Gagnon (Archivio Ti-Press)
L'intervista
10.10.2018 - 06:000

L’amarezza del direttore del Lac

Michel Gagnon racconta la delusione per le polemiche. E spiega come funziona il centro culturale e perché non è possibile accontentare Finzi Pasca

«È arrivato, per me, il momento di parlare». È teso, Michel Gagnon, quando ci accoglie nel suo ufficio. Non per rabbia o nervosismo: la sua è più amarezza, delusione. Per la polemica con la Compagnia Finzi Pasca, certo, ma non solo: non è infatti il primo attacco che subiscono lui e il centro culturale. «Sono qui da quattro anni, il Lac è aperto da tre e, nonostante i successi, ogni due-tre mesi ce n’è una: adesso Finzi Pasca, prima le commesse pubbliche…».

È arrivato, quindi, il momento di parlare. Lunedì, durante la conferenza stampa della compagnia – organizzata per presentare lo spettacolo ‘Donka’, ma durante la quale si è prevedibilmente discusso, e anche molto, degli spazi che la compagnia ha al Lac –, Gagnon era infatti rimasto in silenzio. «Non era la sede opportuna: non mi pareva il caso di parlare, lì, di temi complessi come la gestione di un centro culturale; e poi non volevo che sembrasse un attacco a Finzi Pasca: non è mia intenzione attaccare lui e la compagnia».

Ecco, inizierei da qui. Quanto è importante la Compagnia Finzi Pasca? La volete, al Lac?

Assolutamente. La compagnia è molto importante e il mio compito è creare le condizioni migliori affinché la compagnia possa creare al Lac. Le condizioni migliori possibili, con le risorse a disposizione.

È possibile un Lac senza Finzi Pasca?

Sarebbe un peccato, un grosso peccato. Poi tutto è possibile: certamente riempire la stagione teatrale non sarebbe un problema, ma avere una compagnia residente fa parte del progetto del Lac fin dall’inizio. E questo ci porta alla vera questione.

Sarebbe?

Quando sono arrivato qui per assumere la direzione del Lac, ho discusso, prima ancora della conferma dell’incarico, del progetto, stabilito poi nel mandato della Città e sintetizzato nel piano strategico del Lac. Abbiamo il museo, che ha la sua autonomia, e poi tre compiti, tre missioni. La prima ovviamente è quella di un cartellone di musica, danza e teatro, da settembre a giugno, con spettacoli e concerti di LuganoInScena, LuganoMusica e Osi. La seconda legata alla mediazione culturale e all’apertura del Lac verso la comunità, pensiamo solo agli eventi in piazza: è il tappeto rosso che ho voluto all’inaugurazione del centro culturale, tappeto rosso che era lì non per le autorità, ma per la popolazione. Infine il terzo punto consiste in progetti di residenza artistica con realtà importanti del territorio: l’Osi e la Compagnia Finzi Pasca. Perché la Compagnia Finzi Pasca è importante.

Cosa prevede la residenza di Finzi Pasca?

La disponibilità – in estate, quindi fuori dalla stagione – della Sala Teatro per cinque settimane al fine di sostenere la compagnia nella sua attività creativa. Per almeno cinque settimane: se c’è bisogno di più tempo, sono disposto a trovare delle soluzioni. In cambio, la compagnia si impegna a realizzare una nuova produzione e presentarla in anteprima al Lac. E su quest’ultimo punto, nel rinnovo della convenzione c’è stata molta flessibilità da parte delle istituzioni finanziatrici.

Cioè?

Il primo accordo prevedeva una nuova produzione ogni due anni, ora una ogni tre. Dopo lo spettacolo inaugurale ‘La Verità’, abbiamo avuto il debutto di ‘Per te’ nel 2016, e quest’anno in calendario c’è la ripresa di ‘Donka’. L’estate prossima la compagnia sarà impegnata a Vevey per la Fête des Vignerons, per questo motivo nel 2020 ho offerto spontaneamente alla compagnia la Sala Teatro per dodici settimane: dieci di prove e due di rappresentazione per aprire la stagione e mettere così in valore la loro presenza al Lac. Questa offerta l’ho fatta la scorsa primavera e ancora non ho avuto risposta.

