laRegione
irvine-welsh-a-bellinzona-le-culture-della-droga-parte-ii
Welsh è ospite del festival Babel che si tiene dal 12 al 15 settembre a Bellinzona
ULTIME NOTIZIE Culture
Spettacoli
26 min

Castellinaria, Cristiana Giaccardi è la nuova direttrice operativa

Giaccardi, già responsabile della programmazione del Festival del cinema giovane di Bellinzona, affiancherà il direttore artistico Giancarlo Zappoli
Culture
2 ore

Plantu, storico disegnatore, lascia Le Monde

Dopo cinquant'anni di collaborazione in prima pagina. Il caso della vignetta sull'incesto del collega Gorce 'non c'entra'
Spettacoli
6 ore

Vanno all'asta i gioielli di Franca Valeri, signorina snob

Per la casa d'asta Christie's 'è un orgoglio poter essere scelti per la vendita di gioielli di un personaggio così iconico per l'Italia'.
Arte
21 ore

Covid, Art Basel spostata a settembre

La grande fiera dell'arte ha deciso di rimandare di qualche mese la sua edizione 2021
Spettacoli
22 ore

Addio a Juan Carlos Tabio, sorriso serio del cinema cubano

Morto nei giorni scorsi, il regista e sceneggiatore è stato più di ogni altro autentico testimone di un’epoca
Rock e Brexit
1 gior

‘Won’t get fooled again’, la musica contro Boris Johnson

Sting, Elton, Ed Sheeran, e anche il pro-Brexit Roger Daltrey (The Who) contro i visti per suonare in Europa. Ne parliamo con due inglesi del settore.
Archeologia
1 gior

'Cristo figlio di Maria': antica lastra affiora in Galilea

La scritta risale a 1500 anni fa. È stata trovata durante gli scavi archeologici condotti nel piccolo villaggio di Taibe
Società
1 gior

Il New York Times online spegne 25 candeline

'Per allargare il pubblico e creare opportunità nell'industria dei media elettronici', si leggeva il 22 gennaio del '96 a pagina 7 del cartaceo
Libri
1 gior

Nessuno ha venduto più libri di James Patterson

84 milioni di unità in formato cartaceo ed e-book: è l'autore più venduto al mondo nell'ultimo decennio.
Musica
1 gior

Osi: annullato Ogrintchouk, il 28 gennaio Maurice Steger

Giovedì 21 gennaio, al posto del Play&Conduct dell'oboista russo, ReteDue trasmette il meglio di ‘Osi in Auditorio’. Si riprenderà all'insegna del flauto.
Culture
2 gior

Joker: il lockdown, il dolore, l'amore

Storia di un mal de vivre e di due ragazzini lombardi in cerca di un sorriso 'non convenzionale'.
Musica
2 gior

Sanremo avanti tutta, e col pubblico all'Ariston

Confermato a marzo, ma sembra tramontare l'idea della nave. L'idea di una platea di operatori sanitari già vaccinati al vaglio degli organizzatori
Cinema
2 gior

Al via Soletta, dove il cinema è molto ticinese

Iniziano domani, mercoledì 20 gennaio, le Giornate cinematografiche n.56. L'apertura è affidata ad ‘Atlas’ di Niccolò Castelli (anche su La2).
Musica
2 gior

900presente, l'Oriente Immaginario è in streaming

Domenica 24 gennaio alle 20.30. Senza pubblico, dall'Auditorio Stelio Molo di Lugano, in live streaming e in diretta su Rete Due.
Arte
2 gior

WopArt 'Virtual Fair', i numeri del gradimento

Successo di pubblico, vendite e trattative per l'edizione 2020 della fiera luganese dedicata alle opere su carta, svoltasi in forma digitale
Scienze
3 gior

Si chiama Wasp-107b, è il pianeta 'di zucchero filato'

Individuato alla distanza di 212 anni luce, il pianeta dimostra per la prima volta che i pianeti gassosi si formano più facilmente del previsto.
Spettacoli
3 gior

JazzAscona guarda a New Orleans e al 24 giugno-3 luglio

La speranza, scrivono gli organizzatori, è dar vita a un festival completo e proporre il programma pensato per il 2020
Libri
3 gior

'Mein Kampf' esce in Polonia, l'editore: 'Omaggio alle vittime'

La critica insorge. Per Zbigniew Czerwinski, invece, è 'un monito a quanto sia facile smantellare la democrazia e costruire una dittatura in modo invisibile'.
Culture
4 gior

Demo dei Radiohead all'asta a Londra

Con etichetta scritta a mano dal frontman Thom Yorke, conterrebbe tre inediti, risalenti ai tempi in cui la band si faceva chiamare On A Friday
Scienze
4 gior

