Spettacoli

12.10.2017, 13:052017-10-12 13:05:00
@laRegione

Molestie, una seconda donna accusa Ben Affleck

Un’altra donna rompe il silenzio sulle molestie sessuali subite da Ben Affleck: dopo l’attrice Hilarie Burton, si è fatta avanti la truccatrice Annamarie Tendler, che...

Un’altra donna rompe il silenzio sulle molestie sessuali subite da Ben Affleck: dopo l’attrice Hilarie Burton, si è fatta avanti la truccatrice Annamarie Tendler, che ha accusato l’attore americano di averla palpeggiata durante una festa per i Golden Globes tre anni fa.

Intanto, sulla scia delle accuse di Burton – riporta il quotidiano britannico Telegraph – la rete si è scatenata contro l’interprete di Batman, che ha ribattezzato ’Buttman’ con un gioco di parole sul termine ’butt’, ovvero ’sedere’.

Affleck, che era stato accusato di molestie sessuali da Burton in un episodio risalente al 2003, si è già scusato pubblicamente con l’attrice ma non ha ancora risposto alle accuse della truccatrice. (Ats)

10.10.2017, 22:452017-10-10 22:45:11
@laRegione

L'incredibile mela di Steven Spielberg 

Apple spinge sui contenuti originali e si allea con il regista Steven Spielberg per la produzione di nuovi episodi di 'Storie Incredibili', la popolare serie americana degli...

Apple spinge sui contenuti originali e si allea con il regista Steven Spielberg per la produzione di nuovi episodi di 'Storie Incredibili', la popolare serie americana degli anni Ottanta.
Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti e sottolineando che l'accordo prevede dieci nuovi episodi della serie creata da Spielberg. Secondo il quotidiano, ogni episodio avrà un budget di più di 5 milioni di dollari.

10.10.2017, 14:582017-10-10 14:58:00
@laRegione

Vasco torna negli stadi dopo il record di Modena Park

A tre mesi dal record dei 220 mila di Modena Park, Vasco Rossi annuncia il suo ritorno negli stadi, a giugno, con 'Vascononstop Live'. “Procediamo per... stadi...

A tre mesi dal record dei 220 mila di Modena Park, Vasco Rossi annuncia il suo ritorno negli stadi, a giugno, con 'Vascononstop Live'. “Procediamo per... stadi”, afferma il rocker che su Facebook aggiunge: “...come minino...SETTE”. L'annuncio mette così a tacere le voci su un possibile tour invernale nei palasport e lancia quello che viene definito il primo giro di stadi nell'Anno 01 dell'Era Astrale “avanti” e “dopo” Modena Park, l'evento che per lui è stato come una seduta psicanalitica che gli ha dato una nuova spinta ed energia.

E ora, forte del suo passato, Vasco non sente più vincoli ed è più libero di partire o ripartire daccapo. Sarà tutto questo lo spettacolo rock “più potente ed emozionante al mondo – si legge – e da ora in poi girerà puntualmente l'Italia arrivando nello stadio 'sotto casa', quando... 'meno se lo aspettano'. Gli stadi del 2018 sono in via di programmazione, non si sa ancora quanti saranno e dove, ma di sicuro saranno ritorni importanti”.

(Ansa)

10.10.2017, 11:342017-10-10 11:34:00
@laRegione

Paolo Meneguzzi torna in tour in Cile. Sui palchi porta 20 anni di musica

Dopo la vittoria della Gaviota de Plata di Vina del Mar nel 1996 che l’ha reso noto in tutto il Sud America e la partecipazione ad altri...

Dopo la vittoria della Gaviota de Plata di Vina del Mar nel 1996 che l’ha reso noto in tutto il Sud America e la partecipazione ad altri 4 Festival di Vina del Mar come ospite internazionale, l’ultima nel 2009, l’artista torna in Sud America partendo dal Cile con un nuovo Tour  “The best of 20 anos” dove presenterà con la sua band una compilation di suoi successi dal 1996 ad oggi.

Dopo 3 anni dalla partecipazione a un programma TV l'artista ticinese torna in Cile con Por una como ToUr 2017, questo il titolo che ricorda l’omonimo singolo di grande successo del 1998 contenuto nel  suo secondo album 'Paolo' e mai uscito in italiano in Europa. Alla canzone è dedicata anche la foto di quei tempi nel manifesto ufficiale di questo tour.

11 al momento i concerti in questa prima tornata di date che lo vedranno impegnato fino all’inizio di novembre per tutto il Cile, per rivederlo in partenza di nuovo da Marzo 2018 per toccare altri paesi latini.

22.9.2017, 20:062017-09-22 20:06:00
@laRegione

A Baglioni la conduzione del Festival di Sanremo

Sarà Claudio Baglioni il conduttore della 68esima edizione del Festival di Sanremo. Il noto cantante fungerà anche da direttore artistico per lo spettacolo che andrà...

