Culture
12.01.2018 - 11:000

Cercando Modigliani: il punto di vista di Carlo Pepi

Alcune domande a uno tra i massimi conoscitori al mondo delle opere di Modigliani

Collezionista ed esperto, amante dell’arte, Carlo Pepi è considerato uno dei massimi conoscitori al mondo di Modigliani. È stato lui a denunciare che nella mostra a Palazzo Ducale a Genova erano esposti diversi falsi. Inviso a un certo mondo dell’arte, senza rinunciare al suo piglio diretto e battagliero, ha accettato di parlare con noi. Per condividere il suo punto di vista su un sistema intossicato da interessi di parte, in cui per soldi si autenticano opere false e in pochi ormai difendono in modo onesto e disinteressato le ragioni della cultura...

In un panorama in cui sempre più la creazione artistica si fa industria, e la cultura diviene mercato, ci piace rivolgerci a chi ha più volte dimostrato di coltivare, della cultura, un sentimento nobile e disinteressato. Lui, Carlo Pepi, lo ripete più volte: «Con l’arte non ho mai voluto guadagnare niente». E non nasconde che la sua laurea è in economia ma, aggiunge, il fatto di non aver dato «qualche esametto all’università» non toglie nulla alla sua storia di appassionato, collezionista ed esperto: «L’arte l’ho studiata seriamente per tutta la vita».

In virtù di questa passione ha riempito due ville nella campagna toscana, fra Pisa e Livorno, con la sua collezione da oltre 20’000 opere sulle avanguardie, a cominciare dai Macchiaioli: «È stata la mania di tutta una vita. Ho vissuto scapolo, tutto quel che guadagnavo, e anche quel che non guadagnavo, l’ho speso per comprare quadri. E sempre degli artisti che piacevano a me, che io ritenevo grandi e che magari ho sostenuto e foraggiato: credo di aver il record del mondo della minor spesa per la massima resa artistica».

Grazie al suo occhio nel riconoscere i falsi fu contattato da James Beck per entrare nell’Art­Watch International Inc, associazione che si occupa della tutela delle opere d’arte nel mondo, minacciate da interessi privati e istituzionali. Per citare il caso più noto, fu il primo nel 1984, contro il parere di eminenti esperti, a dire che le teste “di Modigliani” ripescate a Livorno erano dei «trojai». Fu lui a fondare la Casa Natale Modigliani e ad entrare, per volontà di Jeanne Modigliani (figlia dell’artista), negli Archivi Modigliani, per poi dimettersi in aperta polemica con gli “esperti” che autenticavano opere da lui ritenute false.

Il tempo pare avergli dato di nuovo ragione. Nel 2013 Christian Parisot, presidente degli Archivi Modigliani, è stato arrestato con le accuse di ricettazione, vendita e autenticazione di opere d’arte false... Fra i suoi accusatori, da tempo, anche Marc Restellini, suo ex allievo, e ora fra i pochi alleati di Pepi nella difesa del buon nome di Modigliani.

Fu Carlo Pepi, nel 1991, a far sequestrare i falsi disegni di Modigliani di una mostra a Viterbo che Vittorio Sgarbi avrebbe dovuto presentare. E sempre una sua denuncia ha portato alla chiusura anticipata della mostra su Modigliani curata da Rudy Chiappini (per Mondo Mostre Skira) a Palazzo Ducale a Genova, a proposito della quale la perizia richiesta dalla Procura di Genova ha ribadito che erano stati esposti 20 dipinti falsificati in modo “grossolano”. Ma lui, ci dice, considerando le persone coinvolte, se l’aspettava fin da quando la mostra era stata annunciata. Su Facebook aveva subito commentato con un «ne vedremo delle belle»... In un certo senso a Genova è andato in cerca di una conferma, e l’ha trovata al primo sguardo.

Ecco dunque che, a due anni dal centenario della morte di Modigliani, e in attesa del da tempo annunciato catalogo ragionato di Marc Restellini (che dovrebbe mettere ordine tra opere autentiche e falsi), tornano a tremare i collezionisti di mezzo mondo. Del resto Pepi lo ripete da anni: «Modigliani ha prodotto più da morto che da vivo», spesso con la complicità interessata di collezionisti, esperti, organizzatori e curatori di mostre. In breve, di un “sistema arte” in cui Pepi si considera con malcelato orgoglio una mosca bianca.

Partiamo da Genova: com’è possibile che si arrivi a esporre quasi un terzo di opere false? Dove ha origine lo scandalo?
Tutto questo avviene a causa dell’assenza completa della critica. Purtroppo c’è una critica che glorifica a pagamento anche delle grosse porcherie, per cui dei cialtroni passano per artisti mentre molti artisti veri restano nell’ombra. Il male fondamentale dell’arte è che l’interesse è mosso solo dai soldi, e manca una critica agguerrita e seria, capace di difendere l’arte; questo mi amareggia da morire. Professori e critici non si occupano di fare ciò che dovrebbero, vale a dire distinguere ciò che è arte da ciò che non lo è, in un mercato in cui per altro circolano cifre folli. Si è così creato un mercato parallelo del falso, a cifre più contenute degli originali, in cui i collezionisti stanno al gioco e tutti guadagnano. È questo il motivo per cui in molti mi odiano, ma io sono appassionato d’arte e a questo gioco non ci sono mai stato. Tant’è vero che quando facevo parte degli Archivi Modigliani e capii che l’andazzo era questo, cioè autenticare opere false, cercai di combattere ma capii che la mia guerra era persa quando mi si misero contro anche le istituzioni. Al che mi dimisi: per fare soldi a cappellate non mi andava di tradire l’arte e i miei ideali.

Ci sta dicendo che in questo sistema i collezionisti consapevoli di possedere dei falsi godono della complicità degli esperti d’arte  e degli organizzatori e curatori di mostre?

Certo. Può anche darsi che qualcuno sia in buona fede, che qualche professore o curatore di mostre non abbia realmente l’occhio e di fronte a un’opera non si renda bene conto di che cosa si tratti. Alcuni fanno finta di non vedere le differenze, altri sono convinto che non le vedono per davvero. Ma a un certo punto uno che vive nell’arte gli occhi li deve aprire, deve distinguere le opere vere dalle porcherie, altrimenti ha sbagliato mestiere.

In sostanza, le autenticazioni di opere da parte degli esperti vengono pagate?

A me è capitato di rifiutare molti soldi, anche due milioni e mezzo di euro per un’autenticazione. A chi me li offriva ho risposto che se l’opera fosse stata buona, l’autenticazione l’avrei fatta gratis. «Le offriamo di più» hanno replicato, e io «no, se no mi arrabbio». Anche agli Archivi Modigliani mi è stato detto che se fossi stato buono c’era da contare i milioncini... La mia risposta fu quella di portarli dal notaio e dimettermi, in modo da essere inconfutabilmente fuori da loro. A me non mi si compra, ma so che l’arte vera è mia amica, perché oltre alla memoria di Modigliani ho difeso molti altri artisti, facendo chiudere mostre e fondazioni. Almeno ho la coscienza tranquilla, so quel che ho fatto per l’arte e non ho da rimproverarmi nulla. 

È ragionevolmente plausibile che un grande organizzatore di mostre sia del tutto inconsapevole di ospitare venti Modigliani falsi?

Io non sono maligno, questo non lo so giudicare. Certamente l’accecamento dei soldi a volte tira dei brutti giochi, non ti fa vedere le cose proprio come stanno. Quel che so è che Chiappini ha detto di non conoscermi, eppure tutti sanno che me ne sono andato dagli Archivi perché non condividevo le loro attribuzioni. Per mia fortuna ho una predisposizione naturale, ho l’occhio, per cui in passato quando mi sono espresso ho sempre avuto ragione. Dunque, se su questo tema dico qualcosa, mi si deve almeno ascoltare. Se al contrario, mentre io dico che vengono autenticati dei falsi, Chiappini lavora con certa gente, diventa più difficile credere alla buona fede: se Parisot è stato arrestato e tu collabori proprio con lui, in Paesi seri rischi l’associazione a delinquere...

Perché Modigliani è una vittima prediletta dei falsari?

Il primo motivo sta nella sua colossale fama, tutti i musei e i collezionisti del mondo vorrebbero un Modigliani. Dunque c’è questa grossa richiesta a fronte del numero esiguo di opere da lui realizzate. C’è poi il fatto che apparentemente è facile a riprodursi, e qui sta l’inganno. Modigliani leggeva l’interiorità, ritraeva l’anima nell’opera. Per cui le sue sono al contrario opere molto complesse, difficilissime da riprodurre: nei ritratti di Modigliani leggi i pensieri della persona, i falsari non possono arrivare a quei livelli. Eric Hebborn era l’assoluto numero uno dei falsari, un fuoriclasse i cui falsi sono nei musei di tutto il mondo e che studiava bene lo spirito dell’artista e la maniera, provando e riprovando... Lui ha messo in crisi anche me – per capire se era buono o no mi ci voleva una decina di minuti – ma non pose mai mano a Modigliani, perché era intelligente e sapeva che era impossibile. Tanti altri falsari sono banali, si accontentano di avvicinarsi un po’ all’originale ma resta un abisso incolmabile. Ed è quello che subito mi colpisce: vedo l’atmosfera, la grinta, la qualità, il segno. Con i disegni è ancora più facile scoprire il falso, perché Modigliani il segno lo faceva già tridimensionale; tracciava una riga e c’era già il volume, questo è irriproducibile.

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