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(Foto Keytone)
Culture
23.02.2021 - 21:290
Aggiornamento : 22:59

È morto Lawrence Ferlinghetti, icona della Beat Generation

Il poeta e narratore statunitense, scopritore di Ginsberg, Kerouac, Burroughs, aveva 101 anni

È morto all'età di 101 anni il poeta statunitense Lawrence Ferlinghetti, vecchio proprietario dell'iconica libreria di San Francisco, tempio della generazione della Beat Generation.

A dare la notizia il figlio Lorenzo, spiegando come il decesso causato da una malattia polmonare sia avvenuto nell'abitazione del poeta a San Francisco.

Nato a New York il 24 marzo 1919, ha subito una vita non facile, col padre morto prima che la madre partorisca e venga, poco dopo, rinchiusa in manicomio, da cui esce dopo sei anni, chiedendo di riaverlo, ma lui sceglie di restare nella famiglia che lo ha accolto.

Poi vive alcuni anni a Manhattan facendo lavoretti e studiando sino a quando scoppia la seconda guerra mondiale e viene arruolato in marina, finendo un giorno per trovarsi tra le rovine di Nagasaki un mese e mezzo dopo lo scoppio della bomba atomica: "L'inferno in terra che mi rese all'istante pacifista per tutta la vita''.

Dopo andrà a Parigi, studierà alla Sorbona, prima di tornare in America e stabilirsi all'Ovest nell'allora piccola cittadina di San Francisco, dove apre una libreria per poter stare dietro la cassa a leggere e scrivere in pace. E comincia a frequentare quelli che saranno definiti Beat, cambiando per sempre la propria vita.

"L'universo trattiene il suo respiro / C'è silenzio nell'aria / La vita pulsa ovunque / La cosa chiamata morte non esiste" e lui continua a scrivere e lavorare, ormai quasi cieco, grazie all'aiuto e l'amicizia di Mario Zanetti.

Poeta di successo, narratore, ma anche pittore, memoria di quegli anni che hanno segnato la cultura americana del dopoguerra, Ferlinghetti è stato un po' l'imprenditore di tanti amici, l'editore di un gruppo cui letterariamente in fondo non ha mai appartenuto artisticamente, visto che la sua scrittura ha altre origini e va in altra direzione, partendo da Samuel Beckett e "Jimmy Joyce maestro di risate dietro il farfugliare sublime di Finnegans".

Lo testimoniano ancora le quasi duecento pagine di "Little Boy", in cui si parla anche dell'Italia, dei suoi soggiorni romani, del caffè Greco, paese che ama, l'unico dove abbia dato il permesso di aprire negli anni 90 una succursale della sua City Lights a Firenze, dove ha esposto i suoi quadri a Roma e, nel 2011, ha partecipato alle celebrazioni del 150 anniversario dell'Unità, durante le quali gli è stata dedicata una grande mostra omaggio a Torino.

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