Sarà Claudio Baglioni il conduttore della 68esima edizione del Festival di Sanremo. Il noto cantante fungerà anche da direttore artistico per lo spettacolo che andrà in scena dal 6 al 10 febbraio 2018. Sebbene manchi ancora l'ufficialità – prevista lunedì – i media italiani si sbilanciano anche sul compenso che percepirà: almeno il 10% in meno di quanto guadagnato lo scorso anno da Carlo Conti (si parla di 650mila euro). 

21.9.2017, 07:332017-09-21 07:33:07
@laRegione

Piemontesi e la ‘superstar’ Franz Liszt alle Settimane di Ascona

Ospiti delle Settimane Musicali di Ascona, lunedì prossimo alle 20.30 nella chiesa del Collegio Papio di Ascona, due grandi pianisti della...

Ospiti delle Settimane Musicali di Ascona, lunedì prossimo alle 20.30 nella chiesa del Collegio Papio di Ascona, due grandi pianisti della scena contemporanea: il franco canadese Louis Lortie e il nostro Francesco Piemontesi. In programma, gli ‘Années de Pèlerinage’ di Franz Liszt, racconto in musica dei viaggi del compositore ungherese in Svizzera e Italia.

Francesco Piemontesi parliamo di Franz Liszt, ‘superstar’ dell’epoca romantica...
Liszt fu una delle figure più intriganti del 19esimo secolo: un pianista immenso, un grandissimo compositore sia per qualità sia per quantità (solamente per il piano ha scritto più di 120 ore di musica), ma anche un pensatore politico, un grande mecenate; famigerato donnaiolo in gioventù e abate (!) negli ultimi anni della sua vita, Liszt conosceva a perfezione ogni sfera del’espressione, dal diabolico all’angelico, dal sensuale al glaciale.

Pare che ai suoi concerti le donne svenissero, come ai concerti dei Beatles…
Assolutamente. Del resto la “Lisztomania” fu un fenomeno che durò molti anni: le donne effettivamente svenivano, a volte ci voleva la polizia per scortare Liszt in albergo. Van Cliburn ebbe un po’ lo stesso tipo di accoglienza sia a Mosca sia a New York (durante la guerra fredda!) dopo la sua vittoria al Concerto Cajkovskij.

Può spiegarci, in poche parole, in che cosa consiste la grandezza di Liszt?
È impossibile rispondere in poche parole, ci sono troppi elementi nuovi nella sua musica. Provo ad elencarne alcuni. La forma si distacca, si libera dai canoni classici. Ad esempio, la Sonata in Si minore ha pochissimo a che fare con la Sonata “classica” beethoveniana o mozartiana, è costruita in modo da contenere allo stesso momento un arco grandissimo e molti episodi contrastanti, senza una vera e propria esposizione, uno sviluppo e una ripresa.
L’elemento virtuosistico della scrittura pianista raggiunge poi livelli mai pensati prima. Il fatto che Liszt sia stato uno dei più grandi virtuosi di tutti i tempi si sente in tutti i brani: il pianoforte diventa uno strumento capace di fare di tutto, dalle più grandi acrobazie circensi alle imitazioni di un’orchestra sinfonica. L’elemento descrittivo della natura acquista inoltre un’importanza enorme: Liszt ci fa vivere la natura come se fossimo lì in prima persona ad osservare quei luoghi incantevoli. Gli elementi costitutivi della natura (aria, acqua, fuoco, metallo, ecc) vengono tradotti in suoni in maniera assolutamente originale. Débussy continuerà questo cammino nei suoi Préludes.
Last but not least: gli stati d'animo, le descrizioni psicologiche sono tra le più appassionanti di tutta la storia della musica: un sonetto di Petrarca si trasforma in una grandiosa e complessa scena d´amore e di disperazione, la Sonata Dante ci porta per mano nei gironi dell'inferno e ci fa intravvedere qualche squarcio di paradiso.

E sulle Années de Pèlerinage cosa possiamo dire?
Le Années de Pèlerinage descrivono in primo luogo un viaggio che Liszt compie prima in Svizzera e poi in Italia. Liszt rende omaggio alla natura (Wallenstadt, Cloches de Genève), alla storia (Gugliemo Tell), alla letteratura (Dante, Petrarca, Byron e Sénancourt). Dopo qualche minuto di ascolto capiamo però che la musica va al di là di pure e semplice descrizioni: ci ritroviamo di fronte ad un pellegrinaggio interiore che descrive ogni stato d´animo e ogni atmosfera immaginabile. Un capolavoro assoluto.

Un capolavoro al quale sta lavorando anche in vista di un’incisione, vero?
Ho inciso per Orpheo il primo anno delle Annéees a gennaio e registrerò il secondo a dicembre. Entrambi saranno disponibili su Cd e su Dvd a partire dall’inverno prossimo. Un progetto che mi appassiona molto.

Due parole su Louis Lortie?
Un pianista fantastico, un caro amico e soprattutto un grande Lisztiano!

21.9.2017, 07:242017-09-21 07:24:19
@laRegione

L’inganno femminile di Sofia Coppola

Nella Virginia dilaniata dalla Guerra di secessione, un soldato nordista gravemente ferito trova asilo, nonostante sia un nemico yankee, nella scuola per signorine di Miss...

Nella Virginia dilaniata dalla Guerra di secessione, un soldato nordista gravemente ferito trova asilo, nonostante sia un nemico yankee, nella scuola per signorine di Miss Martha Farnsworth. Per carità cristiana la severa direttrice (una notevole Nicole Kidman) decide, prima di consegnarlo ai sudisti che lo imprigionerebbero senza prestagli le dovute cure, di aspettare la guarigione della sua gamba, ma ben presto inizia a svilupparsi un rapporto quasi morboso tra il soldato, il caporale McBurney (un convincente Colin Farrell), e le poche persone rimaste nella scuola, in particolare, oltre alla direttrice, l’ingenua insegnante Edwina Morrow (Kirsten Dunst) e la giovane e maliziosa studentessa Alicia (una non particolarmente brillante Elle Fanning).

Ben diretto con atmosfere cupe, quasi horror, da Sofia Coppola, ‘L’inganno’ è il remake dell’omonima – in inglese, in italiano vai a capire perché quarant’anni fa pensarono di tradurre ‘The Beguiled’ con ‘La notte brava del soldato Jonathan’ – pellicola del 1971 di Don Siegel con Clint Eastwood e Geraldine Page.

Come con tutti i remake, vale la pena chiedersi perché rifare un film: che cosa voleva dire, Sofia Coppola, di diverso da quello che già era stato detto da Don Siegel? Certo, il film originale non è invecchiato benissimo e certametne giova avere una cinematografia da anni Dieci del Ventunesio secolo invece di una da anni Settanta del Ventesimo. Coppola in particolare ripulisce il film da quelle atmosfere western tipiche dell’epoca, ma ovviamente c’è dell’altro. In un’intervista al ‘Guardian’ Sofia Coppola ha infatti spiegato di aver apprezzato la premessa del film, con un uomo, un soldato nemico, immerso in questo contesto isolato e femminile, ma di aver trovato poco convincenti, per non dire stereotipati, i personaggi femminili.
La sua reinterpretazione – “remake è una brutta parola, nella nostra famiglia” – è quindi femminile: una rilettura della storia dal punto di vista delle donne coinvolte. Certo, nella rilettura si perde quello che era il messaggio della pellicola originale, delicatamente antimilitarista, ma rimane un lavoro interessante e un film ben diretto e interpretato.

Da vedere.

21.9.2017, 06:592017-09-21 06:59:31
@laRegione

Kingsman, i gentiluomini vanno negli States

Il primo film sui Kingsman, nel 2015, aveva sorpreso un po’ tutti: un bel film di azione che riprende con garbo e ironia tutti i cliché del genere spionistico, ammiccando...

Il primo film sui Kingsman, nel 2015, aveva sorpreso un po’ tutti: un bel film di azione che riprende con garbo e ironia tutti i cliché del genere spionistico, ammiccando in particolare ai primi 007, con questa agenzia segreta indipendente dai modi molto british che sventa il deliziosamente improbabile piano del malvagio di turno che punta a eliminare buona parte della popolazione mondiale.

Il secondo capitolo della saga, ‘Kingsman: il cerchio d’oro’, riprende tutti i punti di forza del primo film, incluso il cast di celebrità che gigioneggiano sul set: oltre ai protagonisti Colin Firth e Taron Egerton, abbiamo Halle Berry, Channing Tatum, Jeff Bridges e la cattiva Julianne Moore. E, nella parte di sé stesso, pure Elton John.

Il regista Matthew Vaughn è tuttavia sufficientemente furbo per sapere che non si può rifare due volte lo stesso film: sarebbe banale e noioso. Se nel primo episodio assistiamo alla formazione di Eggsy (Egerton), qui lo vediamo crescere e mettere la testa a posto incontrando i regali genitori della sua fidanzata. Ma soprattutto, vediamo la sede dei Kingsman distrutta dalla cattica Poppy. Per salvare il mondo i raffinati gentiluomini-spia superstiti sono quindi costretti ad andare negli Stati Uniti dove scopriranno gli Statesman, agenzia segreta privata dai modi molto americani. Introducendo così personaggi interessanti che è facile immaginare vedremo nel terzo capitolo della saga.

Un film leggero e divertente che scorre piacevolmente nonostante la durata superi le due ore.

14.9.2017, 08:342017-09-14 08:34:37
@laRegione

Da Maverick a Barry Seal

Ecco la storia, vera nei limiti del possibile per un film di Hollywood, di Barry Seal, un pilota di linea che, negli anni Settanta, inizia a contrabbandare sigari cubani, giusto per arrotondare...

