Societa

13.12.2017, 09:162017-12-13 09:16:27
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Droghe, smartphone e insonnia: in uno studio i rischi  crescenti per la mente degli adolescenti

Allarme sonno per gli adolescenti: per almeno il 10% delle notti dormono meno di 6 ore. A 18 anni il 75% dei...

Allarme sonno per gli adolescenti: per almeno il 10% delle notti dormono meno di 6 ore. A 18 anni il 75% dei ragazzi dorme meno di 8 ore e solo il 3% dorme più di 9 ore. Il loro cervello, più vulnerabile perché in pieno sviluppo, può risentire della carenza cronica di sonno. La corretta maturazione della mente dei teenager è sotto attacco anche per via dell’abuso, sempre più frequente e sempre più precoce, di sostanze.

È il ritratto a tinte fosche dei ragazzi tratteggiato da ‘Quando tutto cambia. La salute psichica in adolescenza’, degli psichiatri italiani Claudio Mencacci e Gianni Migliarese. «Studi su campioni ampi (più di 100mila ragazzi) – dice Mencacci – hanno trovato una forte correlazione tra disturbi del sonno (quantità di sonno inadeguata, scarsa qualità del sonno e eccessiva sonnolenza diurna) e uso di smartphone e social network soprattutto nelle ore serali. L’insonnia agisce da detonatore, ampliando la vulnerabilità individuale a differenti patologie psichiche, come depressione o alterazioni dell’impulsività. La deprivazione di sonno, specialmente se cronica, può produrre conseguenze sul lungo periodo in termini di formazione dei circuiti cerebrali. E i rischi dell’uso di smartphone e pc vanno al di là dell’influsso sul sonno: l’esposizione al gaming, ad esempio, ha effetti sullo sviluppo di specifiche aree cerebrali. I videogame sono legati a un aumento di comportamenti impulsivi e aggressivi. La tecnologia, inoltre, modifica le modalità con cui i ragazzi si relazionano tra di loro».

Vi sono anche altri rischi per i giovani: il 33% degli studenti italiani ha provato almeno una droga. La più usata è la cannabis, almeno una volta dal 32% degli intervistati. Circa il 16% degli studenti è un utilizzatore corrente di cannabis. La sua diffusione tra i giovani è pari, se non superiore, in Italia, a quella del fumo di sigaretta. Inoltre, tra le nuove sostanze la più utilizzata è la cannabis sintetica (Spice) assunta almeno una volta dall’11,6% dei ragazzi intervistati.

Circa il 10% degli adolescenti, indica Mencacci, «si dichiara globalmente insoddisfatto della propria vita, delle relazioni amicali, familiari e della propria salute. I dati nazionali e internazionali riscontrano tassi simili di ragazzi con manifestazioni depressive o sintomi d’ansia. È a questi giovani che bisogna prestare attenzione facilitando il riconoscimento di tutti quei fattori tossici che possono favorire l’esordio e il mantenimento di patologie psichiche».

8.12.2017, 11:552017-12-08 11:55:54
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I genitori divorziano? La custodia alternata non è un obbligo

La custodia alternata dei figli in caso di divorzio non deve diventare un modello generale. Sono preferibili soluzioni individuali che rispettino nel...

La custodia alternata dei figli in caso di divorzio non deve diventare un modello generale. Sono preferibili soluzioni individuali che rispettino nel modo migliore il bene del figlio. Lo afferma il Consiglio federale sulla base di un rapporto adottato oggi.

Secondo le nuove norme entrate in vigore a inizio anno, l’autorità competente in caso di divorzio o di separazione (giudice o autorità di protezione dei minori) deve esaminare la possibilità della custodia alternata, se un genitore o il figlio lo chiede. Non vi è però alcun obbligo di accordarla.

La custodia alternata, oltre a porre esigenze elevate all’interazione tra i genitori, dipende infatti anche da determinati presupposti materiali, come il reddito dei genitori, e da condizioni quadro strutturali, come l’offerta di possibilità di accudire il figlio complementari alla famiglia. Condizioni che non sempre sussistono.

Tale tipo di custodia, precisa ancora l’esecutivo, può inoltre porre difficoltà al bambino a causa del frequente cambiamento di luogo di soggiorno. Insomma, per il governo i risultati dello studio hanno chiaramente dimostrato la correttezza della decisione di non prevedere la custodia alternata come modello generale.

7.12.2017, 14:202017-12-07 14:20:36
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È boom di criptogattini (e non è un cartone animato)

Mentre il Bitcoin schizza oltre i 15 mila dollari, l’altra criptomoneta emergente, l’Ethereum, registra dei rallentamenti nella sua rete a causa di un...

Mentre il Bitcoin schizza oltre i 15 mila dollari, l’altra criptomoneta emergente, l’Ethereum, registra dei rallentamenti nella sua rete a causa di un bizzarro boom: gattini virtuali. Una mania con un valore che avrebbe superato gli 8 milioni di dollari in poco più di una settimana. Si chiamano KryptoKitties, "criptogattini" letteralmente, e sono stati lanciati da Axiom Zen a fine novembre come un gioco che sfrutta la tecnologia, la "blockchain" in gergo, di Ethereum.

