19.12.2021 - 17:27

Covid, Suisseculture auspica aiuti a lungo termine

Gli aiuti dell’ordinanza Covid cultura saranno in vigore finché rimarranno le restrizioni. Ma serve più tempo, secondo le associazioni culturali

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Pubblico mascherato a un concerto dell’Osi (Ti-Press)

Nei giorni scorsi il parlamento federale ha deciso di prorogare fino alla fine del 2022 gli aiuti per il settore culturale previsti dalla legge Covid-19 e il Consiglio federale ha quindi esteso la validità dell’ordinanza Covid cultura fino al 31 dicembre 2022. Con alcune modifiche importanti: mentre gli aiuti finanziari d’emergenza per gli operatori culturali e i contributi per i progetti di ristrutturazione saranno concessi sino alla fine del 2022, le indennità per perdita di guadagno saranno sospese una volta aboliti i provvedimenti a tutela della salute, tra cui il certificato Covid.

Tuttavia la sospensione dei provvedimenti segnerà soltanto l’inizio del ritorno alla normalità, per il settore culturale e degli eventi, afferma in un comunicato stampa Suisseculture, l’organizzazione ombrello dei lavoratori culturali professionisti della Svizzera. Nel complesso l’associazione accoglie con favore il prolungamento delle misure di sostegno e comprende le ragioni della decisione del Consiglio federale ma ribadisce che per riprendersi dalla crisi dovuta alla pandemia, il settore culturale e degli eventi avrà bisogno come minimo di uno o due anni dalla cessazione delle restrizioni. Un periodo durante il quale Confederazione, Cantoni e Comuni dovranno assumersi la responsabilità di adempiere al mandato costituzionale di tutelare la diversità culturale.

Nel suo comunicato, Suisseculture sottolinea un’altra criticità a proposito dell’indennità di perdita di guadagno (Ipg) per il coronavirus: nelle ultime settimane è emerso che le casse di compensazione cantonali sostengono sempre più spesso che “una situazione economica generalmente critica” non dà diritto a ricevere l’Ipg Corona. Un tale atteggiamento, afferma l’associazione, non è comprensibile né corrisponde alle realtà economiche del settore. Il fatto che il pubblico si astenga dal partecipare a eventi pubblici per prudenza – in linea con le raccomandazioni del Consiglio federale – non può e non deve portare ad abbandonare a sé stessi gli organizzatori e le imprese culturali colpite dalla crisi.

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