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20.09.2021 - 18:06
Aggiornamento: 18:23

Teatro Sociale ’21-’22, è tempo di ripartire ‘Insieme’

Dal prossimo 25 settembre a maggio 2022, con ‘regole certe’. A colloquio con Gianfranco Helbling, direttore artistico

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Gianfranco Helbling (Ti-Press)

Difficile che qualcuno si dimentichi di quel giorno in cui chiusero i teatri. A perenne monito, a memoria futura ma anche presente, Stefano Ferrari ha realizzato una specie di ‘targa’che ha la forma di un cortometraggio. S’intitola ‘La speranza vive intera’ e unisce ‘Il dolore’ di Marguerite Duras con i pensieri degli appassionati di teatro privati del teatro. ‘La speranza vive intera’ l’ha visto la stampa mista agli artisti, sparpagliati con ordine in platea; molto presto, lo vedranno tutti a Castellinaria, ma soprattutto al Teatro Sociale, che quel corto l’ha voluto e con il quale, ieri, ha aperto l’incontro di presentazione della stagione 21-22. «Eravamo rimasti lì, messi in discussione nella nostra giustificazione esistenziale, quando si pensava che del teatro potessimo farne a meno». Gianfranco Helbling, direttore artistico del Teatro Sociale, ha parlato in nome del «dovere civile del teatro, come dice qualcuno», dando il benvenuto alla stagione denominata ‘Insieme’, segno di «una città che si ritrova, e lo fa in un edificio non qualsiasi».

‘Insieme’ è sinonimo di 51 appuntamenti per complessivi 69 giorni di programmazione che iniziano sabato 25 settembre con il performativo ‘Maybe a concert’ di Raissa Avilés, da quest’ultima introdotto ai piedi del palco. Lo stesso ha fatto Maria Bonzanigo per la Compagnia Finzi Pasca a proposito di ‘Bianco su Bianco’, lavoro nato nel 2014 in coproduzione con il Teatro Sociale e poi andato per il mondo intero per tornare a casa (fuori abbonamento) i prossimi 16 e 17 ottobre. Avilés e Bonzanigo, due dei molti artisti intervenuti in prima persona, ognuno a raccontare la propria ripartenza.

Teatro svizzero di lingua italiana

Sono sei le produzioni firmate Teatro Sociale: tornano, dalle stagioni precedenti, ‘Il fondo del sacco’ (22.12), ‘Il dolore’ (26.1) e ‘Frankenstein, autoritratto d’autrice’ (25.3). Margherita Saltamacchia, anch’ella ai piedi del palco, introduce pure un altro paio di debutti assoluti, a cominciare da ‘Mein Fritz, il mio Leo’ (20.10), di cui è autrice insieme ad Anahì Traversi, prima assoluta che porta simbolicamente sul palco Friedrich Dürrenmatt e Leonardo Sciascia: «Si stimavano, pur non conoscendosi di persona. Proviamo a farli incontrare sulla scena, chissà cosa si direbbero se fossero ancora qua», dice Saltamacchia di uno spettacolo che scaturisce dalle lettere di mogli e figlie di entrambi i grandi autori. Da Dürrenmatt a Max Frisch, a ‘L’uomo nell’Olocene’ che rivive in ‘Olocene’ di Flavio Stroppini (dal 9 al 12.12), con Saltamacchia e Rocco Schira; l’attrice ticinese è anche, al fianco di Antonio Ballerio, in ‘Dopo la prova’ di Ingmar Bergman per la regia di Andrea Chiodi (dal 5 al 7.5), riflessione sul senso di fare teatro. In ambiti ticinesi, un posto lo occupa anche ‘Io sono Nijinsky’ (19.11), di e con Daniele Bernardi, di nuovo calato nella sua ricerca nei territori della follia (quella che s’impossessò della stella dei Balletti Russi).

‘Chi è di scena’ e altre storie

‘Olocene’, e l’altrettanto ticinese ‘La bottega del caffè’, produzione Lac, sono parte di ‘Chi è di scena’, spina dorsale in abbonamento della stagione che vede, tra gli altri, ‘Il figlio’ di Florian Zeller (13 e 14.1), i riconfermati ‘Un tram che si chiama desiderio’ (10 e 11.2) e ‘La verità di Bakersfield’ (10 e 11.3), oltre a ‘La bottega del caffè’ diretta da Igor Horvat (12 e 13.11) e ‘Zio Vanja’ diretto da Roberto Valerio (29 e 30.3). Il resto è ‘com.x’, da Giovanni Scifoni in ‘Santo piacere’ (21.10) alla Compagnia Flavio Sala nella dialettale ‘Se la va la gh’ha i röd’ (29 e 30.10); Maurizio Micheli e Debora Caprioglio presentano ‘Amore mio aiutami’ (14.12), Ale & Franz presentano il nuovissimo ‘Liricomincio’ (30.11), Lella Costa sarà ‘La vedova Socrate’ di Franca Valeri (18.1), e Natalino Balasso un aggiornato ‘Dizionario Balasso’ (22.3). Il resto è anche la musica, con un ‘finalmente’ che riguarda Ambrogio Sparagna con l’Orchestra popolare musicale italiana (29.1) e Danilo Boggini con Flavio Boltro (26.11), uno degli eventi in collaborazione con il Jazz Cat Club. E poi Marco Zappa (1.10), Rossana Taddei (22.1) e la ‘Bandella vista mareÿ di Peter Zemp dall’omonimo bel cd (27.3). Attesa è la reunion dei luinesi Trenincorsa (19.2); ancor più Alice che canta Battiato (19.3).

