Culture

Ieri, 20:242017-07-25 20:24:47
@laRegione

I numeri della Compagnia Finzi Pasca

Numeri: dalla quantità di biglietti aerei acquistati a quella dei teatri dove si è stati, passando per tonnellate di scenografie e metri quadrati di deposito. È insolito...

Numeri: dalla quantità di biglietti aerei acquistati a quella dei teatri dove si è stati, passando per tonnellate di scenografie e metri quadrati di deposito. È insolito incontrare così tante cifre, durante la conferenza stampa di una compagnia teatrale; ancora di più se si tratta della Compagnia Finzi Pasca che, nei suoi spettacoli, usa tutt’altri strumenti per emozionare il pubblico.
«Se noi non ci mettiamo a raccontare la compagnia, a dare dei numeri, si perde di vista il quadro complessivo» ci spiega Daniele Finzi Pasca precisando che occorre «mettere nella giusta prospettiva le cose, perché quando uno scrive “un quarto di milione di sovvenzioni”, riferendosi ai 250mila franchi che riceviamo dalla Città – che poi è lo stipendio annuo di alcuni funzionari – poi si dimentica di calcolare quanto restituiamo, già con gli spettacoli».

Insomma, la Compagnia Finzi Pasca come impresa (culturale) che investe in Ticino, e quindi iniziamo dal budget annuale che ammonta a 3,4 milioni di franchi.
Di questi, poco più di 600mila arrivano dalla convenzione congiunta di Pro Helvetia, Cantone e Città di Lugano (convenzione il cui rinnovo sarà discusso in consiglio comunale nei prossimi mesi) e che coprono il supporto amministrativo ovvero, ha spiegato il contabile Lorenzo Ortelli, «vendere gli spettacoli, organizzare i trasporti, scegliere gli artisti e attivarsi nella raccolta fondi». Già perché gli altri 2,8 milioni che servono alla compagnia per produrre e, soprattutto, per portare in giro per il mondo gli spettacoli (le spese di tournée ammontano al 64% del budget totale) devono arrivare da qualche parte, e per la precisione da sponsor, donazioni e vendita dei biglietti.
È interessante notare che, di questi 3,4 milioni, poco meno di tre quarti arriva dall’estero, mentre le spese avvengono per metà in Svizzera: insomma, la “bilancia commerciale” della Compagnia Finzi Pasca è elveticamente in attivo.

Passando alla produzione, il pubblico ticinese conosce bene la Trilogia della fragilità (‘Per te’, ‘Icaro’ e ‘Bianco su Bianco’) e ‘La Verità’: a questi spettacoli – che sono in giro per il mondo, con tutte le difficoltà nel far arrivare le 8 tonnellate di scenografia di ‘La Verità’ in Corea del Sud – aggiungiamo quelli che non sono (ancora?) arrivati nella Svizzera italiana, come ‘Luzia’ realizzato con il Cirque du Soleil. E poi le opere: ‘Carmen’, che nel 2015 ha aperto la stagione del San Carlo di Napoli e che è tornata in cartellone quest’anno, l’‘Aida’ e il ‘Requiem’ di Verdi con Valery Gergiev.

Sono poi da citare due progetti importanti: il primo è Montrèal Avudo, grandiosa installazione voluta per festeggiare i 375 anni della città:

Un progetto non solo realizzato dalla compagnia, ma anche prodotto – «un'attività entusiasmante: avere in mano la gestione del portafoglio significa discutere, confrontarsi, lanciare idee e poi vedere come realizzarle» racconta Daniele Finzi Pasca – e che città come New York hanno chiesto di poter replicare. E chissà che, grazie alle competenze acquisite, un'installazione simile non possa arrivare anche a Lugano…

Il secondo grande progetto è la Fête des Vignerons, «un progetto monumentale ma fatto da persone che la vivono come la festa più bella che organizzeranno nella loro vita».
Per ora si conosce solo la gigantesca arena che accoglierà 20mila persone: 

Ieri, 16:422017-07-25 16:42:22
@laRegione

Picasso a Lugano, tra disegno e scultura

Dalla fine di marzo sino all'inizio dell'estate 2018. In quest'arco di tempo si potrà godere dell'arte di Picasso negli spazi del Museo d'arte della Svizzera italiana (Masi),...

