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Francesco Baccini (© Pallone), Antonella Ruggiero (© Scorta)
18.08.2018 - 17:15
Aggiornamento: 19.08.2018 - 19:31

Quel 'Ponte di Brooklyn dei poveri' è già 'luogo sacro'

Nel giorno dei funerali delle vittime, il ponte nei ricordi di due esponenti della Scuola genovese, Antonella Ruggiero e Francesco Baccini

Forse non c’è una sola lirica scritta da genovesi che possa raccontare l’affronto a una città nella quale anche colei che vende se stessa in ‘Via Del Campo’ ha grazia e dignità poetica. Calzano quasi più i versi di un romano per cantare Genova oggi, “derubata e colpita al cuore”. E i cuori qui ‘monitorati’ sono due, genovesi come la Scuola alla quale appartengono.

«Avevo 6 anni, mio papà mi ci portava con la sua Fiat 600. Lo chiamava ‘Il Ponte di Brooklyn’. Il Ponte di Brooklyn dei poveri...». Francesco Baccini, per causticità, è sempre volato alto. In assenza di un Paolo Villaggio furioso (così abbiamo immaginato il comico in questi giorni, a maledire il maledicibile), la voce grossa la fa il cantautore. «Questo è un paese retto da opinionisti» dice alla ‘Regione’, «un paese in cui nei posti di comando c’è gente messa lì dalla politica come si piazzano le armate a Risiko». Se l'album del '92 ‘Nomi e cognomi' fosse ristampato oggi, insieme a Jack Lo Squartatore e Giulio Andreotti oggi comparirebbero anche i Benetton. Perché «noi italiani siamo come Fabio Massimo il Temporeggiatore, bravissimi a prendere tempo. Forse Benetton, o chi per lui, non pensava che il ponte sarebbe crollato. E adesso il tempo non c’è più». Tra i ricordi, il sollievo di quando negli anni 80 «lo sentivi traballare e ti dicevi “per fortuna sono arrivato dall’altra parte”»; e la paura «per la sopraelevata, che doveva essere provvisoria e invece è lì dal ‘68». Per Baccini, ora, «Genova è una persona che ha perso un braccio e dovrà rivedere tutti i suoi movimenti».

Non l’ha mai fatta da cantante la voce grossa, né con i Matia Bazar, né come solista. Nemmeno la fa in questa circostanza Antonella Ruggiero. «Ho percorso quel tratto di strada tra Cornigliano e Sampierdarena migliaia di volte, sin da bambina – racconta – e per me sono luoghi familiari. Dopo ciò che è accaduto saranno legati a qualcosa di Sacro». Sacralità, tema di molti dei lavori dell'artista che è anche un invito al ricordo, preghiera o pensiero che sia: «Sono sicura che da ora in poi chi passerà di là, che sia credente o no, manderà un pensiero e un saluto a tutte quelle persone che in un attimo hanno perduto tutto. Quello che è successo è inaudito, non ci sono altre parole».

 

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