Si tratta di beni virtuali che si comprano con questa specifica criptomoneta, ma non solo. Gli utenti possono "allevare" i gattini acquistati, incrociarli per ottenere specie uniche, rare, da vendere in aste online che possono diventare anche molto costose. Secondo quanto riportato dal sito di Bloomberg, a pochi giorni dal debutto del gioco il traffico di Ethereum legato ai criptogattini era del 4%. Dopo pochi giorni è schizzato all’11%. Insomma i gattini virtuali stanno cominciando a intasarne la rete. Questo si traduce in transazioni più lente per tutti gli utenti.

Secondo il sito Crypto Kitty Sales, che tiene traccia della compravendita delle schede dei gattini, finora gli scambi sono stati oltre 61 mila, con quasi 50 mila gattini venduti per un valore in Ethereum che ha superato l’equivalente di 8 milioni di dollari. Un criptogattino oggi è stato venduto per più di 100 mila dollari.

5.12.2017, 17:372017-12-05 17:37:00
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I richiami dei prodotti aumentano, e costano. I più difettosi? Auto e alimenti

Negli ultimi dieci anni i casi di richiami di prodotti sono aumentati costantemente, raggiungendo cifre record per portata e costi...

Negli ultimi dieci anni i casi di richiami di prodotti sono aumentati costantemente, raggiungendo cifre record per portata e costi. L’industria automobilistica è la più colpita, seguita da quella alimentare e dell’elettronica. È quanto risulta da uno studio dell’assicuratore Allianz che ha analizzato 367 casi di richiami di prodotti in 28 Paesi e 12 settori tra il 2012 e il primo semestre del 2017.

Sono molti i fattori che concorrono ad incrementare il numero e il costo dei richiami, tra cui regolamentazioni più rigorose e pene più severe, l’espansione di grandi gruppi multinazionali e di complesse catene di fornitura globali, la maggiore consapevolezza dei consumatori, gli effetti della pressione economica su ricerca, sviluppo e produzione nonché la crescente importanza dei social media.

I richiami sono da imputare in primo luogo a prodotti difettosi o a contaminazioni.

Lo studio ha rilevato che un richiamo di grandi proporzioni causa in media danni per 10,5 milioni di euro, ma che per l’"effetto domino" in singole situazioni si possono raggiungere anche importi miliardari. In alcuni casi recenti particolarmente gravi i costi hanno superato di gran lunga le decine di milioni. Così è risultato che oltre la metà dei danni complessivi esaminati è da ricondurre ad appena dieci richiami.

Per l’effetto domino, i richiami più costosi riguardano l’industria automobilistica e costituiscono oltre il 70% della somma dei danni complessivi analizzati. Nell’ambito di una delle più vaste operazioni mai verificatesi nel settore, tra i 60 e i 70 milioni di veicoli di almeno 19 fabbricanti a livello mondiale torneranno nelle officine a causa di airbag difettosi. I costi sono stimati in quasi 21 miliardi di euro, precisa Allianz.

Il secondo settore più colpito, con il 16% delle perdite analizzate, è quello degli alimenti e delle bevande, importante per l’industria svizzera. In questo ramo i costi medi per un richiamo importante si attestano a quasi 8 milioni di euro. A sollevare problemi sono soprattutto la mancata dichiarazione degli allergeni (inclusa l’indicazione errata degli ingredienti), gli agenti patogeni e la contaminazione attraverso pezzi di vetro, metallo o materiali sintetici.

Lo studio di AGCS rileva che i prodotti provenienti dall’Asia continuano a generare una quantità di richiami superiore alla media negli Usa e in Europa. Ciò – sottolinea il rapporto – rispecchia lo spostamento verso est delle catene di fornitura mondiali e anche i controlli di qualità storicamente meno rigorosi in alcuni Paesi asiatici. Comunque, le maggiori prescrizioni in materia di sicurezza e la consapevolezza dei consumatori contribuiscono a intensificare le procedure di richiamo anche in Asia.

(Ats)

 

3.12.2017, 23:062017-12-03 23:06:00
Chiara Scapozza @laRegione

Pubblicità sessista di Pandora per Natale. Quando il gioiello smette di brillare...

È difficile credere che si possano concentrare così tanti stereotipi in così poche parole. A Milano. Nel 2017.

Eppure...

È difficile credere che si possano concentrare così tanti stereotipi in così poche parole. A Milano. Nel 2017.

Eppure Pandora, la nota marca di gioielli, ha pensato bene di lanciare la campagna promozionale natalizia al suon del “farla felice”. Chi? Ovviamente “lei”, la tua compagna, la casalinga che tra i regali che vorrebbe trovarsi sotto l'albero può scegliere tra un grembiule, un ferro da stiro, e un pigiama. Vuoi che non scelga il gioiello?

Il testo è questo:

“Un ferro da stiro,
un pigiama, un grembiule,
un bracciale Pandora.

Secondo te cosa la farebbe felice?”