Dalla fine di marzo sino all'inizio dell'estate 2018. In quest'arco di tempo si potrà godere dell'arte di Picasso negli spazi del Museo d'arte della Svizzera italiana (Masi), nella mostra intitolata "Un autre regard".

«Si tratta di un’esposizione che copre tutto l’arco creativo da inizio secolo fino alla sua morte, ma con una scelta che riguarda il rapporto tra disegno e scultura» ha detto alla 'Regione' il direttore Marco Franciolli, a proposito di un'esposizione che vuole mostrare «qual è stata l’evoluzione del linguaggio di Picasso attraverso questo rapporto». 

Sulla gestazione di "Un autre regard", Franciolli si è così espresso: «L'idea è nata tre anni fa da un’opportunità data al Masi di avere come presidente del nostro consiglio Carmen Gimenez, grande studiosa di Picasso. Parlando con lei dicevamo che sarebbe stato interessante proporre Picasso con un taglio particolare. Ci siamo riusciti grazie alla sua autorevolezza e ai rapporti aperti con il Musée Nationale Picasso di Parigi».

Franciolli parla di una «dimensione popolare» della mostra, «godibilissima per chi non ha la preparazione di uno storico dell’arte, ma anche per uno specialista che voglia leggere l'evoluzione del linguaggio del grande artista, dal periodo blu al cubista, fino a quelli conclusivi».

L'esposizione comprenderà un totale di 120 opere.

Ieri, 11:162017-07-25 11:16:00
@laRegione

Litfiba - Speciale Eutòpia: "Terremoto" (1993)

Secondo capitolo della “Tetralogia degli elementi”, dal fuoco di “El diablo” si passa alla Terra. È l’album più pesante dei Litfiba, che si parli di suono o di...

Secondo capitolo della “Tetralogia degli elementi”, dal fuoco di “El diablo” si passa alla Terra. È l’album più pesante dei Litfiba, che si parli di suono o di protesta. Quanto ai watt, la band dividerà quell’anno il palco del danese Roskilde Festival – tra gli altri – con Motörhead e Anthrax. Quanto all’incazzatura, lo scacciapensieri in apertura di “Dimmi il nome” porta venti di mafia, anche ‘di Stato’ (sono gli anni di Tangentopoli, e ce n’è un po’ per tutti). Per qualcuno il brano “Soldi” è in questa scia di denuncia, per qualcun altro è la risposta della band all’accusa di “imborghesimento” derivante dal successo. Mette pace “Sotto il vulcano”, dedicata ad Augusto Dall’Olio, leader dei Nomadi scomparso nel ’92.

Litfiba, Eutòpia Tour. Lunedì 31 luglio, ore 21, Piazza del Sole Bellinzona. Una produzione mrRoy Production SA ed Eventmore, in collaborazione con il Comune di Bellinzona (media partner Ticinonline e 20 minuti, laRegione e Radio Fiume Ticino. Ticket disponibili su biglietteria.ch).

24.7.2017, 23:402017-07-24 23:40:00
@laRegione

Il rock svizzero ha perso Polo Hofer

Il rocker bernese Polo Hofer è deceduto sabato nella sua casa di Oberhofen (Berna), lo ha annunciato oggi la famiglia. Aveva 72 anni ed era malato da tempo. "Polo" è il soprannome...

