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laR
 
20.08.2021 - 09:41
Aggiornamento: 17:31

Ad Arzo e dintorni, per colmare un vuoto

L'anno scorso furono ‘Assembra/Menti’; fino a domenica 22 agosto, anche a Meride e Tremona, sarà ‘calore umano’

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Trentadue spettacoli complessivi che seguono le tematiche care al Festival, bimbi inclusi

«Ci aspettiamo tanto calore umano che ci è mancato in quest’ultimo anno, tanta emozione che il teatro sempre dà di suo, e che ancor più dovrebbe dare ora». Da dietro le quinte, una voce per tutti, quella di Amanda Ostinelli della Commissione artistica del Festival internazionale di narrazione di Arzo, che ha aperto ieri sera le sue porte, ma anche quelle di Meride, dove nel pomeriggio è transitata una vecchia conoscenza, Mario Perrotta, per un’anteprima de ‘In nome del padre’, spettacolo andato in scena ad Arzo. Il Festival ‘diffuso’, com’è stato chiamato, oltre a Meride e alla sede che sta nel nome, include anche Tremona. «Partendo da una condizione, quella di poter organizzare un festival in un momento di pandemia – spiega Ostinelli – abbiamo fatto di questa restrizione un’occasione per inventarci qualcosa di nuovo, e l’occasione era quella di coinvolgere oltre al paese di Arzo anche i due paesi limitrofi, che poi sono quartieri di una stessa città, Mendrisio. Questo fa sì che evitiamo, da un lato, gli assembramenti e, dall’altro, ci apriamo a un territorio più vasto, coinvolgendo anche persone che il Festival non lo conoscevano, pur abitando a pochi chilometri. Un modo anche per noi di scoprire nuovi luoghi di rappresentazione».

Il Festival torna come se n’era andato, ovvero con il medesimo programma pronto per l’edizione 2020. «Dopo questo anno terribile ci è sembrato giusto richiamare tutti», continua Ostinelli. «Dal punto di vista dei contenuti, non posso dire che esista un fil rouge. La programmazione è simile a quella delle scorse edizioni, tre spettacoli al mattino, gli otto per bambini di pomeriggio, i tre pre-serali e i tre serali, 32 spettacoli complessivi che seguono le tematiche care al Festival, quelle dell’impegno civile, delle storie per i bambini, quelle che da sempre accompagnano più in generale il teatro di narrazione e non solo il Festival». L’edizione finalmente in presenza colma definitivamente «un grande vuoto», riempito in parte da quella piccola rassegna chiamata ‘Assembra/Menti’, sostanzialmente un podcast popolato dalle performance di alcuni artisti, trasmesso online e anche, simbolicamente, rilanciato nella piazza di Arzo dagli altoparlanti. «Quest’anno c’è voglia di tornare. Gli artisti ci ringraziano, lo sforzo per organizzare in queste condizioni è grande, ma per loro, e per il pubblico, è una grande occasione». Con una piccola incognita: «Speriamo che il pubblico ci segua, perché la modalità della riservazione online è qualcosa che i nostri affezionati non hanno mai contemplato». E sebbene ce ne stiamo facendo tutti una ragione, «è comunque una condizione nella quale si perde spontaneità. Ci rendiamo conto, guardano alle prevendite, che gli adulti rispondono abbastanza facilmente, ma noi ci rivolgiamo anche a un pubblico di famiglie e bambini che improvvisano la propria giornata. E da parte nostra, nel rispetto della spontaneità, le persone possono acquistare il biglietto, previa disponibilità, fino all’ultimo momento, non chiuderemo mai le prenotazioni online». Intenzione che sposa i nuovi tempi ‘scenici’ dell’andare a teatro, che dice di un sempre più diffuso ‘last minute’ del botteghino.


