Culture
25.06.2019 - 06:000

Boggini si (ci) regala Boltro

JazzAscona, il nuovo album dal vivo in sestetto con il trombettista italiano

«Che sorpresa. Invece di un’altra stilografica, e altre cravatte da ammucchiare…». Trovare il regalo giusto per un musicista quando arriva il giorno del suo compleanno non è cosa semplice. Nemmeno regalandogli un disco si va sul sicuro, sperando di trovarne uno che non abbia ancora ascoltato. Ma se il disco in questione è ancora da registrare, allora le cose cambiano.

‘Fil rouge’, il nuovo album di Danilo Boggini, si deve a un’idea della moglie Cristina. Fu lei, poco più di un anno fa, a confezionargli una specie di torta a sorpresa con dentro gli amici musicisti, uno studio di registrazione col fonico pronto a schiacciare ‘Rec’, un paio di arrangiamenti già scritti, un grafico e un fotografo. E, ciliegina sulla torta, Flavio Boltro in carne ed ossa. «Un solista straordinario» racconta alla ‘Regione’ Boggini ricostruendo la genesi di quest’opera, presentata per il gran finale di JazzAscona 2019, il prossimo 29 giugno (Stage Elvezia, ore 20.30, con il sostegno di Coop Cultura).
«Mesi prima che tutto succedesse, seduti a tavola, mia moglie mi chiese “ma se tu dovessi fare un disco con un trombettista, chi vorresti?”. Io risposi, scherzando, “Clifford Brown o Lee Morgan”, non fosse che sono morti cinquant’anni fa. “Ma tu Flavio Boltro lo conosci?”, disse lei. Io risposi “certo, è uno dei musicisti che mi hanno segnato”. Non avevo capito cosa ci fosse sotto…».

Nel parlare di Boltro, Boggini ricorda le collaborazioni del trombettista «con Petrucciani, Cedar Walton, Freddie Hubbard, da questo si può capire che ho avuto l’onore di avere nel mio disco un mostro sacro. E, sia chiaro, avrei usato lo stesso sostantivo anche prima del disco». Ma dell’italiano elogia pure l’essersi speso tanto per ‘Fil rouge’, «cercando sul suo strumento il suono perfetto e chiedendoci di essere coinvolto quando sarebbe arrivato il concerto». Quale occasione migliore di JazzAscona, «un festival al quale sono molto legato e che ho frequentato anche come spettatore, oltre che da musicista. Un clima, un’intimità speciali. La gente è lì per ascoltare musica, non per fare altro».

La sottile linea rossa

Nove tracce a specchio, ‘Fil rouge’ è il filo rosso che cuce un’intera carriera. «Un percorso – spiega Boggini – attraverso brani miei nati in particolar modo per spettacoli teatrali, dunque inediti se non apparsi in dischi di Ferruccio Cainero come musica di scena». Un racconto che si può leggere partendo dall’inizio o dalla fine, dalle tracce 1 e 9 «alla Galliano», ‘Ca du gress’ e ‘Le magicien’, per addentrarsi (tracce 2 e 8) con ‘Peppino’ e ‘Pirandello Pipistrello’, il Boggini arrangiato da Michael Fleiner; l’omaggio al soul e al rock occupa le tracce 3 e 7 con ‘Walk on by’ di Bacharach e ‘Here comes the sun’ di George Harrison («“Se dovessi incidere un brano dei Beatles?”, mi chiese quella sera mia moglie? Io dissi ‘Here comes the sun’, e così mi ritrovai l’arrangiamento pronto di Luca Missiti»). Il tributo a Chick Corea e Pat Metheny («due dei punti di riferimento della mia formazione jazzistica») sono in ‘Folk song’ e ‘Question and answer’, tracce 4 e 6. Tutto confluisce verso la traccia 5, ‘For my friends’, brano che omaggia «chi, con entusiasmo, ha partecipato», ovvero la cerchia di amici qui circoscritta a chi ha lavorato al disco, ma che il fisarmonicista autorizza ad estendere alla lunga lista di musicisti incontrati in carriera.

Protagonista, o un passo indietro

«Credo di non essermi mai risparmiato nulla», dice Boggini a proposito di uno strumento, il suo, che per vastità di applicazioni compare tanto nella musica colta quanto in quella popolare. «Mi piace anche la musica più popolare. In questo momento sto lavorando con il Teatro dei Fauni, mi confronto con i canti lombardi, cose che risalgono alla notte dei tempi».

E stare un passo indietro, calato nella musica dei cantautori, non è mai stato un problema. «Con loro mi trovo bene. Sia la mia tesi di laurea che il dottorato, non a caso, erano incentrati sul rapporto tra musica e testo. Mi piace questo tipo di dialogo nel quale non sono io il protagonista».
I nomi sono svizzeri – «con Marco Zappa ho suonato otto anni, lego al suo nome il momento in cui per me suonare è diventato una professione» – e italiani: «Con Giorgio Conte, agli inizi, forse è durata troppo poco per costruire un feeling. Con Van De Sfroos, personaggio interessante, mi sono sentito più un turnista. Con Claudio Sanfilippo, invece, c’è un rapporto speciale. In questo momento si sta pensando a un disco su Nanni Svampa, suo caro amico».

Tullio Ricci al sax, Danilo Moccia al trombone, Michael Fleiner al piano, Marco Ricci al basso, Mauro Pesenti alla batteria, Flavio Boltro alla tromba. È questo il sestetto che affiancherà Danilo Boggini a JazzAscona, per suonare l’intero ‘Fil rouge’ con l’aggiunta di altri tre brani e un quarto di Boltro, tutti arrangiati dal fisarmonicista. «Si lavorerà sempre con 3 fiati, gli arrangiamenti sono abbastanza complessi. A mia memoria, una formazione in cui la fisarmonica è accompagnata da una sezione fiati, alla Jazz Messengers, è almeno originale. C’è Boltro, credo proprio che sarà un bel concerto».

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