Il rocker bernese Polo Hofer è deceduto sabato nella sua casa di Oberhofen (Berna), lo ha annunciato oggi la famiglia. Aveva 72 anni ed era malato da tempo. "Polo" è il soprannome che gli avevano affibbiato da bambino gli amici perché nel negozio dei suoi genitori vendevano maglie polo. Urs Hofer, nato il 16 marzo 1945 a Interlaken, nell’Oberland bernese, aveva seguito un apprendistato di litografo prima di dedicarsi alla musica. Nel 1971, quando era di moda copiare gruppi inglesi o americani, fondò i Rumpelstilz e decise di cantare i propri brani in dialetto bernese. Il brano "Kiosk", nel 1976, fu il loro primo successo. Nel 2006 la sua canzone "Alperose" venne nominata la più grande hit svizzera di tutti i tempi dai telespettatori svizzero tedeschi e nel 2015 il cantautore fu designato "svizzero dell’anno 2015" dal pubblico dello spettacolo televisivo "SwissAward". L’anno prima Hofer aveva ha festeggiato il suo 70esimo compleanno con una tournée d’addio.

24.7.2017, 18:112017-07-24 18:11:00
@laRegione

C'è acqua sulla Luna, così tanta da riscriverne le origini

La Luna nasconde quantità d'acqua sorprendentemente alte all'interno delle rocce vulcaniche che sono disseminate sulla sua superficie. Lo indicano i...

La Luna nasconde quantità d'acqua sorprendentemente alte all'interno delle rocce vulcaniche che sono disseminate sulla sua superficie. Lo indicano i nuovi dati presentati sulla rivista Nature Geoscience dai ricercatori della Brown University di Providence, guidati da Ralph Milliken. L'acqua intrappolata in questi antichi depositi, che si ritiene siano fatti di grani di vetro formati dall'eruzione del magma dalle profondità lunari, fa pensare che il mantello lunare (cioè la parte interna) ne sia ricco, contrariamente alle teorie del passato, che lo ritenevano privo. Il quadro è iniziato a cambiare dal 2008, con la scoperta di tracce d'acqua in alcuni grani di vetro vulcanici arrivati sulla Terra con le missioni Apollo 15 e 17 sulla Luna. Nel 2011 poi lo studio dei minuscoli cristalli dentro questi grani ha mostrato che contengono quantità di acqua simili a quelle di alcuni tipi di basalto terrestre, suggerendo così che il mantello lunare, o almeno una sua parte, contenga tanta acqua quanto la Terra. Combinando le misure fatte sui campioni con i dati sulle temperature della superficie lunare, i ricercatori hanno trovato tracce dell'acqua in quasi tutte le rocce vulcaniche mappate, incluse quelle prese vicino i siti di atterraggio dell'Apollo 15 e 17. "La distribuzione di queste rocce ricche d'acqua è la chiave. Sono diffuse sulla superficie, il che ci dice che l'acqua ritrovata nei campioni dell'Apollo non è l'unica", continua Milliken.

L'idea che l'interno della Luna abbia acqua pone delle questioni sulla sua origine. Finora si pensava che il satellite della Terra fosse formato dai detriti rimasti dallo scontro tra un oggetto grande quanto Marte e la Terra, e che il suo interno fosse secco. Sembrava improbabile infatti che l'idrogeno necessario all'acqua fosse sopravvissuto al calore di quell'impatto. Ma "le sempre maggiori prove della presenza di acqua interna suggeriscono invece che questa sia sopravvissuta, o che sia stata portata poco dopo dall'impatto di asteroidi o comete prima che la Luna si solidificasse completamente", aggiunge Shuai Li, coautore dello studio.

24.7.2017, 11:162017-07-24 11:16:00
@laRegione

Litfiba - Speciale Eutòpia: "El diablo" (1990)

Ripiegata la bandiera della new wave, rimpiazzati i partenti con Roberto Terzani (basso) e Daniele Trambusti (batteria), e recuperate le tastiere di Antonio Aiazzi, “...

Ripiegata la bandiera della new wave, rimpiazzati i partenti con Roberto Terzani (basso) e Daniele Trambusti (batteria), e recuperate le tastiere di Antonio Aiazzi, “El diablo” è il disco di una prima consacrazione, quella hard-rock. Esordio della Tetralogia degli elementi (qui si parla di Fuoco), l’apertura con sonoro rutto di “El diablo” fa il pari col profilattico infilato sul microfono del presentatore del Concertone di Roma (il Pelù, sempre più provocatorio, vuole fondare “il Partito della Prevenzione”). L’album si ricorda pure per “Proibito”, “Il volo” e “Gioconda”, brano nel quale appare un giovanissimo Fede Poggipollini, oggi alla corte di Luciano Ligabue.

