‘Scrivo per i bambini perché come loro non ho nulla di cui vergognarmi’ (Ti-Press/Golay)
Culture
15.05.2019 - 08:110

Le passioni di Sepúlveda

Dall’origine della gabbianella e del gatto all’ammirazione per Greta Thunberg passando per il Cile, il calcio e la poesia, i ricordi di un grande autore

«Nel 1962 il Cile ospitò il Campionato del mondo di calcio. Avevo 13 anni e fui invitato al compleanno della ragazza più bella che avessi mai visto. Mi ci vollero parecchie settimane per raccogliere gli autografi di tutti i calciatori su una foto della Nazionale cilena che fui orgoglioso di offrire alla ragazzina durante la festa. Lei prese la cartolina con due sole dita, come fosse un topo morto, e mi fulminò: “Non mi interessa il fútbol, preferisco la poesia”. Credo che quel giorno il Cile perse un grande centravanti, ma forse la lettura guadagnò uno scrittore».

Si è presentato così Luis Sepúlveda al pubblico accorso lunedì sera nell’Auditorio Stelio Molo della Rsi, riempito in ogni ordine di posti. Lui che ha conosciuto la ferocia del golpe dell’11 settembre 1973 (membro della scorta personale di Salvador Allende, fu poi incarcerato, torturato, costretto all’esilio – durato oltre 30 anni – e privato della nazionalità), che conta molti suoi cari amici tra i 30mila desaparecidos e certo ha vissuto altre esperienze drammatiche, non ha mancato di accompagnare i suoi ricordi e la sua testimonianza con una buona dose di ironia. Oggi autore tra i più popolari del mondo (i suoi libri sono tradotti in oltre 50 lingue), dice di essere diventato scrittore quasi per caso. O meglio per una serie di coincidenze. Dapprima il rigore e la disciplina del liceo pubblico che frequentava: «All’inizio dell’anno scolastico, il preside ci mostrò la foto dei dieci presidenti che il Cile aveva sino allora avuto. Nove di questi erano usciti da quelle aule in cui stavo entrando. Da lì nacque la mia passione per la scuola pubblica, ma quella rivelazione fu uno stimolo incredibile: se non mi fossi impegnato a fondo quale studente, mi sarei sentito un traditore della Patria!». A 14 anni, aggiunge, avevo già letto tutto Salgari e buona parte di Jules Verne («ma il mio preferito resta Cervantes col suo ‘Don Quichote’»).

Il suo Cile, quello che ricorda, era un Paese dove non mancava mai la solidarietà verso i più deboli. Era normale che i vicini di una famiglia povera raccogliessero i soldi necessari per comprare libri e altro materiale scolastico. «Ogni 5 o 7 anni il Cile viene colpito da una calamità: terremoto e tsunami distruggono tutto e bisogna ripartire. Forse la solidarietà nasce dal bisogno di unirsi per risollevarsi, per ricominciare daccapo. Allende ci insegnò come fare di questa innata solidarietà una nuova forma di governo con un’opera forse più pedagogica che politica». Esordisce a 40 anni con ‘Il vecchio che leggeva romanzi d’amore’, frutto di una sua esperienza nella foresta amazzonica e in cui si mescolano già quelli che saranno i suoi centri d’interesse: l’avventura e la politica, il viaggio e l’utopia, l’amore («parola così simile a umore») e l’impegno.

Curiosa l’origine del suo libro forse più fortunato, ‘La gabbianella e il gatto che le insegnò a volare’. Viveva ad Amburgo e volle leggere i libri destinati a suo figlio: «Fue horrible! Ai bambini che sono surrealisti pieni di immaginazione venivano dati in pasto testi privi d’ogni fantasia e pensai che questi piccoli meritavano ben altro». Ma l’episodio scatenante lo visse, sempre con suo figlio, al porto della città anseatica. «C’era un pellicano che aveva già in bocca un povero micio. Ci precipitammo e salvammo il gatto dal suo destino. Lo portammo a casa, lo battezzammo Zorba (come il personaggio pieno di esuberanti passioni del libro di Nikos Kazantzakis) e divenne non solo l’idolo di tutta la famiglia, ma pure il protagonista delle storie che raccontavo la sera ai miei figli». Ogni tanto questi storcevano il naso, costringendo il povero Luis a cambiare canovaccio. «Ma la difficoltà maggiore – confessa – fu quella di inserire nel racconto personaggi immaginari con valori veri, la solidarietà». Impegnato per anni sulla Rainbow Warrior, la nave di Greenpeace («riuscimmo a strappare una moratoria sulla caccia alle balene»), Sepúlveda ha oggi parole d’ammirazione per Greta Thunberg, «meravigliosa ragazzina».

Perla finale: «Posso scrivere per i bambini perché come loro non ho nulla di cui vergognarmi». Hasta la victoria, señor Sepúlveda!

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