Il manifesto ha suscitato l'ira sui social, e #Pandora è entrato in tendenza Twitter. Sarà che quel che conta non è come se ne parla, ma che se ne parli? Allora che se ne parli veramente e ci si indigni di fronte alla pubblicità sessista che strumentalizza la donna a piacimento. 

https://twitter.com/GammaDonna_/status/936986913730424834 

Il giudizio sulla replica dell'azienda lo lasciamo al lettore:

“Ciao a tutte,
abbiamo continuato a leggere i vostri commenti relativi alla campagna di affissione nella metropolitana di Milano e ci teniamo a condividere con voi il nostro punto di vista. La nostra intenzione era quella di strizzare l'occhio ad alcuni stereotipi che tutte noi conosciamo in maniera ironica e giocosa, assolutamente non offensiva, con il desiderio di regalarvi un sorriso.
In realtà abbiamo visto che estrapolati dal loro contesto alcuni passaggi di questa comunicazione hanno generato interpretazioni opposte al nostro intento, quindi ci scusiamo con tutte coloro che si sono sentite toccate nella loro sensibilità”.

3.12.2017, 21:372017-12-03 21:37:28
@laRegione

Quel pasticciaccio brutto di Twitter e Donald Trump

Donald Trump adora Twitter, il social network che utilizza da quando nessuno pensava sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti e che adesso raccoglie...

Donald Trump adora Twitter, il social network che utilizza da quando nessuno pensava sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti e che adesso raccoglie dichiarazioni ed esternazioni varie, a volte provocando alcuni incidenti diplomatici.
Si è discusso, qualche giorno fa, dei difficili rapporti tra Usa e Regno Unito dopo che tre filmati anti-islamici sono stati condivisi dal presidente e inizialmente caricati da Jayda Frensen, viceleader di Britain First, gruppuscolo dell’estrema destra britannica in odore di xenofobia violenta. Filmati che però non hanno messo in imbarazzo solo Theresa May – e Theresa Scrivener, signora del Sussex erroneamente citta da Trump nei suoi tweet, ma questa è un’altra storia – ma anche la stessa Twitter che ha dimostrato di non avere le idee chiare su che cosa è lecito e che cosa illecito condividere sulla propria rete sociale.

Ricordiamo che da alcuni anni Twitter, come anche Facebook e Google, ha iniziato a vigilare maggiormente sui contenuti. Nel mirino soprattutto gli account legati a movimenti estremisti e terroristi – dal 2015 sono stati bloccati quasi un milioni di utenti – ma più in generale chiunque “promuove la violenza contro altre persone, minacciarle o molestarle sulla base di razza, etnia, origine nazionale, orientamento sessuale, sesso, identità sessuale, religione, età, disabilità o grave malattia”. E non sono mancati casi di utenti sospesi per aver violato queste regole e condiviso contenuti che incitano all’odio.
Come i tre video anti-islamici condivisi da Trump che come minimo andrebbero rimossi. Però non è stato fatto. Perché? Inizialmente l’azienda si è giustificata affermando che “potremmo consentire occasionalmente contenuti controversi” se “riconosciamo come legittimo l’interesse pubblico verso tali contenuti”. Salvo poi correggersi: no, non è questione di interesse pubblico, ma delle più lasche norme per i contenuti multimediali che permettono la condivisione di contenuti forti se preceduti da un avviso. Insomma, hanno deciso di non bloccare i tweet di Trump ma ci hanno messo un giorno per capire perché. Il che fa sospettare che il vero motivo sia che Trump è il presidente e può fare quello che vuole. Alla faccia dei bei discorsi di Twitter sulla necessità di non alimentare la violenza.

30.11.2017, 13:542017-11-30 13:54:00
Cristina Ferrari @laRegione

L'anziano in 3D che ti osserva al computer

Si candida ad essere il regalo più originale del prossimo Natale, sempre se non andrà esaurito. È l'umarell, parola bolognese entrata nell’uso italiano che descrive il...

Si candida ad essere il regalo più originale del prossimo Natale, sempre se non andrà esaurito. È l'umarell, parola bolognese entrata nell’uso italiano che descrive il classico “anziano che guarda i lavori in corso”, che critica, dà consigli, rimprovera dall’alto di una invidiabile esperienza di osservatore. Stampato in 3D e ideato da FabLab è da piazzare accanto al computer mentre si sta lavorando. Lui, secondo le originali menti creative, “osserverà come vi comportate e vi stimolerà a fare meglio”. Ogni pupazzetto è alto circa 14 cm: è disponibile in vari colori, a richiesta, e si può acquistare online sul sito di FabLab al prezzo di 18 euro.

 

 

30.11.2017, 12:572017-11-30 12:57:00
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Facebook: fondo da 50 milioni di dollari in beneficenza

Facebook istituirà un fondo annuale da 50 milioni di dollari per aiutare le comunità colpite da disastri naturali come terremoti e uragani. Con queste...

Facebook istituirà un fondo annuale da 50 milioni di dollari per aiutare le comunità colpite da disastri naturali come terremoti e uragani. Con queste risorse la società elargirà la stessa cifra donata dagli utenti alle organizzazioni no-profit che raccolgono fondi sul social network. La novità è tra quelle annunciate dal ceo Mark Zuckerberg durante il Facebook Social Good Forum, ieri sera negli Usa. Sempre in tema di beneficenza, Zukerberg ha reso noto che la compagnia non tratterrà alcuna percentuale sulle donazioni degli utenti agli enti no-profit, che riceveranno il 100% di quanto elargito loro. Stando alle linee guida della società, in Europa sia le donazioni a Ong sia le raccolte fondi personali non sono soggette a un prelievo per la transazione, mentre negli Usa sulle raccolte personali c’è un prelievo del 6,9% che serve anche ai controlli anti-frode. Nel corso dello stesso evento, Facebook ha lanciato il programma "Mentorship e Support" per contribuire a dare sostegno a chi è in difficoltà, e ha annunciato l’estensione al Bangladesh dello strumento che mette i donatori di sangue in contatto con pazienti e ospedali. Lo strumento è stato lanciato il mese scorso in India, dove 4 milioni di persone si sono registrate come donatrici.

