Sabine Cattaneo
Francesco Bruni fra Giancarlo Zappoli e Andrea Car
Castellinaria
25.11.2017 - 09:480

Il valore di una risata, incontro con Francesco Bruni

Sono molteplici le tonalità del riso, e non tutte conducono alla distrazione, o alla vacuità. Francesco Bruni lo sa. Ad autori come lui è legata la nuova commedia italiana, tipo quella di Paolo Virzì, per il quale ha scritto quasi tutti i film. Se da un lato conferma la regola per cui il riso è di per sé intelligente, dall’altro Bruni smentisce quella secondo cui gli sceneggiatori detestano i ritmi del set. Anzi, lui lo ha sempre preso come «una vacanza». Al punto che si è costruito una carriera parallela da regista, giunta al terzo film.

A Bellinzona aveva già portato con successo il suo esordio, ‘Scialla’; stasera sarà all’Espo con ‘Tutto quello che vuoi’, con Giuliano Montaldo e Andrea Carpenzano: l’incontro straniante tra un giovane coatto e un vecchio elegante poeta.

La dimensione della scrittura non gli bastava più? «Il mestiere che mi porta a casa la pagnotta resta la sceneggiatura. Quando faccio un film è perché ho qualcosa di significativo da dire, non ho l’angoscia di farne uno ogni anno: ho tempo di accumulare suggestioni, materiali, pensieri che a un certo punto si addensano e diventano un film».

Come si trova lo scrittore nei panni del regista? «Credo di interpretarlo in maniera atipica, piuttosto democratica, almeno così mi dicono. Sono aperto alla collaborazione, molto grato agli interventi artistici di chi lavora con me. Come sceneggiatore forse ho imparato questa arte dell’altruismo e dell’ascolto. Così anche gli altri sono più motivati, c’è un bel clima sul set, non si alza mai la voce e nessuno viene mai mortificato, è una cosa che rifiuto assolutamente».

In questo film che cosa ha tentato di nuovo? «Come impostazione ricorda ‘Scialla’, con la “strana coppia”, ma con un salto generazionale diverso. Qui ci sono un nonno e un nipote, un viaggio nel passato, alla riscoperta della memoria».

Tra l’altro in ‘Tutto quello che vuoi’ recita pure Arturo, figlio di Bruni, meglio noto come Dark Side, (controverso) rapper della Dark Polo Gang. Com’è andata? «Mia moglie mi ha fatto notare che lo trattavo peggio degli altri, “non lo gratifichi mai”. Forse avevo paura di eccedere con l’affetto nei suoi confronti...».

Dalla strada al set

Andrea annuisce. Lui al cinema ci è arrivato con questo film, una storia già sentita: ha accompagnato un’amica al casting e Bruni ha scelto lui per il ruolo del protagonista. Insomma, da zero a cento, al fianco di un mostro sacro come Giuliano Montaldo: «Mi sono trovato benissimo, anche perché lui è una persona splendida. Quando ti trovi davanti a personaggi così, ne approfitti e cerchi di prendere tutto quello che ti possono dare».

Quando ha letto il copione, che cosa ha colto: quale l’anima del film? «Leggendo ho immaginato tutto, è talmente scritto bene che tutto ti passa davanti agli occhi. Ho pensato che non ci fosse nulla da aggiungere né da pensare, era tutto chiaro».

Il ruolo era tagliato su di lui, sulla sua esperienza. Come spiega il regista, «Trastevere è il punto di ritrovo dei ragazzi del centro di Roma, lui conosceva bene le dinamiche, fra piccolo spaccio, risse e ambiente notturno».

Lunga vita a Montalbano

Per concludere, ‘Montalbano’. Bruni garantisce che il lavoro sulla serie prosegue: «Si va avanti al ritmo di due film all’anno, quanto meno per altri tre anni. Di materiale ce n’è e poi c’è, speriamo il più tardi possibile, il romanzo conclusivo; quello che Camilleri ha già scritto e messo in cassaforte da Sellerio». Bruni però ci regala un’anticipazione: «Potrebbe anche succedere che a un certo punto riprendiamo tutta la serie dall’inizio con il giovane Montalbano come protagonista. E così chiudiamo il cerchio».

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