Ecco la storia, vera nei limiti del possibile per un film di Hollywood, di Barry Seal, un pilota di linea che, negli anni Settanta, inizia a contrabbandare sigari cubani, giusto per arrotondare lo stipendio; poi si mette a fare fotografie in Sudamerica per conto della Cia e, nel giro di qualche anno, si ritrova a gestire una piccola flotta aerea con cui rifornisce di armi i narcotrafficanti colombiani e importa combattenti controrivoluzionari e cocaina negli Stati Uniti, incontrando dittatori e criminali come il generale Noriega, i fratelli Ochoa e Pablo Escobar.

Tutto questo finché il complicato castello di doppi e tripli giochi – che coinvolge oltre al cartello di Medellin, l’antidroga americana, la Casa Bianca e altri ancora – crolla, lasciando l’ex pilota di linea ad attendere i sicari dei narcos.

Protagonista del film – diretto con garbo da Doug Liman, regista, tra gli altri, di uno dei capitoli della saga di Jason Bourne e di ‘Edge of Tomorrow’ – è un tutto sommato sopportabile Tom Cruise. Il quale, nello stesso anno, il 1986, in cui il vero Barry Seal concludeva la sua rocambolesca esistenza, recitava la parte di un altro pilota: Maverick nel patriottico ‘Top Gun’, praticamente un lungo spot della marina statunitense e dei valori dell’America di Reagan

Come è cambiata, Hollywood, in questi anni!

 

13.9.2017, 23:412017-09-13 23:41:21
@laRegione

È morto Frank Vincent, boss dei Sopranos

Frank Vincent, uno dei protagonisti della serie tv i Soprano, è morto all'età di 78 anni. Vincent, che interpretava il boss newyorkese Phil Leotardo, è morto - riferiscono i...

Frank Vincent, uno dei protagonisti della serie tv i Soprano, è morto all'età di 78 anni. Vincent, che interpretava il boss newyorkese Phil Leotardo, è morto - riferiscono i media americani - in seguito a complicazioni durante un'operazione al cuore. Nel corso della sua carriera, Vincent ha vestito i panni del cattivo anche sul grande schermo. Ha infatti interpretato il gangster Billy Batts in ’Quei bravi ragazzi’ di Martin Scorsese, che lo volle anche in ’Casino’’. Di origini italoamericane, Vincent e’ cresciuto in New Jersey e prima di scoprire la sua passione per il cinema si e’ dedicato alla musica.

10.9.2017, 23:222017-09-10 23:22:34
@laRegione

Morto il volto di Palermo Gigi Burruano

È morto a 69 anni l’attore palermitano Gigi Burruano. Da qualche mese non stava bene. Attore di teatro, cinema e tv, Burruano ha recitato sui palcoscenici di diversi teatri...

È morto a 69 anni l’attore palermitano Gigi Burruano. Da qualche mese non stava bene. Attore di teatro, cinema e tv, Burruano ha recitato sui palcoscenici di diversi teatri stabili italiani, tra cui Roma, Catania, Trieste, Palermo e Prato. Ha esordito al cinema nel 1970 in "L’amore coniugale" diretto da Dacia Maraini e ha poi partecipato a decine di film. Con il ruolo di Luigi Impastato è stato tra i protagonisti di "I cento passi" di Marco Tullio Giordana. Ha avuto ruoli tra gli altri anche nei film "L’uomo delle stelle" di Giuseppe Tornatore, "Nowhere" di Luis Sepúlveda, "Miracolo a Palermo!" di Beppe Cino, "Il ritorno di Cagliostro" di Daniele Ciprì e Franco Maresco, "Quo vadis, baby?" di Gabriele Salvatores. Ha lavorato anche nelle serie Tv "La Piovra 8", "Turbo" e "Incantesimo 4". Burruano, zio dell’attore Luigi Lo Cascio, scoprì e fece conoscere gli attori Tony Sperandeo e Giovanni Alamia. Nel 2006 venne arrestato per aver accoltellato l’ex genero perché secondo lui non assolveva agli impegni verso la famiglia. (ats)

10.9.2017, 12:072017-09-10 12:07:12
@laRegione

La settantaquattresima edizione del festival di Venezia chiude con bilancio positivo. Vincitore Guillermo Del Toro

Da Paolo Baratta e Alberto Barbera bilancio positivo di questa 74esima edizione della...

Da Paolo Baratta e Alberto Barbera bilancio positivo di questa 74esima edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica che si è chiusa ieri e, su tutto, una soddisfazione in più: "Un felice verdetto. Per una volta non dobbiamo affrontare le polemiche del giorno dopo distinguendo festival e sala. Il Leone d'oro 'The Shape of Water' di Guillermo Del Toro, è un film anche da pubblico - con ogni probabilità protagonista anche agli Oscar, ndr -. Quest'anno il premio va a un artista capace di parlare al grande pubblico e in questo momento di difficoltà del cinema in sala, questa - ha detto il direttore Barbera - è una cosa che fa bene a tutti''.

Ancora sul verdetto su Del Toro ha spiegato poi: È stato a larghissima maggioranza anche se non si può nascondere l'imbarazzo dichiarato e il dispiacere di scegliere tra tanti film belli''.