28.11.2017, 11:462017-11-28 11:46:00
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Il 40% dei ciclisti al buio e senza luce

Il numero degli incidenti in bicicletta è in aumento in Svizzera. Come emerge da un sondaggio rappresentativo condotto da Axa, non di rado i ciclisti circolano al buio senza...

Il numero degli incidenti in bicicletta è in aumento in Svizzera. Come emerge da un sondaggio rappresentativo condotto da Axa, non di rado i ciclisti circolano al buio senza luce. Molti vanno anche in bicicletta senza casco e in stato di ebbrezza. Emerge in particolare che il 40% dei ciclisti circola a volte senza luce all’imbrunire o di notte, benché il 90% degli intervistati riferisca di considerarlo pericoloso o molto pericoloso. Bettina Zahnd, responsabile Infortunistica e prevenzione ad Axa Winterthur, commenta: «Andare in bicicletta al buio senza luce comporta un elevato rischio di incidenti, perché spesso gli altri utenti della strada vedono i ciclisti solo quando è troppo tardi. Il problema si acuisce ulteriormente in novembre e dicembre, quando le giornate si accorciano e all’imbrunire circolano sulle strade più persone del solito». Per una maggiore sicurezza propria e altrui, soprattutto nella stagione autunnale e invernale è pertanto buona norma fare in modo di essere ben visibili e controllare la luce anteriore e posteriore.

28.11.2017, 11:412017-11-28 11:41:36
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Facebook previene i suicidi

Facebook sta usando l’intelligenza artificiale per provare a prevenire i suicidi. La compagnia sta sfruttando la tecnologia per identificare chi, in post o video in diretta, esprime l’...

Facebook sta usando l’intelligenza artificiale per provare a prevenire i suicidi. La compagnia sta sfruttando la tecnologia per identificare chi, in post o video in diretta, esprime l’intenzione di farla finita. I contenuti segnalati dal "cervello digitale" passano al vaglio di esaminatori in carne e ossa, così da intervenire in modo tempestivo con il primo soccorso in caso di necessità. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale è stato testato negli Usa, dove nell’ultimo mese Facebook ha lavorato con le autorità competenti su un centinaio di casi, spiega il social network in una nota. Adesso gli strumenti vengono estesi a livello globale, ma con l’eccezione dell’Unione europea. Qui la società sta dialogando con i regolatori per introdurre il nuovo sistema, facendo sì che sia in accordo con le regole Ue su internet e la privacy. L’approccio di Facebook prende in esame non solo i post degli utenti, ma anche come vengono commentati dai loro amici (ad esempio "stai bene?", "posso aiutarti?"), oltre alle segnalazioni che tutte le persone possono fare se si imbattono in contenuti allarmanti sul social. "Il suicidio è una delle prime cause di morte tra i giovani, e questo è un nuovo approccio alla prevenzione", ha scritto il ceo di Facebook, Mark Zuckerberg. L’obiettivo, ha rimarcato, "è far avere velocemente, alle persone che esprimono pensieri sul suicidio, il sostegno di cui hanno bisogno".

14.11.2017, 13:122017-11-14 13:12:16
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Pagare il biglietto per entrare in cattedrale? I vescovi francesi dicono no

Il dibattito è francese ma travalica ampiamente i confini del Paese. Per entrare nelle cattedrali – luoghi di culto e di cultura – è...

Il dibattito è francese ma travalica ampiamente i confini del Paese. Per entrare nelle cattedrali – luoghi di culto e di cultura – è il caso di pagare un biglietto? Per i vescovi francesi la riposta è no.

L’accesso alle cattedrali è gratuito e lo resterà: le istituzioni cattoliche di Francia rispondono picche alla proposta della star televisiva, Stéphane Bern, per risolvere l’annoso problema della manutenzione dei luoghi di culto. Intervistato da Le Parisien Week-End, il popolarissimo divulgatore tv, recentemente nominato alla guida di una missione governativa sul patrimonio culturale, aveva suggerito di far pagare l’accesso alle cattedrali per finanziare la loro manutenzione.

14.11.2017, 12:142017-11-14 12:14:02
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Stalking, un problema reale: l'intervento della polizia spesso basta, ma non sempre

Una donna su sei, un uomo su venti: questi i dati sulle vittime di stalking in Svizzera. In questi casi l’intervento...

Una donna su sei, un uomo su venti: questi i dati sulle vittime di stalking in Svizzera. In questi casi l’intervento tempestivo della polizia è una delle misure più efficaci, anche se non sempre basta. Il tema viene discusso oggi a Berna in una conferenza nazionale a cui partecipano oltre 220 esperti. Attraverso presentazioni e workshop si susseguono dibattiti su esempi e approcci utilizzati in Svizzera e all’estero, indica in una nota odierna l’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo (Ufu).

