Arte
29.11.2019 - 06:000

Le colpe dei padri

È in libreria “Il volontario”, l’atteso secondo romanzo del grande Salvatore Scibona

Dieci anni fa, quanto lessi La fine di Scibona, ne rimasi come folgorato. Quel libro era così rivoluzionario, nello stile come nei contenuti, così moderno, che mi meravigliai molto del fatto che se ne parlasse così poco.

Il secondo romanzo di Salvatore Scibona, americano di Cleveland, giunge dopo una gestazione di due lustri, quando avevo ormai perso ogni speranza di leggere altre cose di lui. Ma l’attesa è valsa la pena: c’è tutto il mondo contemporaneo in quelle quattrocento pagine. Guerre, terrorismo, carestie, migrazioni. C’è sfiducia e solidarietà, ci sono cinismo e amore. Non c’è critica sociale o intento didascalico ne Il volontario: è semplicemente tutto lì, a permeare le vicende, come nella vita reale. E c’è sempre una sorta di ineluttabilità nelle storie di Scibona, che ti costringe ad andare avanti, ad entrare nelle vicende dei personaggi, a viverle con loro.

Tre generazioni di perdenti, storie di sconfitte e abbandoni. Tre vite che sono lo specchio del nostro tempo, anche quando l’orrore è rappresentato dalla guerra del Vietnam e dal napalm; tre storie che sono l’immagine del nostro mondo, che si parli di Germania, di Lettonia o di Afghanistan; un susseguirsi di codardie, di violenze, di rimorsi che sono il ritratto dell’umanità di oggi, figlia di questo lunghissimo secolo breve che si reinventa in continuazione per non cambiare mai.

Il volontario
Di Salvatore Scibona
66thand2nd, 2019
439 pagine

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