Litfiba, Eutòpia Tour. Lunedì 31 luglio, ore 21, Piazza del Sole Bellinzona. Una produzione mrRoy Production SA ed Eventmore, in collaborazione con il Comune di Bellinzona (media partner Ticinonline e 20 minuti, laRegione e Radio Fiume Ticino. Ticket disponibili su biglietteria.ch).

24.7.2017, 05:552017-07-24 05:55:13
Beppe Donadio @laRegione

Ippolita Baldini, la marchesa al Paravento

Chi avesse visto “Benvenuti al Nord”, l’avrà conosciuta come la Dodi. Chi, invece, “Colorado” – fratellino di “Zelig” – avrà amato Lucy la single, stralunata ragazza...

Chi avesse visto “Benvenuti al Nord”, l’avrà conosciuta come la Dodi. Chi, invece, “Colorado” – fratellino di “Zelig” – avrà amato Lucy la single, stralunata ragazza brianzola che in rigoroso tacco 12 cerca di rimorchiare 'on the dance floor' (sulla pista da ballo). Tra inglesismi, ballo dance e sventure metropolitane, quel personaggio nasconde un’esilarante dolce-amaro di fantozziana memoria, con tratti di universalità tutta femminile. Ispirata da quelle che definisce “due donne franche” – Franca Valeri e Franca Rame – Ippolita Baldini è attrice sì comica, ma sempre con gli attributi: diplomatasi all’Accademia nazionale d’Arte drammatica Silvio d’Amico, lavora dal 2009 nel cinema e nel teatro. “Mia mamma è una marchesa”, in scena domani al Paravento nell'ambito di 'Teatro in festa' (inizio ore 21), è una riflessione ironica sui “parvenu” milanesi e sul desiderio di realizzazione, una pièce che la Baldini s'è scritta da sé, con la collaborazione di Emanuele Aldrovandi. Abbiamo strappato l'attrice al riscaldamento pre-tennis per chiederle di parlarci del suo spettacolo, certi della presenza di tratti autobiografici (già suggeriti dall'anagrafe).

Ippolita Baldini, più che un nome d'arte, una sintesi...

Sì, il mio nome completo è Roberta Ippolita Lucia Calcagno Baldini. Ci sono origini nobiliari nel mio nome. Arrivata a questo punto della mia carriera, i miei nomi credo di averli usati tutti. Dovrei inventarmene degli altri. Ma penso che mi fermerò qua.

“Mia mamma è una marchesa” è un monologo. Ce lo racconti?

Il personaggio principale è Roberta, che ogni tanto viene imbeccata dalla madre marchesa. Roberta descrive le sue avventure accennando le voci di chi incontra, ma senza una postura fisica, un cambio tonale, costumi. È un codice linguistico, come quando qualcuno dice “oh, sai che tizio mi ha detto che...”. Tranne la marchesa, che invece diventa un codice anche fisico. Ogni volta che arriva, io prendo il profilo, e inizio a toccarmi la chioma, che è il gesto che fa nella realtà anche mia madre quando parla…

Stavo proprio per chiederti da dove provengono le donne che porti in scena...

Mia mamma, per esempio. È come se fosse la co-protagonista dello spettacolo, muove davvero la chioma in quel modo. Alla fine della prima di questo spettacolo, a Roma nel 2015, ho preso gli applausi e sono tornata in camerino. Poi ne ho sentiti degli altri. Ho pensato che forse mi rivolevano sul palco, ma mi sembrava passato troppo tempo. Controllo da dietro la quinta, per non farmi vedere, e scopro che stavano applaudendo mia madre, che inconsapevolmente aveva fatto quel colpo di chioma davanti a tutti. Adesso, quando mia madre torna a vedere la marchesa, il colpo di chioma per gli spettatori lo fa consapevolmente, per prendere l'applauso.

