roberto-calasso-l-editoria-come-passione
Calasso in immagini Rsi del 1977 (Canale YouTube Adelphi)
ULTIME NOTIZIE Culture
La recensione
13 ore

Nel ‘Gatto’ sold out, Ascona applaude Tullio De Piscopo

Il Jazz Cat Club riparte col botto: tutti in piedi per il grande batterista in trio con Dado Moroni e Aldo Zunino, nel nome del jazz e di Pino Daniele
Settimane Musicali
13 ore

Il weekend di ‘Piemontesi & Friends’, un anno dopo

La formula che nel 2020 consentì di dare continuità al Festival torna dal 24 al 26 settembre nella chiesa del Collegio Papio di Ascona con sei concerti
Spettacoli
22 ore

Terence Hill sveste la tonaca, ultimo ciak per ‘Don Matteo’

Dopo oltre 250 episodi, a più di 20 anni dalla messa in onda della prima puntata, la serie di Rai 1 dà l’addio al volto più popolare
Culture
1 gior

Teatro Sociale ’21-’22, è tempo di ripartire ‘Insieme’

Dal prossimo 25 settembre a maggio 2022, con ‘regole certe’. A colloquio con Gianfranco Helbling, direttore artistico
Società
1 gior

TikTok in Cina limita l’uso ai bambini sotto i 14 anni

È la prima azienda di video nel settore ad avere questi limiti. Nel 2019, Douyin aveva già iniziato a sperimentare ‘misure anti-dipendenza’
Arte
1 gior

Premi svizzeri d’arte e di design, c’è anche Sonnenstube

Il collettivo itinerante di Lugano è tra i vincitori, nella categoria Critica, edizione e mostre, dei riconoscimenti consegnati durante Art Basel
Streaming
1 gior

‘The Ferragnez - La serie’ su Amazon Prime Video

La quotidianità di Fedez e Chiara Ferragni tra la fine del 2020 e i primi mesi del 2021 in otto episodi in arrivo a dicembre
Arte
1 gior

Nove ‘Picasso’ ceduti alla Francia dalla figlia Maya

Sei dipinti, due sculture e un taccuino appartenuto al gigante della pittura. Le opere saranno presentate integralmente al pubblico a partire da aprile 2022
Spettacoli
2 gior

Agli Emmy Awards trionfano ‘The Crown’ e ‘Ted Lasso’

La saga della Royal Family premiata come migliore serie drammatica, primo riconoscimento nella categoria per Netflix
Musica
2 gior

Esce ‘Outsider’, l’album solista di Roger Taylor dei Queen

Nato durante il lockdown, è dedicato ‘a tutti gli outsider, quelli che si sentono lasciati in disparte’
Cinema
2 gior

A ‘Belfast’ di Kenneth Branagh il Toronto Film Festival

Scritto nelle prime settimane di lockdown, è ‘un ritorno a casa’. Premio del pubblico sezione Midnight Madness alla Palma d’oro di Cannes Titane di Julia Ducournau
Culture
2 gior

Premio Chiara alla carriera a Mario Botta

L’architetto ticinese riceverà il riconoscimento il 10 ottobre al Teatro Sociale di Luino
Spettacoli
2 gior

Stefano Knuchel sulle tracce di Hugo Pratt

‘Hugo in Argentina’ del regista locarnese, un inaspettato ritratto del creatore di Corto Maltese
Spettacoli
2 gior

Miglior canzone di sempre, Aretha supera Dylan e Beatles

La bibbia del rock, Rolling Stone, aggiorna la sua storica classifica dei 500 brani migliori dopo 17 anni e cambia le carte in tavola
Società
2 gior

Moro e Faranda, la giustizia che riconosce l’umanità

Incontro dedicato alla giustizia riparativa, al Festival Endorfine, con la figlia di Aldo Moro e gli ex Br Adriana Faranda e Franco Bonisoli
Libri
3 gior

Pizzicannella, ‘Rito di passaggio’: niente sarà più come prima

Per i quattro protagonisti, e per l’autore del romanzo Alessio Pizzicannella, al suo esordio letterario per Baldini+Castoldi: l’intervista
Culture
29.07.2021 - 19:070
Aggiornamento : 19:37

Roberto Calasso, l'editoria come passione

Le sue narrazioni concepite come un ciclo, le scelte editoriali esclusive e grandi: un ricordo dell'editore di Adelphi, scomparso a Milano all'età di 80 anni.

Fiorentino, presto trapiantato a Milano, figlio di una madre che traduceva Pindaro e di un padre e un nonno professori universitari e bibliofili compulsivi, Roberto Calasso (1941-2021) pareva naturalmente avviato al mondo dei libri. Nel 1962, due grandi lettori, Luciano Foà e Boby Bazlen, gli avevano aperto la strada di Adelphi forse la più raffinata, elegante e culturalmente onnivora delle case editrici italiane. E da Foà e Bazlen aveva poi di fatto ereditato, e costruito, un catalogo editoriale che resta testimonianza di un’apertura culturale senza pari nel modo dell’editoria anche europea.