Per quanto riguarda i numeri segnalati dal presidente della Biennale Baratta sono tutti positivi: 170mila presenze in sala con un incremento del 14% sul 2016 con 75mila biglietti venduti, inoltre 4'500 accreditati hanno partecipato al Venice Virtual Reality dal 31 agosto al 5 settembre. Inoltre, più 14% di biglietti venduti, più 15% di abbonati e infine più 20% di accreditati.

E che il festival faccia bene all'immagine di Venezia è dato anche dai tanti ospiti al Lido che hanno visitato la Biennale Arte: ''Sono andati attori, registi, giornalisti esteri, quasi tutte le giurie, una cosa epidemica che non può che fare bene a Venezia''.

Mettere i Manetti Bros in concorso con 'Ammore e malavita' è stata per Barbera una scommessa vinta: ''Il dubbio era se un film così potesse essere compreso anche da un pubblico non italiano. E questo è avvenuto''. Sul fatto poi che Donald Sutherland, protagonista di 'Ella & John - The Leisure Seek' di Paolo Virzì, possa essere stato danneggiato per la Coppa Volpi dalla contemporanea notizia dell'Oscar alla carriera annunciato alla vigilia del verdetto, Barbera ci scherza su ''sarebbe bello pensare il contrario. Che l'accoglienza al Festival di Venezia abbia provocato questa decisione dell'Academy''.

La battuta più carina la fa, nell'incontro-bilancio di stamani al Palazzo del cinema, il presidente della Biennale Paolo Baratta: "Al Lazzaretto Vecchio, per lo spazio Vr, sono venuti molti registi e attori. E c'è stato chi mi ha detto in gran segreto che, tra le cose virtuali nell'isola, c'era sicuramente anche il bagno''. E alla domanda su chi fosse l'autore di questo commento, Baratta prima prende tempo e poi ammette: ''È stato John Landis", regista, attore, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense autore di 'The Blues Brothers'.
(ANSA)

4.9.2017, 08:542017-09-04 08:54:00
@laRegione

Le Settimane si aprono con l'anarchico Currentzis

Questa sera si aprono le Settimane musicali di Ascona con un programma di impagabile bellezza: nella prima parte il...

Questa sera si aprono le Settimane musicali di Ascona con un programma di impagabile bellezza: nella prima parte il fascinoso tappeto sonoro di pagine sacre del barocco inglese di Purcell, alternate a schegge e frammenti del '900 da Stravinskij (Credo) fino a Schnittke (Concerto per coro) e ai contemporanei Taneyev e Nystedt. Poi nel gran finale lo struggente Requiem K 626 di Mozart con i complessi di orchestra e coro MusicAeterna, che Currentzis stesso ha creato dal nulla nel 2004. 

Ma occhi e orecchie saranno puntati soprattutto su di lui, su Teodor Currentzis, il direttore del momento forse per la sua figura di anarchico e narcisista che ha scosso l’ambiente asettico della musica colta.
Star del podio, con un’agenda zeppa di progetti anche singolari (il ‘Ring’ wagneriano nel ’19 a Baden-Baden, regia di Paolo Sorrentino) e persino tentazioni nel mondo del cinema. «Il programma principale del mondo musicale di oggi – racconta Currentzis – è che ascolti una decina di cd e quando vai al concerto smetti di essere connesso al cuore della musica: smetti di reagire a ciò che la musica ti dà a livello interiore, perché finisci per rapportarti soltanto in termini di armonici e di decibel» confessa Currentzis.
Insomma, una visione critica e apocalittica dell’ascolto musicale. «In realtà, non è dappertutto così. Gli abitanti dei villaggi e delle regioni che noi identifichiamo come Terzo Mondo hanno una connessione molto più autentica con la musica; e i bravi musicisti che suonano ai matrimoni sono quelli che riescono a far sì che la gente senta davvero qualcosa, e che si metta a danzare. Danno a chi sta intorno a loro un’atmosfera speciale, tanto che come esseri umani si sentono cambiati: questi sono i musicisti più bravi, non chi suona in un determinato modo (piuttosto che in un altro) ma chi sa trasmetterci lo spirito».

Il messaggio di Currentzis, pratico (ma anche teorico) è dunque quello di riportare al centro la bellezza e la verità della musica. «Nei teatri d’opera vige spesso una sorta di ‘oliata bellezza al silicone’ che non è più di alcun aiuto» spiega. «Qualcosa di artificiale anche per chi la sta producendo, un po’ come se un astronauta cercasse di ballare la quadriglia indossando uno scafandro». Per venirne fuori insomma, Currentzis si è trasferito in Russia negli anni Novanta, abbandonando l’Occidente. «La tecnocrazia ha ormai cambiato il colore e l’odore del sistema musicale in Europa, uccidendo il sentimento bohème e la libertà dell’arte». Voi invece come coltivate lo spirito più autentico a Perm? «C’è una gran quantità di ottimi musicisti, ognuno dei quali ha la propria missione anche al di fuori dell’orchestra. Questo è ciò che più conta: se nella vita non hai un’ispirazione sei finito, e tanto vale che tu vada a lavorare in un ufficio».

