Arte
14.02.2020 - 06:000

C’era una volta il West

Ho sempre considerato il Western un genere di letteratura piuttosto "facile"

Ho sempre considerato il Western un genere di letteratura piuttosto "facile". Sia sullo schermo che sulla carta i personaggi mi sembravano sempre troppo piatti, marchiati da un manicheismo esagerato: il buono era sempre insulsamente troppo buono, il cattivo era banalmente, stolidamente, talvolta inutilmente cattivo.

Tra i due, la rivalità, qualche scazzottata, e poi l'inevitabile, risolutiva, tragica sparatoria finale. Se poi il cattivo era un pellerossa gli si sparava direttamente, senza passare dal via.
Che poi, a guardar bene, tanta della fantascienza che apprezzavo da ragazzo seguiva esattamente lo stesso schema, aveva solo rimpiazzato le Colt con dei laser e i cavalli con delle astronavi.

Poi arrivò lui. Cioè, lui in realtà era sempre stato là, quel West lo aveva visto morire e tramutarsi in mito, ma non aveva abboccato alla sua mistificazione da archetipi da quattro soldi, e ne aveva fatto il teatro di vicende umane complesse, piene di ironia e di personaggi appena abbozzati come da un pennello impressionista eppure tridimensionali, autentici. Uno scrittore che scoprii poi essere morto a soli 29 anni: ma come aveva fatto, così giovane, a conoscere così tanto la vita? Stephen Crane, noto soprattutto per il suo capolavoro, Il segno rosso del coraggio, è stato anche autore di racconti western memorabili: potete averne un assaggio con questo piccolo gioiello, L'hotel azzurro. Leggere per credere.

L’hotel azzurro
Di Stephen Crane
Mattioli 1885, 2012
69 pagine

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