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Il max museo di Chiasso. La conferenza cantonale della cultura ha affrontato soprattutto il coordinamento dei musei (Archivio Ti-Press)
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27.07.2020 - 12:500

Conferenza cantonale della cultura, 5 anni di dialogo

Bilancio positivo per l'organo nato dalla Legge cantonale sulla cultura. "Ma i tempi della politica sono lunghi" spiega Raffaella Castagnola del Decs

È un bilancio positivo, quello che il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport traccia dei primi cinque anni della Conferenza cantonale della cultura, istituto nato nel 2015 con la Legge sul sostegno alla cultura e che riunisce rappresentanti di Cantone e Comuni. «È un tavolo di lavoro e di dialogo a livello politico con le persone che hanno sotto la loro responsabilità il tema della cultura» ci spiega la direttrice della Divisione della cultura e degli studi universitari Raffaella Castagnola. A differenza delle Commissioni culturali, non si occupa dell'assegnazione dei fondi ma «è stato voluto dal consigliere di Stato Bertoli per avere un altro strumento di dialogo con le Città e i Comuni, una piattaforma che permettesse una visione d'insieme».

Un strumento di dialogo ma anche di coordinamento? L'impressione è che, anche a livello culturale, in Ticino prevalga il campanilismo e si faccia fatica a unire le forze. «Ci sono temi e preoccupazioni, a livello economico ma non solo, che in misura e proporzione diversa sono le stesse per il Cantone, per le Città e i Comuni periferici, per cui la condivisione delle strategie è utile» risponde Castagnola. «Per quanto riguarda il coordinamento – prosegue –, è certamente un tema complesso: in questi primi anni la conferenza ha affrontato soprattutto l'ambito museale ed è effettivamente emerso di evitare sovrapposizioni, ad esempio avendo l'inaugurazione di una mostra lo stesso giorno alla stessa ora. Ma su questo non possiamo certo intervenire imponendo a un museo di cambiare la programmazione: il nostro strumento è l'Osservatorio culturale con la sua agenda». E un ruolo più attivo, creando ad esempio una rete dei musei ticinesi? «È un'idea interessante alla quale abbiamo iniziato a lavorare, il problema è che quello del coordinamento è un argomento delicato e se uno si sente “coordinato” da qualcun altro la cosa non funziona. Un primo risultato lo si è comunque ottenuto per i musei del Mendrisiotto: per il resto, sappiamo che i tempi della politica sono spesso lunghi».

In questi cinque anni la Conferenza cantonale della cultura ha consolidato la propria attività cambiando anche approccio: «All'inizio – spiega Castagnola – serviva la spinta del Cantone per far partire la macchina, ma adesso che è avviata abbiamo cambiato l'impostazione della Conferenza, non più “calata dall'alto” ma partecipativa: negli ultimi incontri sono le Città che presentano i loro problemi, le loro strategie e prospettive, così da avere una fotografia di come i vari enti finanziano la cultura, con quali risorse e investimenti, aspetti che per noi è molto importante conoscere dal momento che, come nella miglior tradizione elvetica, ognuno ha forte autonomia nelle proprie scelte».

La Conferenza cantonale della cultura si è dunque dimostrata essere «una modalità di dialogo molto positiva, sia per il Cantone con le Città, sia per le Città tra di loro. È chiaro che i risultati di questo genere di iniziative non è immediato, ma i progressi iniziano a vedersi» conclude Castagnola.

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