3.9.2017, 18:502017-09-03 18:50:48
Ugo Brusaporco

La morte a Venezia, insieme a Clooney e a un bel film svizzero

Applausi a Venezia per ‘Sarah joue un loup-garou’ opera prima di Katharina Wyss, film svizzero in concorso alla Settimana della Critica. Si tratta di...

Applausi a Venezia per ‘Sarah joue un loup-garou’ opera prima di Katharina Wyss, film svizzero in concorso alla Settimana della Critica. Si tratta di un film interessante come scelta linguistica e come tema. Al centro, la diciassettenne Sarah, ben interpretata da Sabine Timoteo: sul palco del teatro dà tutta se stessa, a casa è insicura, non sopporta il peso di una famiglia che ha bisogno della perfezione, cerca qualcuno cui dare affetto e confidenza, cerca inutilmente di non arrivare a un suicidio che sente come passo conclusivo vicinissimo. Un film che con sincerità scava in un mondo giovanile in cerca di realtà e stanco di illusioni virtuali.

In Concorso sono state due belle giornate , con film di genere – ‘Suburbicon’ di George Clooney e ‘The Leisure Seeker’ di Paolo Virzì – e due film più potenti come ‘La Villa’ di Robert Guédiguian e ‘Foxtrot’ dell’israeliano Samuel Maoz. ‘Suburbicon’ è un film scritto dai fratelli Coen, e la vicinanza con il loro ‘Fargo’ è chiara. Il titolo si riferisce a una cittadina dove solo i bianchi posso abitare e la cui quotidiana tranquillità viene stravolta dall’arrivo di una famiglia di buona borghesia ma di neri. Protagonista è Gardner Lodge (un intenso Matt Damon) un padre di famiglia dal doppio volto: imprenditore in camicia bianca e occhiali di tartaruga, e criminale duro, amabile e amatoriale.

'La Villa’ e ‘The Leisure Seeker’ sono accomunati dal tema del suicidio di coppie anziane, determinato poi dallo stesso motivo, non creare problemi ai figli per cure o aiuti economici. Il Leisure Seeker del titolo di Virzì è un modello cult di caravan che una coppia di anziani, lei (una bravissima Helen Mirren) malata terminale di cancro allo stomaco, lui (un commovente Donald Sutherland) affetto da Alzheimer, usano per intraprendere l’ultimo viaggio insieme. Su un altro livello cinematograficamente superiore si situa Guédiguian, il regista marsigliese ci conduce in un piccolo villaggio stretto dalla forte crisi economica nel quale si muovono i personaggi diquesta stupenda commedia: un microcosmo che rappresenta bene la tortuosità del nostro vivere quotidiano.
Altri sono i temi dell’israeliano ‘Foxtrot’ di Samuel Maoz, un film sul dolore di essere genitori, sulla violenza inaudita dei soldati israeliani sui civili palestinesi, sul rapporto tra Stato e mondo civile. Il regista è spietato nel suo raccontare un mondo, quello israeliano, che vive in una caserma portandone chiare le conseguenze.

31.8.2017, 15:012017-08-31 15:01:51
@laRegione

Il mostro della Mostra di Venezia: applausi per Guillermo Del Toro

Applausi su applausi, quasi un trionfo per The Shape Of Water che conferma Guillermo Del Toro come il principe dei visionari cinematografici....

Applausi su applausi, quasi un trionfo per The Shape Of Water che conferma Guillermo Del Toro come il principe dei visionari cinematografici. Impossibile descrivere un film dove anche la spazzola da scarpe racconta una storia illuminante, un film dove lo spettatore deve rinunciare per due ore a sentirsi protagonista per lasciarsi trasportare da una travolgente onda che urla cinema e grande spettacolo.

Ambientato negli anni della guerra fredda, siamo nel 1963, in una città che ospita un segretissimo laboratorio militare del governo Usa, la giovane Elisa (una magnifica Sally Hawkins) vive da sola con gentile vivacità nonostante sia muta. Abita in un grande appartamento, sopra un grande cinematografo, il suo vicino è Giles (un bravo Richard Jenkins), un pittore pubblicitario ormai senza lavoro, i tempi sono cambiati per lui, la pubblicità va verso la fotografia, nelle case c’è la tv in bianco e nero. Lei fa le pulizie proprio nel laboratorio segreto dove scortato da un cattivo e arrivista agente federale (Michael Shannon) arriva un mostro marino (Doug Jones), un dio pagano catturato nella foresta amazzonica su cui ha messo gli occhi anche in controspionaggio russo, grazie alle informazioni di una spia, uno scienziato del centro che vuole salvare il mostro. Un mostro che Elisa impara ad amare: entrambi appartengono a un mondo di diversi. I generali americani decidono di uccidere il mostro e analizzarlo, i russi di farlo saltare perché il nemico non abbia conoscenze in più. Elisa decisa a salvare il mostro prova a farlo fuggire trovando l’aiuto del pittore, dello scienziato spia e dell’unica amica che ha al lavoro.

