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26.07.2020 - 20:39
Aggiornamento: 21:58

A Fabio Concato e al suo 'Umarell' il Premio Montale

Dal nome del Premio Nobel, il riconoscimento al cantautore milanese 'per tutta la sua produzione musicale e per la canzone composta durante la quarantena'.

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'L'umarell, semper chi, el me guarda'

La premiazione avviene nella modalità che abbiamo imparato a conoscere da febbraio in avanti. Online, con lo schermo diviso in sei riquadri affiancati. Online come i Rolling Stones o i The Vad Vuc; online come l’Osi o i settecento bimbi del ‘Nessun dorma’. Online come gli anziani dalle case o dalle case anziani. Perché è anche “dei più deboli, custodi della storia e della tradizione di ogni famiglia” che si occupa la premiazione. Il virgolettato è di Adriana Beverini, presidente del premio; con lei ci sono Barbara Sussi, vicepresidente, il giurato Arnoldo Mosca Mondadori, e Massimo Temporelli di Superstuff, azienda creatrice di una statuina chiamata ‘L’Umarell’, ovvero la riproduzione dell’anziano che sta davanti ai cantieri e dà consigli agli operai, figura che ha ispirato una canzone.

C’è anche il premiato, naturalmente, collegato dallo studiolo dove la canzone in questione è nata. La motivazione: “Il Premio Speciale Montale Fuori di Casa per la Musica viene assegnato a Fabio Concato, storico cantautore milanese, per tutta la sua produzione musicale e specificatamente per la canzone ‘L’Umarell’ che ha composto, in parte in dialetto milanese, durante la quarantena causata dal Coronavirus. Concato, con l’Umarell, ha consegnato alla storia, non solo della musica, il ricordo di un dramma che l’Italia intera, e fra i primi Milano e i milanesi, hanno vissuto senza lasciarsi abbatttere, aspettando il momento per poter ricominciare la propria vita”.

Nato nel 1996, nel centenario della nascita di Eugenio Montale, il Premio Montale Fuori di Casa per la Musica è una delle sezioni che compongono il riconoscimento che prende il nome dal Premio Nobel per la letteratura 1975. Il ‘Fuori di casa’, in particolare, è tratto dal volume del 1969 così intitolato nel quale convergevano i reportage di viaggio scritti da Montale per il Corriere della Sera, frutto del lavoro di giornalista e critico letterario svolto tra il 1946 e il 1964 tra l’Europa, gli Stati Uniti e il Medio Oriente.

Il cantautore come genere di conforto

De ‘L’Umarell’, uno dei tanti ritratti della storia non solo italiana dipinti da Fabio Concato dai tempi di ‘Storie di sempre’ (1977, il primo album), avevamo parlato col cantautore su queste pagine nel maggio di quest’anno. Un mese dopo, Fabio stesso era venuto a trovarci nel podcast de laRegione, ‘Generi di conforto’, regalandoci, di quella canzone, una versione inedita. ”C’è stato un attimo in cui mi è sembrato che (la statuina, ndr) mi chiedesse la possibilità di fare qualcosa”, raccontava in quell’occasione. “Gli ho dato retta ed è uscita questa canzone. In milanese, perché sono partito dal titolo che suona molto milanese. E perché mi sono sentito molto più milanese del solito, molto più lombardo, visto che siamo stati colpiti da questo sberlone”.

Dentro il brano, in quel “Non ce l’hanno fatta tutte le persone, sono andate via in silenzio come te, senza un bacio, una carezza, una ragione, senza un ‘mi sun chi e ta vöri ben”, l’Umarell diventa una di quelle carezze che fanno riflettere: “Io ci provo. Ma non ci sono molti calcoli dietro la mia scrittura”, ci aveva detto. Che è il concetto ribadito dal cantautore davanti alla commissione del Premio Montale, citando Hesse (“Solo chi ha necessità di un tocco delicato, sa toccare con delicatezza”). Commissione rimasta nel dubbio sino all’ultimo se assegnare a Concato il premio per la sezione poesia, o quello per il senso civico. «Perché di quello abbiamo bisogno in questo mondo – dice Beverini – il senso che Montale definiva “dignità quotidiana”». E l’artista, nella diretta streaming, quasi si giustifica: “Non sapevo di avere scritto qualcosa che sarebbe diventato di conforto”.

Estensione di memoria

Chiediamo a Concato un commento sull'assegnazione del premio e la risposta è un messaggio che recita: "Siete sicuri?". Quando avrà realizzato, Fabio si ritroverà tra Gino Paoli, Peppe Barra, Piero Nissim che recupera i canti ebraici e della memoria, il violinista Alaa Arsheed fuggito dalla Siria col solo suo strumento e, in ambiti più letterari, vicino a firme come de Bortoli, Severgnini, Quirico, Gramellini, Mancuso, Mieli, Maraini. Anche perché il premio è per ‘L’Umarell’ ma anche “per tutta la sua produzione musicale”. Bello, dunque, sentir nominare dalla presidente del ‘Montale’ titoli come ‘Oltre il giardino’ (mai degnamente celebrato ritratto di chi perde il lavoro a cinquant’anni, correva l'anno 2007) e ‘Sant’Anna di Stazzema’ dall’ultimo lavoro d’inediti ‘Tutto qua’ (era il 2011), una manciata di righe sull’eccidio nazista dell’agosto 1944 che sono palesemente poesia (“Cammino ancora su quel sentiero, dall'alto guardo il mare. E un brivido s'arrampica alla schiena. M'inchino a ricordare”). Segno che forse, piano piano, ci si accorge che il giorno della memoria in musica non è solo ‘Auschwitz’ di Guccini.

Leggi anche:

Fabio Concato: io, ‘L’Umarell’ e il futuro

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