Culture
20.02.2018 - 12:170

Gran Premio svizzero d'arte 2018: l'architetto Snozzi fra i premiati

Assegnati i riconoscimenti dall'Ufficio federale della cultura. Consegna l'11 giugno a Basilea

L’architetto ticinese Luigi Snozzi e due artisti, il bernese Thomas Hirschorn e la ginevrina Sylvie Fleury, sono quest’anno i vincitori del Gran Premio svizzero d’arte/Prix Meret Oppenheim, assegnato dall’Ufficio federale della cultura (Ufc). L’onorificenza sarà consegnata a Basilea l’11 giugno prossimo insieme ai Premi svizzeri d’arte, indica oggi l’Ufc in una nota. Ciascun premiato riceverà 40’000 franchi. Il Gran Premio, attribuito dal 2001 su raccomandazione della Commissione federale d’arte, "distingue personalità di spicco del mondo dell’arte, dell’architettura e della mediazione artistica il cui operato noto internazionalmente è di particolare attualità e rilevanza per la scena artistica e architettonica svizzera", si legge nel comunicato. Luigi Snozzi, nato a Mendrisio nel 1932 e residente a Locarno, "per la sua caratteristica architettura in cemento a vista e per i suoi interventi urbanistici è considerato un artefice e teorico di punta della nuova scuola ticinese", scrive l’UFC dandone una breve biografia. Nel 1975 – aggiunge – ha partecipato alla mostra "Tendenze – Architettura recente nel Ticino" al Politecnico di Zurigo che lo ha reso noto al grande pubblico e ha influenzato le successive generazioni di architetti. Thomas Hirschhorn, nato a Berna nel 1957 e residente a Parigi, è un "artista installativo" che nei suoi lavori tratta temi di politica sociale. Per realizzare i suoi "collage spaziali monumentali, che si rivolgono a un pubblico non esclusivo", utilizza materiali comuni come nastro adesivo, cartone e carta stagnola. Nel 2004 aveva fatto molto discutere la sua provocatoria mostra al Centro culturale svizzero di Parigi, nella quale aveva preso di mira l’allora consigliere federale UDC Christoph Blocher. Sylvie Fleury, nata nel 1961 a Ginevra dove tuttora vive, è "nota per le sue installazioni dedicate al mondo del glamour, della moda e dei prodotti di lusso". Riallacciandosi ai ready-made di Duchamp e alla Pop Art di Andy Warhol l’artista "trasfigura marchi ed etichette fornendo un commento acuto verso il consumismo e il mondo dell’industria della moda", rileva l’UFC, aggiungendo che dagli anni Novanta "occupa una posizione unica nell’arte" e che la sua ottica femminista è "riconosciuta e apprezzata ben oltre i confini nazionali".

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