Poi trionfa una love story dolcissima e impossibile che solo il feroce agente non vuol far realizzare. Ma è una fiaba e le fiabe finiscono tutte bene, ma qual è il bene? Qui è l’amore che trionfa sulla vita, sulla quotidianità, sulla Storia. E siamo grati a Guillermo Del Toro per averci fatto sognare con un film che è gioia del Cinema.

30.8.2017, 08:122017-08-30 08:12:30
@laRegione

Salvate il soldato Nolan

‘Dunkirk’ merita di entrare nell’olimpo dei grandi film di guerra, a fianco di ‘Orizzonti di gloria’ e ‘Full Metal Jacket’ di Kubrick, ‘La sottile linea rossa’ di Malick, ‘Apocalypse Now’ di...

‘Dunkirk’ merita di entrare nell’olimpo dei grandi film di guerra, a fianco di ‘Orizzonti di gloria’ e ‘Full Metal Jacket’ di Kubrick, ‘La sottile linea rossa’ di Malick, ‘Apocalypse Now’ di Coppola e pochi altri.
Non fosse per un – per fortuna breve – cedimento alla retorica patriottica verso la fine, potremmo definirlo un film perfetto: ottimo cast, tra cui spiccano Kenneth Branagh e Cillian Murphy, musiche asfissianti di Hans Zimmer, fotografia lucida – opera di Hoyte Van Hoytema, che con Nolan aveva già lavorato per ‘Interstellar’ –, una solida sceneggiatura corale che amalgama bene i tre livelli narrativi – con archi temporali diversi – con cui viene ricostruita l’Operazione Dynamo, uno dei momenti chiave della Seconda guerra mondiale con l’evacuazione, via mare, delle truppe britanniche, e franco-belghe, circondate dalle unità corazzate tedesche da Dunkerque, al confine tra Francia e Belgio.

Da una parta abbiamo la spiaggia e il molo, dove per una settimana i soldati cercano di imbarcarsi sulle navi che vengono affondate dagli attacchi degli aerei e sottomarini nazisti – che, particolare interessante, sono un impersonale “nemico” che non viene né mostrato né nominato per tutta a durata del film –; poi abbiamo la lunga giornata sul mare, con centinaia di imbarcazioni civili, soprattutto pescherecci, partire dall’Inghilterra per andare a Dunkerque e portare in salvo i soldati viste le difficoltà dei cacciatorpediniere di avvicinarsi alla spiaggia; infine, l’aria, con i due Spitfire che, per circa un’ora, contrastano l’aviazione tedesca, o meglio ‘nemica’. Una ritirata che da sconfitta divenne una vittoria degli Alleati, con il celebre “never surrender” di Churchill. 


Nolan ha voluto realizzare un film storicamente accurato, ma alla fine la Storia, quella con la esse maiuscola, fa da basso continuo: la vera melodia del film è data dalle piccole storie – di coraggio, di paura, di senso del dovere, di vigliaccheria – dei protagonisti. Ma soprattutto, Nolan ha voluto realizzare un film “alla vecchia maniera”: su pellicola (Imax e 70 mm) e praticamente senza far ricorso alla grafica digitale, ricorrendo a sessanta navi da guerra d’epoca e una dozzina di imbarcazioni che presero realmente parte all’Operazione Dynamo. C’è chi ha visto in ‘Dunkirk’, film sulla “gloriosa ritirata” da Dunkerque, una gloriosa ritirata di un certo modo di fare cinema; al di là della retorica, è certamente un film che va visto in una sala cinematografica degna di questo nome.

 

27.8.2017, 12:292017-08-27 12:29:17
Guido Grilli @laRegione

Addio a Tobe Hooper, regista di 'Non aprite quella porta' un cult dell'horror 

E’ morto all’età di 74 anni Tobe Hooper, regista di classici dell’horror come ’Non aprite quella porta’ (The Texas chainsaw...

E’ morto all’età di 74 anni Tobe Hooper, regista di classici dell’horror come ’Non aprite quella porta’ (The Texas chainsaw massacre) e ’Poltergeist’. Secondo Variety, la notizia della morte, avvenuta a Sherman Oaks, California, è stata data dal medico legale della contea di Los Angeles. Non sono note le cause del decesso.
Nel 1974 Hooper diresse uno dei più celebri film del genere horror, ’Non aprite quella porta’ (costato meno di 300.000 dollari), in cui si narra la sanguinosa storia di una gruppo di amici che si imbatte in un gruppo di cannibali nel corso di una gita ad una vecchia casa. Divenne uno dei film indipendenti di maggior successo degli anni Settanta. Nella stessa decade, confermò il suo talento nello spaventare gli spettatori con ’Quel motel vicino alla palude’ (1977).
Nel 1982 fu la volta di ’Poltergeist-Demoniache presenze’, scritto e prodotto da Steven Spielberg, che divenne un altro classico del genere. Hooper aveva lavorato anche per la tv, trasformando il romanzo di Stephen King ’Salem’s lot’ in una miniserie di grande successo. Era stato anche il regista del video per la canzone di Billy Idol ’Dancing with myself’.