Anglista di formazione, dopo la laurea a Firenze con Mario Praz, Calasso era transitato attraverso le grandi culture antiche, imparandosi il sanscrito per leggere gli antichi testi vedici ma aprendosi contemporaneamente anche alle letterature antiche e moderne, perché - diceva - la letteratura è una sola. Come scrittore, era affascinato dai grandi miti antichi e nella resa attualizzata che ne proponeva, sempre dopo aver infinitamente letto ed essersi documentato, trovava motivazione anche alla sua scrittura a metà tra saggio e narrazione. Dal 1983 prendeva così origine una trilogia formata da La rovina di Kasch, Le nozze di Cadmo e Armonia e Ka, e questi tre libri costituivano il preludio a un quarto intitolato semplicemente K., che verteva sulla figura dello scrittore Franz Kafka ossessionato, come è noto, da quella sua prima lettera del nome. Ma non inganni il passaggio dall’antica cultura indiana a quella greca e alla contemporaneità di Kafka, Nabokov o altri meno noti scrittori. La lettura di Kafka esprime nei confronti dello scrittore di lingua tedesca la stessa relazione che Le nozze di Cadmo e Armonia avevano con i miti greci o che Ka aveva con il mondo induista. Non è un caso che trattando di quello scrittore, che con Proust Calasso giudicava decisivo nel XX secolo, affiorasse un breve parallelo tra Don Chisciotte e l’Ulisse omerico. O che, nella grande epopea indiana del Mahabharata, immenso testo degli ultimi secoli prima di Cristo portato da Peter Brook al festival di Avignone nel 1985, Calasso riconoscesse ormai detto “tutto quello che c’è nel mondo”. Era la ricerca di una saggezza fuori del tempo e delle nazioni, in qualche modo archetipica, sulla linea di maestri che in questi ambiti l’avevano indubbiamente segnato come lo storico e antropologo delle religioni Georges Dumézil o lo studioso e folclorista James George Frazer. La prima trilogia si arricchì poi negli anni di altri libri dalle intitolazioni altrettanto allusive e raffinate. Quasi delle ‘cifre’ di un più lungo discorso, che includeva la pittura del più autentico “pittore della vita moderna” (Il rosa Tiepolo, 2006), l’artefice stesso del modernismo letterario e il rapporto decisivo con le immagini (La folie Baudelaire, 2008) o la mitologia che gli antichi proiettarono sugli dei (Il cacciatore celeste, 2016).

Calasso concepì la sua narrazione come un “ciclo” e l’omogeneità del suo discorso fu, a ragione, riconosciuta dal “Premio Formentor de las letras”, nel 2016. Fu anche l’ultima volta che lo vidi. In questo, colto umanista di vocazione mitteleuropea era – come si definì – “uno degli ultimi mitografi”, ma un mitografo documentato e preciso. “La letteratura è precisione, come la matematica”, diceva. Forse per questo non la concepiva senza molto studio e molte letture, che in tutti gli ambiti (si pensi al all’edizione che diede, nel 2014, dell’oggi attualissimo Spillover di David Quammen) l’occupavano per una buona metà della giornata. Pensava, credo, alla chirurgica ‘definizione’ del tema, che gli avrebbe aperto uno spazio nuovo nel panorama del già detto, ma altrettanto credeva nell’ approssimazione della parola letteraria alle cose, che è nella vocazione di ogni vero scrittore.

Come editore fece scelte esclusive e grandi, pari all’ambizione che riteneva decisiva per produrre buona letteratura e di cui oggi, a differenza che negli anni ’70 del secolo scorso, sentiva molto la mancanza. Ed ebbe anche grandi meriti nel promuovere scrittori come Chatwin o W.G. Sebald, divenuti famosi in pochi anni, o nel pubblicare, o a volte riprendere, le opere complete di autori molto diversi come Borges, Marai, Gadda, o dell’aristocratico Patrick Leigh Fermor (celebre anche per il sequestro del generale tedesco Kreipe durante la resistenza che combatté in Grecia). Di Fermor, a testimonianza di una frequentazione non soltanto letteraria, abitò durante un’estate la fascinosa casa di Kardamili nel Peloponneso. Amava autori e libri “unici”, cioè – spiegò in una intervista concessa a La Repubblica”per i cinquantanni della Casa editrice – “scritti da chi, per una ragione o l’altra, ha attraversato un’esperienza unica”. E certo la sua lo è stata, come editore, come scrittore e come uomo di cultura aperto all’anima del mondo, senza preclusioni di appartenenza, intento solo ad ascoltarne il fiato purché fosse vitale.

Che in questo amplissimo respiro culturale trovasse posto anche la saggistica del nostro più insigne italianista, padre Giovanni Pozzi da Locarno, con l’edizione dell’Adone di Marino (1988) e coi volumi La parola dipinta (1981), Sull’orlo del visibile parlare e Alternatim (1996) e con il suo estremo Tacet, è cosa che ci rende Roberto Calasso anche più vicino.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved