GOLUBIC V./TEICHMANN J.
0
KICHENOK L./OSTAPENKO J.
0
1 set
(1-2)
MIRZA S./RAM R.
0
BENCIC B./POLASEK F.
0
fine
NJ Devils
1
ARI Coyotes
4
fine
(1-0 : 0-3 : 0-1)
NY Rangers
4
TOR Leafs
3
3. tempo
(1-3 : 2-0 : 1-0)
ANA Ducks
COL Avalanche
04:00
 
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22.11.2020 - 20:350

A Castellinaria una Antigone contro le violenze della polizia

La regista canadese Sophie Deraspe porta ai nostri giorni la tragedia di Sofocle. Ma il dilemma resta: obbedire alla legge degli uomini o a quella del cuore?

Due, le fonti di ispirazione della regista canadese Sophie Deraspe per il suo ‘Antigone’, nel concorso Young a Castellinaria (disponibile su online.castellinaria.ch). La prima è ovviamente Sofocle, una delle tragedie classiche più influenti, con Antigone modello di ribellione contro le leggi ingiuste di Creonte. La seconda fonte di ispirazione è invece più moderna e meno evidente: la morte di Fredy Villanueva, un immigrato figlio di rifugiati ucciso dalla polizia a Montréal nel 2008. Incensurato, Fredy stava giocando a dadi con il fratello e altri, tra cui alcuni membri di una gang; la polizia è intervenuta, la situazione è degenerata e uno degli agenti ha fatto fuoco, uccidendo Fredy Villanueva e ferendo altri due ragazzi. I poliziotti coinvolti non sono mai stati incriminati e vi sono state diverse manifestazioni di protesta contro le forze dell’ordine. Scene ormai familiari anche al pubblico europeo.

Sophie Deraspe ha ascoltato l’intervista a una delle sorelle di Fredy Villanueva. “Ho iniziato a immaginare che quella sorella potrebbe essere Antigone” ricorda nella cartella stampa del film.

Inizia così la fusione tra la tragedia classica e quella contemporanea, con una Antigone (la notevole Nahéma Ricci) rifugiata: i suoi genitori sono stati uccisi in una imprecisata guerra civile e lei, studentessa modello, ben inserita nella società canadese ma comunque fedele alle tradizioni della terra d’origine, vive con la nonna Menecea (la brava Rachida Oussaada) e i suoi tre fratelli Polinice, Eteocle e Ismene. Nell’originale di Sofocle l’ingiusta legge che la protagonista violerà per rispettare la morale è dare degna sepoltura al fratello Polinice sfidando la volontà di Creonte, nuovo re di Tebe, che ha proibito gli onori funebri al traditore Polinice. Nella rilettura di Sophie Deraspe la decisione immorale è invece l’espulsione di Polinice, non tanto per le attività criminali di cui si è macchiato come membro di una gang di immigrati, ma perché ha aggredito un poliziotto. È una condanna ingiusta: perché l’aggressione è avvenuta dopo l’uccisione di Eteocle da parte di un agente; perché il ritorno di Polinice in un Paese in cui ha trascorso solo pochi anni di vita significa la morte. Antigone decide quindi di sfidare la legge degli uomini per aiutare il fratello, per aiutare la famiglia nonostante tutto: nonostante il fratello sia un criminale, nonostante con il suo agire metta a rischio il suo futuro. 

Sophie Deraspe segue fedelmente Sofocle: nella forma, portando su schermo in maniera abbastanza naturale il coro greco con la sua funzione di “commento esterno”, e soprattutto nel contenuto. La sua Antigone è un’immigrata, appartiene a un’altra cultura, a un’altra religione, ma il suo tentativo di salvare il fratello non è determinato dal rispetto delle tradizioni d’origine, non è un “reato culturalmente orientato” come lo definiscono i giuristi: la sua è piuttosto disobbedienza civile, seguire le ragioni del cuore contro quelle degli uomini. Sempre restando fedele a Sofocle, la regista mette a fianco della determinata Antigone la più arrendevole Ismene (una brava Nour Belkhiria) che, pur consapevole delle ingiustizie, decide di seguire la legge, “per avere una vita normale” dirà in una scena molto intensa del film. Sophie Deraspe riuscirà persino a inserire l’indovino cieco Tiresia, ma in un punto molto importante si distanzia: non c’è nessun Creonte. O meglio, il personaggio c’è: è il padre di Emone, promesso sposo di Antigone che nel testo di Sofocle è appunto figlio di Creonte. Solo che nel film il padre del compagno di classe e primo amore di Antigone si chiama Christian (un ispirato Paul Doucet): la figura autoritaria risulta quindi frammentata tra più personaggi: gli agenti di polizia, la giudice, la procuratrice pubblica, le educatrici del centro dove Antigone è segregata in attesa del processo.

Alla fine della tragedia di Sofocle, Antigone sceglie la morte. Sophie Deraspe dà alla sua Antigone una scelta forse ancora più tragica e coraggiosa.

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