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Locarno Film Festival
13.07.2020 - 20:460

Pardi di domani, detto con una sola parola: 'Internazionali'

Online e in sala, d’oro e d’argento. ‘Meno film, ma non meno belli’. A colloquio con Charlotte Corchète, responsabile del comitato di selezione.

Sono in numero di 43 e dal 5 al 15 agosto parteciperanno al concorso ad essi dedicato all'interno di Locarno 2020 - For the Future of Films. Sono i Pardi di domani, scelti da apposito comitato di selezione e dalla Direttrice artistica Lili Hinstin del Locarno Film Festival, presto visibili online in tutta la Svizzera e nel resto del mondo oltre che in sala, a Locarno e Muralto. Dodici di essi parteciperanno al concorso nazionale; gli altri trentuno si contenderanno i premi internazionali, sottoposti a una giuria altrettanto internazionale cui spetta il compito di assegnare Pardini d'oro e d'argento. I cineasti emergenti provengono da 43 paesi del mondo, Svizzera inclusa. Alcuni dei nomi sono noti al Locarno Film Festival. È il caso di Sorayos Prapapan, Octav Chelaru, Gunhild Enger e Jacqueline Lentzou, ma anche di Mahde Hasan, Linh Duong e Phạm Ngọc Lân, emersi dallo sguardo rivolto al Sud est asiatico di Open Doors e oggi nel concorso internazionale. Già noti al pubblico sono anche Zhannat Alshanova, e Hamza Bangash (vincitore delle Locarno Shorts Weeks (2020).

‘Meno film, ma non meno belli’

Oltre 2'200 le opere inviate all'attenzione del comitato che ha selezionato i Pardi di domani, composto da Tizian Büchi, Liz Harkman, Stefan Ivančić e dalla responsabile del comitato, Charlotte Corchète. Che interpellata da laRegione, commenta: «Quest'anno abbiamo ricevuto meno film dello scorso anno, quando ne arrivarono più o meno 2'900. Possiamo dire che il coronavirus ha effettivamente contagiato l'economia del cinema. Una flessione che, comunque, non ha intaccato la qualità delle proposte: «La nostra scelta è stata difficile – continua Corchète – ci siamo dovuti confrontare con film molto buoni. Cosa che ha riguardato anche la selezione svizzera, meno film, ma qualità altissima». La flessione, riferisce la responsabile, riguarda in particolare il settore scolastico: «Credo che abbia dovuto sopportare l'impatto più forte di questa condizione sanitaria, assai più di quanto ha dovuto fronteggiare il mondo delle produzioni indipendenti. L'Ecal, per esempio (Scuola cantonale d'arte di Losanna, ndr), non è riuscita a inviare i suoi film per il rinvio della giuria di laurea, ma è presente comunque, rappresentata da ex studenti come Tristan Aymon, in concorso con 'Trou Noir', film molto valido diretto da un'ex dell'Ecal, una storia di amicizia adolescenziale, la voglia di fuggire dalla piccola città per andare a studiare in una più grande, una storia di carattere internazionale che parla della fase del diventare grandi».

Panorama internazionale

Quanto alla provenienza dei corti in concorso, «abbiamo un panorama internazionale di registi emergenti», commenta Corchète. «Non solo europei, ma anche asiatici, arabi, africani, americani e sudamericani. Speriamo in questo modo di poter offrire sguardi multipli e diversificati. Internazionali, in una sola parola». Quanto ai temi: «No, non ci sono film sul tema del Covid-19. Abbiamo ricevuto un paio di pellicole contenenti estratti dai giorni del lockdown, ma il prodotto finale non corrispondeva agli standard di qualità che ci eravamo prefissi. A ogni modo, abbiamo molti buoni film sul tema del confinamento politico. Penso a 'Bethlehem 2001' di Ibrahim Handal, un regista palestinese, che si confronta con un tipo d'isolamento differente, ma con alcuni aspetti similari a quanto accadutoci in questi giorni. E abbiamo anche film di carattere ecologista, come la co-produzione Italia-Gran Bretagna intitolata 'Icemeltland Park', sul tema dello scioglimento dei ghiacci, che integra materiale d'archivio proveniente dalle nazioni del mondo. Ci sembra davvero un documento importante che illustra la situazione odierna».

Padrini, madrine, giurati

A sostegno dei giovani cineasti, quattordici omologhi internazionali, già affermati, sono chiamati a comporre lo 'staff' di Padrini&Madrine, nuovo progetto del Locarno Film Festival. I registi in concorso potranno così confrontarsi con colleghi dalla maggiore esperienza durante conversazioni su temi ad ampio raggio inerenti le opere in concorso. Il tutto online sul sito del Festival durante il suo svolgimento. Padrini e madrine sono nomi già transitati a Locarno: Safia Benhaim, Benjamin Crotty, Sergio Da Costa e Maya Kosa, Cherien Dabis, Ted Fendt, Annemarie Jacir, Bouchra Khalili, Dane Komljen, Luis López Carrasco, Damien Manivel, Valérie Massadian, João Pedro Rodrigues e Angela Schanelec.

