Con Daria e Mattia, album di famiglia
Culture
16.11.2017 - 06:550
Aggiornamento : 11.12.2017 - 18:22

Lo Zappa innamorato al Lac

L’album dei 50 anni di carriera non bastava. Nemmeno la lunga striscia di concerti nata da un lavoro che parla di muri e confini. Da superare. Sarà il Lac a festeggiare Marco Zappa domani, venerdì (alle 20.30), nel concerto ‘Pagine d’amore’. «Nulla a che fare con l’album» annuncia l’artista nelle stanze della ‘Regione’, perfettamente in linea con l’atipico ‘PuntEBarrieR’, album nato per celebrare mezzo secolo di artigianato musicale non con una raccolta di successi, bensì con una manciata d’inediti. Men che meno al Lac, la celebrazione fine a sé stessa a Marco non è mai interessata. «In ’Pagine d’amore’ ripercorro la mia vita da prospettive dalle quali un po’ tutti possono identificarsi». Lo dice il titolo, la prospettiva è l’amore. Perchè «in fondo, la mia vita, la tua, la vita di tutti è regolata dai rapporti d’amore. Ci muoviamo guidati dall’amore, ci spostiamo anche tra terre diverse, in base all’amore». La moglie Elena, che dall’Albania ha seguito Marco in Ticino, annuisce.

«Sono partito da una rosa di 40 pezzi – prosegue Zappa –, tra i quali ho scelto una ventina di storie che mi consentiranno di parlare dei diversi aspetti dell’amore, con un fil rouge storico»: si va dal 1982 di ‘Mani‘ («da piccolo credevo che essendo le mie così rugose non avrei mai potuto trovare una ragazza») al 1995 di ‘CassDiBanan’ («con mio padre la vita era un trasloco continuo. Non lo capivo, poi mi sono ritrovato a fare altrettanto»), dal 2001 di ‘LaDonaDalFradelon’ («l’amore è imprevedibile, come questi due fratelli che amavano la stessa donna sin dai tempi dell’asilo»), fino ai giorni nostri per ‘CiVuoleTempo’ («il tempo che risolve tutti i problemi, anche quelli del cuore»).

Lo spettacolo inedito è la prima novità. «L’altra novità è che ci sono i miei due figli» dice Zappa raggiante, riunitosi artisticamente con le due giovani promesse esordite al suo fianco tanto tempo fa, oggi solisti di prim’ordine. Ovvero Daria – violinista e pedagoga, già fondatrice del Quartetto Casal e oggi nella Zürcher Kammerorchester – e Mattia – violoncellista, già con i Berliner Philharmoniker, membro dell'Orchestra della Tonhalle di Zurigo e professore al Conservatorio della Svizzera italiana. «È un momento importante per me. Loro volano, fanno musica altissima». C’è anche una terza novità, prettamente per musicisti. «Una chitarra acustica costruita per me da Beniamino Gubitosa. Un pezzo unico, con legni scelti ad hoc». Ogni chitarra che fa Gubitosa ha un nome, ma questa non si chiamerà Marco Zappa. «Si chiamerà Elena», dice il musicista. Una chitarra, e un’altra pagina d’amore.

di Beppe Donadio

(guarda lo showcase alla Rsi) 

Vita di un ticinese girovago sulle orme di Ulisse e Penelope

Polistrumentista, poliglotta, polytropon: “dal multiforme ingegno”, come l’Ulisse omerico. Oppure, senza volare troppo in alto, semplicemente uno che ha fatto suo il consiglio di un verso gucciniano: “dobbiamo farne di mestieri, noi che viviamo della nostra fantasia”. Nato nel 1949 da genitori insegnanti, di famiglia cattolica e borghese, come scrivevano i vecchi sociologi, passa l’infanzia a Bellinzona e la giovinezza a Locarno. Impara a suonare il pianoforte dalla madre, l’armonica dagli scout e la chitarra da sua zia. alle Magistrali vive il Sessantotto e la mitica occupazione dell’Aula 20. Innamorandosi, più che di Mao e del Che, di Freud e della psicanalisi (conseguirà un dottorato alla Cattolica di Milano, proprio su Freud e Jung). Nel frattempo ha già fondato la sua prima band, ‘The Teenagers’, che riempie il Millefiori di giovani e di suoni: quelli del piccolo amplificatore regalatogli proprio da un suo professore. È sul finire delle superiori che inizia a frequentare Londra, raggiungendo l’isola a bordo di un furgoncino Volkswagen, che riempie di strumenti e amplificatori da riportarsi a casa. Imparando l’inglese, e pagandosi il tutto facendo il ragazzo ‘au pair’. Sono gli anni del Marquee Club: alle prime folgorazioni per il rock di Elvis si aggiunge la scoperta dal vivo di artisti come gli Audience e lo Spencer Davis Group. Da lì Zappa arriva in sala di registrazione, e che sala: l’etichetta è Emi, la cifra stilistica quella del progressive rock, la lingua l’inglese. Seguono l’insegnamento, la famiglia, e i figli Daria e Mattia, portati a suonare live fin da bambini e divenuti oggi i musicisti di valore che conosciamo. Continuano le sperimentazioni costanti, dall’elettronica al bouzouki. Per approdare a una musica che parla italiano, dialetto, schwizerdütsch, impastando concept album sempre diversi, ma sempre inconfondibili. Puntando sempre più a “canzoni teatrali”, la cui apparente semplicità sviscera temi complessi, e per farlo si prende il pubblico come interlocutore diretto. Narrando una vita di incontri e scontri, famiglie smarrite e riunite, fino all’incontro con la dolce Elena. Un ritessere continuamente in musica la propria esistenza: dopo Ulisse, Penelope.

di Lorenzo Erroi

Puoi leggere la versione completa del profilo-intervista dedicato a Marco Zappa sull’ultimo numero di plug n’play, in uscita domani. Scopri di più su www.pnpmag.ch.

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