In quasi la metà dei casi di stalking il persecutore è l’ex partner. «Lo stalking non va preso alla leggera. Non si tratta di un segnale di interesse verso una persona, ma della volontà di entrare a far parte della sua vita ad ogni costo», rileva Sylvie Durrer, direttrice dell’Ufu citata nel comunicato. L’intervento verbale tempestivo della polizia nei confronti dei colpevoli di stalking è spesso sufficiente, mentre per il sostegno alle vittime ha dato buoni risultati l’agevolazione dell’accesso ai consultori e un coordinamento adeguato tra le istituzioni coinvolte.

14.11.2017, 08:492017-11-14 08:49:09
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Donne in piazza in Brasile, in discussione il diritto all'aborto in caso di stupro

Regolarmente torna ad essere tema di dibattito, pur restando sempre un dramma personale, che sia scelto o imposto da...

Regolarmente torna ad essere tema di dibattito, pur restando sempre un dramma personale, che sia scelto o imposto da circostanze tragiche. In particolare queste ultime hanno fatto dell'aborto un diritto per le donne. Non tutti però, ancora oggi, la pensano così. E dunque centinaia di donne hanno manifestato nel centro di Rio de Janeiro contro una proposta di legge in dibattito alla Camera dei deputati che prevede il divieto di aborto anche nei casi di stupro.

L’interruzione di gravidanza è illegale in Brasile. Attualmente è prevista solo in due casi: quando c’è il rischio di morte per la gestante e appunto quando è conseguenza di una violenza carnale.

14.11.2017, 08:102017-11-14 08:10:57
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Il caffè arriva con il drone: l'esperimento nei cieli del Ticino

Non solo una curiosità, ma una “una visione integrata delle spedizioni, che in un futuro molto prossimo potranno essere gestite con efficienza,...

Non solo una curiosità, ma una “una visione integrata delle spedizioni, che in un futuro molto prossimo potranno essere gestite con efficienza, tempestività e sicurezza, risolvendo così alcuni problemi logistici propri del nostro Cantone, come strade affollate, ambiente fisico complesso, articolato in valli, montagne e zone discoste”.

Si presenta così l'esperimento della ticinese Masaba Coffee, che ha sperimentato nei cieli cantonali la (avio)consegna del proprio caffè tramite drone. Una serie di consegne di un pacco da 12 chili, con decollo da Savosa, sono state effettuate a Melide, Chiasso e alla capanna del Monte Bar.

I punti di forza di questo ipotetico futuro del caffé? «È economico ed ecocompatibile, puntuale e preciso nel raggiungere la destinazione, e sulle strade meno auto e furgoni».

Un'idea che, come evidenzia la giovane società ticinese nata da una ONG, vuole completare coerentemente l'obiettivo offrire prodotti equo-solidali, garantendo un lavoro a circa 7'000 contadini in Uganda.

12.11.2017, 23:322017-11-12 23:32:00
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Accuse di molestie al regista Fausto Brizzi, fra le presunte vittime l'ex Miss Italia Clarissa Marchese

I volti sono pixelati, le voci camuffate, ma l’accusa è chiara: "Il regista è Fausto Brizzi". Dieci...

I volti sono pixelati, le voci camuffate, ma l’accusa è chiara: "Il regista è Fausto Brizzi". Dieci delle testimonianze raccolte dalle Iene nell’inchiesta su violenze e abusi nel mondo del cinema italiano chiamano in causa il cineasta romano, che ieri era uscito allo scoperto per difendersi dai sospetti, sostenendo di non aver "mai avuto rapporti non consenzienti". Oggi però il programma di Italia 1 rimette in fila in una sequenza scioccante le denunce, facendo per la prima volta il nome del regista. E l’autore dell’inchiesta, Dino Giarrusso, spiega che "delle decine di mail" arrivate poi in redazione da altre attrici pronte a vuotare il sacco, "una gran parte riguarda ancora una volta Brizzi".

"Non vogliamo accanirci su uno solo, non avrebbe senso, i personaggi coinvolti sono molti più di uno – premette l’autore dell’inchiesta -. Lui ha subito replicato, noi vogliamo credergli, ma il racconto di dieci attrici, che pure non si conoscono fra di loro, si somiglia in maniera impressionante". Le uniche due persone intervistate dalle Iene che non hanno chiesto la riservatezza sono Clarissa Marchese, Miss Italia 2014, e la modella Alessandra Giulia Bassi. Le altre compaiono con i volti oscurati e i loro nomi non vengono resi noti. Nelle testimonianze, la descrizione dello "studio adibito a casa" dove le ragazze venivano invitate per i provini, i primi approcci, i tentativi di "fare i massaggi", le insistenze, "il contatto fisico sempre maggiore" e poi "i modi sempre più aggressivi". Secondo alcuni racconti, il regista "si è spogliato completamente nudo" e ha tentato approcci sempre più pesanti. Alcune raccontano di aver "opposto resistenza", un’altra dice di essere stata costretta a un rapporto sentendosi "immobilizzata: non capivo più niente". Oltre a testimoniare il "disagio" per le violenze subite, le attrici ascoltate dalle Iene spiegano perché non hanno denunciato prima l’accaduto: "Non ho avuto il coraggio di dirlo alla mia famiglia – rivela una di loro – l’ho detto solo a mia madre, ma ho pensato: se lui ci denuncia non abbiamo tutti questi soldi per pagare la causa". Un’altra: "Mi vergognavo come una ladra, avevo paura di non essere creduta". Un’altra ancora: "Alcuni addetti ai lavori mi hanno consigliato di non fare azioni legali".