Un cenno a Ferruccio Cainero, che ha presentato in carne e ossa il suo personale ‘Boef & Asen’, «presepe laico» del tedesco Norbert Ebel, qui nella sua prima versione in lingua italiana (28.11). Da segnalare, ancora, il focus sull’Amazzonia con alcune delle migliori produzioni latinoamericane come ‘Altamira 2042’ (13.10) ed ‘Estado Vegetal’ (10.11). Per la sezione ‘Altri percorsi’, Ledwina Costantini ha presentato la performance ‘Requiem for my dream’ (28.1 e il 4.2) a Villa dei Cedri, autocritica del giullare che un tempo stuzzicava il re, e che deve tornare a fare altrettanto («Ci stiamo lavorando», ha garantito Costantini).

Detto di Marie-Caroline Hominal, neo artista associata del Teatro Sociale, dunque presenza ricorrente a Bellinzona per i prossimi anni – per quest’anno, il film ‘Le triomphe de la Ronnomée’ (23.10) e la performance itinerante ‘Parad/isiaque’ – due ultime segnalazioni: la prima è ‘A teatro in bus’, il percorso gratuito casa-teatro e ritorno in collaborazione con le Autolinee Bleniesi, che si estende quest’anno anche alla Leventina; la seconda è il corso di teatro in collaborazione con il Teatro Grigioni, per ragazzi tra i 13 e i 16 anni, aperto non solo ai grigionesi e con spettacolo finale nel mese di aprile (la frequentazione apre al libero accesso a tutta la programmazione stagionale del Sociale).

L’intervista

Gianfranco Helbling: ‘C’è chiarezza, ne stiamo uscendo’

«Un buon 40 per cento dei titoli che vedremo in questa stagione era programmato già nella scorsa, alcuni da quella ancora precedente. Per noi era importante dare fiducia, continuità a coloro ai quali era stata data in precedenza e, se lo spettacolo fosse stato ancora disponibile, dare la possibilità allo spettacolo d’incontrare quello che sarebbe dovuto essere il suo pubblico. Un principio fondamentale del diritto è in fondo ‘pacta sunt servanda’, i patti si rispettano, credo sia importante per noi essere un partner credibile da questo punto di vista». A margine della conferenza stampa, Gianfranco Helbling torna con laRegione su alcuni punti cardine della stagione alle porte. Evaso il primo, la suddetta riproposizione di quanto cancellato dalla pandemia, il secondo, che è ormai oliata consuetudine, ovvero il direttore artistico che lascia che siano gli artisti a presentare gli spettacoli in cartellone, segno di una fortificata rete tra artisti locali, forse mai così fitta: quanto c’entra il lockdown? «Probabilmente – risponde Helbling – il Covid ha avvicinato gli artisti del territorio l’uno con l’altro, li ha messi a confronto, facendo scoprire le difficoltà, i problemi in comune, ma anche le risorse per uscirne. Come Teatro Sociale, da alcuni anni ci siamo chiesti quale sia la nostra identità; ci siamo detti che non possiamo essere il Teatro di Palermo, di Torino, di Roma, che è giusto ospitare i grossi spettacoli prodotti in Italia, ma che è altrettanto importante creare qualcosa in loco. Credo sia compito di un teatro pubblico anche quello di dare occasioni di lavoro e crescita professionale agli artisti del territorio. Quella che stiamo vedendo in questi anni è, non a caso, una crescita professionale. Non è un caso se in abbonamento abbiamo due spettacoli prodotti in Ticino, cosa inimmaginabile fino a dieci anni fa, ma anche altri spettacoli del nostro cartellone sono il frutto del lavoro di artisti la maggior parte dei quali vivono e lavorano a Bellinzona o nel Bellinzonese, e che collaborano fra di loro creando reti, crescendo e coinvolgendosi l’uno con l’altro».

L’Helbling furioso (sempre con moderazione) di qualche mese fa si è ricomposto, forte di un certo ritorno alla normalità e, non di meno, delle tanto da lui auspicate e ora vigenti ‘regole certe’: «Ripartendo, posso constatare che, se non altro, il certificato Covid aiuta a fare chiarezza. Nei giorni in cui veniva data possibilità di scelta, credo che al pubblico non fosse per nulla chiaro quale manifestazione fosse accessibile e come. Ora è chiaro, e questo a me pare il modo più semplice, più pulito per passare attraverso la crisi che ci attende per quest’autunno e quest’inverno. Noi chiederemo comunque al pubblico di portare la mascherina, perché credo sia il modo migliore per sentirsi in fiducia all’interno di uno spazio chiuso e anche abbastanza ristretto come il Sociale». Più in generale, «credo che ne stiamo progressivamente uscendo, forse anche grazie a un dialogo ritrovato e più costruttivo con le autorità».

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