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20.01.2022 - 19:05
Aggiornamento: 19:22

Referendum Lex Netflix, ‘una pugnalata alle spalle’

Lo sostiene cinésuisse, secondo cui combattere la revisione della legge sul cinema è un attacco alla cultura e all’economia della Svizzera

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Ti-Press

“Stanno pugnalando alle spalle la cultura svizzera, l’industria cinematografica svizzera e di conseguenza anche l’economia svizzera”. Così si esprime l’associazione cinésuisse dopo che oggi pomeriggio il comitato referendario denominato “No alla nuova tassa sui film” ha depositato presso la Cancelleria federale le circa 65mila firme raccolte contro la cosiddetta “Lex Netflix”.

Il comitato composto da Giovani Udc, Giovani liberali radicali e Giovani verdi liberali si oppone alla revisione della legge sul cinema, proposta dal Consiglio federale e votata dal Parlamento, stando alla quale le piattaforme di streaming come ad esempio Netflix e Disney+ saranno obbligate a reinvestire il 4% del loro reddito lordo generato in Svizzera nella produzione di film o serie elvetici. Per i referendisti, con questa legge “lo Stato si introduce in un settore in cui non è assolutamente richiesto, si siede accanto a te alla sera sul divano e decide cosa guardare”. Una lesione della libertà economica – dicono – a cui si aggiunge il rischio che tali piattaforme aumentino i prezzi a discapito degli utenti.

«Se i prezzi aumenteranno non sarà in conseguenza di questa legge che impone un reinvestimento e non una tassa», replica ai timori espressi dalle tre sezioni partitiche giovanili Niccolò Castelli. Secondo il regista ticinese membro di cinésuisse per la Svizzera italiana, la legge è da sostenere per fare in modo che in Svizzera ci siano le stesse condizioni di produzione dei Paesi vicini come Italia, Francia, Germania, i quali insieme ad altre nazioni europee presentano già obblighi di reinvestimento per i fornitori di streaming. «Entrando a far parte della cerchia di questi Paesi – sostiene Castelli – potremo affrontare con più forza la concorrenza internazionale e fare in modo che i giovani talenti svizzeri e i numerosi tecnici e professionisti attivi in questo campo possano avere nuove opportunità lavorative. Al contempo questo permetterebbe di rendere il Paese un luogo di produzione più attraente». Quanto alla criticata ingerenza dello Stato, la legge – sottolinea Castelli – obbliga le piattaforme a investire sul territorio, ma lo possono fare dove vogliono, nei formati che preferiscono, dalle serie, ai film, ai documentari.

Castelli mette poi l’accento su cultura e qualità: «Sostenendo l’industria cinematografica locale, questa legge permette di riflesso la creazione di serie e film svizzeri sempre più forti e di valore che parlano del nostro territorio e della nostra cultura, rafforzando così l’identità svizzera non solo all’interno del Paese ma anche fuori». Da una parte, sostiene, «non saremo costretti a fruire solo di produzioni che vengono dall’estero ma avremo a disposizione anche film realizzati in casa nostra e che parlano di noi»; dall’altra «anche il pubblico internazionale potrà avvicinarsi, conoscere meglio e apprezzare la nostra realtà, ciò che potrebbe avere ricadute positive anche per il turismo con un beneficio per tutta l’economia nazionale».

Per il regista ticinese si tratta inoltre di una importante occasione per diversificare il panorama audiovisivo aumentando la varietà dell’offerta: «Oggi le coproduzioni locali sono sempre quasi con la Srg; mentre Netflix, Amazon, Disney+ presentano dei codici piuttosto standardizzati e si riferiscono prevalentemente a un target di pubblico piuttosto omogeneo». Insomma, conclude Castelli, «sostenendo la legge abbiamo l’opportunità di fare in modo che un po’ dei soldi che ora vanno all’estero vengano utilizzati per creare personalmente nuovi contenuti, e di contribuire a un arricchimento culturale ed economico del Paese».

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