C'è Zagor in città
Culture
17.09.2019 - 11:550

Fiera del fumetto di Lugano, chi non disegna non sbaglia mai

La Torre dell'Enel, la Jaguar senza motore e altri 'Diabolici errori' mostrati nella nona edizione, al via venerdì 20 settembre al Palacongressi

Per il cinema si chiamano ‘bloopers’; per la carta stampata ‘errata corrige’; nel mondo del fumetto non c’è un nome specifico. A Lugano, le défaillance nei disegni di Tex, Martin Mystère, Zagor, Dylan Dog e Diabolik le hanno chiamate ‘Errori Diabolici’, anche titolo del tradizionale albo pubblicato appositamente per la Fiera del Fumetto, che torna con la nona edizione venerdì 20 settembre per chiudersi domenica 22 al Palacongressi. Per la felicità di Fabio Baudino (storico ideatore) e famiglia, per quella di Mario Gomboli, direttore di Astorina (Diabolik), che ha accettato la proposta di Fabio di mettere «un dito nella piaga» nella storia del fumetto, e per quella di Giovanni Boninsegni, addetto stampa della Sergio Bonelli Editore (casa di Tex), che nell’idea vede «un modo per guardare da un’altra angolazione il nostro lavoro».

La felicità, nel giorno della conferenza stampa, è anche del sindaco Borradori e di Roberto Badaracco, capodicastero Cultura, visto il coinvolgimento che non è solo fumettistico: chi paga il biglietto per Wopart, per esempio (al Centro Esposizioni dal 19 al 22 settembre), riceve uno sconto del 50 per cento per la Fiera del Fumetto, e viceversa; ma anche perché la Fiera è workshop (di venerdì, Don Alemanno spiega ‘Come si crea un fumetto’), corse di slot-car, tornei di scacchi, videogiochi, giochi da tavola e conferenze. Nella Fiera che ospita anche i ticinesi Johnny Pagani e Samuele Frasca, il grande nome è quello di Milo Manara, tra i più celebri fumettisti italiani del dopoguerra; con lui, nella conferenza di sabato alle 14.30, Alfredo Castelli (Martyn Mystère), Tanino Liberatore (Ranxerox), Silver (Lupo Alberto), Giorgio Cavazzano (Topolino). «Un tempo chi faceva fumetti si sentiva un emarginato, una sottospecie di artista. Qualcuno preferiva definirsi “Collaudatore di termometri rettali” perché gli sembrava più dignitoso», racconta Gomboli nell’ilarità generale. Oggi che Christie’s batte all’asta tavole a cifre da galleria d’arte, è tutto cambiato.

La Torre dell’Enel

«La parte errori dimostra la passione dei lettori, che non mancano di elencarceli», dice Boninsegna. Detto alla Gomboli, con tagliente ironia: «Ai nostri lettori non scappa niente: se vedono una maniglia classica che in una tavola successiva è un pomello ci scrivono “Ma com’è possibile non accorgersi!”. E noi rispondiamo sempre, “Provvederemo”, “Complimenti per l’attenzione con cui ci segue”, anche se mi verrebbe da scrivere “Ma la storia le è piaciuta oppure no!?”.

Gli errori sono in mostra e pure nell’albo, che ogni anno raggiunge quotazioni elevatissime tra i collezionisti (si trova solo qui, a fronte di ogni singolo biglietto, fino alla cinquemillesima copia disponibile). Gomboli, di errori diabolici e non, dà gustosi assaggi: «Mi viene in mente Bonvi, costretto al superlavoro da Francesconi (Giancarlo, direttore del ‘Corriere dei Ragazzi’, ndr). In un episodio delle Sturmtruppen, Franco disegnò un muro della fucilazione con scritto sopra “Francesconi sócc’mel” (un “va’ a quel paese” un po’ più colorito in dialetto bolognese, ndr). La tavola fu controllata, ma quelli del ‘Corriere’ se ne accorsero solo dopo che le prime 10mila copie erano già uscite». Ma c’è anche «quel disegnatore che della Torre Eiffel sapeva solo che era di metallo, e disegnò un traliccio dell’Enel».

La Jaguar senza motore

C’è poi l’aneddoto della Jaguar E-type: «Le sorelle Giussani (creatrici di Diabolik, ndr) erano affascinate da quell’auto per motivi puramente estetici» continua Gomboli. «Nel numero 6, mi pare, disegnano Diabolik mentre carica un cadavere nel cofano, non sapendo che il cofano della Jaguar E-type conteneva un motore 8 cilindri 3’600 di cilindrata, e dentro non ci sarebbe entrato nemmeno uno spillo di più. Erano convinte che le auto avessero tutte il motore dietro, come la loro Volkswagen». In un 1962 senza computer, per non cadere in errori marchiani, si ricorreva ad escamotage: «Vista la difficoltà di reperire la documentazione, si ambientavano le storie in Sudafrica, a Marsiglia, a Londra».

Un ultimo cenno su quel covo d’interisti che è la Fiera del Fumetto: «Ho insegnato ai miei figli a dire “Inter” prima di mamma e papà», dice il patron Fabio (la fede appare chiara). Altri nerazzurri arriveranno, stracittadina contro il Milan permettendo: di certo c’è che di sabato alle 11 parlerà Evaristo Beccalossi, uno per il quale gli errori (due rigori sbagliati in una notte sola) sono diventati ‘Ode’

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