Mario Perrotta (foto: Luigi Burroni)

Padre fra i padri

«In tutte le mie drammaturgie conta pesantemente il dato biografico. Scrivo quello che di scomodo mi viene messo sulla sedia della mia vita». A poche ore da ‘In nome del padre’ (finalista Premio Ubu 2019), Mario Perrotta ha incontrato il pubblico di Meride insieme alla scrittrice e giornalista Laura Di Corcia, provando a sintetizzare in meno di un'ora la genesi dello spettacolo, primo terzo di una trilogia che include anche madri e figli e che vede la consulenza alla drammaturgia di Massimo Recalcati. Lo spettacolo è nato dalle conversazioni tra lo psicoanalista-saggista-accademico e il «padre fallibile che si fa domande in mezzo a padri tra il beato e l’ebete che non si fanno domande, e dopo avere accompagnato i figli a scuola sono felici di tornare alla Playstation», sintesi di un'amicizia più che decennale tra i due: «Mentre io presentavo ‘Odissea’ (portato anche ad Arzo, ndr), lui presentava ‘Quel che resta del padre’. Del mio spettacolo disse: “Quello che Perrotta ha fatto in un’ora l'ho fatto io in una vita intera nei miei libri”. Così, quando ho sentito il bisogno di parlare di famiglia, da chi potevo andare se non da un amico, che da trent’anni se ne occupa...».

A Meride, oltre che di padri, si è parlato anche di madri («Tutti felici mentre mazzolavo i padri, ma ho toccato le mamme ed è successo un macello») e di teatro più in generale, per un attore cresciuto «nel mito di Eduardo, poi Dario Fo in quanto noi famiglia di sinistra, e poi ancora Gigi Proietti, il mito dell'attore versatile». E se per quella legge che è sempre meglio non conoscere i tuoi idoli Dario Fo, Proietti e pure Guccini, con i quali ha lavorato, escono dal punto di vista umano con le ossa rotte – sono giudizi di Perrotta – si salvano «Glauco Mauri, persona meravigliosa oltre che attore, ed Elio De Capitani, Teatro dell'Elfo, dal quale ho tanto imparato, rubando, come s'insegna a teatro». Ma anche «Mariangela Melato, Valeria Moriconi, più brave degli uomini».

Perrotta ha chiuso con le preoccupazioni di padre: «Mi chiedo quale imbecille incontrerà sulla sua strada», guardando alla politica, una volta chiesto come vanno le cose qui da noi: «Ho visto anche qui certi manifesti in giro...».

Da qui a domenica

Stasera, dalle 18 a Meride, ‘A forza di essere vento. Viaggio nella musica klezmer, balcanica, rom e dintorni’, gli Yatrìah con la danzatrice ticinese Camilla Stanga. Alle 21.30 ad Arzo, al posto di ‘Mario e Saleh’, ‘Polvere. Dialogo tra uomo e donna’ con Saverio La Ruina e Cecilia Foti, lavoro che si cala sui rapporti di potere della coppia, la violenza di genere e il femminicidio. Il sabato del Festival inizia alle 10.30 con ‘Vasi comunicanti’ di Karakorum Teatro, il lavoro di testimonianza di Telefono Amico Ticino e Grigioni Italiano in ‘Pronto? Io ci sono’ della Compagnia Grande Giro e le sicilane ‘Avventure di Peppe SenzaSuola a Ballarò’ di Alberto Nicolino. Il pomeriggio è per i più piccoli: ‘I meravigliati’ di Matteo Curatella, la migrazione per Abderrahim El Hadiri in ‘Archimede, forse,’ la gioia del cambiamento in ‘Ida, la signora della fermata del bus’ di Simona Gambaro, le tradizioni engadinesi in ‘Ursin. Ispirato al racconto di Alois Carigiet e Selina Chönz’ di Chiara Balsarini e Alessandro De Simoni. Alle 16, la fiaba russa ‘Con viva voce’ di Bruno Cappagli, l’avventuroso ‘Manzoni senza filtro’ di Manuela De Meo, l’allegria dei Confabula in ‘Jack e il fagiolo magico’ e lo spavaldo ‘Gufo Rosmarino cuore di nonna’ di Giancarlo Biffi. Alle 18, la performance ‘First Love’ di Marco D’Agostin, l’ode a ‘Riva Luigi ’69 ’70 – Cagliari al dì dello scudetto’ di Alessandro Lay e lo spettacolo in lingua francese di Alberto Garcia Sánchez ‘Elle et mon genre’. Alle 21.30 ad Arzo, ‘La Scimmia’, il ritorno di Giuliana Musso. Domenica 22 agosto, replica del giorno precedente, con cambio di sede ma non di orario (www.festivaldinarrazione.ch).

Leggi anche:

Arzo, il Festival di narrazione comincia ‘In nome del padre’

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