dal ciclo ‘Finestre’ (2014-15; dettaglio)
Culture
17.09.2015 - 10:000
Aggiornamento : 15.12.2017 - 17:09

Una vita nell’arte

Una ricerca artistica in continuo movimento che emerge dall’esposizione dei ‘lavori’ nati dalla natura, prima, e dall’impegno sociale, poi

«Ho cercato di fare del mio meglio per presentare i miei lavori. Non opere; che è un parolone. Lavori di una carriera che è durata molti anni e spero duri ancora», con queste parole l’artista Edgardo Ratti (1925; originario di Agno) ha chiuso ieri la presentazione della sua mostra antologica: “Edgardo Ratti, una vita. 1950-2014”, curata da Piero Del Giudice (che, insieme a Walter Schönenberger, ha curato la corposa monografia) e ospitata dal Museo Villa dei Cedri, dal 20 settembre al 1° novembre. Novant’anni appena compiuti; canuti barba e capelli; l’occhio vispo, curioso di chi instancabilmente assorbe la vita. Questo il laconico ritratto, senza pretese, dell’artista visto per la prima volta e al quale, cogliendo l’occasione, abbiamo rubato un po’ di tempo con alcune domande.

Per 70 anni ha ‘camminato’ nell’arte: in poche parole, come descriverebbe finora questo suo percorso?
È un percorso che ogni giorno mi dà stimolo, coraggio e costanza per andare avanti. Mi fa bene per tutto: anima, corpo e mente. Quindi, direi che sono nato per questo. Ed è una ricerca continua di nuove espressioni. Come si può vedere dalla mostra, il mio percorso è fatto di alti e bassi: quando un determinato periodo è stato sviluppato, arrivo al momento in cui non ho più la carica per portarlo avanti; ma subito ne arriva un altro, con nuova carica e nuovo stimolo. A differenza dei tanti colleghi che trovata una strada continuano sempre su quella, io sono continuamente alla ricerca di qualcosa di nuovo. Ed è per questo che il mio percorso è vario.

Si ravvisa nel suo lavoro un legame all’arte naïve e a quella popolare. Quanto sono importanti, allora, gli studi accademici?
È giusto che si faccia un percorso accademico; perché dà le basi sulle quali operare. Poi, però, bisogna staccarsi e non è un passaggio facile. Bisogna fare degli sforzi per cercare di dimenticare gli insegnamenti accademici. Io ho impiegato circa 10 anni per riuscirci [e trovare quindi il proprio linguaggio; ndr].

Quali sono i soggetti che muovono la sua ispirazione?
Soprattutto, sino alla fine degli anni 90, erano i paesaggi, la natura, sviluppata in tutti i modi. Poi, negli ultimi dieci anni è l’impegno sociale.

Perché?
Personalmente penso che un artista abbia anche il compito di denunciare, perché aprendo le finestre e guardando al di là, vede che non sono tutte rose: c’è il buio assoluto; c’è il vuoto del mondo di oggi. Evidentemente, l’artista non può risolvere tutto, ma, per lo meno, deve denunciare ciò che accade. L’impegno sociale quindi mi interessa molto e, in quest’ultimo periodo, questa ricerca [che trova corpo nel ciclo “Finestre”; ndr] mi ha dato tanto. Con questi lavori cerco di far riflettere gli osservatori. E sono lavori che sì mi hanno dato soddisfazione, in particolare dal punto di vista pittorico, ma anche tanta sofferenza, dal punto di vista culturale.

Un rappresentante della storia dell’arte ticinese dagli anni 50 in poi

E proprio con il ciclo («non ancora finito») “Finestre” – dedicato allo scoramento rispetto alla realtà – si chiude l’ampia e interessante mostra nelle sale al primo piano di Villa dei Cedri, la cui prima scintilla organizzativa risale a due anni fa. Un’antologica, ha ricordato ieri il curatore, che racconta la parabola artistica di Ratti (dopo gli studi accademici a Friburgo e Brera, inizia a dipingere negli anni 50 e a scolpire alla fine dei 60), seguendo la linea cronologica, che si dipana nelle diverse sale, attraversando i periodi dell’artista: dall’informale degli esordi (dove ancora si riconoscono le influenze dei maestri di Brera), dal periodo blu, al bianco a quello nero e così via; facendo proprie le tecniche più diverse – dalla pittura alla scultura, dal collage alla monotipia, all’arte del vetro –, declinate nelle tematiche più varie; la natura, l’acqua (elemento di vita), ma anche la solitudine degli anziani e “l’insopportabile reale”. Un’arte che non si è mai curata di mode e mercato, ma che ha tenuto un legame con l’arte popolare. La mostra bellinzonese apre un ciclo espositivo cantonale dedicato a Ratti che continua il 3 ottobre con l’inaugurazione alla Sopracenerina (Locarno) della mostra di sculture in pietra e alabastro. Mentre il 4 ottobre, vi sarà la vernice sulle opere in vetro alla Civica Galleria del Torchio di Balerna. (www.villacedri.ch)

© Regiopress, All rights reserved