Società

14.11.2017, 13:122017-11-14 13:12:16
@laRegione

Pagare il biglietto per entrare in cattedrale? I vescovi francesi dicono no

Il dibattito è francese ma travalica ampiamente i confini del Paese. Per entrare nelle cattedrali – luoghi di culto e di cultura – è...

Il dibattito è francese ma travalica ampiamente i confini del Paese. Per entrare nelle cattedrali – luoghi di culto e di cultura – è il caso di pagare un biglietto? Per i vescovi francesi la riposta è no.

L’accesso alle cattedrali è gratuito e lo resterà: le istituzioni cattoliche di Francia rispondono picche alla proposta della star televisiva, Stéphane Bern, per risolvere l’annoso problema della manutenzione dei luoghi di culto. Intervistato da Le Parisien Week-End, il popolarissimo divulgatore tv, recentemente nominato alla guida di una missione governativa sul patrimonio culturale, aveva suggerito di far pagare l’accesso alle cattedrali per finanziare la loro manutenzione.

14.11.2017, 12:142017-11-14 12:14:02
@laRegione

Stalking, un problema reale: l'intervento della polizia spesso basta, ma non sempre

Una donna su sei, un uomo su venti: questi i dati sulle vittime di stalking in Svizzera. In questi casi l’intervento...

Una donna su sei, un uomo su venti: questi i dati sulle vittime di stalking in Svizzera. In questi casi l’intervento tempestivo della polizia è una delle misure più efficaci, anche se non sempre basta. Il tema viene discusso oggi a Berna in una conferenza nazionale a cui partecipano oltre 220 esperti. Attraverso presentazioni e workshop si susseguono dibattiti su esempi e approcci utilizzati in Svizzera e all’estero, indica in una nota odierna l’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo (Ufu).

In quasi la metà dei casi di stalking il persecutore è l’ex partner. «Lo stalking non va preso alla leggera. Non si tratta di un segnale di interesse verso una persona, ma della volontà di entrare a far parte della sua vita ad ogni costo», rileva Sylvie Durrer, direttrice dell’Ufu citata nel comunicato. L’intervento verbale tempestivo della polizia nei confronti dei colpevoli di stalking è spesso sufficiente, mentre per il sostegno alle vittime ha dato buoni risultati l’agevolazione dell’accesso ai consultori e un coordinamento adeguato tra le istituzioni coinvolte.

14.11.2017, 08:492017-11-14 08:49:09
@laRegione

Donne in piazza in Brasile, in discussione il diritto all'aborto in caso di stupro

Regolarmente torna ad essere tema di dibattito, pur restando sempre un dramma personale, che sia scelto o imposto da...

Regolarmente torna ad essere tema di dibattito, pur restando sempre un dramma personale, che sia scelto o imposto da circostanze tragiche. In particolare queste ultime hanno fatto dell'aborto un diritto per le donne. Non tutti però, ancora oggi, la pensano così. E dunque centinaia di donne hanno manifestato nel centro di Rio de Janeiro contro una proposta di legge in dibattito alla Camera dei deputati che prevede il divieto di aborto anche nei casi di stupro.

L’interruzione di gravidanza è illegale in Brasile. Attualmente è prevista solo in due casi: quando c’è il rischio di morte per la gestante e appunto quando è conseguenza di una violenza carnale.

14.11.2017, 08:102017-11-14 08:10:57
@laRegione

Il caffè arriva con il drone: l'esperimento nei cieli del Ticino

Non solo una curiosità, ma una “una visione integrata delle spedizioni, che in un futuro molto prossimo potranno essere gestite con efficienza,...

Non solo una curiosità, ma una “una visione integrata delle spedizioni, che in un futuro molto prossimo potranno essere gestite con efficienza, tempestività e sicurezza, risolvendo così alcuni problemi logistici propri del nostro Cantone, come strade affollate, ambiente fisico complesso, articolato in valli, montagne e zone discoste”.

Si presenta così l'esperimento della ticinese Masaba Coffee, che ha sperimentato nei cieli cantonali la (avio)consegna del proprio caffè tramite drone. Una serie di consegne di un pacco da 12 chili, con decollo da Savosa, sono state effettuate a Melide, Chiasso e alla capanna del Monte Bar.

I punti di forza di questo ipotetico futuro del caffé? «È economico ed ecocompatibile, puntuale e preciso nel raggiungere la destinazione, e sulle strade meno auto e furgoni».

Un'idea che, come evidenzia la giovane società ticinese nata da una ONG, vuole completare coerentemente l'obiettivo offrire prodotti equo-solidali, garantendo un lavoro a circa 7'000 contadini in Uganda.

12.11.2017, 23:322017-11-12 23:32:00
@laRegione

Accuse di molestie al regista Fausto Brizzi, fra le presunte vittime l'ex Miss Italia Clarissa Marchese

I volti sono pixelati, le voci camuffate, ma l’accusa è chiara: "Il regista è Fausto Brizzi". Dieci...

I volti sono pixelati, le voci camuffate, ma l’accusa è chiara: "Il regista è Fausto Brizzi". Dieci delle testimonianze raccolte dalle Iene nell’inchiesta su violenze e abusi nel mondo del cinema italiano chiamano in causa il cineasta romano, che ieri era uscito allo scoperto per difendersi dai sospetti, sostenendo di non aver "mai avuto rapporti non consenzienti". Oggi però il programma di Italia 1 rimette in fila in una sequenza scioccante le denunce, facendo per la prima volta il nome del regista. E l’autore dell’inchiesta, Dino Giarrusso, spiega che "delle decine di mail" arrivate poi in redazione da altre attrici pronte a vuotare il sacco, "una gran parte riguarda ancora una volta Brizzi".

"Non vogliamo accanirci su uno solo, non avrebbe senso, i personaggi coinvolti sono molti più di uno – premette l’autore dell’inchiesta -. Lui ha subito replicato, noi vogliamo credergli, ma il racconto di dieci attrici, che pure non si conoscono fra di loro, si somiglia in maniera impressionante". Le uniche due persone intervistate dalle Iene che non hanno chiesto la riservatezza sono Clarissa Marchese, Miss Italia 2014, e la modella Alessandra Giulia Bassi. Le altre compaiono con i volti oscurati e i loro nomi non vengono resi noti. Nelle testimonianze, la descrizione dello "studio adibito a casa" dove le ragazze venivano invitate per i provini, i primi approcci, i tentativi di "fare i massaggi", le insistenze, "il contatto fisico sempre maggiore" e poi "i modi sempre più aggressivi". Secondo alcuni racconti, il regista "si è spogliato completamente nudo" e ha tentato approcci sempre più pesanti. Alcune raccontano di aver "opposto resistenza", un’altra dice di essere stata costretta a un rapporto sentendosi "immobilizzata: non capivo più niente". Oltre a testimoniare il "disagio" per le violenze subite, le attrici ascoltate dalle Iene spiegano perché non hanno denunciato prima l’accaduto: "Non ho avuto il coraggio di dirlo alla mia famiglia – rivela una di loro – l’ho detto solo a mia madre, ma ho pensato: se lui ci denuncia non abbiamo tutti questi soldi per pagare la causa". Un’altra: "Mi vergognavo come una ladra, avevo paura di non essere creduta". Un’altra ancora: "Alcuni addetti ai lavori mi hanno consigliato di non fare azioni legali".

Giarrusso sottolinea di aver provato a mettersi in contatto con Brizzi per offrirgli la possibilità di dire la sua: "Lo abbiamo cercato in ogni modo, al telefono, allo studio. Siamo pronti ad ascoltarlo in ogni momento, ma siamo pronti ad ascoltare anche tutte le altre ragazze che hanno subito molestie da qualsiasi regista o produttore di cinema o tv". Sul fronte italiano dello scandalo che sta sconvolgendo mezzo mondo interviene oggi anche Dario Argento: ospite di Domenica in, racconta che la figlia Asia, tra le prime a denunciare le violenze subite dall’ex boss della Miramax Harvey Weinstein e non solo, oggi "ha paura, non esce più di casa per timore degli agenti del Mossad (assoldati dal produttore Usa, ndr): questa è gente che spara, che minaccia. Asia teme per la vita sua e dei suoi figli. Ma non si è pentita, anzi è sempre più convinta". L’attrice, che oggi ringrazia il padre su Twitter, ieri era intervenuta contro Brizzi e la sua annunciata difesa legale: "Querelaci tutte, non ci fai paura". (Ats/Red)

10.11.2017, 04:582017-11-10 04:58:54
Claudio Lo Russo @laRegione

Per un selfie in più

‘La tecnologia non è nemica, lo è l’uso che ne facciamo’, dice Alessandro Trivilini. Servono dialogo e consapevolezza, spiega Alicia Iglesias...

Un gruppo di ragazze, “un po’ per noia, un po...

‘La tecnologia non è nemica, lo è l’uso che ne facciamo’, dice Alessandro Trivilini. Servono dialogo e consapevolezza, spiega Alicia Iglesias...

Un gruppo di ragazze, “un po’ per noia, un po’ per scherzo” iniziano a scambiarsi foto intime. In fondo, è un gioco, con cui forse dare sfogo all’esibizionismo cui induce la nostra “società dell’immagine”. Il gruppo si allarga, arrivano ad essere una sessantina, tutte 16-17 enni, qualcuna condivide contenuti sempre più espliciti, pure atti sessuali. Finché qualcun’altro, un coetaneo, non decide di diffondere quelle immagini al di fuori del gruppo e se ne perde inevitabilmente il controllo in rete. È quanto successo in una scuola di Modena, un caso purtroppo già visto, anche in Ticino. E che in alcuni casi ha portato a conseguenze tragiche.

Agli albori di una rivoluzione epocale, quella digitale, ancora va sviluppato da parte di giovani e adulti un alfabeto di base attraverso cui interagire in modo sano con gli strumenti di cui disponiamo. Ne è convinto anche Alessandro Trivilini, docente alla Supsi, responsabile del Laboratorio sistemi informativi e ingegneria del software. Eppure, si tratta di sfatare subito un luogo comune: «La tecnologia non è nemica, lo è l’uso che ne facciamo quando non c’è consapevolezza». Ne parlerà anche stasera alle 20 alla Sala multiuso a Melide.

‘Controllare non ha senso’

Anzitutto, per tornare all’alfabeto, si tratta di intendersi sui termini, come spiega Trivilini: «Bisogna fare una distinzione: il sexting è inteso come una relazione attraverso una chat-line in cui due persone, adolescenti o adulte, si scambiano dei contenuti intimi e in cui a un certo punto scatta un ricatto. Il caso di Modena è più difficile da identificare, perché alla base non c’è la volontà di mettere sotto ricatto altre persone nel processo di creazione di questi contenuti di condivisione. Tutto nasce da adolescenti, che fanno un certo uso della tecnologia e volontariamente condividono delle immagini, ma non hanno consapevolezza di cosa significhi il fatto che un elemento di questa condivisione si rompa».

