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14.10.2021 - 08:21
Aggiornamento: 08:42

Curzùt, le parole della poesia: ‘Mai così importanti come oggi’

Con Fabio Pusterla dentro l‘edizione 2021, venerdì 15 ottobre a Monte Carasso: ’L’arte ci aiuta a non rassegnarci’

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Fabio Pusterla (Ti-Press)

«L’anno prossimo contiamo di tornare nell’atmosfera particolare, e quasi direi magica, di Curzùtt». Fabio Pusterla rassicura gli affezionati. Per questa volta, la seconda di seguito, Poesia Curzùt si svolge «al piano», ovvero al convento di Monte Carasso e non nella chiesa San Barnard, sulla collina. L’incontro coi poeti, interamente gratuito, è fissato per domani, venerdì 15 ottobre. «Nel 2020 – spiega Pusterla – la situazione sanitaria ci aveva obbligato a rinunciare anche alle modalità tradizionali della manifestazione, trasformandola in una serie nutrita di incontri con allievi e insegnanti della Scuola Cantonale di Commercio a Bellinzona. Quest’anno, dovendo organizzare tutto in anticipo, non ci è sembrato opportuno tornare a Curzùtt, perché qualche mese fa non potevamo essere certi che la cosa fosse possibile. Così, abbiamo deciso di trasferirci provvisoriamente al Convento di Monte Carasso, ma di mantenere la struttura tradizionale: nel pomeriggio l’incontro con gli studenti della SCC e del Liceo Lugano 2; la sera quello con il pubblico».

Raimondi e Di Corcia

Riassunti in breve, sono questi i contenuti della giornata: alle 15, all’aperto, sotto i portici, l’incontro con le scuole sulla poesia con Laura Di Corcia e Stefano Raimondi, coordinato da Pusterla; a seguire, dalle 17.30, aperitivo offerto; a partire dalle 19, serata pubblica nel salone del convento con letture dei poeti citati, domande e interventi, oltre alla presentazione del quadernetto, pure offerto al pubblico. Addentrandoci nella scelta degli autori invitati: «Pur senza darci regole troppo ferree – continua Pusterla – abbiamo sempre tenuto d’occhio due fattori: la combinazione di poeti per così dire di lungo corso e di poeti più giovani, e l’attenzione al territorio. Quest’anno infatti la scelta è caduta su Stefano Raimondi, un poeta milanese che ha pubblicato molti libri (uno, Le città degli orti, da Casagrande di Bellinzona), di poesia e di riflessione critica, e su Laura Di Corcia, che vive e lavora come insegnante nella Svizzera italiana, e che ha pubblicato due libri importanti (l’ultimo, recentissimo, si intitola Diorama) e una biografia in forma di intervista del poeta Giancarlo Majorino, oltre a numerosi interventi giornalistici su giornali e riviste. Non va dimenticato però un terzo fattore: gli autori invitati a Curzùtt devono essere capaci di dialogare con un pubblico non specialistico, che va conquistato con la qualità dei testi ma anche con il calore umano; e tanto Stefano quanto Laura corrispondono senza dubbio a questo profilo ideale. Se dovessimo riassumere la loro attività poetica in due immagini, potremmo azzardare che per Stefano Raimondi la poesia è “una stretta di mano” (così si intitolava un opuscolo che anni or sono accompagnava la sua presenza a Zurigo); per Laura Di Corcia una costante metamorfosi, dentro la storia umana e dentro la natura».

Riepilogando

Pusterla: cos’è ‘Poesia a Curzùtt’, come e quando nasce? «È nato sei anni fa dall’idea di valorizzare culturalmente gli spazi e l’atmosfera di un luogo davvero particolare, splendidamente restaurato e ora offerto a tutti i visitatori. Emblema della manifestazione sono stati subito i gamberetti d’acqua dolce che appaiono, curiosamente, sull’affresco dell’Ultima Cena nella chiesa romanica di San Barnard, lungo il sentiero che da Curzùtt conduce verso il ponte tibetano, e che ora si possono vedere anche sui Quaderni di Curzùtt, che ogni anno pubblicano i testi dei poeti invitati insieme alle immagini di un artista. Piccoli animali a prima vista fuori luogo; forme di vita minimali e resistenti; elementi di stupore e di speranza. Forse mai come quest’anno, con alle spalle un anno abbondante di confinamento, preoccupazioni e rinunce, i gamberetti di Curzutt, come le parole della poesia, sono ciò di cui maggiormente abbiamo bisogno». E come s’inserisce la poesia, all’uscita del nostro confinamento? «La poesia, il linguaggio artistico e simbolico sono qualcosa di profondo e di impalpabile, che da sempre accompagna l’avventura umana, e che ci consente di affrontare le avversità, tanto individuali quanto collettive, senza dimenticare che la realtà ostile davanti a noi non è l’unica realtà; che è sempre possibile immaginare altre forme di vita e di convivenza civile, e ricordare nel contempo quelle che ci hanno preceduto. Così la poesia e l’arte in genere ci aiutano a non rassegnarci, a non arrenderci: a continuare a cercare e, forse, a coltivare la speranza».

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