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31.07.2021 - 17:540

Le torri di Babele (2001-2021)

Dal 10 al 12 settembre la 16esima edizione del Festival di Letteratura a Traduzione di Bellinzona. A colloquio con Vanni Bianconi, direttore artistico

Babel Festival di Letteratura e Traduzione di Bellinzona. ‘Babel/Babele’, per una 16esima edizione – dal 10 al 12 settembre – dedicata alla moltiplicazione delle lingue e alla nascita della traduzione. A vent’anni esatti dall’11 settembre 2001, la rassegna sarà dedicata alla Torre di Babele, la perdita della lingua unica e della confusione di tutte le lingue. Di queste, ‘Babel/Babele’ ascolterà la nascita, le contaminazioni e la nascita della traduzione, in un programma che inizia nella corte del Convento di Monte Carasso con Renata Colorni, traduttrice dell’intera opera di Freud e direttrice dei Meridiani, e due concerti: quelli del percussionista iraniano Mohammad Reza Mortazavi e di Camilla Sparksss.

La mattina di sabato 11 settembre, Rete Due trasmetterà live dal Teatro Sociale: ai microfoni di Moby Dick, le diaspore linguistiche di André Naffis-Sahely, Ribka Sibhatu e Maria Nadotti. Nel pomeriggio, tre dialoghi tra scrittori: Usama Al Shahmani e Yusuf Yeşilöz, Mathias Énard e Sinan Antoon, Kader Abdolah e Goffredo Fofi. La sera, la proiezione in anteprima svizzera di ‘Notturno’ di Gianfranco Rosi.

Domenica 12 settembre, lettura elicoidale e plurilingue degli svizzeri cosmopoliti Elisa Shua Dusapin, Stella N’Djoku, Vanni Bianconi e Pascal Janovjak; la scrittrice siriana Dima Wannous con le sue traduttrici Elisabetta Bartuli e Cristina Dozio; i percorsi paralleli da e verso il Libano di Hoda Barakat e Charif Majdalani; gran finale affidato al filosofo, grecista e sinologo François Jullien.

Accanto ai workshop di traduzione, quest’anno Babel lancia un progetto di laboratori di scrittura intitolato ‘L’altra lingua’, rivolto alle comunità d’immigrati nelle varie aree linguistiche della Svizzera, tenuti da Usama Al Shahmani, André Naffis-Sahely e Ribka Sibhatu, essi stessi calatisi nel dover raccontare il proprio mondo in una lingua adottiva (programma completo e informazioni su www.babelfestival.com e relativi canali social).

Vanni Bianconi. Vent’anni dall’11 settembre 2001 e il festival associa al crollo delle Torri Gemelle quello della Torre di Babele che ha portato alla confusione delle lingue. L’11 settembre ha portato a questo, al caos e all’incomunicabilità?

Al caos certamente – il caos della guerra al terrorismo, il caos dei nuovi terrorismi che questa ha generato, il caos dello spaccamento dell’assetto mondiale in fazioni nemiche, e della fiducia nelle pretese democratiche dei governi interventisti occidentali. E pure all’incomunicabilità ma questa, più che come conseguenza, mi sembra significativa come causa. Altrettanto pregnante è l’altra dimensione del mito della Torre di Babele, la dispersione delle genti sulla faccia di tutta la terra: le diaspore incessanti dai vari paesi della regione dell’antica Babilonia. Il silenzio che rimane è colto in modo lanciante da ‘Notturno’, il film di Gianfranco Rosi che proietteremo in anteprima svizzera la sera di sabato 11 settembre; ma le parole che, in tutte le lingue, da tutti i paesi d’Europa, esplorano e medicano questo vuoto, sono quelle degli scrittori che ci parleranno dal palco di Babel.

Stiamo assistendo a una “anti Babele”, si sta tornando se non a una lingua unica, a poche lingue – inglese, spagnolo, francese… guardacaso di potenze coloniali – conosciute da tutti. Un’occasione o una sventura?

