Culture
11.03.2018 - 10:540
Aggiornamento : 17:01

'Ragazzi, studiate meno e leggete di più'

Fabio Pusterla sull'aumento dei non lettori e la scuola: “C'è una pressione valutativa, ogni settimana due o tre lavori scritti: dove trovano il tempo per leggere?”

Quello dell’editoria è un universo sorprendente, e non è solo una questione di libri. Lo confermano i Saloni, quello torinese e il suo clone/ultracorpo milanese, Tempo di Libri, in corso in questi giorni. Le cifre, più le osservi e più ti sfuggono. I dati sul fatturato e le copie vendute sembrano incoraggianti, grazie anche al mercato online: + 5,4% e + 1,9%. In un contesto in cui però il 96% dei titoli vende meno di 1’000 copie e il 75% meno di 100 (Gfk Italia). A Tempo di Libri a Milano sono stati presentati i dati Istat sul numero di lettori (diffusi dall’Ansa). Ebbene, nel 2015 oltre 22 milioni di italiani non hanno letto neanche un libro, vale a dire il 39,3%, sempre di più. Fra i maschi, il 45% di loro non legge una riga, le donne si fermano al 33,7%.

Siamo messi un po’ meglio in Ticino. Secondo l’Ufficio di statistica, il 75% dei ticinesi legge almeno un libro durante l’anno: i non lettori assoluti sono il 32% degli uomini e il 18% delle donne (28% e 14% a livello nazionale). In Italia, secondo l’indagine Istat, il motivo principale è la mancanza di tempo (lo dice il 30% degli interpellati). Fra gli altri, c’è un dato significativo: la non lettura aumenta con l’età. Infatti, tra gli 11-14enni i non lettori sono il 25,7% dei ragazzi e il 17,7% delle ragazze, percentuali che salgono di molto negli a venire. Insomma, gli adulti non sono un buon esempio. A questo mondo, risucchiati nel vortice di una quotidianità sempre più frenetica ed esigente, non c’è più tempo per godere, figuriamoci per leggere.

Secondo il presidente dell’Associazione Italiana Editori, Ricardo Franco Levi, «la mancanza di tempo è sempre stata la motivazione principe che i non lettori portano per giustificare il loro rapporto con il libro e la lettura». Eppure, aggiunge, «è curioso che la giustificazione della non lettura per il poco tempo a disposizione sia più alta tra gli uomini rispetto alle donne, che hanno anche il cosiddetto tempo di cura a loro sfavore. Dietro questo dato penso ci sia piuttosto un disinteresse verso la lettura più in generale che non si vuole dichiarare, un posizionamento del libro e dell’attività del leggere vissuto come qualcosa di non completamente positivo. Se questo è vero diventa centrale il ruolo che i soggetti delegati alla socializzazione della lettura, e in primo luogo scuole e biblioteche, dovranno svolgere nei prossimi anni». In altre parole, un conflitto: non si legge perché distratti o disinteressati, ma ci si vergogna ad ammetterlo, riconoscendo così implicitamente un valore alla lettura.

Ne abbiamo parlato con Fabio Pusterla.

Se i ticinesi sono i lettori meno forti in Svizzera, la nostra scuola mette gli insegnanti nelle condizioni ideali per svolgere questa missione?

«Io ritengo che la scuola sia certamente il luogo più agevole e più proficuo in cui accendere l’interesse per la lettura; il problema semmai è un altro, e cioè che fuori dalla scuola l’habitat della lettura è poco favorevole, tutto spinge verso altre forme di occupazione del tempo. La lettura, che per sua natura richiede tempo, lentezza, spazio per riflettere, sembra andare in direzione diversa rispetto alle esigenze sempre più frenetiche del mercato del lavoro e della comunicazione, improntate alla rapidità e spesso anche alla superficialità».

Al tempo della produttività e del sapere utilitaristico, un problema si pone però anche all’interno della scuola. Pusterla: «Al Liceo c’è un paradosso che conosciamo bene da tanti anni: il Liceo è un tipo di scuola in cui l’importanza del leggere, non solo la letteratura, dovrebbe essere centrale, ma lo spazio per la lettura è estremamente ridotto a causa della pressione valutativa sui ragazzi. La mia impressione è che la scuola di oggi prema maggiormente sugli studenti rispetto a quella che ho fatto io: tutte le materie esercitano una forte richiesta di studio che poi viene verificato con una frequenza impressionante nei lavori scritti. I ragazzi hanno molte ore di lezione, devono sostenere ogni settimana due o tre lavori scritti che necessitano uno studio: dove trovano il tempo per leggere? Io a volte dico loro, studiate di meno e leggete di più»...

In quanto scrittore e frequentatore di biblioteche, Pusterla si aspetta qualcosa di più o di diverso quanto ai modi attraverso cui le biblioteche possono veicolare il valore e il piacere della lettura?

«Io penso che ci sarebbe un margine su cui lavorare. Ho l’impressione che talvolta le nostre biblioteche siano un po’ troppo legate a una modalità di trasmissione della cultura basata sulla lezione-conferenza. Forse si potrebbe privilegiare anche un’altra forma, l’incontro diretto con il pubblico da parte degli scrittori. Se le biblioteche, più che a presentare il libro con il critico quando esce, li invitassero ad animare dei pomeriggi o delle serate di lettura con il pubblico, forse questo potrebbe avere un certo successo e toccare una serie di lettori che magari alle conferenze non vanno volentieri; io per primo trovo un po’ funerei questi incontri ufficiali. Mi sembra invece che il rapporto diretto con uno scrittore potrebbe essere interessante».

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