Quello di uno spazio per le prove è uno dei punti sollevati da Finzi Pasca. C’è la possibilità che il Lac sia troppo piccolo, per certe produzioni della compagnia?

Il Lac è un teatro per provare spettacoli di teatro. Per altre produzioni il discorso cambia. Prendo l’esempio di Montréal Avudo (spettacolo d’acqua realizzato dalla Compagnia Finzi Pasca per i 375 anni della città canadese, ndr), che conosco. Lo spettacolo va allestito sul posto, ma serve un laboratorio per realizzare e testare le varie tecnologie. Quello che la compagnia avrebbe bisogno, in questo caso, non è un teatro, ma un Centro di creazione. Cosa che il Lac non è e, con le risorse attuali, non può essere.

In conferenza stampa si è accennato a una miglior gestione degli spazi, sfruttandoli ad esempio di notte.

Innanzitutto parliamo di ritagli di tempo che certo non risolvono il problema. La Sala Teatro è occupata più di 300 giorni l’anno e diverse notti: anche quando in calendario non ci sono spettacoli, ci sono montaggi e smontaggi. Quando ospitiamo un’orchestra, ad esempio, la notte prima montiamo la conchiglia acustica, poi ci sono le prove e la sera, finito il concerto, si va avanti fino alle 2 di notte per smontarla. Ammesso che ci sia la disponibilità da parte della compagnia di lavorare di notte, ci sono da prevedere le risorse per la sorveglianza, i tecnici di scena… Lavoriamo già adesso al massimo delle nostre capacità. Ci sono dei limiti oltre i quali il Lac non può andare con il mandato e le risorse assegnati.

Poi c’è stata la questione ufficio.

In realtà c’è sempre una questione aperta. C’era l’ufficio, ora la gestione del Lac, ma anche il tema degli spazi per le prove, l’autoproduzione…

L’autoproduzione?

La compagnia avrebbe voluto essere presente autonomamente nella stagione del Lac, contro il concetto di residenza. Gli spettacoli di Finzi Pasca sono invece nella stagione di LuganoInScena come definito nella convenzione. Vuol dire che LuganoInScena paga un cachet e si assume il rischio in caso di un mancato guadagno.

Come fa l’Orchestra della Svizzera italiana?

I due concetti di residenza sono diversi. Per l’Osi potrei definirla una “residenza di stagione”, con un proprio cartellone di concerti e di iniziative volte a sviluppare nuovo pubblico in collaborazione anche con LacEdu. Quella della compagnia la chiamerei “residenza di creazione”.

Al di là degli spazi, il punto centrale delle critiche di Finzi Pasca sembra essere la scarsa apertura e collaborazione.

Su questo occorre spiegare qualcosa sull’organizzazione del Lac che è molto complessa. Limitandoci alla Sala Teatro, per il calendario abbiamo una convenzione che definisce le modalità di occupazione della sala con i partner, secondo le diverse necessità. L’Osi mi comunica, tre anni prima, i dieci giovedì in cui terrà i concerti, segue Etienne Reymond per LuganoMusica con le orchestre ospiti, e infine c’è Carmelo Rifici con LuganoInScena, la quale ha tempi più stretti. Bisogna lavorare in questo modo, altrimenti è facile cadere nella confusione e ogni giorno sarei qui a discutere di date.

Ci sono poi i progetti speciali, penso a Focus India o al Barbiere di Siviglia, e quelli della mediazione culturale. Se la compagnia vuol venire a discutere progetti sostenibili all’interno di questo contesto, la mia porta è sempre aperta. Ma non vorrei parlare solo di Finzi Pasca…

Il tema caldo è quello.

Adesso. Inizio a essere deluso, perché siamo costantemente sotto attacco nonostante il successo del Lac, dimostrato anche dai numeri. Per questo ho voluto parlare: io e il mio staff ci impegniamo duramente e meritiamo di poter lavorare con serenità. Ho lavorato in tutto il mondo, girando con le compagnie e gestendo un centro come la Place des Arts e so che questo è possibile.

Il supporto dal Municipio c’è?

Roberto Badaracco (capodicastero Cultura, ndr) è sempre intervenuto, con parole chiare, in nostro sostegno. Ho avuto anche messaggi di sostegno da altri municipali.

Sta valutando le dimissioni?

Se le valuterò, ne parlerò con le istituzioni, non con la stampa.

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