Societa

12.6.2017, 12:332017-06-12 12:33:32
@laRegione

Imposte: oltre 1/3 ha chiesto la proroga

Oltre un terzo dei contribuenti non ha inoltrato la dichiarazione di imposta entro il termine di consegna ufficiale, soprattutto perché ha continuato a procrastinare oppure...

Oltre un terzo dei contribuenti non ha inoltrato la dichiarazione di imposta entro il termine di consegna ufficiale, soprattutto perché ha continuato a procrastinare oppure non aveva nessuna voglia di affrontare l’incombenza. È quanto emerge da un sondaggio realizzato dal servizio di confronti internet Comparis.ch. Il 37% dei 1173 utenti che hanno partecipato al rilevamento non ha rispettato la scadenza. Il 18% dei ritardatari nella compilazione della dichiarazione ha affermato di non avere semplicemente avuto voglia di farla oppure di aver rinviato troppo a lungo l’incombenza. Quali altri motivi per il mancato rispetto del termine di consegna sono stati indicati l’assenza di documenti (13%) o la mancanza di tempo (12%). Soltanto il 5% degli interpellati ha dichiarato di aver mancato la scadenza per l’inoltro poiché ha trovato troppo complicata la dichiarazione.

Un contribuente su quattro ricorre comunque a un aiuto per compilare i vari moduli: il 7% si rivolge a familiari e amici, il 16% preferisce invece un consulente fiscale. Come ogni anno in questo periodo torna di attualità la questione dell’opportunità di dedurre le imposte direttamente dallo stipendio: ma al momento questo modello non sembra raccogliere la maggioranza dei consensi in Svizzera.

12.6.2017, 10:142017-06-12 10:14:42
@laRegione

#BalenaFelice, ecco la sfida alla #BlueWhale

Un controgioco per sfidare la balena blu: 21 azioni in 21 giorni per una vita felice e piena di sorrisi. Si chiama #BalenaFelice ed è la challenge lanciata online dal...

Un controgioco per sfidare la balena blu: 21 azioni in 21 giorni per una vita felice e piena di sorrisi. Si chiama #BalenaFelice ed è la challenge lanciata online dal 17enne Mathieu Herrmann in risposta alla #BlueWhale, per contrastare il gioco che istigherebbe all'autolesionismo degli adolescenti. Ogni giorno uno scatto accompagnato da una citazione che testimonia un'azione costruttiva: una passeggiata, dell'attività fisica, l'approccio a nuove culture. L'iniziativa del giovane ticinese prende spunto da una analoga lanciata non molto tempo fa dal poeta italiano Gio Evan e prevede alla fine del percorso la pubblicazione di un video motivazionale sui social.

E così, dopo l'indignazione c'è la reazione. La challenge d'origine russa che porterebbe al suicidio – ma che non ha avuto ancora casi confermati né in Svizzera né in Italia – sta trovando pane per i suoi denti. “Un mito senza prove – l'aveva definita sul suo blog il giornalista Paolo Attivissimo –, pericolosamente gonfiato dal giornalismo sensazionalista”. A essere chiamato in causa è inevitabilmente anche il servizio delle 'Iene' andato in onda a metà maggio, in cui sono state mostrate immagini raccapriccianti e soprattutto video falsi, non inerenti al fenomeno della balena blu. La iena imputata, Matteo Viviani, si è poi difeso spiegando che a passargli i video sarebbe stata una tv russa e che il problema esiste, giustificando in tal modo la decisione di parlarne. Il rischio però, secondo Attivissimo, è che proprio parlandone si crei un circolo vizioso che potrebbe portare a emulazioni. Ben vengano quindi iniziative come quella del giovane Herrmann.

9.6.2017, 16:302017-06-09 16:30:21
Chiara Scapozza @laRegione

Blue Whale: mito senza prove. I video delle Iene erano falsi. La psicosi però rimane

L'impalcatura della vicenda della Blue Whale Challenge scricchiola sempre di più. Esiste o no una manipolazione attuata...

L'impalcatura della vicenda della Blue Whale Challenge scricchiola sempre di più. Esiste o no una manipolazione attuata tramite social network, che, prova dopo prova, spingerebbe i giovani all'autolesionismo, e infine al suicidio? Per ora non è emerso, né in Svizzera né in Italia, alcun caso direttamente collegato alla sfida. E soprattutto non ne erano emersi prima della trasmissione delle Iene in Italia. Questo dobbiamo tutti tenerlo presente. 

Perché quando la responsabilità collettiva ce la si è giocati a colpi di sensazionalismo, cavalcando un'onda che si è tradotta in psicosi nel giro di qualche giorno (tanto da far presentare un atto parlamentare anche al governo cantonale, che rimandava a due casi presunti in Svizzera, mai accertati), non resta altro da fare che appellarsi alla responsabilità individuale. Che implica, anche, la “fatica” di leggere, documentarsi, informarsi. Il caso Blue Whale è complesso e prima di spaventare praticamente tutti, bisognerebbe avere la decenza di porsi almeno la domanda: ma sarà vero?

Attivissimo: Blue Whale è un mito senza prove

“Vorrei dirlo subito, chiaro e tondo: il Blue Whale Challenge, la serie di sfide coordinate da fantomatici 'curatori' che porterebbero al suicidio di cui si parla tanto ultimamente, soprattutto dopo un servizio trasmesso da Le Iene il 14 maggio scorso, per ora è un mito senza prove”. Così attacca Paolo Attivissimo sul suo blog, nell'articolo dal titolo 'Blue Whale, mito di morte pericolosamente gonfiato dal giornalismo sensazionalista'.