 

20.8.2017, 20:202017-08-20 20:20:01
@laRegione

È morto Jerry Lewis

Jerry Lewis è morto oggi, a novantun anni, nella sua casa di Las Vegas, dove viveva con la seconda moglie, la ballerina Sandee Pitnick. Lo riporta la Bbc. Una lunga carriera, quella dell'amato...

Jerry Lewis è morto oggi, a novantun anni, nella sua casa di Las Vegas, dove viveva con la seconda moglie, la ballerina Sandee Pitnick. Lo riporta la Bbc. Una lunga carriera, quella dell'amato Picchiatello, e una lunga vita sfortunata per i non pochi guai dati da una slaute precaria. Il suo umorismo conquistava tutti.

6.8.2017, 10:352017-08-06 10:35:17
@laRegione

È morto Bruno Canfora, autore de 'Il ballo del mattone' e 'Da-da-um-pa'

Il maestro Bruno Canfora, direttore d’orchestra e personaggio di grandi spettacoli tv degli anni Sessanta, è morto a 92 anni nella sua...

Il maestro Bruno Canfora, direttore d’orchestra e personaggio di grandi spettacoli tv degli anni Sessanta, è morto a 92 anni nella sua villa nei pressi di Perugia. A dare la notizia il figlio Daniele. I funerali religiosi si sono svolti in forma privata nella stessa residenza del maestro, in località Piegaro. Canfora è stato tumulato nel cimitero locale.

Oltre che celebre direttore di orchestra, Bruno Canfora è stato compositore e arrangiatore di tanti brani e sigle di programmi tv entrati nella storia della musica italiana. Sue, tra le tante, "Da-da-um-pa" e "La notte è piccola per noi" per le gemelle Kessler; "Il ballo del mattone" e "Il geghegè" per Rita Pavone; "Stasera mi butto" per Rocky Roberts; "La vita" per Shirley Bassey; "Vorrei che fosse amore", "Sono come tu mi vuoi", per Mina, che accompagnò in una tournèe in Giappone. Con l'orchestra della Rai fu protagonista di programmi cult come "Studio Uno" e "Canzonissima", dall'edizione del 1959 con Nino Manfredi, Paolo Panelli e Delia Scala. Canfora aveva lasciato il mondo dello spettacolo nel 1995. L'ultima sua partecipazione fu a "Papaveri e Pavere" con Pippo Baudo e Giancarlo Magalli. "Da allora è rimasto dietro le quinte - dice il figlio Daniele, anch'egli musicista - ma non ha mai abbandonato la musica: è stato molto vicino all'orchestra della Rai, di cui è sempre stato un punto di riferimento, e ha curato fino a dieci anni fa gli arrangiamenti dei brani di alcuni musicisti". (ats/Ansa).

31.7.2017, 10:512017-07-31 10:51:47
Guido Grilli @laRegione

I Gipsy King fermano la pioggia e coronano Castle On Air nel travolgente ritmo di Bamboleo e Volare

Arrivano i Gipsy King e si ferma la pioggia. Domenica sera a Bellinzona, tra l’incertezza di un ventilato...

Arrivano i Gipsy King e si ferma la pioggia. Domenica sera a Bellinzona, tra l’incertezza di un ventilato annullamento del concerto e un ritardo di un’ora sul programma, hanno infine trionfato la musica, la magica atmosfera gitana e la rumba catalana, in chiusura della quarta edizione di Castle On Air. Non tutto ha funzionato al meglio dal profilo acustico, ma sono bastati i grandi successi della storica band di origine andalusa in viaggio nel loro tour mondiale per surriscaldare il pubblico convenuto nella splendida cornice della corte interna del Castelgrande. Bamboleo, Djobi Djoba, testi ormai entrati nell’universo musicale di chiunque ami la musica, fino all’originalità di versioni cover di Volare o Hotel California degli Eagles, sono state le proposte salienti della serata. L’ampia e affiatata formazione – una decina di elementi, con in prima linea Nicolas e Mario Reyes, geni della chitarra acustica e voci portanti della longeva band – ha offerto ritmi travolgenti, tra l’imponenza e la raffinatezza degli strumenti a corda, fisarmonica, tastiere e soprattutto percussioni e batteria, spingendo molti del pubblico ad abbandonarsi al ballo e alla spensieratezza. La carovana dei Gipsy King ha lasciato una buona, seppur breve scia di sonorità nell’incantevole notte bellinzonese per poi ripartire alla volta della Spagna, a Marbella, perché la musica rimane un sogno.