Culture
09.03.2019 - 14:450

Lo spazio infinito della letteratura

Intervista a Fabiano Alborghetti, presidente della Casa della Letteratura che aprirà il 30 marzo a Lugano

Nei suoi Statuti si legge che la lingua è da intendersi “come fondamento del pensiero e dell’agire sociale”. Dunque, a questo patrimonio condiviso di sapere e di visioni, si è deciso di dedicare anche nella Svizzera italiana una Casa, “nella quale confluiscano e dalla quale si diramino tutte le istanze della parola parlata e scritta”. È la Casa della Letteratura, che aprirà a Villa Saroli a Lugano sabato 30 marzo. Nel suo sito (casadellaletteratura.ch) si può trovare il programma del primo pomeriggio di letture e incontri, con Alberto Nessi, Fabio Pusterla, Leo Tuor, Jérôme Meizos, Prisca Agustoni, Pietro de Marchi e Antonio Rossi.

Quella di Lugano sarà la sesta Casa della Letteratura in Svizzera, la prima in quella italiana. L’impulso decisivo, subito sostenuto a livello federale, è venuto nel 2016 dall’Associazione autrici e autori della Svizzera (AdS). Come ci dice il suo presidente Fabiano Alborghetti, l’obiettivo ora è quello di tessere una “rete” o gettare dei “ponti” che da un lato facciano dialogare la Casa con gli altri enti e luoghi che in questa regione promuovono la lettura, dall’altra la eleggano a spazio privilegiato di interazione con realtà analoghe in Svizzera e in Italia. Al centro, però, sta la missione di valorizzare su più livelli lingua e letteratura italiane, in un Paese in cui esse sono regolarmente chiamate a riaffermare il proprio ruolo. Per capire meglio come si intenda percorrere questa strada, abbiamo rivolto qualche domanda a Fabiano Alborghetti.

Quali le ragioni per cui si è ritenuto utile, opportuno, necessario aprire una Casa della Letteratura in Ticino?
L’idea nasce a fine 2016 dopo uno studio sul territorio fatto dall’AdS: se molto già esiste, lo spazio temporale è limitato al singolo evento o al fine settimana di un festival. L’apertura è quindi guidata non da una presenza ma da una mancanza: offrire nell’intero arco dell’anno una serie di incontri, temi o autori altrimenti assenti per molteplici ragioni. In aggiunta, spesso non si includono regioni dove l’italiano gioca un ruolo fondamentale – penso ai Grigioni e al Vallese – territori di confine non solo geografico ma anche linguistico. Noi abbiamo voluto rinforzare uno sfilacciamento.

In che termini esperienze analoghe nel resto della Svizzera possono essere definite di ‘successo’?
Le altre Case sono un luogo aggregativo e poliedrico. Hanno moltiplicato l’offerta culturale senza nulla togliere a quanto già sul territorio. Hanno un pubblico fidelizzato a discipline diverse e differenti sono le fasce d’età. Della scelta dei nostri autori è responsabile una commissione di programmazione prestigiosa; un nome su tutti è Fabio Pusterla. Al pari delle altre Case, offriamo una gamma di voci e stili la più ampia possibile. Ogni scelta è degna del tempo che uno spettatore ideale vorrà spendere uscendo di casa per venire ad ascoltare. Abbiamo introdotto un biglietto d’ingresso per alcuni eventi: un prezzo risibile e più simbolico che tangibile (come una bevanda al bar), ma un gesto economico importante per affermare l’equità e l’importanza delle arti nella vita sociale. In altri contesti (concerti, spettacoli) è normale pagare un biglietto d’ingresso riconoscendo la qualità dell’artista; qui si tratterà di scrittori. Saremo un luogo di scambio, scoperta e interazione personale.

Quali sono i compiti fondamentali che caratterizzano una Casa della Letteratura? In cosa si distingue da ciò che già fanno le Biblioteche cantonali e tutti i ritrovi o eventi che promuovono la letteratura?
Il mandato è l’essere un collegamento per tutte le attività legate alla lingua e letteratura, sia per mezzo di presentazioni di opere quanto verso attività formative, dibattiti o sostegno ai giovani talenti; una direzione fondamentale è diventare una rete di realtà esistenti per rimandarle verso le altre aree linguistiche della Svizzera, creando scambi: non l’ottica dell’‘ognuno fa da sé’, ma una matrice popolata da molti. Non mi focalizzerei soltanto su quanto avverrà tra le mura di casa, intendendo sia quelle dello spazio che gestiamo quanto quello cantonale, ma all’aprire lo sguardo: cooperazione con altre realtà letterarie italofone (Ticino, Grigioni, Vallese) come l’essere un ponte verso la vicina Italia e per la Svizzera.

Appunto, la Casa della Letteratura sarà anche un luogo di formazione: in quali modi?
Abbiamo vari programmi, che inizieranno dal 2020. La poesia, incontrando autori viventi o letterature lontanissime; l’infanzia, la terza età, laboratori di traduzione interfacciandosi con realtà sia locali che ‘extra muros’. Occorre tempo e i passi devono essere tanto cauti quanto ponderati. Non possiamo improvvisare, ogni progetto deve essere curato.

Quale sarà, e come verrà coltivato, lo spazio dedicato ai ragazzi e alla letteratura che a loro si rivolge?
Spesso riteniamo che per l’infanzia l’unica via sia la dimensione ludica. La parte giocosa è importante ma non sottovalutiamo bambini e ragazzi: sono capaci di percorsi di una tale ampiezza che chiuderli in attività di solo svago significa sprecare opportunità ben più vaste. La letteratura è quel luogo dove le esperienze personali si sovrappongono alla dimensione più immaginativa: l’unione dei poli porta ad una più cosciente decodifica della vita stessa, per la quale i ragazzi si preparano e alla quale vengono preparati. È ingiusto e sacrilego pensare di poter sottovalutare o confinare i giovanissimi. In concreto, avremo laboratori di creazione, circoli di lettura per confrontarsi su libri amati e da scoprire, azioni di ascolto o performative, il piccolo teatro letterario. Come detto: un passo alla volta.

Che cosa si aspetta il presidente, poeta, lettore?
Come presidente spero da un lato di continuare a collaborare con la squadra che ha creato questo progetto e con la commissione di programmazione che ne popola il programma, ma soprattutto di vedere un pubblico curioso, contento e di ritorno, evento dopo evento, anche laddove ci si confronta con argomenti nuovi o scrittori avvicinati per la prima volta. Da poeta spero di poter ospitare poeti e scrittori, conosciuti e sconosciuti perché quello che mi aspetto davvero, e qui entra in gioco il lettore, è di essere sorpreso e guidato verso qualcosa che non mi sarei mai aspettato: dalle parole di un saggista, di un romanziere o proprio di un poeta, spero di poter entrare tra le mura di una Casa e scoprire di abitare uno spazio infinito.

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