Giarrusso sottolinea di aver provato a mettersi in contatto con Brizzi per offrirgli la possibilità di dire la sua: "Lo abbiamo cercato in ogni modo, al telefono, allo studio. Siamo pronti ad ascoltarlo in ogni momento, ma siamo pronti ad ascoltare anche tutte le altre ragazze che hanno subito molestie da qualsiasi regista o produttore di cinema o tv". Sul fronte italiano dello scandalo che sta sconvolgendo mezzo mondo interviene oggi anche Dario Argento: ospite di Domenica in, racconta che la figlia Asia, tra le prime a denunciare le violenze subite dall’ex boss della Miramax Harvey Weinstein e non solo, oggi "ha paura, non esce più di casa per timore degli agenti del Mossad (assoldati dal produttore Usa, ndr): questa è gente che spara, che minaccia. Asia teme per la vita sua e dei suoi figli. Ma non si è pentita, anzi è sempre più convinta". L’attrice, che oggi ringrazia il padre su Twitter, ieri era intervenuta contro Brizzi e la sua annunciata difesa legale: "Querelaci tutte, non ci fai paura". (Ats/Red)

10.11.2017, 04:582017-11-10 04:58:54
Claudio Lo Russo @laRegione

Per un selfie in più

‘La tecnologia non è nemica, lo è l’uso che ne facciamo’, dice Alessandro Trivilini. Servono dialogo e consapevolezza, spiega Alicia Iglesias...

Un gruppo di ragazze, “un po’ per noia, un po...

‘La tecnologia non è nemica, lo è l’uso che ne facciamo’, dice Alessandro Trivilini. Servono dialogo e consapevolezza, spiega Alicia Iglesias...

Un gruppo di ragazze, “un po’ per noia, un po’ per scherzo” iniziano a scambiarsi foto intime. In fondo, è un gioco, con cui forse dare sfogo all’esibizionismo cui induce la nostra “società dell’immagine”. Il gruppo si allarga, arrivano ad essere una sessantina, tutte 16-17 enni, qualcuna condivide contenuti sempre più espliciti, pure atti sessuali. Finché qualcun’altro, un coetaneo, non decide di diffondere quelle immagini al di fuori del gruppo e se ne perde inevitabilmente il controllo in rete. È quanto successo in una scuola di Modena, un caso purtroppo già visto, anche in Ticino. E che in alcuni casi ha portato a conseguenze tragiche.

Agli albori di una rivoluzione epocale, quella digitale, ancora va sviluppato da parte di giovani e adulti un alfabeto di base attraverso cui interagire in modo sano con gli strumenti di cui disponiamo. Ne è convinto anche Alessandro Trivilini, docente alla Supsi, responsabile del Laboratorio sistemi informativi e ingegneria del software. Eppure, si tratta di sfatare subito un luogo comune: «La tecnologia non è nemica, lo è l’uso che ne facciamo quando non c’è consapevolezza». Ne parlerà anche stasera alle 20 alla Sala multiuso a Melide.

‘Controllare non ha senso’

Anzitutto, per tornare all’alfabeto, si tratta di intendersi sui termini, come spiega Trivilini: «Bisogna fare una distinzione: il sexting è inteso come una relazione attraverso una chat-line in cui due persone, adolescenti o adulte, si scambiano dei contenuti intimi e in cui a un certo punto scatta un ricatto. Il caso di Modena è più difficile da identificare, perché alla base non c’è la volontà di mettere sotto ricatto altre persone nel processo di creazione di questi contenuti di condivisione. Tutto nasce da adolescenti, che fanno un certo uso della tecnologia e volontariamente condividono delle immagini, ma non hanno consapevolezza di cosa significhi il fatto che un elemento di questa condivisione si rompa».

Dunque, l’adolescente che rende disponibili su Internet foto compromettenti di coetanei o coetanee quale reato commette? «In Svizzera questo è perseguibile, si tratta di lesione della personalità altrui. Il problema per gli inquirenti è tornare a ritroso all’origine di questa condivisione, a chi ha lasciato uscire quei contenuti: tecnicamente, anche se non impossibile, è molto difficile, spesso le tracce per risalire a un colpevole portano a server in Paesi dove non esistono regole».

Siamo al grado zero del linguaggio digitale. Qual è la via per avvicinare gli adolescenti? «Nella mia esperienza, avendo fatto molta prevenzione nelle scuole, ho visto un approccio molto didattico: si mostrava come funzionano tecnicamente determinati strumenti e si cercava di spiegare come usarli al meglio, magari impostando dei filtri o dei controlli parentali. Dal mio punto di vista, per le accelerazioni tecnologiche che ci sono state, questi accorgimenti non sono più sufficienti. Anche l’opera di prevenzione deve cambiare, mettere al centro la situazione concreta. Ad esempio il caso “dropbox” accaduto in Ticino nel 2016 andrebbe portato in un’aula magna, per sviluppare con gli studenti una discussione in forma interdiscplinare: c’è il caso vero e ci sono il poliziotto, l’avvocato, il docente, il genitore, l’esperto di tecnologie. Insieme si va a rispondere alle domande e a spiegare le situazioni dal punto di vista tecnico, legale, educativo, comportamentale... È un approccio pragmatico, i ragazzi possono fare domande puntuali e trasversali, immedesimarsi e portarsi a casa un’esperienza concreta legata a una persona. È il procedimento che usano i big della tecnologia: “Metti al centro l’utente e tutto il resto segue”».

