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Mirko D'Urso, l'ideatore (Ti-Press)
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13.01.2021 - 12:220
Aggiornamento : 16:06

Un Comitato per le Scuole delle arti sceniche ticinesi

Mirko D'Urso è l'ideatore del Comitato Sat, rappresentativo al momento di una quarantina di realtà. Una lettera aperta al Consiglio di Stato.

Si chiama Comitato SAT, dove l’acronimo sta per Scuole delle Arti sceniche Ticinesi. E della settantina di realtà legate alla formazione delle arti sceniche, il neonato comitato rappresenta al momento una quarantina di esse. L’intero settore è frequentato da circa 4mila allievi di tutte le età, 250 sono gli insegnanti, per la maggior parte professionisti, coinvolti a tempo indeterminato. Il comitato è formato da Alessandra Ashkenazy (Ashkenazy Ballet Center di Pura), Mirko D'Urso (Centro Artistico MAT di Pregassona), Mi Jung Manfrini-Capra (Area Danza di Bellinzona). Paolo Meneguzzi (Pop Music School di Mendrisio), Luca Spadaro (Teatro d'Emergenza di Lugano) e Martin Wüthrich (New Style Dance di Massagno).

Mirko D’Urso è l’ideatore di un progetto che non è solo lo specchio dell’emergenza Covid-19 ma che si vuole estendere anche in previsione futura. «L’idea – spiega D’Urso a laRegione – è nata chiaramente da questa situazione straordinaria nella quale molti di noi, soprattutto le realtà più piccole, sono in difficoltà. Il punto di partenza è stata la grande difficoltà di collocazione all’interno delle direttive per una categoria, la nostra, che non veniva mai citata e dove non era mai chiaro se fosse inserita tra le palestre, il tempo libero, lo sport o cos’altro. Nonostante qualcosa sia cambiato nelle ultime settimane, ancora oggi c’è tanta confusione, come ad esempio sugli orari di chiusura obbligatoria. Mi sono detto che forse era arrivato il momento di creare non tanto un’associazione, perché tutti noi facciamo parte di associazioni mantello, ma un comitato che fosse rappresentativo delle scuole di arti sceniche». Capace di affrontare la contingenza, ma anche si andare oltre: «Al di là dell’emergenza, abbiamo cominciato a confrontarci, a parlare, a scambiare opinioni. La speranza è che questo progetto possa servire a far sentire la nostra voce alle autorità, ma anche, in previsione futura, essere un punto di partenza per continuare questo rapporto di confronto e di collaborazione». La mancanza di un portavoce unico e influente, l'assenza di un fronte comune è, non a caso, la mancanza della quale il movimento culturale stesso si rammarica per l’avere meno voce in capitolo di altre realtà professionali: «A livello di compagnie teatrali professioniste devo dire che il Comitato arti sceniche sta facendo un lavoro molto importante con Cristina Galbiati, che paradossalmente ha funto da stimolo per la Rete Tasi in chiave di rinnovamento e ripresa di vigore. A livello di scuole artistiche, invece, ognuno ha sempre guardato al proprio orticello». 

Scrive al Consiglio di Stato (Cds), il Comitato SAT, spiegando “perché insegniamo Arti sceniche” in un lungo e articolato vademecum tra concetti millenari, in cerca di un riconoscimento che sia, non di meno, economico. «Si chiede – continua D’Urso – la possibilità di essere, noi come scuole artistiche, riconosciute a livello cantonale come accade per diverse scuole di musica». E a livello di scuole artistiche «non siamo nemmeno rientrati nelle categorie che hanno potuto fruire del ‘fondo per la cultura’, quindi tutte le perdite, le mancate entrate, le rette rimborsate, i saggi non tenuti sono perdite nette che non sono state rimborsate. La preoccupazione è per il futuro. Non possiamo continuare a fare lezioni di teatro o di danza online in eterno, in primis perché gli allievi che iniziano un percorso con noi s'iscrivono per frequentare in presenza i corsi e, secondo, perché oggettivamente non riusciamo a seguire un vero e proprio piano didattico».

La lettera aperta al Cds contiene anche un passaggio approfondito sull’arte come fonte di benessere, psichico e fisico, scritto con tutta la consapevolezza del momento di emergenza sanitaria: «A livello di scuole ci sono diversi pensieri. C’è chi continuerebbe con la formazione a prescindere e c’è chi, se potesse permetterselo, chiuderebbe tutto fino alla fine dell’emergenza. È chiaro però che siccome in questo momento non c’è un sostegno economico da parte del Cantone o della Confederazione, per molti di noi sospendere temporaneamente la propria attività, significherebbe non riaprire più». In chiusura di lettera, una richiesta formulata in cinque punti: il riconoscimento del Comitato come referente per le scuole delle arti sceniche ticinesi, l’essere tenuti in maggior considerazione “anche quando la situazione di emergenza sarà alle spalle”, il riconoscimento ufficiale da parte del Cantone per le scuole meritevoli “come già accade per le scuole di Musica”, un incontro “anche virtuale” con i Manuele Bertoli e Christian Vitta e, non ultimo, “aiuti a fondo perso che possano permettere di far sopravvivere le nostre attività perché il fallimento di ogni singola scuola rappresenterebbe una perdita per tutti, non solo a livello economico, ma anche e soprattutto a livello culturale, sociale e aggregativo».

«La speranza – conclude D’Urso – è che il Cantone voglia fare la sua parte senza aspettare unicamente le decisioni e gli aiuti federali. Anche perché, realisticamente parlando, per salvare la nostra categoria e tutte le scuole artistiche ticinesi non ci sarebbe bisogno di chissà quale sostegno economico visto che, a parte qualche eccezione per le scuole che contano centinaia di allievi, queste realtà hanno fatturati che spesso non superano i centomila franchi. Sarebbe davvero un peccato che per non intervenire a nostro sostegno con cifre che paragonate all’aiuto per altre categorie, sarebbero irrisorie, si rischiasse il fallimento di un intero movimento che, oltre a dare lavoro a centinaia di attori, musicisti e ballerini, è spesso linfa vitale per giovani e meno giovani, e che rappresenta ancora di più in questo momento tanto delicato, un’ancora di salvezza per il benessere psico fisico delle persone».

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