Virgin Orbit, l'aereo che manda in orbita il razzo

Per la prima volta nella storia, il lancio avviene dall'ala di un velivolo, un Boeing 747, aprendo all'invio nello spazio 'low cost' dei satelliti
Video
Musica
4 gior

Wagner, revolver e muri del suono: è morto Phil Spector

In carcere per omicidio, inventò il 'Wall of Sound'. Dalle Crystals alle Ronettes, dai Beatles agli ex Beatles, da Cohen ai Ramones, influenzò Springsteen.
Scienze
4 gior

In Cina, boom dei servizi tramite droni nel 2020

Il Paese ha aumentato l'uso dei droni in vari campi come agricoltura e protezione dell'ambiente, anche per precipitazioni artificiali
Spettacoli
4 gior

I nuovi sguardi della critica cinematografica, oltre le stelline

Anita Hugi, direttrice delle Giornate cinematografiche di Soletta: “I critici non sono personal shopper”
Spettacoli
5 gior

Oscar, la short list per i film stranieri passa a 15

Record di candidature per il miglior film non in lingua inglese. Secondo Variety sono ben 93 e la lista che anticipa le candidatura passa da 10 a 15
Culture
5 gior

Sorellanza e Storia nel tempo di Silvia Ricci Lempen

Intervista con la vincitrice, con il romanzo in italiano e in francese ‘I sogni di Anna’/‘Les rêves d’Anna’, di uno dei Premi svizzeri di letteratura
Culture
5 gior

Giorgio Rosa e l'isola che non c'è... più

Nel marzo del 2016, prima della morte dell'ingegnere, prima che Elio Germano ne indossasse i panni per Netflix, laRegione lo aveva intervistato
Netflix
6 gior

Si chiama ‘SanPa’, ma poteva chiamarsi ‘VinCe’

È la storia di San Patrignano o solo quella del suo fondatore Vincenzo Muccioli? Tra sostenitori delle luci e scopritori di ombre, c'è un'Italia divisa
(Aspettando) Generi di conforto
6 gior

Tom Waits, canto primigenio del nostro essere uomini

Dall'archivio di un appassionato di musica: Tom Waits, 'Innocent When You Dream', 1995
Società
6 gior

La pandemia e la disparità tra luoghi di culto e luoghi di cultura

Con una lettera al consigliere federale Berset, i Liberi pensatori chiedono conto del trattamento differenziato di cui gode la chiesa, esentata dalle misure di protezione
Spettacoli
6 gior

Cinema, Bong Joon-ho nella giuria di Venezia

Il regista di ‘Parasite’ sarà il presidente della giuria internazionale della 78ª Mostra internazionale dell'arte cinematografica di Venezia
Culture
14.09.2019 - 17:350

Irvine Welsh a Bellinzona, 'Le culture della droga' (parte II)

In collaborazione con il festival Babel pubblichiamo, in due parti, il testo di Welsh dedicato a come è cambiata la cultura della droga da ‘Trainspotting’ a ‘Porno’

Se ripercorro grossomodo gli anni che ho vissuto io, ricordo che gli hippy avevano la loro erba, i punk le loro anfetamine e i loro beveroni, i pochi beatnik che venivano dai sobborghi di periferia preferivano l’eroina, i raver le loro chicche, gli yuppie la coca, i poveracci il crack, e il resto si ubriacava. Ora che invece sono tutti consumatori, ognuno sceglie quello che gli serve in base alla serata che lo attende. Attualmente, l’offerta dipende dalla disponibilità, dai «soci», dagli stili di vita (e di questi ne possiamo avere tanti, tutti quelli che riusciamo a permetterci), dall’immagine che ognuno ha di sé, e anche questa è flessibile. In breve, le tendenze dei consumatori di droga rispecchiano, e al contempo senza dubbio influenzano, quello che succede nel resto della società. Sostanze che un tempo erano considerate elitarie e di un certo prestigio, ora sono di uso comune a ogni livello sociale. Oggi gli ultrà del calcio consumano forse più coca degli yuppie, il prezzo di un grammo è sceso da cento a circa quaranta sterline nel giro di pochi anni. E molti di questi ultrà ora addirittura disprezzano l’ecstasy perché a un paio di sterline a botta non può certo essere all’altezza, roba da ragazzini. Molti giovani borghesi sembrano imitare il proletariato nel modo di parlare e di vestire, mentre la gente di umili origini fa l’esatto contrario e adotta i vecchi modelli di successo cospicuo, il che naturalmente significa consumo cospicuo. Una decina di anni fa, se vedevi una limousine accostare in una strada di Londra ti voltavi a guardare chi fosse la rockstar di turno strafatta di coca che ne usciva barcollando con una bottiglia di champagne in mano. Ora è molto più facile che da una limo scenda un gruppo di amiche di Dagenham dirette a un addio al nubilato.