E i genitori? «Il primo passo è prendere consapevolezza che è richiesto loro uno sforzo. Prima di imporre delle regole devono scendere di qualche scalino, mettersi al livello dei propri figli in rapporto alla tecnologia, porre loro delle domande e provare a capire come la utilizzano: trovare degli spunti di discussione comune invertendo i ruoli, mettendo i ragazzi nella condizione di spiegare e ponendosi loro in ascolto. È una questione di educazione: rincorrere i manuali, installare programmi per impedire la navigazione, controllare... non ha senso».

Un’educazione alle emozioni

Il caso di Modena impressiona per il numero di giovani coinvolte e le motivazioni espresse dalla ragazza da cui è partita la denuncia. Quali sono dunque gli argomenti a cui affidarsi per fare prevenzione? Lo abbiamo chiesto ad Alicia Iglesias, media educator e operatrice sociale, attiva in Ticino riguardo l’uso consapevole delle tecnologie e in progetti sociali legati ai giovani: «È importante dialogare con i ragazzi rispetto al riconoscere il proprio comportamento nell’utilizzo dei media e nell’impatto che le loro azioni possono avere sulle altre persone e viceversa. Comprendere l’importanza di rispettare gli altri, se stessi e le proprie emozioni, imparando a conoscerle e a riconoscerle. Aiutare i ragazzi a scoprire le proprie risorse per evitare di cadere in determinate situazioni. Diventa fondamentale diffondere un’adeguata informazione, far riflettere i ragazzi sulle implicazioni dell’uso delle tecnologie promuovendone un uso sempre più consapevole e responsabile, aiutandoli a muoversi tra questi mondi – reale e virtuale – strettamente connessi, pieni di relazioni ed emozioni».

Quali sono in questo senso gli errori più frequenti commessi da ragazze e ragazzi? «Non penso si possa parlare di errori. Parliamo di ragazzi e ragazze nati nel 2000, con la tecnologia ben presente nella loro vita fin dalla nascita. Sono adolescenti che agiscono in maniera completamente inconsapevole poiché non riescono a comprendere pienamente i rischi legati a questi comportamenti, primo tra tutti la perdita di controllo delle proprie immagini. Non sono coscienti delle conseguenze che si possono innescare (“web reputation”, adescamento, cyberbullismo) come anche della loro gravità. Oltre a tutto ciò vi è l’aspetto legale, che molto frequentemente è sconosciuto agli adolescenti. Spesso ciò accade per mancanza di confini, come anche per l’abitudine di condividere qualsiasi aspetto della loro vita».

I genitori come possono proteggere i propri figli adolescenti senza diventare troppo invadenti? «Essere presenti, informarsi sui temi legati ai media e soprattutto parlare con loro mostrando interesse verso ciò che fanno. Gli adulti possono aiutare i propri figli a una riflessione critica, abituandoli a ragionare sulle conseguenze delle loro azioni. Diventa importante sollecitare i propri figli verso un ragionamento legato alle emozioni – “come ti sentiresti se…” – e incoraggiarli a parlare e a confrontarsi con gli adulti di riferimento. Sul territorio ticinese vengono organizzati delle serate volte proprio a confrontarsi su questi temi».

9.11.2017, 16:002017-11-09 16:00:00
@laRegione

TripAdvisor segnalerà gli hotel dove si sono verificate aggressioni o molestie

Svolta di TripAdvisor sull’onda del 'sexgate': d’ora in poi segnalerà gli hotel e i resort dove si sono verificate aggressioni o...

Svolta di TripAdvisor sull’onda del 'sexgate': d’ora in poi segnalerà gli hotel e i resort dove si sono verificate aggressioni o molestie sessuali.

Il popolare sito, una delle piattaforme più famose per le recensioni di alberghi, ristoranti e altre attrazioni turistiche, ha già iniziato a mostrare un simbolo che avverte gli utenti. "Questi simboli rimarranno su TripAdvisor per un massimo di tre mesi – ha spiegato il portavoce Kevin Carter – Ma se le questioni persistono, la durata potrà essere estesa. Si tratta di un segnale informativo, non punitivo".

8.11.2017, 10:152017-11-08 10:15:22
laRegione Ticino

Un gatto per amico

Si infrange un luogo comune: il pelo dei gatti non rappresenta un pericolo per i bambini ad alto rischio di asma, tutt’altro. Una ricerca apparsa sul Journal of Allergy and Clinical Immunology rivela...