La lingua è sempre un’occasione e un’avventura, non si fa mai racchiudere in un confine o innalzare in una torre: più si amplia la portata geografica di una sola lingua, più questa muterà e si farà molteplice, e diventerà molte lingue in una che così interconnesse continueranno a influenzarsi e arricchire di elementi nuovi e diversi anche le sue forme originarie, così che l’inglese londinese è fortemente caraibico, afroamericano e indiano.

Si è detto della diaspora, al trovarsi in un’altra terra e dover parlare un’altra lingua: perché questo tema?

Come accennavo prima, moltiplicazione delle lingue (anche quando accade all’interno della stessa lingua) e dispersione sulla faccia di tutta la terra sono gli effetti principali della costruzione della torre di Babele, e per questo sono i principali motivi del festival Babel: distinti ma profondamente interconnessi, sono dei tratti distintivi della nostra contemporaneità ma anche, siamo convinti, del tempo che ci aspetta: “Il mondo a venire deve situarsi tra-le-lingue: non dovrà avere una lingua dominante, qualunque essa sia, ma una traduzione che attiva le risorse delle lingue mettendole in rapporto tra di loro”, scrive François Jullien.

Partendo da queste idee, come si è arrivati alla selezione degli ospiti?

Come sempre, leggendo leggendo leggendo, seguendo le piste aperte da ogni libro, ogni incontro, ogni articolo, e creando una prima mappa delle necessità e delle soluzioni letterarie e linguistiche degli scrittori delle regioni che ci interessano, poi lasciando lavorare queste pagine tra di loro, per incontrare echi e rimandi e opposizioni. Quando un primo programma ideale e pronto, ci si misura con la realtà, con gli inviti, con incompatibilità e amicizie tra gli autori e tra i libri – sia quelle già esistenti, sia quelle che creiamo noi. Non creiamo solo amicizie ma anche libri, quest’anno grazie a noi Marcos y Marcos pubblicherà un libro dello scrittore iracheno-svizzero Usama Al Shahmani, e appositamente per Babel usciranno altri tre libri. Ci piace pensare come dalla pagina scritta dell’inizio si torni, dopo tutto il nostro lavoro, e dopo l’ascolto del pubblico in teatro, alla pagina scritta – magari scritta in un’altra lingua.

Il tema dello scrivere in una lingua altra, sarà esplorato con dei corsi di scrittura in lingua seconda, novità di quest’anno. Da cosa nasce questa iniziativa e a chi si rivolge?

Questo è un nuovo progetto di cui siamo molto fieri. Ce ne sono altri, per esempio un premio letterario per persone che vivono nel Regno Unito e sono invitate a scrivere in qualsiasi lingua eccetto l’inglese. Entrambi questi progetti sono pensati per cercare di forare la bolla del mondo culturale e letterario, e utilizzare gli strumenti che abbiamo perfezionato in tanti anni (con i corsi di traduzione, con premi di scrittura e traduzione, con il lavoro sul plurilinguismo e la multiculturalità) per lavorare con le comunità di migranti: perché chi si trova in un paese straniero, ed è tenuto a comunicare in una lingua straniera, si senta invitato a usare la sua nuova lingua in modo creativo, in modo giocoso, e così superare i timori e, per un momento, lo scacco delle congiunzioni e delle desinenze. Tre scrittori che sono passati da queste esperienze terranno i corsi, due in Ticino per chi usa l’italiano come lingua seconda, e uno in Svizzera tedesca che chi usa il tedesco. Siamo riusciti a impostare questa nuova importante dimensione di Babel grazie alle collaborazioni con nuovi importanti partner, come la Cooperativa Baobab, le Giornate letterarie di Soletta, la Rsi che darà spazio ai testi prodotti nei laboratori, l’Arts Council inglese e l’Ufficio federale della cultura.

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