Dunque, l’adolescente che rende disponibili su Internet foto compromettenti di coetanei o coetanee quale reato commette? «In Svizzera questo è perseguibile, si tratta di lesione della personalità altrui. Il problema per gli inquirenti è tornare a ritroso all’origine di questa condivisione, a chi ha lasciato uscire quei contenuti: tecnicamente, anche se non impossibile, è molto difficile, spesso le tracce per risalire a un colpevole portano a server in Paesi dove non esistono regole».

Siamo al grado zero del linguaggio digitale. Qual è la via per avvicinare gli adolescenti? «Nella mia esperienza, avendo fatto molta prevenzione nelle scuole, ho visto un approccio molto didattico: si mostrava come funzionano tecnicamente determinati strumenti e si cercava di spiegare come usarli al meglio, magari impostando dei filtri o dei controlli parentali. Dal mio punto di vista, per le accelerazioni tecnologiche che ci sono state, questi accorgimenti non sono più sufficienti. Anche l’opera di prevenzione deve cambiare, mettere al centro la situazione concreta. Ad esempio il caso “dropbox” accaduto in Ticino nel 2016 andrebbe portato in un’aula magna, per sviluppare con gli studenti una discussione in forma interdiscplinare: c’è il caso vero e ci sono il poliziotto, l’avvocato, il docente, il genitore, l’esperto di tecnologie. Insieme si va a rispondere alle domande e a spiegare le situazioni dal punto di vista tecnico, legale, educativo, comportamentale... È un approccio pragmatico, i ragazzi possono fare domande puntuali e trasversali, immedesimarsi e portarsi a casa un’esperienza concreta legata a una persona. È il procedimento che usano i big della tecnologia: “Metti al centro l’utente e tutto il resto segue”».

E i genitori? «Il primo passo è prendere consapevolezza che è richiesto loro uno sforzo. Prima di imporre delle regole devono scendere di qualche scalino, mettersi al livello dei propri figli in rapporto alla tecnologia, porre loro delle domande e provare a capire come la utilizzano: trovare degli spunti di discussione comune invertendo i ruoli, mettendo i ragazzi nella condizione di spiegare e ponendosi loro in ascolto. È una questione di educazione: rincorrere i manuali, installare programmi per impedire la navigazione, controllare... non ha senso».

Un’educazione alle emozioni

Il caso di Modena impressiona per il numero di giovani coinvolte e le motivazioni espresse dalla ragazza da cui è partita la denuncia. Quali sono dunque gli argomenti a cui affidarsi per fare prevenzione? Lo abbiamo chiesto ad Alicia Iglesias, media educator e operatrice sociale, attiva in Ticino riguardo l’uso consapevole delle tecnologie e in progetti sociali legati ai giovani: «È importante dialogare con i ragazzi rispetto al riconoscere il proprio comportamento nell’utilizzo dei media e nell’impatto che le loro azioni possono avere sulle altre persone e viceversa. Comprendere l’importanza di rispettare gli altri, se stessi e le proprie emozioni, imparando a conoscerle e a riconoscerle. Aiutare i ragazzi a scoprire le proprie risorse per evitare di cadere in determinate situazioni. Diventa fondamentale diffondere un’adeguata informazione, far riflettere i ragazzi sulle implicazioni dell’uso delle tecnologie promuovendone un uso sempre più consapevole e responsabile, aiutandoli a muoversi tra questi mondi – reale e virtuale – strettamente connessi, pieni di relazioni ed emozioni».

Quali sono in questo senso gli errori più frequenti commessi da ragazze e ragazzi? «Non penso si possa parlare di errori. Parliamo di ragazzi e ragazze nati nel 2000, con la tecnologia ben presente nella loro vita fin dalla nascita. Sono adolescenti che agiscono in maniera completamente inconsapevole poiché non riescono a comprendere pienamente i rischi legati a questi comportamenti, primo tra tutti la perdita di controllo delle proprie immagini. Non sono coscienti delle conseguenze che si possono innescare (“web reputation”, adescamento, cyberbullismo) come anche della loro gravità. Oltre a tutto ciò vi è l’aspetto legale, che molto frequentemente è sconosciuto agli adolescenti. Spesso ciò accade per mancanza di confini, come anche per l’abitudine di condividere qualsiasi aspetto della loro vita».

I genitori come possono proteggere i propri figli adolescenti senza diventare troppo invadenti? «Essere presenti, informarsi sui temi legati ai media e soprattutto parlare con loro mostrando interesse verso ciò che fanno. Gli adulti possono aiutare i propri figli a una riflessione critica, abituandoli a ragionare sulle conseguenze delle loro azioni. Diventa importante sollecitare i propri figli verso un ragionamento legato alle emozioni – “come ti sentiresti se…” – e incoraggiarli a parlare e a confrontarsi con gli adulti di riferimento. Sul territorio ticinese vengono organizzati delle serate volte proprio a confrontarsi su questi temi».

9.11.2017, 16:002017-11-09 16:00:00
@laRegione

TripAdvisor segnalerà gli hotel dove si sono verificate aggressioni o molestie

Svolta di TripAdvisor sull’onda del 'sexgate': d’ora in poi segnalerà gli hotel e i resort dove si sono verificate aggressioni o...

Svolta di TripAdvisor sull’onda del 'sexgate': d’ora in poi segnalerà gli hotel e i resort dove si sono verificate aggressioni o molestie sessuali.

Il popolare sito, una delle piattaforme più famose per le recensioni di alberghi, ristoranti e altre attrazioni turistiche, ha già iniziato a mostrare un simbolo che avverte gli utenti. "Questi simboli rimarranno su TripAdvisor per un massimo di tre mesi – ha spiegato il portavoce Kevin Carter – Ma se le questioni persistono, la durata potrà essere estesa. Si tratta di un segnale informativo, non punitivo".

8.11.2017, 10:152017-11-08 10:15:22
laRegione Ticino

Un gatto per amico

Si infrange un luogo comune: il pelo dei gatti non rappresenta un pericolo per i bambini ad alto rischio di asma, tutt’altro. Una ricerca apparsa sul Journal of Allergy and Clinical Immunology rivela...

Si infrange un luogo comune: il pelo dei gatti non rappresenta un pericolo per i bambini ad alto rischio di asma, tutt’altro. Una ricerca apparsa sul Journal of Allergy and Clinical Immunology rivela che avere un gatto in casa sin dalla nascita li protegge dalla malattia, come pure li difende da altre pericolose patologie cui sono più vulnerabili come la bronchiolite e la polmonite. Lo studio è stato condotto presso l’Università di Copenaghen da JakobStokholm e coordinato da HansBisgaard. L’idea consolidata è che tra le cause dell’asma vi sia la sensibilizzazione allergica al pelo di alcuni animali tra cui il gatto. Gli esperti hanno tenuto sotto osservazione dalla nascita fino a 12 anni di età 377 bambini di cui una parte ad alto rischio di asma perché portatori sul proprio Dna della alterazione genetica che più di tutte si collega alla malattia. Tutte le diagnosi di asma intercorse fino al 12/imo compleanno sono state registrate. Gli esperti hanno visto che convivere sin dalla nascita con un gatto aiuta a prevenire la malattia in questi bimbi ad alto rischio e che maggiore è la quantità di allergene del gatto (quindi il pelo e altri residui dell’animale) in prossimità del lettino nel primo anno di vita, minore il rischio di ammalarsi. Anche la presenza di un cane in casa è risultata in grado di sortire un’azione protettiva ma meno evidente, ovvero non si riscontra una relazione con la quantità di allergene presente al letto del bambino. La presenza del gatto è risultata protettiva anche rispetto a polmonite e bronchiolite che sono due malattie cui sono suscettibili i bambini a rischio di asma.

7.11.2017, 08:192017-11-07 08:19:17
@laRegione

È morta Nancy Friday, 'pioniera' della sessualità femminile

Donne e fantasie sessuali. Tra le prime a togliere il velo imposto dalle convenzioni della società fu la giornalista e autrice americana Nancy Friday...

Donne e fantasie sessuali. Tra le prime a togliere il velo imposto dalle convenzioni della società fu la giornalista e autrice americana Nancy Friday, scomparsa l'altroieri all’età di 84 anni. Friday pubblicò nel 1973 "My Secret Garden", una raccolta di lettere e interviste esplicite attraverso le quali conduceva il lettore in un viaggio nella sessualità femminile come pochi avevano fatto prima ed è a oggi considerato il primo testo che affrontò il tema delle fantasie sessuali dal punto di vista delle donne. Nancy Friday si è spenta nella suo appartamento a Manhattan, da ragazza aveva frequentato il prestigioso istituto femminile Wellesley College, che ha visto tra le sue allieve anche Hillary Clinton. Negli anni ’60, prima di dedicarsi alla stesura di saggi Friday lavorò come cronista.

30.10.2017, 18:222017-10-30 18:22:00
@laRegione

Impennata record di emissioni di anidride carbonica nel 2016

L’anidride carbonica, il principale gas serra, prodotto dalle attività dell’uomo e responsabile del riscaldamento del Pianeta, ha registrato una...

L’anidride carbonica, il principale gas serra, prodotto dalle attività dell’uomo e responsabile del riscaldamento del Pianeta, ha registrato una impennata record nel 2016. La maggiore negli ultimi trent’anni. Colpa del Nino, il periodico riscaldamento dell’Oceano Pacifico. Ma anche delle emissioni umane, soprattutto da energia e trasporti, 36 miliardi di tonnellate all’anno.

L’allarme lo lancia l’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), agenzia che ha sede a Ginevra. L’anno scorso la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è passata dalle 400 parti per milione del 2015 a 403,3. Un aumento annuo di 3,3 parti per milione, il doppio dell’aumento medio annuale degli ultimi 10 anni. Una concentrazione (in valore assoluto) che non si verificava da 800’000 anni.

"E’ il maggiore incremento che abbiamo osservato nei 30 anni dalla nostra attività", ha detto Oksana Tarasova, responsabile del programma globale di controllo dell’atmosfera terrestre in seno al Wmo. "Il precedente aumento massimo risale al 1997-1998 e fu di 2,7 parti per milione, contro i 3,3 del differenziale fra 2015 e 2016. Senza dimenticare che si tratta anche di un balzo del 50% sulla media dell’ultimo decennio".

La causa immediata di questa impennata è il Nino del 2015-2016, fenomeno naturale di riscaldamento del Pacifico meridionale, che si ripete in media ogni cinque anni. In Sudamerica El Nino provoca piogge scarse e temperature elevate: la siccità riduce la fotosintesi e quindi l’assorbimento di anidride carbonica da parte delle foreste. In Africa il fenomeno non riduce le piogge, ma fa salire comunque le temperature. Le piante morte si decompongono di più e rilasciano più CO2 nell’atmosfera. Nell’Asia tropicale, la siccità e le temperature più elevate causate dal Nino fanno aumentare gli incendi, e il fumo porta enormi quantità di anidride carbonica nell’atmosfera.

Nel complesso, i paesi interessati da questo fenomeno l’anno scorso hanno emesso 2,5 miliardi di tonnellate di CO2 in più rispetto al 2011. Questa massa di gas di origine naturale si è andata a sommare ai 36 miliardi di tonnellate prodotte dalle attività umane. Di qui l’impennata della concentrazione.

Questo nonostante le emissioni di CO2 di origine umana non crescano da un paio d’anni, grazie agli sforzi di riduzione dei governi, soprattutto della Cina. Il problema è che però l’umanità continua a produrre una massa immane di gas. Foreste e oceani non riescono a smaltirla, e questa si accumula nell’atmosfera, creando effetto serra, cioè impedendo la dispersione nello spazio del calore della superficie terrestre.

29.10.2017, 11:422017-10-29 11:42:43
@laRegione

Ustioni di secondo e terzo grado al volto del clochard aggredito a Torino

Presenta ustioni di secondo e terzo grado al volto il clochard di 60 anni che ieri sera è stato aggredito in un giardino pubblico a...

Presenta ustioni di secondo e terzo grado al volto il clochard di 60 anni che ieri sera è stato aggredito in un giardino pubblico a Torino. L’uomo è in rianimazione all’ospedale San Giovanni Bosco. La prognosi non è stata sciolta. Data la presenza di un edema alla gola, è stato sedato e intubato. "Sono stati degli sconosciuti", ha detto ai soccorritori il clochard, secondo fonti sanitarie. In base ad una prima ricostruzione, qualcuno gli avrebbe gettato addosso del liquido a cui avrebbe poi dato fuoco.

26.10.2017, 11:022017-10-26 11:02:02
@laRegione

Più miliardari nel mondo, soprattutto in Cina

Cresce nel mondo il club dei miliardari, che diventa peraltro sempre più ricco. Lo afferma uno studio svolto dalla società di consulenza PwC e da Ubs. Il numero dei...

Cresce nel mondo il club dei miliardari, che diventa peraltro sempre più ricco. Lo afferma uno studio svolto dalla società di consulenza PwC e da Ubs. Il numero dei miliardari è salito lo scorso anno del 10% a 1'542 e il loro patrimonio complessivo è aumentato del 17% a 6’000 miliardi di dollari, spinto verso l’alto dai crescenti prezzi delle materie prime e dell’immobiliare. Particolarmente accentuata è stata la crescita in Cina. Lo studio afferma che per la prima volta si registrano più miliardari in Asia (637) che negli Stati Uniti (563). Se il trend dovesse continuare è possibile che anche i patrimoni complessivi detenuti in Asia superino quelli americani, ha detto Markus Hammer, specialista di PwC Germania. In Europa il club dei Paperoni è rimasto fermo a 342: il maggior numero di miliardari si registra in Germania (117), la prima economia del continente. Seguono, ma distanziate, Gran Bretagna (55), Italia (42), Francia (39) e Svizzera (35). Il patrimonio detenuto dai miliardari residenti nella Confederazione è progredito lo scorso anno del 12%. La ricerca mostra anche che sono in costante crescita i miliardari che sono diventati ricchi con le proprie forze. I "self-made men", nel 1995, erano pari al 45% del totale, percentuale che nel frattempo è salita al 70%. I miliardari sono titolari di aziende – o detengono partecipazioni in esse – che sul piano mondiale danno lavoro a 27,7 milioni di persone.

26.10.2017, 10:522017-10-26 10:52:22
@laRegione

Una cabina in vetro per abbattere lo stress

Possono 72 ore all'aria aperta abbattere lo stress e ripristinare la nostra salute fisica e mentale? Per testare i benefici della vita a stretto contatto con la natura,...

Possono 72 ore all'aria aperta abbattere lo stress e ripristinare la nostra salute fisica e mentale? Per testare i benefici della vita a stretto contatto con la natura, sull'isola privata di Henriksholm nel lago Animmen, in Svezia, – come ha riportato la Stampa – c'è una cabina in vetro dove ritrovare se stessi. Una stanza tutta trasparente con dentro il minimo indispensabile, dove trascorrere tre giorni completamente da soli, lontani dalla routine quotidiana. È questo l'obiettivo di The 72 hours cabin: regalare pace e silenzio per cancellare lo stress e trovare il proprio equilibrio psicofisico. 

A contatto con la natura, la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca di abbassano, aumenta la capacità di risolvere problemi e si stimola la creatività. E anche i più scettici, dopo l'esperienza non hanno che potuto testimoniare i benefici dell'esperienza. 

 Non si sa se a far la differenza siano state le 72 ore ininterrotte, o la magia della natura svedese, ma a settembre i ricercatori hanno analizzato gli effetti sulla salute della cabina su cinque lavoratori stressanti, fra cui un tassista francese, un poliziotto tedesco e un broadcaster di Londra. E per tutti al termine dell'esperimento lo stress era sceso almeno del 70 per cento. 

Conclusi i test, commissionati da Visit Sweden in collaborazione con Turistrådet Västsverige, da questo mese la cabina ha aperto a tutti coloro che ne vogliono testare i benefici. Il periodo di tempo è limitato e le richieste sono state subito tantissime, nonostante non ci sia il bagno e per mangiare bisogna accendersi da soli il fuoco. 

 

25.10.2017, 15:252017-10-25 15:25:15
Claudio Lo Russo @laRegione

A spasso da solo, in pigiama e in piena notte: bimbo di tre anni notato da un tassista e riportato a casa dalla polizia. È quanto accaduto a una famiglia ticinese nei pressi di Zurigo.

Quando...

Quando ha sentito suonare al campanello la signora Anna si è svegliata di soprassalto: chi mai poteva essere alle 4 di notte? Alla porta del suo appartamento, in un comune alle porte di Zurigo, si è trovata di fronte due uomini in borghese. Alle loro spalle ha intravisto una donna con un bambino in braccio, del tutto tranquillo. Un attimo d’incertezza e... si è resa conto che quello era suo figlio, di neanche tre anni. Un tassista lo aveva trovato lungo una strada del paese, in piena notte, vestito solo di pigiama e calzini.

Ogni genitore potrà comprendere l’emozione di Anna nel riabbracciare il suo piccolo, che come sempre credeva nel suo letto e tutto avrebbe potuto immaginare fuorché vederselo riportare a casa in piena notte. È questa la disavventura occorsa qualche giorno fa (anzi notte) a una famiglia ticinese residente nel Canton Zurigo. Ma che cosa era successo? Che cosa ci faceva quel bambino fuori casa, di notte?

Suo papà, Fabio, si è fatto un’idea. Il piccolo Alex, svegliatosi nel cuore della notte, si dev’essere ricordato del suo mini-scooter lasciato all’aperto la sera prima. E così, invece di dirigersi come d’abitudine verso la camera dei genitori, deve aver pensato bene di andare a riprenderlo. Combinazione, la porta di casa non era stata chiusa a chiave. Così Alex è uscito dall’appartamento e dal condominio, per poi seguire qualche altra intuizione del momento, difficile da ricostruire: lui non ha nemmeno tre anni e sa dire ancora poche parole.

Fortunatamente, dopo non molto un tassista lo ha notato ed ha  avvertito la polizia. Uno degli agenti, non sapendo da dove cominciare, ha suonato al citofono di una conoscente residente nella zona, grazie alla quale si è risaliti alla famiglia di Fabio e Anna.

«Siamo stati fortunati – ci ha detto Fabio –. È stato una coincidenza incredibile che proprio in quel momento transitasse un tassista. Qui siamo quasi in campagna e di notte non gira nessuno, ci sono però molte volpi»...

Insomma, una buona dose di fortuna e la pronta collaborazione di persone qualunque ha pure risparmiato a Fabio e Anna il panico di non ritrovare al risveglio il piccolo Alex nel suo lettino. Morale della favola? Come noto, i bambini di 2-3 anni sono curiosi e simpaticissimi, ma anche imprevedibili oltre ogni immaginazione... La sera, prima di mettersi a letto, meglio controllare di aver chiuso a chiave.

(I nomi, noti alla redazione, sono di fantasia).

24.10.2017, 12:042017-10-24 12:04:51
@laRegione

Facebook rende infelici e insoddisfatti

Tieni chiuso Facebook per una settimana e sarai più felice, positivo e soddisfatto della tua vita: lo suggerisce un esperimento in cui sono stati coinvolti 1'095 individui, di...

Tieni chiuso Facebook per una settimana e sarai più felice, positivo e soddisfatto della tua vita: lo suggerisce un esperimento in cui sono stati coinvolti 1'095 individui, di cui una parte doveva astenersi dall'uso del social per 7 giorni di seguito. Diretto da Morten Tromholt dell'Università di Copenhagen e pubblicato sulla rivista 'Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking', lo studio suggerisce che l'uso di questo social network (specie se troppo frequente) ha effetti negativi sul benessere e l'umore.

"Ormai gran parte delle persone usa Facebook tutti i giorni ma pochi sono consapevoli delle conseguenze di ciò", spiega Tromholt intervistato dall'Ansa. Nell'esperimento una parte dei partecipanti si è astenuto per una settimana dall'uso del social. Il loro livello di benessere, soddisfazione e umore sono stati misurati all'inizio e alla fine dell'esperimento. Confrontando i due gruppi (chi doveva chiudere Facebook e chi poteva continuare a usarlo a piacere) è emerso che la pausa dal social ha effetti positivi sulle due dimensioni principali del benessere, ovvero l'umore e la soddisfazione per la nostra vita.

"Ho chiesto ai partecipanti di valutare il proprio livello di felicità e soddisfazione nella vita, il loro livello di autostima e le loro emozioni (positive e negative) - spiega Tromholt. È emerso che chi aveva fatto una pausa dal social presentava un aumento del livello di soddisfazione per la propria vita e delle emozioni positive. I risultati sono molto evidenti soprattutto per coloro che usano Facebook tantissimo o che lo usano solo passivamente, cioè senza mai fare azioni (postare contenuti o commenti) ma solo seguendo l'attività altrui. 

15.10.2017, 10:592017-10-15 10:59:00
@laRegione

Il lato oscuro di Facebook: può svelare i segreti personali

La funzione ’Persone che potresti conoscere’ di Facebook da divertente giochino che permette di trovare i vecchi compagni delle elementari può diventare...

La funzione ’Persone che potresti conoscere’ di Facebook da divertente giochino che permette di trovare i vecchi compagni delle elementari può diventare un ’Grande fratello’ in grado di svelare i segreti di famiglia. Lo testimoniano diversi casi, raccolti dal sito di tecnologia Gizmodo, in cui l’algoritmo del social network, di cui si conosce solo in parte il funzionamento, ha messo in contatto persone ’insospettabili’, dai clienti di una prostituta ai pazienti di uno psichiatra.

Nel caso della prostituta, che vive in California, la donna si è vista consigliare come amici sul suo profilo ’normale’ alcuni clienti abituali, nonostante l’indirizzo email e il telefono che usava per lavoro fossero diversi e non avesse un profilo Facebook nella vita ’parallela’. Lo stesso problema, racconta la donna, è stato riscontrato anche da altre colleghe. "Chi va con una prostituta è molto preoccupato per la privacy – racconta -. Usano nomi, email e telefoni alternativi. In questo caso abbiamo persone che adottano misure di sicurezza aggiuntive rispetto alla popolazione generale, per non rivelare la propria identità, e comunque i loro nomi veri sono connessi su Facebook". Una spiegazione probabile, suggerisce il sito Gizmodo, è che il social network usi informazioni carpite da altre app del telefono, come la geolocalizzazione.

In altri casi riportati ad essere connessi sono stati i clienti di uno psichiatra, ma anche persone che si erano semplicemente incrociate per strada. Le spiegazioni della compagnia sono state sempre piuttosto fumose, e non sono mai stati rivelati quali siano effettivamente i parametri utilizzati per mettere in connessione i vari profili, anche se i comunicati ufficiali hanno sempre negato di utilizzare tecniche troppo ’spinte’. Il dubbio che il social network vada a sbirciare almeno anche nelle email è venuto ad una donna che viveva in Florida, che ha descritto sempre a Gizmodo la propria vicenda: si è vista consigliare una signora avanti con gli anni dell’Ohio, con un cognome vagamente familiare, per poi scoprire che era la cognata del nonno biologico che non aveva mai conosciuto. "Come il social ci abbia connesse è un mistero – spiega -. Mio padre ha visto suo marito una volta sola, si sono scambiati le email, ma nessuno dei due usa Facebook, così come nessuna delle altre persone che ci ’separano’ nell’albero genealogico". (Ats/Red)

13.10.2017, 18:542017-10-13 18:54:23
@laRegione

Muore sporgendosi in topless dall'auto: in un video la fine assurda di una turista russa

Una bravata finita in tragedia, come sempre più spesso accade a turisti che percorrono il mondo in cerca di emozioni...

Una bravata finita in tragedia, come sempre più spesso accade a turisti che percorrono il mondo in cerca di emozioni forti. È quanto accaduto in Repubblica Dominicana a Natalia Borodina, donna russa di 37 anni, che si trovava nel Paese in vacanza con il figlio e una sua amica. La donna, racconta il sito Infobae, si era sporta a seno nudo dal finestrino dell’auto in corsa ed è morta dopo avere sbattuto contro un cartello stradale.

La tragedia è stata documentata in un video (visibile su YouTube) che l’amica, alla guida del mezzo, stava realizzando con il proprio cellulare. Il fatto è accaduto martedì, quando le due donne hanno deciso di fare un’escursione fuori da Punta Cana. Aveva piovuto molto, e la polizia sostiene che le donne avessero consumato della droga. A un certo punto, Borodina si è tolta la parte superiore del bikini e ha cominciato a ballare, mentre l’amica alla guida filmava tutto.

Mentre la donna era fuori dal finestrino, l’amica ha perso il controllo dell’auto e Borodina ha sbattuto la testa su un cartello ed è caduta in strada. La donna è stata portata in ospedale ma non c’è stato nulla da fare ed è deceduta dopo poche ore.

13.10.2017, 17:462017-10-13 17:46:08
@laRegione

Vietare l'importazione di alimenti frutto di sofferenze animali? No, non è possibile

Simpatia e preoccupazione verso il mondo animale, soprattutto per il modo in cui spesso le bestie vengono allevate e uccise...

Simpatia e preoccupazione verso il mondo animale, soprattutto per il modo in cui spesso le bestie vengono allevate e uccise, questo sì, ma non si chieda di aumentare le tutele per evitare sofferenze ad oche, rane ed altre prelibatezze: non è possibile. Questa in sostanza l'opinione della Commissione della scienza dell’educazione e della cultura degli Stati.  

Non è necessario vietare l’importazione di prodotti ottenuti mediante metodi noti per infliggere sofferenze agli animali, come ad esempio il foie gras o le cosce di rana. Così la pensa la Commissione che, con 9 voti contro 0 e un’astensione, suggerisce di respingere una mozione sul tema.

Dopo aver consultato rappresentanti delle cerchie interessate (Protezione svizzera degli animali, Unione svizzera dei contadini, Unione svizzera delle arti e mestieri), la commissione ha tra l’altro cercato di chiarire cosa s’intenda per "ottenuti infliggendo sofferenze agli animali" e quali prodotti sarebbero inclusi nel divieto generale, si legge in un comunicato odierno dei Servizi del Parlamento.

La maggioranza comprende le preoccupazioni sulla protezione degli animali che stanno alla base della richiesta e sostiene l’intenzione della mozione. Tuttavia, dall’analisi è emerso che l’accettazione del testo avrebbe conseguenze massicce per numerosi settori, dalla produzione di derrate alimentari al settore tessile fino all’industria orologiera. Inoltre, continua la nota, non è chiaro se questo aspetto possa essere migliorato in modo significativo mediante una simile normativa unilaterale sul benessere degli animali.

La commissione si dichiara pertanto molto scettica sull’attuabilità della mozione – inoltrata dal consigliere nazionale Matthias Aebischer (Partito Socialista/Berna) – e considera che una sorveglianza generale dell’importazione e di tutti i metodi di produzione impiegati all’estero sia irrealizzabile nonché inopportuna.

Piuttosto, bisogna verificare se occorre intervenire sulle basi legali esistenti, in particolare per quanto riguarda l’obbligo di dichiarazione. Per questo – con 9 voti contro 1 – ha deciso di proporre agli Stati di accettare un postulato che chiede al Consiglio federale di illustrare, tramite un rapporto, le possibili misure concrete che permettono di rafforzare tale obbligo.

12.10.2017, 23:082017-10-12 23:08:42
@laRegione

La versione di Weinstein e quella di Lea Seydoux: 'Ipocriti, tutti sapevano'

«Sono devastato. Ho perso mia moglie e i miei figli, coloro che amo più di ogni altra cosa». Harvey Weinstein, travolto dallo...

«Sono devastato. Ho perso mia moglie e i miei figli, coloro che amo più di ogni altra cosa». Harvey Weinstein, travolto dallo scandalo di accuse sessuali, reagisce così: parla con il magazine ‘Page Six’ schiacciato dalla valanga di accuse, fino a dichiarare di sostenere la scelta della moglie, sebbene speri in una riconciliazione. Potrebbe però essere questo soltanto l’inizio di una vicenda per la quale adesso si prospetta una svolta giudiziaria, con la polizia di New York e quella di Londra tornate al lavoro.

Intanto in Italia Fabrizio Lombardo smentisce Asia Argento. L’ex capo di Miramax Italia si dichiara «sorpreso» e «amareggiato» dalle dichiarazioni dell’attrice che lo aveva tirato in ballo nel caso del produttore e “predatore seriale”.

Nella Grande Mela la polizia torna a scartabellare fra le denunce per controllare se vi fossero in passato accuse di aggressione o molestie contro Weinstein, oltre al caso già emerso e da cui scaturì una indagine nel 2015. La polizia di New York incoraggia chiunque abbia informazioni sulla vicenda a farsi avanti, mentre intende contattare donne che hanno parlato degli incontri con Weinstein nell’articolo del ‘New Yorker’. E oltre Atlantico Scotland Yard indaga dopo aver ricevuto una segnalazione della polizia del Merseyside, riguardo un caso che sarebbe avvenuto a Londra negli anni 80.

Ad oggi Weinstein ha negato vi sia stato alcun incontro o contatto non consensuale, ma la lista delle accuse continua a crescere. Vi compaiono anche i nomi di Lea Seydoux e Cara Delevingne. «Stavamo parlando e all’improvviso mi saltò addosso sul divano», ha raccontato al ‘Guardian’ Seydoux, rievocando la produzione di ‘Spectre’. La star francese va oltre e sbugiarda coloro che oggi mostrano di cadere dalle nuvole nel jet set: «Tutti sapevano chi era Harvey e nessuno ha fatto nulla... per decenni».

La top model e attrice Cara Delevingne, in un messaggio online, riferisce a sua volta di essere sfuggita al tentativo di Weinstein di attirarla in un incontro sessuale a tre. Ma c’è anche l’attrice britannica Kate Beckinsale: aveva 17 anni quando Weinstein la accolse in accappatoio per un meeting nella sua stanza al Savoy Hotel, ha raccontato su Instagram.

E poi, l’ultima in ordine di tempo, una donna che con il produttore fece un colloquio per un posto da babysitter e lui la ricevette in boxer e canottiera. Infine, al coro di condanne si aggiunge quella durissima della Academy degli Oscar che definisce la condotta descritta nelle accuse come «ripugnante», affermando che terrà una riunione urgente sabato prossimo per «discutere le accuse contro Harvey Weinstein e ogni azione garantita dall'Academy».

11.10.2017, 13:522017-10-11 13:52:00
@laRegione

Ogni 5 minuti una bambina muore per violenze. Giornata mondiale al suono della libertà 

Ogni 5 minuti, in qualche parte del mondo, una bambina o una ragazza muore a causa di violenze. Lo sottolinea l'Unicef...

Ogni 5 minuti, in qualche parte del mondo, una bambina o una ragazza muore a causa di violenze. Lo sottolinea l'Unicef nella Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze che si celebra oggi.

Fra gli altri dati segnalati: una bambina o una ragazza su quattro contrae matrimonio prima di aver compiuto 18 anni; 63 milioni di ragazze hanno subito mutilazioni genitali; 130 milioni di ragazze non vanno a scuola. In occasione della Giornata – si legge in un comunicato ripreso dall'Ansa – l'Unicef vuole stimolare l'attenzione e l'azione internazionale verso le sfide che le ragazze affrontano prima, durante e in seguito alle crisi. Il messaggio di quest'anno, EmPOWER Girls, viene lanciato, attraverso un video #FreedomForGirl (sulla canzone "Freedom" di Beyonce), promosso da The Global Goals/Project Everyone e da diversi partner, tra cui l'Unicef.

Il video viene promosso oggi sulla homepage di Google in molti paesi. Oltre un miliardo di ragazze nel mondo rappresentano una risorsa di potere e creatività. Ma, durante i conflitti, le ragazze hanno una probabilità 2,5 volte maggiore di non frequentare la scuola rispetto ai ragazzi, compromettendo le loro future prospettive di lavoro e l'indipendenza finanziaria.

La violenza di genere spesso raggiunge il suo picco massimo durante le emergenze umanitarie, esponendo le ragazze a violenza fisica e sessuale, sfruttamento e tratta Spesso le donne e le ragazze hanno minori risorse e maggiore difficoltà ad accedere a reti e informazioni salvavita. Ma le ragazze sono anche resilienti. Le soluzioni a lungo termine progettate con e per le ragazze possono rafforzare questa resilienza e rappresentare una via verso opportunità per loro stesse, che producano una trasformazione e che siano permanenti. Le ragazze, soprattutto le adolescenti, hanno bisogno di piattaforme che diano voce alle sfide che affrontano nella loro vita quotidiana e per scoprire delle soluzioni adatte alle loro esigenze, in modo da poter costruire un futuro migliore per loro e per le loro comunità.