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Il toscano (Keystone)
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03.07.2020 - 07:340

Secondo 'Strega' per Sandro Veronesi

Già dato per superfavorito, come nel 2006 lo scrittore toscano sbanca il Premio con 'Il colibrì'

Sandro Veronesi ha vinto, con 200 voti, il suo secondo Premio Strega con 'Il colibrì' (La neve di Teseo) dato subito per superfavorito e sempre in testa durante lo spoglio. «Sto pensando alla mia famiglia, ai miei figli, a mia moglie, ai miei fratelli. Sto pensando al mio editore, a Elisabetta Sgarbi, a Umberto Eco che è stato così generoso da fondarla questa casa editrice», dice Veronesi, già vincitore del Premio Strega nel 2006 con Caos Alamo, diventato un film di Antonello Grimaldi con Nanni Moretti. «Sto pensando agli amici che mi hanno sostenuto, che hanno votato il libro. Sto pensando all'uomo nuovo, che poi è una donna. A tutte le persone nuove che ci sono e a tutte le navi in mare».

Veronesi ha voluto dedicare la vittoria a tutte queste cose, in questa edizione memorabile dello Strega, con in corsa una sestina e due titoli Einaudi ex aequo, al Museo Etrusco di Villa Giulia semi deserto, senza il grande pubblico degli anni scorsi. Un'ottantina le persone sedute ai tavoli, in una serata che ha visto il ritorno del tavolo della giuria e della mitica lavagna dove si segnano i voti sulla balconata del Ninfeo, come nelle dieci edizioni a partire dal 1953. Di vincere lo Strega due volte era successo finora solo a Paolo Volponi, nel 1965 con La macchina mondiale e nel 1991 con La strada per Roma.

«Solo l'amare, solo il conoscere conta, non l'aver amato, non l'aver conosciuto. La gente cambia, le persone cambiano. C'è un paesaggio diverso, nativi digitali che adesso leggono, che hanno un atteggiamento diverso e questo uno lo percepisce anche s equa dentro sembra che il tempo si sia fermato. Non mi ricordo nulla della prima volta, lo leggo sui libri che c'è stata una vittoria», sottolinea Veronesi della sua seconda vittoria.

È la storia di una vita intera, quella di Marco Carrera, il protagonista del romanzo di Veronesi, colpita un pò più del normale da cose dolorose. Il colibrì scende in modo potente alla radici di quell'energia che annienta e fa rinascere. Ci racconta andando avanti e indietro nel tempo la perdita e l'amore, il destino e le scelte, la ricerca di sé stessi, la psicoanalisi, i sogni, i simboli con tante suggestioni e citazioni letterarie. Al centro ci sono la famiglia, con tutte le sue mitologie. Nessuna battaglia con Gianrico Carofiglio, come si pronosticava alla vigilia, che per 'La misura del tempo' (Einaudi) in cui troviamo un Guido Guerrieri diverso in un dramma giudiziario e in un romanzo di formazione, ha avuto 132, ed è andato subito a stringere la mano a Veronesi abbracciato da Elisabetta Sgarbi, dalla moglie e da tutti gli amici tra cui Dori Ghezzi seduta al tavolo de La nave di Teseo.

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