Il noto informatico mette in guardia. Un mito senza prove che “rischia di trasformarsi in realtà se si continua a parlarne in modo irresponsabile, sensazionalista e acchiappaclic, quasi compiacendosi di raccontarne i dettagli, di descrivere l'elenco preciso delle sfide da superare, come stanno facendo tanti giornali e come ha fatto appunto 'Le Iene' con un servizio agghiacciante, durato oltre mezz'ora, che ha indugiato lungamente su immagini scioccanti ma ha portato ben pochi elementi concreti e ha spesso creato accostamenti falsi e ingannevoli”.

In Italia il 'Fatto Quotidiano' smaschera le Iene: i video sono dei falsi

Accostamenti falsi e ingannevoli? Alla faccia! In un'intervista al Fatto Quotidiano, finalmente le Iene vengono allo scoperto. “Perché quei video bufala?” Chiede Selvaggia Lucarelli alla 'iena' Matteo Viviani. La risposta: “Me li ha girati una tv russa su una chiavetta e ammetto la leggerezza nel non aver fatto tutte le verifiche”. Insomma, tutti i video utilizzati nel servizio non sono collegati al Blue Whale, alcuni sono addirittura falsi. Viviani è comunque convinto di aver fatto la cosa giusta: “questo fenomeno esiste”, e che dunque merita tutta l'attenzione del caso. 

Il fenomeno dei bulli e predatori esiste online: parliamo di quello

Il fenomeno del suicidio giovanile esiste, ed è sempre esistito, così come quello dell'autolesionismo. Con l'avvento delle nuove tecnologie si sono poi diffusi gruppi online e pagine social “che alimentano il disagio giovanile e sono infestate da bulli e predatori”, rileva ancora Attivissimo. Blue Whale dunque “è solo una delle tante etichette”, che però ha beneficiato in queste settimane di una visibilità senza precedenti e che, di nuovo, persone pericolose sono pronte a sfruttare. 

“È importante parlare della questione nel suo complesso con i propri figli o allievi – commenta ancora Attivissimo – per evitare che si diffondano false credenze sull'onnipotenza di questi "tutor" o "curatori", come è già accaduto per altri casi”.

Tra chi ha ricostruito tutta la vicenda c'è anche il sito Valigia Blu, che ripercorre tutta la storia partita effettivamente dalla Russia (ma senza legami accertati tra suicidi e Blue Whale), e gonfiata a dismisura alle nostre latitudini dopo il servizio delle Iene. Lo dimostrano, tra gli altri, i dati del motore di ricerca Google: prima di metà maggio, “la frequenza di ricerche è praticamente nulla”.

Questo l'articolo di Valigia Blu.

5.6.2017, 21:332017-06-05 21:33:07
@laRegione

Dopo l'iPod, ecco l'HomePod, l'altoparlante di casa di Apple

Dopo le indiscrezioni delle ultime settimane, alla conferenza annuale degli sviluppatori Apple ha svelato uno speaker da salotto rivale di Amazon Echo e...

Dopo le indiscrezioni delle ultime settimane, alla conferenza annuale degli sviluppatori Apple ha svelato uno speaker da salotto rivale di Amazon Echo e Google Home. L'altoparlante, dalla forma tondeggiante, si chiama HomePod e si controlla tramite l'assistente vocale Siri.

"Vogliamo reinventare l'esperienza della musica a casa", ha detto il Ceo Tim Cook. Il nome, ha spiegato il vicepresidente di Apple Craig Federighi, viene dal lettore portatile di musica iPod. "Come l'iPod ha reinventato la musica in tasca, l'HomePod reinventa la musica a casa", ha dichiarato Federighi.

Tecnologicamente avanzato per garantire il miglior suono possibile in base alla conformazione della stanza in cui si trova, ha proseguito il manager, integra sei microfoni con cui 'riceve' i comandi vocali attraverso Siri sulla musica da riprodurre nel catalogo di Apple Music. Sempre via Siri offre news, condizioni del meteo e del traffico, sport, quotazioni azionarie e via dicendo.

Durante la conferenza degli sviluppatori sono state presentate le nuove versioni dei sistemi operativi per Mac, iPhone e Apple Watch e le versioni aggiornate di iMac e iPad.

1.6.2017, 17:442017-06-01 17:44:09
laRegione Ticino

Non più (per primo) nel nome del padre

Rivoluzione in Spagna. Dal 30 giugno, una riforma votata nel 2011 dall'allora premier socialista José Louis Zapatero, introdurrà un enorme cambiamento in merito alla centenaria...

Rivoluzione in Spagna. Dal 30 giugno, una riforma votata nel 2011 dall'allora premier socialista José Louis Zapatero, introdurrà un enorme cambiamento in merito alla centenaria tradizione dei doppi cognomi spagnoli. La nuova norma abolisce la precedenza finora riservata al nome di famiglia del padre. Si sa che i cittadini spagnoli hanno due cognomi: da sempre primo a essere citato è stato quello del padre e solo in un secondo momento quello della madre. Una tradizione secolare che ora giunge a termine. Con la riforma, i genitori di un bambino dovranno mettersi d'accordo prima di dichiarare in che ordine registrare i cognomi del piccolo all'ufficiale dell'Anagrafe. E se i genitori non dovessero mettersi d'accordo? A decidere sarà lo stesso funzionario comunale. 

30.5.2017, 11:092017-05-30 11:09:29
@laRegione

Tre quarti delle persone pubblicano online foto e video dei propri figli

Il 93% delle persone condivide le proprie informazioni online, il 70% di queste posta foto e video dei propri figli. Sono i dati di una...

Il 93% delle persone condivide le proprie informazioni online, il 70% di queste posta foto e video dei propri figli. Sono i dati di una ricerca di Kaspersky Lab che sottolinea come "queste abitudini sono più forti tra i giovani, che rendono accessibili agli estranei un’elevata quantità di informazioni private". Secondo l’analisi, quasi la metà degli utenti internet (44%) condivide informazioni personali online senza considerare che, una volta diventate di dominio pubblico, possono sfuggire al loro controllo. Inoltre, una persona su cinque ammette di condividere dati sensibili con persone che non conosce bene e con estranei, limitando così la possibilità di controllare il loro uso futuro. In questo modo, sottolinea Kaspersky Lab, ci si espone al furto d’identità o ad attacchi finanziari condividendo dettagli finanziari e di pagamento (37%), scansioni di passaporti, patenti e altri documenti personali (41%) o le proprie password (30%).

I giovani condividono più facilmente foto private in compagnia di altre persone: lo fa il 61% degli intervistati di età compresa tra i 16 e i 24 anni, rispetto a solo il 38% degli utenti con più di 55 anni. Questo atteggiamento riguarda anche le informazioni finanziarie: due giovani su cinque (42% delle persone tra i 16 e i 24 anni) condividono, infatti, i propri dettagli finanziari e di pagamento, mentre lo fa solo il 27% di chi ha più di 55 anni.

26.5.2017, 08:112017-05-26 08:11:53
@laRegione

Laura Biagiotti non ce l'ha fatta

È morta Laura Biagiotti. La stilista, che avrebbe compiuto 74 anni ad agosto, era ricoverata da mercoledì sera all'ospedale Sant'Andrea di Roma dopo essere stata colpita da un arresto...

È morta Laura Biagiotti. La stilista, che avrebbe compiuto 74 anni ad agosto, era  ricoverata da mercoledì sera all'ospedale Sant'Andrea di Roma dopo essere stata colpita da un arresto cardiaco. La conferma in un tweet sul suo profilo ufficiale, un brano del Vangelo di San Giovanni scelto dalla figlia Lavinia: 'Nella casa del padre mio vi sono molti posti. Se no, ve lo avrei detto. Io vado a preparavi un posto'.

25.5.2017, 20:462017-05-25 20:46:35
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Amazon apre una libreria a New York

Amazon sbarca a New York e sceglie il Time Warner Center, a due passi da Central Park, per la sua prima libreria newyorkese. Una scelta non causale che la colloca nel ’cuore’ dell’...

Amazon sbarca a New York e sceglie il Time Warner Center, a due passi da Central Park, per la sua prima libreria newyorkese. Una scelta non causale che la colloca nel ’cuore’ dell’industria editoriale e lontano dalle poche e famose librerie, come The Strand a Union Square, sopravvissute al ciclone degli ebook e della stessa Amazon.

Amazon Books, al terzo piano del Time Warner Center, è a distanza ravvicinata dalla Penguin Random House, da Simon & Schuster e da Hachette. Una vicinanza che sembra raffigurare due diverse ere dell’industria dei libri: da una parte la tradizione con i tre colossi editoriali, e dall’altra l’innovazione.

E la libreria di Amazon è proprio questo: i ’Bestseller’ vanno in soffitta e lasciano il posto ai libri che hanno ricevuto rating elevati dai lettori, ovvero un punteggio superiore a 4,8 su Amazon.com. La libreria di Jeff Bezos si basa proprio sui 20 anni di dati raccolti su Amazon.com nell’organizzare i libri in vendita, offrendo ai clienti un’esperienza tutta nuova.
I libri sono tutti senza prezzo: per conoscerlo si può usare l’app Amazon sul proprio cellulare o andare a uno degli scanner elettronici presenti nel negozio. Il pagamento è rigorosamente senza contanti. Nella libreria poche sedie e sgabelli, ma ampio spazio ai prodotti per la casa, da Kindle a Echo.

Nei programmi di Amazon c’è l’apertura di una seconda libreria a New York in estate, vicino all’Empire State Building. Non si tratta dei primi esperimenti di Bezos con i negozi ’tradizionali’: altri sono infatti allo studio in casa Amazon per gli alimentari in modo da consentire al colosso anche di sostituirsi del tutto ai supermercati.

E così mentre a New York apre alla libreria, a Seattle aprono due ’chioschi’ per ritirare gli alimentari acquistati online, in quello che è l’ennesimo tentativo di Amaozn di aggredire il mercato da 800 miliardi di dollari degli alimentari. Iniziano intanto a tremare anche le farmacie: Amazon ha chiesto negli Stati Uniti la licenza per vendere anche prodotti farmaceutici.
Amazon continua così a crescere dopo 20 anni, cercando di conquistare nuovi mercati. Venti anni durante i quali ha rivoluzionato le modalità dello shopping, mandando in pensione quello fisico, e si è affermata come quarta azienda per capitalizzazione di mercato nello S&P 500, con un valore che è il doppio di quello di Wal-Mart.

9.5.2017, 20:092017-05-09 20:09:39
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A Milano Obama a 360°

Dai grandi temi che angustiano il mondo odierno - migrazioni di massa, il lavoro che manca, i cambiamenti climatici, la scarsità di cibo – alle piccole crisi della vita di una coppia “normale”. È...

Dai grandi temi che angustiano il mondo odierno - migrazioni di massa, il lavoro che manca, i cambiamenti climatici, la scarsità di cibo – alle piccole crisi della vita di una coppia “normale”. È un Barack Obama a 360° quello che ha affrontato la platea di Seeds And Chips, all'interno di Tuttofood, una delle principali manifestazioni al mondo di cibo e di tecnologia per produzione, trattamento e distribuzione.