Si infrange un luogo comune: il pelo dei gatti non rappresenta un pericolo per i bambini ad alto rischio di asma, tutt’altro. Una ricerca apparsa sul Journal of Allergy and Clinical Immunology rivela che avere un gatto in casa sin dalla nascita li protegge dalla malattia, come pure li difende da altre pericolose patologie cui sono più vulnerabili come la bronchiolite e la polmonite. Lo studio è stato condotto presso l’Università di Copenaghen da JakobStokholm e coordinato da HansBisgaard. L’idea consolidata è che tra le cause dell’asma vi sia la sensibilizzazione allergica al pelo di alcuni animali tra cui il gatto. Gli esperti hanno tenuto sotto osservazione dalla nascita fino a 12 anni di età 377 bambini di cui una parte ad alto rischio di asma perché portatori sul proprio Dna della alterazione genetica che più di tutte si collega alla malattia. Tutte le diagnosi di asma intercorse fino al 12/imo compleanno sono state registrate. Gli esperti hanno visto che convivere sin dalla nascita con un gatto aiuta a prevenire la malattia in questi bimbi ad alto rischio e che maggiore è la quantità di allergene del gatto (quindi il pelo e altri residui dell’animale) in prossimità del lettino nel primo anno di vita, minore il rischio di ammalarsi. Anche la presenza di un cane in casa è risultata in grado di sortire un’azione protettiva ma meno evidente, ovvero non si riscontra una relazione con la quantità di allergene presente al letto del bambino. La presenza del gatto è risultata protettiva anche rispetto a polmonite e bronchiolite che sono due malattie cui sono suscettibili i bambini a rischio di asma.

7.11.2017, 08:192017-11-07 08:19:17
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È morta Nancy Friday, 'pioniera' della sessualità femminile

Donne e fantasie sessuali. Tra le prime a togliere il velo imposto dalle convenzioni della società fu la giornalista e autrice americana Nancy Friday...

Donne e fantasie sessuali. Tra le prime a togliere il velo imposto dalle convenzioni della società fu la giornalista e autrice americana Nancy Friday, scomparsa l'altroieri all’età di 84 anni. Friday pubblicò nel 1973 "My Secret Garden", una raccolta di lettere e interviste esplicite attraverso le quali conduceva il lettore in un viaggio nella sessualità femminile come pochi avevano fatto prima ed è a oggi considerato il primo testo che affrontò il tema delle fantasie sessuali dal punto di vista delle donne. Nancy Friday si è spenta nella suo appartamento a Manhattan, da ragazza aveva frequentato il prestigioso istituto femminile Wellesley College, che ha visto tra le sue allieve anche Hillary Clinton. Negli anni ’60, prima di dedicarsi alla stesura di saggi Friday lavorò come cronista.

30.10.2017, 18:222017-10-30 18:22:00
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Impennata record di emissioni di anidride carbonica nel 2016

L’anidride carbonica, il principale gas serra, prodotto dalle attività dell’uomo e responsabile del riscaldamento del Pianeta, ha registrato una...

L’anidride carbonica, il principale gas serra, prodotto dalle attività dell’uomo e responsabile del riscaldamento del Pianeta, ha registrato una impennata record nel 2016. La maggiore negli ultimi trent’anni. Colpa del Nino, il periodico riscaldamento dell’Oceano Pacifico. Ma anche delle emissioni umane, soprattutto da energia e trasporti, 36 miliardi di tonnellate all’anno.

L’allarme lo lancia l’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), agenzia che ha sede a Ginevra. L’anno scorso la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è passata dalle 400 parti per milione del 2015 a 403,3. Un aumento annuo di 3,3 parti per milione, il doppio dell’aumento medio annuale degli ultimi 10 anni. Una concentrazione (in valore assoluto) che non si verificava da 800’000 anni.

"E’ il maggiore incremento che abbiamo osservato nei 30 anni dalla nostra attività", ha detto Oksana Tarasova, responsabile del programma globale di controllo dell’atmosfera terrestre in seno al Wmo. "Il precedente aumento massimo risale al 1997-1998 e fu di 2,7 parti per milione, contro i 3,3 del differenziale fra 2015 e 2016. Senza dimenticare che si tratta anche di un balzo del 50% sulla media dell’ultimo decennio".

La causa immediata di questa impennata è il Nino del 2015-2016, fenomeno naturale di riscaldamento del Pacifico meridionale, che si ripete in media ogni cinque anni. In Sudamerica El Nino provoca piogge scarse e temperature elevate: la siccità riduce la fotosintesi e quindi l’assorbimento di anidride carbonica da parte delle foreste. In Africa il fenomeno non riduce le piogge, ma fa salire comunque le temperature. Le piante morte si decompongono di più e rilasciano più CO2 nell’atmosfera. Nell’Asia tropicale, la siccità e le temperature più elevate causate dal Nino fanno aumentare gli incendi, e il fumo porta enormi quantità di anidride carbonica nell’atmosfera.

Nel complesso, i paesi interessati da questo fenomeno l’anno scorso hanno emesso 2,5 miliardi di tonnellate di CO2 in più rispetto al 2011. Questa massa di gas di origine naturale si è andata a sommare ai 36 miliardi di tonnellate prodotte dalle attività umane. Di qui l’impennata della concentrazione.

Questo nonostante le emissioni di CO2 di origine umana non crescano da un paio d’anni, grazie agli sforzi di riduzione dei governi, soprattutto della Cina. Il problema è che però l’umanità continua a produrre una massa immane di gas. Foreste e oceani non riescono a smaltirla, e questa si accumula nell’atmosfera, creando effetto serra, cioè impedendo la dispersione nello spazio del calore della superficie terrestre.