Ai tempi di Trainspotting di solito ti facevi con le stesse cose che prendevano i tuoi amici. Insomma, senza girarci tanto intorno, se bevevano Pimm’s a una festa in giardino, ti passavano il bicchiere. Se bevevano pinte di lager, tu facevi lo stesso. Se erano tipi da scatenarsi a un rave con l’ecstasy, lo avresti sicuramente provato anche tu. Se li trovavi seduti in un appartamento squallido con un ago piantato nel braccio, le probabilità che ti beccassero nello stesso stato aumentavano esponenzialmente. Quando però la cultura era ancora cultura, un vero punk non avrebbe mai fumato l’erba di un hippy, e un raver avrebbe disprezzato quella droga violenta e da vecchi che è l’alcol. Non ti saresti mai immaginato di incontrare un gruppo di tifosi dello Stoke City in un covo di cocainomani del Lower East Side di New York, com’è accaduto a me qualche tempo fa. È questo che succede ora, e c’è da aspettarsi proprio di tutto, gruppi di simili che con le droghe hanno un rapporto paragonabile a quello tra la pubblicità e i cibi preconfezionati e malsani che consumiamo in quantità sempre più industriali. Il problema, naturalmente, è che le droghe adesso le trovi ovunque, e non solo nell’underground, nella clandestinità dove dovrebbero stare, perché la clandestinità non esiste più. Si adegua quasi subito al mercato dominante, non appena è consapevole di sé. Così le droghe non rimangono più nella loro cultura o sottocultura.

Quando la musica house è uscita in superficie e è diventata «overground», le megadiscoteche hanno assunto il controllo e hanno involontariamente esportato la cultura del consumo di droga nell’intrattenimento mainstream. Ogni spot televisivo che mostra dei ragazzini con gli occhi di fuori che si dimenano in pista al ritmo dell’ultima compilation di musica dance di Ibiza è, a tutti gli effetti, propaganda per l’ecstasy, la cocaina e le altre droghe. Pubblicità, film e televisione sono ormai saturi di immagini «da sballo». Nel caso specifico, il suggerimento che arriva è che il prodotto pubblicizzato possiede proprietà di alterazione mentale o poteri sensibilizzanti, nonostante il principio attivo sia solo la caffeina. Red Bull, Tango e Coca Cola sono pertanto destinate a deludere chi cerca le «ali» o quella botta davvero esplosiva. Non c’è da meravigliarsi se la gente poi passa alla svelta alla «roba vera». Oggi le persone consumano più droghe, ne provano di tutti i tipi e cominciano in età sempre più giovane, forse solo perché sono lì e possono permetterselo. E finisce che dei bambini piccoli muoiono per avere ingoiato una pasta di ecstasy trovata in casa. A una sterlina l’una, rispetto alle quindici di dieci anni fa, se ti cade per terra mentre tiri fuori di tasca un fazzoletto, non ci fai nemmeno caso. Questo genere di cose non sono mai accadute quando le pasticche stavano al sicuro al loro posto – «nella cultura». Ora che sono uscite dalla cultura e si trovano ovunque, l’ultimo metodo efficace per controllarle è svanito. Le sottoculture fornivano un contesto o un’ideologia – l’abito mentale di essere un «fuorilegge» – a gran parte delle trasgressioni dalla società convenzionale. Il più delle volte era un atteggiamento innocuo, immaginario, e forse pure politicamente conservatore, perfettamente riassunto nello slogan autolesionistico «la rivoluzione comincia dopo l’orario di chiusura». Comunque sia, la posa del ribelle, da James Dean a Che Guevara, aiuta molto a piazzare il prodotto nel mercato giovanile. Oggi tutti si presentano dentro a un involucro trasgressivo, persino i «cani sciolti» holliwoodiani, eroi tipicamente americani che vogliono solo prendere a calci nel sedere i comunisti o gli arabi affinché i buoni provinciali possano dormire sonni tranquilli nelle loro casette. L’ironia è che la trasgressione autentica è meno tollerata che mai. Oggi è anche molto più difficile trasgredire in modo rilevante, perché è quasi impossibile trovare un gruppo in cui farlo possa diventare un punto di riferimento. Come società, sembriamo più socialmente proscritti e monolitici che mai, la nostra libertà converge sempre più verso il nostro potere d’acquisto. Le ultime vere culture giovanili britanniche sono state quelle dei raver e dei football casuals, che hanno concluso la lunga serie iniziata con i teddy boy. Queste sono anche state le due culture giovanili che hanno verosimilmente provocato la risposta più risoluta da parte dello stato, dalle operazioni di polizia sotto copertura negli ambienti calcistici al Criminal Justice Bill. È più dura essere legati a una cultura adesso, e quindi i giovani di solito evitano di farlo. Ciò a cui sono legati è invece il mercato globale, che garantisce che lo stesso hip-hop in voga a Brooklyn possa essere contemporaneamente ascoltato anche a Brixton. Alle gang di giovani asiatici di Bradford non interessano le culture dei loro genitori o quelle britanniche dominanti nel luogo in cui vivono. Loro ascoltano l’hiphop e il rap dei neri alienati di South Los Angeles e Compton. E lo stesso fanno i ricchi fricchettoni bianchi del West End londinese. Ora puoi essere punk una volta alla settimana, mod il giorno dopo e casual nel weekend. Tutto quello che ti serve, è una carta di credito per comprare i vestiti giusti e la musica del caso. E un bel mucchio di contanti per la droga. Quello che non avrai sarà un drappello di anime affini che popolano con fervore uno scenario tutto loro, contente di essere qualcosa di diverso, separato da tutto il resto. Quel qualcosa era la sensazione, o anche la falsa presunzione, di far parte di una cultura fuorilegge. Tutto questo è morto nell’era di Porno. E quindi gli sballi cercati diventano vuoti, disperati, più edonistici e meno sociali, non sono più parte di niente. Dai bambini selvaggi dei sobborghi degradati agli operatori finanziari triviali e «puttanieri» dei quartieri alti, oggi siamo tutti consumatori.