“Milano e l'Italia, il posto giusto per parlare di alimentazione. Qui il cibo è una cosa seria, c'è sicuramente una platea di esperti di ogni aspetto di questo settore”, le prime parole che l'ex presidente Usa ha voluto rivolgere al migliaio e forse più di spettatori che l'hanno accolto con un grande applauso.

Il primo punto che ha toccato nel corso del suo intervento è stato quello delle migrazioni di massa. Partendo da lontano, dal significato e dal ruolo che le folle di immigrati hanno avuto nella storia del suo Paese, “senza i quali l'America non sarebbe l'America”. Già, i migranti. Come quelli che, da anni, sbarcano a ritmo serrato sulle coste della Penisola. Un flusso che è figlio di una combinazione mortale: conflitti e guerre, disastri naturali, cambiamenti climatici. “Il risultato – dice Obama – è un'emergenza alimentare per milioni di persone, costrette ad abbandonare le loro case, le loro terre”. “Questi migranti sono i poveri, i più deboli”.

Un fenomeno temporaneo? Solo una questione di porre fine a conflitti, piccoli e grandi? “No – risponde Obama, secco e perentorio -, sono flussi destinati ad aumentare, se non cambiamo l'intero sistema del cibo”. E lancia un monito, un avvertimento: “Se non agiamo, in fretta, può solo peggiorare”. Intere popolazioni, milioni e milioni di esseri umani, giovani e vecchi, uomini e donne, devono abbandonare le loro case, per sperare di trovare ciò di cui hanno bisogno e non si può semplicemente rimanere a guardare.

 A essere fuori equilibrio, dunque, è l'intero sistema di produzione, trattamento e distribuzione del cibo, “il secondo peggior inquinatore al mondo, la seconda causa dei cambiamenti climatici in atto”, l'accusa che Barack Obama lancia. Il primo chi è?, la domanda che sale, implicita, dalla platea. “I trasporti”, la risposta. 

Su questo punto, l'ex inquilino della Casa Bianca si toglie qualche sassolino dalle scarpe. Donald Trump sta, pezzo dopo pezzo, smontando quando da lui fatto negli otto anni alla Casa Bianca. Non importa, “è la Democrazia”, dice. In ogni caso, il fenomeno che lui vede in atto, nel suo Paese, è che “ il settore privato sta avendo il sopravvento sul settore pubblico. Le norme, le regole, i comportamenti, li detta il privato”. E fa l'esempio delle automobili. “Il mio successore vuole mettere nuovi standard, più permissivi, per le emissioni? A decidere sarà il mercato. Nessun produttore vorrà adottare gli standard di Trump, se questo vorrà dire perdere il mercato californiano”. Ecco, dunque, la rivincita del privato sul pubblico, sulla politica. E guardando fuori dai confini americani, Obama si augura “che Usa e Cina mantengano gli impegni presi con gli accordi sul clima di Parigi” e prendano la guida del mondo verso un futuro più sostenibile, sotto tutti i punti di vista.

Industria significa lavoro... Altro tema caldo. “La tecnologia uccide i posti di lavoro: la soluzione è andare verso un mondo in cui si lavori di meno, per lavorare tutti, per vivere una vita più ricca e piena”.

9.5.2017, 12:212017-05-09 12:21:00
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Gli Svizzeri e il vino: meno di un bicchiere al giorno

Bicchiere mezzo vuoto per il vino svizzero: il consumo di vino rosso, rosato e bianco nella Confederazione è infatti diminuito di due litri per abitante nell’...

Bicchiere mezzo vuoto per il vino svizzero: il consumo di vino rosso, rosato e bianco nella Confederazione è infatti diminuito di due litri per abitante nell’arco di un anno. Nel 2016 è ammontato in media a circa 40 bottiglie da 0,75 litri a testa, fa sapere oggi l’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG), l’equivalente di poco meno di un bicchiere da un decilitro al giorno. In totale sono stati bevuti 253 milioni di litri, di cui circa un terzo (89 milioni, -9,7%) era di provenienza svizzera, mentre il resto (164 milioni, -0,2%) arrivava dall’estero. Si tratta di un minimo storico, rende noto un comunicato odierno dell’UFAG. Il calo rispetto al 2015 è stato del 3,8%, l’equivalente di dieci milioni di litri in meno.

Ma le bollicine piacciono sempre

La tendenza è invertita solamente dallo spumante, non considerato all’interno della statistica globale, il cui consumo è salito nuovamente, stavolta del 2,1%, raggiungendo quasi i 19 milioni di litri.

Male i raccolti passati, ma il 2016 riempie le botti

Non è stato possibile coprire l’intera domanda di vino svizzero a causa degli scarsi quantitativi di uva indigena fra il 2013 e il 2015, afferma l’UFAG. La vendemmia dell’anno scorso – 108 milioni di litri – si situa invece di otto milioni al di sopra della media sul periodo 2005-2015.

Per la prima volta dal 2012, le scorte sono aumentate (+1,7 milioni, +8,3%). Entrando nei dettagli, il consumo di vino bianco elvetico è precipitato del 13,1% a 43 milioni di litri, venendo solo parzialmente compensato da quello estero (+1,9%, 40 milioni). In ribasso anche le cifre del vino rosso. Calo del 6,3% per quello svizzero (ne sono stati bevuti 47 milioni di litri) e dello 0,9% per quello importato (125 milioni) (ATS/red)

7.5.2017, 17:472017-05-07 17:47:46
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Una festa danzante per 80mila svizzeri

Malgrado il tempo incerto, ha attirato 80’000 persone, come l’anno scorso, la dodicesima edizione della Festa danzante, organizzata da mercoledì ad oggi in 30 città e comuni...