A scegliere i premiati dei Pardi di domani è stata chiamata Kiri Dalena, cineasta filippina che unisce al cinema l'impegno come attivista per i diritti umani (è co-fondatrice del collettivo Southern Tagalog Exposure). Con lei, lo scrittore e regista senegalese Mamadou, nel 2019 Pardo d'oro e Swatch First Feature Award tra i Cineasti del presente, con il primo lungometraggio 'Baamum Nafi' (Nafi’s Father). Il terzetto è completato da Claudette Godfrey, Senior Programmer al South by Southwest Festival (SXSW) di Austin, Texas. La programmazione online del concorso sarà gratuita, aperta a tutto il mondo sul sito del Locarno Film Festival ad eccezione della quasi totalità della selezione svizzera, limitata al solo territorio elvetico. Per ogni corto online saranno garantiti un massimo di 1'590 spettatori, il corrispettivo degli spettatori 'fisici' che a Locarno, ogni anno, possono assistere alle proiezioni dedicate ai corti (biglietti gratuiti da prenotarsi sul sito del Festival con 24 ore di anticipo rispetto alla proiezione online e disponibili da fine luglio). A questa nuova modalità di fruizione si affianca la classica programmazione in sala, sempre tra il 5 e il 15 agosto, con première al PalaCinema di Locarno e al PalaVideo di Muralto, e le repliche nei giorni successivi (l’elenco completo dei premi e ogni altra informazioni sui Pardi di domani su www.locarnofestival.ch).

I corti in gara

Concorso internazionale

  • 1978, di Hamza Bangash – Pakistan – 2020
  • An Act of Affection, di Viet Vu – Portogallo/Vietnam – 2020
  • Aninsri daeng (Red Aninsri; Or, Tiptoeing on the Still Trembling Berlin Wall), di Ratchapoom Boonbunchachoke – Tailandia – 2020
  • Bethlehem 2001, di Ibrahim Handal – Palestina – 2020
  • Digital Funeral: Beta Version, di Sorayos Prapapan – Tailandia – 2020
  • Ekti ekgheye film (A Boring Film), di Mahde Hasan – Bangladesh – 2020
  • Fish Bowl, di Ngabo Emmanuel – Ruanda – 2020
  • Giòng sông không nhìn thấy (The Unseen River), di Phạm Ngọc Lân – Vietnam/Laos – 2020
  • Gramercy, di Pat Heywood e Jamil McGinnis – Stati Uniti – 2019
  • Here, Here, di Joanne Cesario – Filippine – 2019
  • History of Civilization, di Zhannat Alshanova – Kazakistan – 2020
  • I ran from it and was still in it, di Darol Olu Kae – Stati Uniti – 2020
  • Icemeltland Park, di Liliana Colombo – Italia/Gran Bretagna – 2020
  • Kako sam pobedio lepak i bronzu (How I Beat Glue and Bronze), di Vladimir Vulević – Germania/Serbia – 2020
  • Life on the Horn, di Mo Harawe – Somalia/Austria/Germania – 2020
  • Memby, di Rafael Castanheira Parrode – Brasile – 2020
  • Nour (Noor), di Rim Nakhli – Tunisia – 2020
  • O Black Hole!, di Renee Zhan – Gran Bretagna – 2020
  • Pacífico Oscuro, di Camila Beltrán – Francia/Colombia – 2020
  • Parcelles S7 (Land Lot S7), di Abtin Sarabi – Senegal/Iran/Francia – 2020
  • Play Schengen, di Gunhild Enger – Norvegia – 2020
  • Retour à Toyama (Return to Toyama), di Atsushi Hirai – Francia – 2020
  • Spotted Yellow (Zarde khaldar), di Baran Sarmad – Iran – 2020
  • Statul Paralel (The Parallel State), di Octav Chelaru – Romania 2019
  • Szünet (Break), di Levente Kölcsey – Ungheria – 2020
  • Ta cong an chu lai (Cloud of the Unknown), di Gao Yuan – Cina – 2020
  • The Chicken, di Neo Sora – Stati Uniti – 2020
  • The End of Suffering (A Proposal), di Jacqueline Lentzou – Grecia – 2020
  • Thiên đường gọi tên (A Trip to Heaven), di Linh Duong – Vietnam/Singapore – 2020
  • Thoughts on the Purpose of Friendship, di Charlie Hillhouse – Australia – 2020
  • Where to Land, di Sawandi Groskind – Finlandia – 2020

Concorso svizzero

  • Bugs, di David Shongo – Repubblica Democratica del Congo/Svizzera – 2019
  • Ecorce (Peel), di Samuel Patthey e Silvain Monney – Svizzera – 2020
  • Espiritos e Rochas: um Mito Açoriano (Spirits and Rocks: an Azorean Myth), di Aylin Gökmen – Svizzera/Portogallo/Belgio/Ungheria – 2020
  • Grigio. Terra bruciata (Burnt. Land of Fire), di Ben Donateo – Svizzera/Italia – 2020
  • Lachsmänner (Salmon Men), di Veronica L. Montaño, Manuela Leuenberger e Joel Hofmann – Svizzera – 2020
  • Megamall, di Aline Schoch – Svizzera – 2020
  • Menschen am Samstag (People on Saturday), di Jonas Ulrich – Svizzera – 2020
  • Nha Mila, di Denise Fernandes – Portogallo/Svizzera – 2020
  • Push This Button If You Begin To Panic, di Gabriel Böhmer – Gran Bretagna/Svizzera – 2020
  • The De Facto Martyr Suite, di Justine de Gasquet – Svizzera – 2020
  • Trou Noir (Black Hole), di Tristan Aymon – Svizzera – 2020
  • Um Tordo Batendo As Asas Contra o Vento (A Thrush Flapping Its Wings Against the Wind), di Alexandre Haldemann – Svizzera – 2020

  

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