Non posso non chiederti di Lucy la single...

Lucy è tutt'altro, è una maschera. Nasce sempre da me, ma ho abbassato il profilo. Dal marchesato, dalla città, l’ho messa nella provincia brianzola. È un personaggio tarato sui tempi stretti della televisione, vive bene in quel timing.

La Lucy ci è familiare, è universale...

Sì, la gente nella Lucy ci vede tante persone. Quando metto i suoi video su facebook, si taggano in tanti, scrivendo “è uguale alla...”, e mettono nome e cognome di qualcuno. Per la Lucy, ho attinto dalla realtà. Devo dire che funziona molto bene nelle grandi metropoli, e nel nord Italia. Fa un po' fatica al sud, dove il suo linguaggio forse è meno immediato. L'ho portata in un festival di cabaret in Puglia e mi guardavano spaesati. Non è entrata nemmeno una battuta.

Come l'hai portata a casa?

Ho ballato come una disperata, tutta sghemba come balla la Lucy, ho provato a comunicare col corpo. E comunque non ho vinto il concorso.

Quale Franca Valeri hai amato di più? La cinica Elvira de “Il vedovo” o la Sora Cecioni?

Franca Valeri è innanzitutto una grande poetessa. Le sue donne le amo un po' tutte, anche se resto affezionata al repertorio milanese, alla donna ricca, alla signorina snob. La mia preferita è la Cesira, la manicurista che lavora nel centro estetico.

E poi c'è Franca Rame, l'altra faccia della medaglia...

Sì, in tutti i sensi. Si va da una famiglia benestante di Milano (il cognome della Valeri è Norsa, ndr) alla famiglia di attori girovaghi della Rame. Ha una comicità graffiante. Quando ho portato i miei progetti a New York, ho scelto di proporre i suoi monologhi, che vanno molto oltre i confini italiani. Amo meno la Rame politicizzata, e di più quella che affronta le grandi tematiche, come il sesso, trattate sempre con eleganza.

La tua comicità ha le basi nell'accademia. Quella stessa formazione che ha reso grande, per fare un esempio, Anna Marchesini...

Sì, e tra l'altro Anna Marchesini è stata insegnante nella mia accademia. Ho fatto un corso di comicità gestito da lei, è stata un'esperienza mostruosamente bella.

Prima di lasciarti al tennis: la Lucy, come lo presenterebbe il tuo spettacolo?

Penso che direbbe: “Ragazzi, c’è la Betty che mi ha invitata a Locarno a vedere questa roba supertop, dicono che è uno spettacolo di teatro; va beh, il teatro è un po’ sbatti, però è all’aperto e al massimo, sti cazzi, mandi due o tre messaggi, guardi le stelle, fumi una siga, non so, fai due chiacchiere, strizzi l’occhio e poi se rimani lì a bere qualcosa, magari ci scappa che c’è qualcuno di carino e... figata!”. 

23.7.2017, 11:172017-07-23 11:17:00
@laRegione

Litfiba - Speciale Eutòpia: "Litfiba 3" (1988)

Se “Desaparecido” (1985) era il primo capitolo della “Trilogia del potere”, il fortemente politico “Litfiba 3” ne segna la conclusione. E con il potere, si concludono...

Se “Desaparecido” (1985) era il primo capitolo della “Trilogia del potere”, il fortemente politico “Litfiba 3” ne segna la conclusione. E con il potere, si concludono anche i Litfiba così com’erano nati. Lasciano per divergenze Gianni Maroccolo (basso), Antonio Aiazzi (tastiere, ma tornerà) e Ringo De Palma (batteria). Quest’ultimo morirà d’overdose undici anni dopo. Dell’album si ricordano “Tex” e anche “Amigo”, che arriva puntuale dal vivo quando la band ricorda l’amico batterista scomparso. Tra le cose che finiscono, c’è anche quell’onda nuova d’oltremanica, che toccherà la riva nel nuovo decennio sotto forma di hard rock (in copertina, Willie Jasper Darden, giustiziato in Florida, ricordato in "Louisiana").

Litfiba, Eutòpia Tour. Lunedì 31 luglio, ore 21, Piazza del Sole Bellinzona. Una produzione mrRoy Production SA ed Eventmore, in collaborazione con il Comune di Bellinzona (media partner Ticinonline e 20 minuti, laRegione e Radio Fiume Ticino. Ticket disponibili su biglietteria.ch).

23.7.2017, 10:382017-07-23 10:38:18
@laRegione

Moon&Stars 2017: gran finale con Gotthard e Krokus

Uniti per scrivere un pezzo di storia della musica svizzera!

Due delle più leggendarie band svizzere hanno regalato al pubblico di Moon&Stars un finale...

Uniti per scrivere un pezzo di storia della musica svizzera!

Due delle più leggendarie band svizzere hanno regalato al pubblico di Moon&Stars un finale col botto, in perfetto stile rock. I Gotthard e Krokus si sono esibiti in un concerto che ha riscaldato animi e fatto ballare Piazza Grande a Locarno. 

I Krokus, che già negli anni Ottanta giravano con gli AC/DC e Van Halen, hanno fatto subito vibrare il palco con il loro rock. Non si direbbe proprio che i ragazzi abbiano sulle spalle qualche anno in più: il loro rock'n'roll è forte, fresco e potente come non mai. Il pubblico ha riservato una calda accoglienza alla band e al chitarrista Steve von Rohr, ringraziandola con un tonante applauso.

E dopo i Krokus, sono saliti sul palco i Gotthard, che quest’anno celebrano i 25 anni della creazione della band. Una festa che il loro nutrito numero di fan ha reso ancora più bella, sostenendo a suon di applausi la loro esibizione. Brani nuovi di zecca si sono avvicendati a noti classici dando vita a uno show variato e coinvolgente, in cui un successo seguiva l’altro.

Oltre centomila i visitatori all'edizione di quest'anno!

L’edizione del Moon&Stars di quest’anno ha battuto tutti i record. Per i nove concerti sono stati venduti più di 65'000 biglietti e durante nove giorni 35'000 ospiti e visitatori della Food & Music Street hanno trasformato Locarno in una favola estiva. Ovviamente il centro del Festival non poteva non essere Piazza Grande, con la sua inconfondibile atmosfera. E qui infatti è stato montato il nuovo imponente palco principale, che inaugurava la nuova era del Moon&Stars. Ma attorno a lei sono state introdotte alcune novità, come la Food & Music Street, tra il lago e la Piazza, con più di venti furgoncini gastronomici, bar e «Piazza Piccola», un nuovo palco sul quale nel corso della manifestazione hanno suonato oltre 50 band. Per la prima volta si è pagato con un nuovo sistema cashless, immediatamente adottato e apprezzato da tutti. 

22.7.2017, 11:172017-07-22 11:17:00
@laRegione

Litfiba - Speciale Eutòpia: "17 re" (1986)

Band in trasformazione, col rock che inizia a fare capolino tra new wave e una spruzzata di psichedelia. Album amato e celebrato, dalle 16 canzoni suddivise sui 4 lati di...

Band in trasformazione, col rock che inizia a fare capolino tra new wave e una spruzzata di psichedelia. Album amato e celebrato, dalle 16 canzoni suddivise sui 4 lati di un doppio vinile. Il diciassettesimo brano, che dà il titolo dell’album, rimane fuori per scelte artistiche. L’impostazione iconoclasta della copertina non è una novità: sull’Ep “Transea” dello stesso anno c’è un Pelù a petto nudo con in mano un’icona e al collo tante croci. Qui il soggetto è un Sacro Cuore riveduto e corretto (con la trielina dal manager-grafico Pirelli). I temi sono a sfondo bellico (“Ferito”, “Sulla terra”), religioso (“Oro nero”) e radioattivo (“Resta”, che parla di Chernobyl).