Nell’era di Trainspotting, quelli che riuscivano a non morire e a non finire in prigione o internati, di solito mettevano la testa a posto. Diventavano compagni amorevoli, genitori coscienziosi e lavoratori diligenti. Per lo più smettevano di essere raver o discotecari o tifosi teppisti. Ma adesso il mondo è dei consumatori, e non finiremo mai di essere consumatori. Ci viene costantemente ripetuto che dobbiamo averlo, e averlo subito. Che sia per confermare la gioia o per fuggire dagli orrori del vivere, non smetteremo mai di consumare droga, mai, perché l’offerta è infinita, e l’unica cosa diversa che c’è rispetto alla Chicago proibizionista degli anni Trenta, è che il menu è stato ampliato. Le chiamano «scelte del consumatore». Nel mondo occidentale abbiamo bene o male accettato l’intossicazione come un diritto umano fondamentale. Produciamo, vendiamo, commercializziamo e pubblicizziamo prodotti pensati e realizzati solo per fare impazzire la gente. Avendo di fatto riconosciuto questo diritto, sembra il colmo che lo stato-balia venga a dire quali particolari sostanze possano o non possano essere considerate strumenti legittimi per raggiungere lo scopo. Soprattutto quando il sistema legale riconosciuto sembra essere disperatamente irrazionale e incredibilmente prevenuto, dal punto di vista culturale, e incidere pochissimo sui veri problemi che riguardano la valutazione delle droghe: danni immediati e prolungati alla salute, effetti sulla società, e potenziale assuefazione.

È ovvio che le droghe sono pericolose ma questa loro caratteristica di per sé basta appena a renderle evidenti tra le nostre dipendenze moderne. Sappiamo che gli hamburger venduti dalle grandi catene di fast food sono invasi da batteri fecali e infettati da mangimi per animali malati, non adatti ai ruminanti. Eppure continuiamo a mangiarli, soprattutto perché hanno un buon sapore, e sono così buoni perché sono saturi di aromi artificiali prodotti dall’industria del New Jersey Turnpike. Continuiamo a esercitare in modo negativo la nostra libertà di scelta, anche quando il risultato, come società, è una popolazione più grassa e meno sana. Sappiamo bene che i bambini sviluppano una dipendenza verso i cibi grassi che alla lunga avrà un effetto deleterio. Ciononostante, consentiamo a quei prodotti nocivi di essere pubblicizzati, consapevoli del fatto che molti bambini diventeranno obesi e moriranno in giovane età di malattie cardiovascolari dovute all’ingestione prolungata di queste porcherie. Il modello di sviluppo primario della globalizzazione è quello americano del motore a combustione interna, del calo del prezzo del petrolio, delle autostrade, dei fast food, delle scarse opportunità educative degli addetti al terziario, del low-cost e dei salari da fame. E questo succede in una società post-democratica depoliticizzata e despiritualizzata, dove un’industria della comunicazione trivialista e sensazionalista ci spinge di continuo a non rimandare mai la gratificazione. Se consideriamo tutto questo, allora l’aumento della criminalità, dell’uso delle armi e del consumo sfrenato di tutto quello che crediamo necessario e di cui siamo insaziabili, incluse le droghe, ci apparirà inevitabile.

2 – fine

© Regiopress, All rights reserved