Malgrado il tempo incerto, ha attirato 80’000 persone, come l’anno scorso, la dodicesima edizione della Festa danzante, organizzata da mercoledì ad oggi in 30 città e comuni svizzeri, tra cui Lugano.

Per l’occasione sono stati proposti oltre 600 corsi di danza, 480 tra performance, spettacoli, film e mostre, nonché 60 serate e 11 performance selezionate grazie ad un concorso nazionale e la collaborazione tra la Festa danzante e i Premi svizzeri di danza 2015.

Il Teatro Foce di Lugano ha accolto i 10 miniballetti di Francesca Pennini, spettacolo classificato tra le migliori 10 creazioni del 2014 secondo la rivista Paperstreet, precisano oggi gli organizzatori in una nota. Come da tradizione, la Festa danzante in Ticino ha avuto il suo epicentro a Lugano, ma ha interessato anche Massagno, Ligornetto, Locarno e Bellinzona.

4.5.2017, 19:272017-05-04 19:27:19
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Forse le ‘fake news’ non pesano tanto sull’opinione pubblica, lo dice una ricerca (voluta da Google)

Dietrofront. A dispetto di quanto detto nelle ultime settimane, le fake news e la disinformazione...

Dietrofront. A dispetto di quanto detto nelle ultime settimane, le fake news e la disinformazione online non influenzano in modo determinante le opinioni politiche degli utenti che, maneggiando notizie diverse su media diversi, possono costruirsi un punto di vista più aderente ai fatti. È questa la tesi contenuta in una ricerca della Michigan State University e di Oxford che va in senso opposto alla discussione in atto sul tema.

Solo pochi mesi fa il parere di alcuni analisti sul peso che le bufale circolate online hanno avuto nella vittoria di Trump hanno scatenato polemiche e anche fatto prendere contromisure ai big della tecnologia. E il dibattito si è acceso pure in Europa, interessata da importanti tornate elettorali.

«È esagerato pensare che la ricerca online crei dei filtri in cui un algoritmo indovina quali informazioni un utente desidera. Gli utenti maneggiano informazioni diverse per formare un loro punto di vista. Questo dovrebbe rendere meno allarmisti», spiega lo studio finanziato da Google e condotto su 14mila utenti di sette nazioni (Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Polonia, Germania e Spagna).

Agli utenti è stato chiesto come usano la ricerca online, i social media e altre piattaforme per informarsi su candidati, temi politici e per partecipare al processo democratico.

Secondo l’indagine più del 50% degli utenti spiega di aver usato “spesso” o “molto spesso” i motori di ricerca per verificare dei fatti, che la disinformazione può a volte ingannare ma l’80% resta abbastanza scettico sulle informazioni trovate online. E c’è anche un altro dato: mediamente ogni utente consulta 4,5 diversi media per avere un punto di vista. In particolare chi è interessato alla politica consulta 2,4 fonti offline e 2,1 online, mentre il 72% dice che ad influenzare il voto sono le discussioni politiche con amici e familiari. Inoltre, il 36% degli intervistati legge notizie con cui non è d’accordo e meno del 20% dice di aver bloccato o tolto l’amicizia a persone con cui non era in sintonia politicamente.

Lo studio, infine, evidenzia schemi diversi di utilizzo dei media da parte dei paesi presi in esame. Per esempio, negli Usa sono onnivori mediaticamente ma non cercano molte notizie di politica. In Francia, Germania e Regno Unito gli utenti utilizzano meno i motori di ricerca e si affidano più a media tradizionali. In Italia, invece, oltre il 50% degli utenti interpellati mostra un’alta propensione per la ricerca online sia riguardo informazioni nuove sia per verificare notizie sbagliate, al pari di Spagna e Polonia e più degli altri paesi compresi nella ricerca.

26.4.2017, 19:392017-04-26 19:39:15
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Fatti i primi test, presto le auto potrebbero volare

Mentre a terra si sperimentano i veicoli senza pilota, capaci di guidarsi da soli, i rivoluzionari della mobilità guardano anche in aria, prefigurando un futuro...

Mentre a terra si sperimentano i veicoli senza pilota, capaci di guidarsi da soli, i rivoluzionari della mobilità guardano anche in aria, prefigurando un futuro molto vicino in cui auto e taxi sfrecceranno in cielo. Da Airbus a Uber, passando per alcune startup, diverse aziende sono in corsa per progettare aviomobili in grado di decongestionare il traffico e ridurre i tempi degli spostamenti, con servizi che si annunciano a prezzi ragionevoli e tutt'altro che elitari.

L'ultima a mostrare l'avanzamento dei propri progetti è Uber, che già nell'ottobre scorso aveva svelato l'iniziativa “Elevate”: flotte di taxi volanti composte da velivoli elettrici a decollo e atterraggio verticale come gli elicotteri. All'Elevate Summit in corso a Dallas, la compagnia ha annunciato accordi ad hoc con una serie di partner e con due città, Dallas e Dubai, dove già nel 2020 dovrebbe tenersi la dimostrazione di una rete di taxi con le ali.

«L'aviazione urbana è un prossimo passo naturale per Uber», ha dichiarato il Chief product officer della società, Jeff Holden, evidenziando la possibilità di offrire un servizio che consente di risparmiare tempo ma a un prezzo al chilometro solo lievemente più alto rispetto al trasporto via terra.

