita Ticketcorner

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
ambrogio sparagna taranta
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved