'Mi curo con Bach'
Ognuno a casa sua
26.03.2020 - 21:320

Elisa Netzer, eremita involontaria

L'arpa, Skype, la nuova dimensione e un nuovo (vecchio) modo di ascoltare musica che, 'se fatta bene, è bella tutta' (metal compreso)

Ci siamo virtualmente autoinvitati a casa dei musicisti per capire come si può fare musica in tempi di reclusione ('Ognuno a casa sua', seconda puntata).

«Il momento è un po’ complesso. Nessuno sa quando questo stato finirà e nessuno sa in quale stato saranno le arti una volta che l’allarme sarà rientrato». Sono parole dell'arpista Elisa Netzer, messasi temporaneamente in modalità 'terrazza' (vedi foto). Le Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach, il suo preferito, devono attendere e così anche Händel, come tutte le occasioni pubbliche che l'avrebbero vista protagonista da quando l’emergenza è cominiciata e fino almeno al 14 maggio, data del concerto con l’Orchestra United Soloist all'Auditorio Stelio Moro sul quale pesano almeno un “forse” e una buona dose di “chissà”.

Sia benedetto Internet

Tiriamo a sorte tra chi deve parlare per prima, se la solista insieme al suo ricco palmarès nazionale e internazionale o l’insegnante che trasmette la propria arte alle nuove generazioni, divisa attualmente tra le scuole di Breganzona e Biasca: esce la seconda. «L’insegnamento per ora funziona, perché tutto si è spostato su Skype. Fare lezione di persona è molto meglio ma io sono di una fierezza scomposta nei riguardi dei miei allievi perché stanno reagendo benissimo».

C'entra anche il fatto che ho a che fare con un’altra generazione, quasi quasi i più piccoli mi riservano più attenzione attraverso uno schermo che all’interno di una normale lezione. Per ora funziona tutto senza eccessivi sacrifici. Temevo il peggio. Almeno l’insegnamento fino a fine semestre è assicurato, poi tutti ci auguriamo che a settembre si possa ricominciare in modo normale».

La cura Bach

La solista, invece, la vive così: «Mi piace sempre inventarmi nuovi progetti e passo il tempo a lamentarmi di non avere mai il tempo di farlo, come effettivamente è. Dopo che tutto si è fermato mi ci è voluto un attimo per riprendermi psicologicamente, cosa che immagino sia successa a tutti gli indipendenti. Ci sono appuntamenti in post-quarantena, ma non sappiamo fino a quando questa si estenderà. Difficile decidere per quale audizione, concorso, concerto mettersi a lavorare. Per il momento si cerca di fare musica telematica».

Internet, sia benedetto, è l’unico modo per assicurarsi un interplay con i colleghi musicisti. «È che siamo diventati tutti eremiti involontari e questa cosa, per un artista, anche dal punto di vista finanziario, è molto penalizzante. Dal lato artistico, mettiamola così, potrebbe essere anche una risorsa». Quella di riscoprire, per esempio, un diverso modo di ascoltare la musica. «Ho cercato d'invertire un po’ la rotta. Ho cominciato dedicandomi a Shostakovich per poi capire che non avrebbe aiutato molto il mio umore. Adesso mi sto curando con Bach. Non è tanto l’autore in sé, piuttosto il tipo di ascolto. A casa, normalmente, il tempo di ascoltare non ce l’ho, la musica l'ascolto in auto mentre corro da un luogo all’altro e non è esattamente la stessa cosa. L’essere in casa, ad assorbire musica come si faceva da piccoli, con il disco in mano, è un’esperienza che mi mancava».

Antirazzista

Stando a una vecchia intervista dei suoi giorni londinesi, nello smartphone di Elisa Netzer dovrebbero convivere ancora Rachmaninoff e il black metal, che un tempo convivevano nel suo iPod. Se mai torneremo alle nostre libertà più profondamente rock – tutti sotto il palco, pogo, stage diving, nessuna distanza sociale, anzi, il contrario – a giugno Elisa vorrebbe andare a Milano ad alzare pollice, indice e mignolo al concerto dei Foo Fighters in nome del fatto che anche un arpista può essere, a dispetto dalla generale collocazione dello strumento, una rockettara.

«Sì, io sono poco classificabile. Nel tempo libero mi divido anche tra l’hip hop e il metal. I musicisti a volte sono i primi a essere razzisti verso i generi musicali, una cosa che odio con ogni fibra del mio corpo. Quando è fatta bene, la musica è bella tutta, e ogni genere ci racconta qualcosa di diverso. Mi sembra un gran peccato limitarsi a una cosa sola o sentirsi importanti perché si è scelto il genere 'eletto dagli dei'. L’arpa mi piace quando è sognante e carina, ma ancor di più quando ha un po’ di cazzimma» (dal napoletano, “cattiveria”. Ma contenuta). www.elisanetzer.com

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