Ma Uber non è l'unica compagnia a voler rendere reali le aviomobili immaginate da Ridley Scott in “Blade Runner”. Nel gennaio scorso Airbus ha preannunciato che entro la fine dell'anno presenterà il prototipo di un velivolo monoposto. Il colosso dell'aviazione sta lavorando su due concept: Vahana, un veicolo volante autopilotato che può trasportare una persona o delle merci; e CityAirbus, una sorta di drone a eliche multiple per più passeggeri.

Molto attivo anche il settore delle startup, a cominciare da Kitty Hawk di Larry Page, uno dei creatori di Google, che ha appena mostrato una sorta di moto volante in funzione sopra un lago non lontano da San Francisco. Nei giorni scorsi la start-up bavarese Lilium, finanziata anche dal co-fondatore di Skype Niklas Zennstroem, ha invece reso noto di aver superato con successo i test di volo della sua macchina volante.

Tra i progetti più concreti ci sono poi quelli di Terrafugia, società fondata da un gruppo di ingegneri del Mit che lavora su due modelli di aviomobile, e l'AeroMobil 3.0 dell'omonima compagnia slovacca. Ed è già stata testata l'AirMule, l'ambulanza del cielo messa a punto dalla Tactical Robotics per soccorrere i soldati sui campi di battaglia.

26.4.2017, 18:382017-04-26 18:38:13
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La villa di Prince a Toronto, ...

La villa di Prince a Toronto, 1350 mq dove ha vissuto fra 2000 e 2006, è in vendita per 13 milioni di dollari. Due anni fa costava 9,5 milioni: tolta dal mercato dopo la sua morte, è lievitata a 13 milioni. Funziona così.

La villa di Prince a Toronto, 1350 mq dove ha vissuto fra 2000 e 2006, è in vendita per 13 milioni di dollari. Due anni fa costava 9,5 milioni: tolta dal mercato dopo la sua morte, è lievitata a 13 milioni. Funziona così.

19.4.2017, 10:032017-04-19 10:03:00
@laRegione

Trent'anni fa, i Simpson

Esattamente trent'anni fa, il 19 aprile 1987, veniva trasmessa per la prima volta sulla televisione americana una puntata del cartone diventato oggi la serie televisiva animata più longeva mai...

Esattamente trent'anni fa, il 19 aprile 1987, veniva trasmessa per la prima volta sulla televisione americana una puntata del cartone diventato oggi la serie televisiva animata più longeva mai trasmessa, I Simpson. Debutto in forma di brevi corti animati all'interno del Tracey Ullman Show, ma già due anni dopo i Simpson hanno conquistato la prima serata diventando una pietra miliare della storia della tv.
Nominati perfino per un Golden Globe, I Simpson hanno ottenuto 32 Emmy Awards e 8 People's Choice Awards.

L'irriverente cartone che mostra senza peli sulla lingua uno spaccato del reale ha lanciato anche oltre 15 profezie divenute realtà, dall'elezione del presidente Trump alla performance di Lady Gaga al Super Bowl, dall'invenzione dello smartwatch a quella del correttore automatico.
Sono oltre 100 le star apparse all'interno della serie. Solo per ricordarne alcune: Meryl Streep, Elton John, Richard Gere, Britney Spears, Paul e Linda McCartney.

I personaggi del cartone creato da Matt Groening portano il nome dei suoi reali familiari: i genitori Homer e Marge e le sorelle Lisa e Maggie. Bart avrebbe dovuto chiamarsi Matt come il fumettista, ma scelsero di dargli il nome che conosciamo in quanto anagramma della parola "brat" che tradotto vuol dire "monello".

13.4.2017, 16:502017-04-13 16:50:09
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Multa da 1,7 milioni per i biglietti dei concerti a prezzo maggiorato online

«In particolare, il caso in questione è stato originato da numerose segnalazioni in cui veniva lamentato un repentino esaurimento dei...

«In particolare, il caso in questione è stato originato da numerose segnalazioni in cui veniva lamentato un repentino esaurimento dei biglietti sul mercato primario e la quasi contestuale vendita degli stessi sul mercato secondario, dove risultavano venduti a prezzi maggiorati». Insomma, si tratta del fenomeno altrimenti noto come “secondari ticketing”, contro il quale si sono scontrati anche quei ticinesi che hanno provato ad acquistare i biglietti per i concerti di maggior richiamo in programma in Italia. Per dire, Bruce Springsteen, Coldplay, Ed Sheeran e altri. Molti ricorderanno il polverone sollevatosi alcuni mesi fa, che ha portato artisti come Vasco Rossi a prendere le distanze da queste modalità di vendita.

Con le parole citate in apertura, l'Antitrust italiano (l'autorità a tutela della concorrenza) ha annunciato oggi la multa di 1,7 milioni di euro inflitta a Ticketone. Quest'ultima, forte dell'esclusiva sulla vendita di biglietti online dei principali concerti, non avrebbe fatto niente per evitare che somme ingenti di biglietti venissero comprate in blocco e rimesse in vendita a prezzo ampiamente maggiorato.

«'Da questo punto di vista è risultato, infatti, che Ticketone – malgrado fosse tenuto contrattualmente ad predisporre misure anti-bagarinaggio – non ha adottato efficaci misure dirette a contrastare l'acquisto di biglietti attraverso procedure automatizzate, né ha previsto regole, procedure e vincoli diretti a limitare gli acquisti plurimi di biglietti, né ha effettuato controlli ex post diretti ad annullare tali acquisti plurimi». 

Questa l'accusa all'origine della sanzione. Ma Ticketone non ci sta e ha presentato ricorso, sostenendo che le accuse «sono inconsistenti e fondate su una incompleta e fuorviante interpretazione dei fatti».

4.4.2017, 21:382017-04-04 21:38:35
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Pink Diamond, il più grande di...

Pink Diamond, il più grande diamante rosa da 59,60 carati, è stato venduto a Hong Kong a 71,2 milioni di dollari, dopo una stima di 60. Si tratta di un pezzo unico, considerato «un vero e proprio tesoro della natura».

Pink Diamond, il più grande diamante rosa da 59,60 carati, è stato venduto a Hong Kong a 71,2 milioni di dollari, dopo una stima di 60. Si tratta di un pezzo unico, considerato «un vero e proprio tesoro della natura».

27.3.2017, 11:502017-03-27 11:50:16
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La sfida dei ticinesi a Londra, tra amore per la City e perplessità sul Brexit

Ci siamo quasi: nove mesi dopo la scelta referendaria del Regno Unito di lasciare l’Unione Europea, Theresa May annuncia che il 29...

Ci siamo quasi: nove mesi dopo la scelta referendaria del Regno Unito di lasciare l’Unione Europea, Theresa May annuncia che il 29 marzo, dopodomani, invocherà l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, notificando così formalmente all’Ue le intenzioni britanniche e avviando un processo di negoziati che potrà estendersi fino a due anni tra le parti. Ciò probabilmente si ripercuoterà anche sugli espatriati della Svizzera italiana.

La sesta meta preferita dagli Svizzeri che si trasferiscono

La Gran Bretagna si posiziona sesta fra le mete degli espatriati Svizzeri, che costituiscono il 4,4% della popolazione elvetica all’estero (in totale sono 761’930 cittadini residenti all’estero, secondo la statistica del Dipartimento federale degli affari esteri del 2015).

Si tratta soprattutto di persone nell’età attiva, tra i 18 e i 65 anni (62% degli espatriati nel Regno Unito appartengono a questa fascia). Negli anni si sono create associazioni che riuniscono anche i cittadini provenienti dalla Svizzera italiana quali l’Unione Ticinese, fondata a Londra nel 1874 come sezione autonoma della Pro Ticino.

Ticino da cui Marco Bortone, studente di 22 anni, è partito nel 2015. Oggi vive a Londra e studia pubblicità al London College of Arts. «Ho visitato la City per la prima volta in occasione del mio 18esimo compleanno nel 2013. Quella settimana è stata abbastanza per farmi innamorare della città. A colpirmi sono state l'apertura mentale che si nota subito e la grande diversità delle persone, ma soprattutto la sensazione che niente è strano abbastanza per distrarre il cittadino londinese dalla sua normale giornata lavorativa. Tutto ciò, unito alla mia passione per la moda, è stato il motivo principale per cui mi sono inizialmente trasferito qui». Per Bortone l’Inghilterra rappresenta una sfida, un’occasione per mettersi in gioco e riscoprire se stesso. «Ci sono possibilità in qualsiasi campo, e con un atteggiamento aperto e curioso si conoscono davvero tante persone. Ho notato che a Londra l'esperienza richiesta sul posto di lavoro conta meno che in Svizzera, e tutto sta nel dimostrare di essere capaci una volta che si è assunti: un'ottima opportunità per arricchire il curriculum».

Anche il creativo Simone Giampaolo, 27 anni, ha scelto l’Inghilterra per i suoi studi in computer animation e, dopo essersi laureato alla Bornemouth University, si è trasferito a Londra dove ora lavora come direttore d’animazione presso lo studio Bluezoo Animation realizzando serie tv per bambini, pubblicità, e diversi prodotti per grandi aziende. «La Gran Bretagna offre di più – spiega da noi contattato –. I costi di produzione in Svizzera sono molto elevati e questo scoraggia un po’ i clienti. Anche in Svizzera ci sono delle scuole di animazione ma a livello di studi ci sono poche possibilità, dunque i neolaureati di successo devono poi lavorare su base indipendente o spostarsi all’estero per avviare la loro carriera. Le produzioni svizzere sono poi di diversa tipologia: si tratta di progetti di nicchia di qualità molto elevata, che vengono poi usati per festival e concorsi internazionali e sono meno commerciali. Un esempio è ‘La mia vita da zucchina’».  Ciò non toglie «che in futuro mi piacerebbe rientrare in patria per realizzare un cortometraggio personale».

Meritocrazia e flessibilità

Altro aspetto che Giampaolo valuta positivamente è la meritocrazia: «Non importa l’etnia, il paese d’origine o altre caratteristiche: se dimostri quello che vali dopo l’assunzione tutto andrà bene».

L’imprenditore 53enne Michele Jannuzzi, dal canto suo, è arrivato a Londra da studente diversi anni fa per conseguire un master al Royal College of Arts. Lì ha conosciuto Richard Smith, con lui socio fondatore dell’azienda grafica Jannuzzi Smith. «Non ho mai pianificato di restare: è successo», racconta Jannuzzi. Oggi la Jannuzzismith ha due sedi principali: Lugano e Londra. «Il mercato del lavoro in Inghilterra è molto più mobile e flessibile. Bisogna però fare una distinzione importante tra Londra, l’Inghilterra e il resto del Regno Unito. Londra è una grande capitale con ramificazioni globali. La situazione è molto diversa nelle periferie».

A Londra salari bassi per rapporto al costo della vita

Eppure, fa notare Giampaolo, se da una parte la city offre tante possibilità di lavoro, dall’altra mettendo mano al portafoglio, si scopre che la vita all’inglese è abbastanza dura.  «I salari sono molto bassi in rapporto al costo della vita. Il risultato diretto è che la qualità della vita è chiaramente inferiore rispetto alla Svizzera. Data la grande disponibilità di personale i datori di lavoro ne approfittano, soprattutto durante i primi anni. C’è molta gente che fatica ad arrivare alla fine del mese e condivide case vecchie con camere di esigue dimensioni. Per queste ragioni, non credo Londra sia una città in cui mi stabilirei, la vedo più come un trampolino di lancio per la mia carriera».

Una conclusione cui e arrivato anche Bortone: «Non è sicuramente una novità che la Svizzera batta l'Inghilterra come qualità della vita e retribuzione salariale. In media il costo della vita è inferiore in Inghilterra rispetto alla Svizzera, con l'eccezione di Londra ovviamente. Sì, credo che a livello puramente economico e di qualità dei servizi si viva meglio in Svizzera, ma questa offre uno stile di vita decisamente più tranquillo e tradizionale che è poco stimolante per me».

«Londra è una città molto cara (vedasi per esempio il costo delle abitazioni, dei trasporti pubblici, ecc) e non mancano, soprattutto nella City, coloro che incassano salari astronomici – fa notare Jannuzzi –. Il divario tra chi guadagna poco e chi guadagna molto è in media più marcato che in Svizzera».

Saranno anche espatriati contenti, ma la nostalgia della nazione rossocrociata non li risparmia: «In Svizzera si è molto più facilmente a contatto con la natura; è forse la cosa che mi manca di più» ci dice Bortone. «Mi manca la buona cucina e la disponibilità dei servizi pubblici – spiega Giampaolo – Qui a Londra bisogna lottare per ogni cosa e tutto diventa più faticoso e stressante. Mi manca un po’ il quieto vivere che solo la Svizzera sa offrire, la bellezza dei paesaggi, l’aria pulita e il sistema che funziona perfettamente. L’unico “problema”, ma di fondo,che hanno gli svizzeri è l’essere abituati troppo bene rispetto agli altri paesi».

L’alto tenore di vita della Svizzera è infatti di fama internazionale. Tanto che la gente spesso, sapendo che qualcuno arriva dalla Confederazione, gli dice: «Non capisco, cosa ci fai qui»

Anche il cuore di Jannuzzi resta elvetico, soprattutto quando si tratta della nazionale: «Sono entrambi nazioni che amo profondamente. Se però giocano le nazionali di calcio il mio tifo è rosso-crociato».

Brexit, ci siamo: 'Non è stata una grande idea'

E con la Brexit, come kla mettiamo? «Il giorno seguente alla decisione del 23 giugno 2016, tutti i cittadini Svizzeri registrati all'ambasciata elvetica di Londra hanno ricevuto un’e-mail esplicativa. Ci è stato comunicato che non vi sarà alcun cambiamento fino a quando non si saranno concluse le trattative, e che queste dureranno almeno un paio di anni dall'entrata in vigore dell'Articolo 50, che darà il via alla fase transitoria di uscita dall'Europa», commentaBortone.

Per Jannuzzi, il Brexit è stato un autogoal. «Come la prevalenza dei londinesi (e degli scozzesi) non credo che Brexit sia una brillante idea: una decisione anacronistica che probabilmente complicherà (e forse peggiorerà) le cose. Evidentemente vi saranno delle conseguenze sulla mobilità delle persone che provengono da paesi dello spazio economico europeo – e quindi anche noi con passaporto elvetico. È però troppo presto per fare previsioni, molto dipenderà dagli accordi che rimpiazzeranno quelli esistenti. Anche per le aziende (come per le persone) dipenderà molto dagli accordi che rimpiazzeranno quelli esistenti. I britannici sono persone pragmatiche e storicamente promotori della globalizzazione, mi sembra quindi improbabile che si passi da uno stato di liberalismo economico ad un protezionismo economico (Adam Smith fu anche lui un suddito del regno). Ma viviamo in tempi ‘strani’, quindi attendiamo e vediamo cosa porterà il futuro».

17.3.2017, 17:192017-03-17 17:19:56
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Il mercato della musica dopo 16 anni frena la sua picchiata

Per la prima volta dal 2000, il mercato della musica elvetico lo scorso anno si è stabilizzato. La discesa si è interrotta e il segmento digitalizzato ha...

Per la prima volta dal 2000, il mercato della musica elvetico lo scorso anno si è stabilizzato. La discesa si è interrotta e il segmento digitalizzato ha superato per la prima volta quello dei supporti fisici (cd, vinile ecc.).

La quarantina di marchi di musica membri dell'IFPI Svizzera hanno realizzato un fatturato complessivo di 84,6 milioni di franchi nel 2016, in crescita dell'1% su base annua, ha indicato oggi la sezione elvetica della Federazione internazionale dell'industria fonografica in un comunicato.

La stabilizzazione si spiega con la progressione delle vendite della musica digitale (+11%) a 44,6 milioni di franchi, a sua volta dovuta al balzo in avanti dello streaming (+50% a 23 milioni di franchi). Il fatturato del digitale rappresenta il 53% del totale e, come detto, supera per la prima volta quello dei supporti fisici (47%). Quest'ultimo su base annua è calato del 9%, a 40 milioni di franchi. In netta controtendenza il segmento del vinile, che ha fatto segnare una progressione del 50% delle vendite, a 3,7 milioni di franchi (il livello più alto dal 1991).

7.3.2017, 17:352017-03-07 17:35:51
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George Michael è morto per cau...

George Michael è morto per cause naturali, punto. Lo ha stabilito il medico legale, Darren Salter, escludendo altre cause. Il cantante deceduto il giorno di Natale soffriva di una malattia cardiaca e di problemi epatici.

George Michael è morto per cause naturali, punto. Lo ha stabilito il medico legale, Darren Salter, escludendo altre cause. Il cantante deceduto il giorno di Natale soffriva di una malattia cardiaca e di problemi epatici.