Litfiba, Eutòpia Tour. Lunedì 31 luglio, ore 21, Piazza del Sole Bellinzona. Una produzione mrRoy Production SA ed Eventmore, in collaborazione con il Comune di Bellinzona (media partner Ticinonline e 20 minuti, laRegione e Radio Fiume Ticino. Ticket disponibili su biglietteria.ch).

22.7.2017, 05:502017-07-22 05:50:29
Beppe Donadio @laRegione

Gipsy Kings a Castelgrande, 'tutta colpa di Brigitte Bardot'

Si deve tutto a Ricardo Baliardo, anche detto “Manitas de Plata” (mani d’argento) e alla voce di Josè Reyes, duo esclusivo delle feste di Brigitte...

Si deve tutto a Ricardo Baliardo, anche detto “Manitas de Plata” (mani d’argento) e alla voce di Josè Reyes, duo esclusivo delle feste di Brigitte Bardot a cavallo tra gli anni 60 e 70. Fu proprio la bomba sexy, un decennio più tardi, a caldeggiare un ammodernamento di quell’intrigante musica gitana. Si deve indirettamente alla Bardot, dunque, la nascita dei Gipsy Kings, composti da figli e nipoti delle famiglie Baliardo e Reyes. Con molta fantasia, e ancor più indirettamente, l’attrice francese può ritenersi responsabile anche del concerto in programma il prossimo 30 luglio a Castelgrande per “Castle on Air”.

È un gruppo che vanta un buon numero d’imitazioni, quello dei Gipsy Kings, fatta eccezione per Chico Bouchikì, genero del fondatore, che lasciò il gruppo nel 1992 per varare i ‘suoi’ Chico & The Gypsies. Ben diverso il caso di un certo Manolo dei Gipsy Kings, autodefinitosi “voce storica della band” che qualche anno fa suonava nelle località balneari spacciandosi come un fuoriuscito dalla formazione, ma che nulla aveva a che vedere con la dinastia Reyes-Baliardo. «Saremo in dieci sul palco. Siamo contenti di portare la festa anche al pubblico della Svizzera», ci dice al telefono Andre, chitarrista, uno dei 6 Reyes che compongono i ‘Gipsy’, di ritorno da Capri. La formazione, in terra elvetica, ci è stata più volte. Le nostre ricerche per trovare la ‘prima’ assoluta indietreggiano sino al 1988 per fermarsi nel Canton Vaud, precisamente a Leysin. «Non so se fosse la prima volta – dice Andre – perché è passato molto tempo. D’altra parte camminiamo per il mondo da 30 anni, ma può essere…».

Certo è che il chitarrista non conosce ancora questa parte di terra di lingua italiana, e ci tiene a salire a Castelgrande: «Abbiamo suonato davanti a tante persone, al Papa, a Picasso, a Brigitte Bardot, per Charlie Chaplin in un ristorante, tanto tempo fa. Ma il vostro pubblico sarà importante come tutti gli altri, non vediamo l’ora di portare in castello il nostro suono». A proposito di suono. Lo si ottiene ricostruendo il peregrinaggio di due famiglie di origine gitana, stanziatesi dapprima in Andalusia e poi sul mediterraneo, tra Arles e Montpellier. Il risultato, scaturito da secoli di cammino e contaminazioni, è un intruglio sonoro fatto di rumba flamenca e tradizionale, fusa con ingredienti pop. Un prodotto finale ‘blasfemo’ per molti puristi del flamenco, ma contagioso per il mondo intero sin dai tempi di ”Bamboléo”, singolo della consacrazione tratto dall’album (omonimo) del 1988.

Mai come nel caso di una tradizione errante, si può parlare di world music: «Siamo sempre in movimento, laddove andiamo, cantiamo e apprendiamo, eseguiamo nuove canzoni e ne scriviamo delle altre. Non abbiamo smesso di incidere dischi, anche cambiando genere, tornando alle origini per poi ripartire». È quanto accaduto in “Savor Flamenco”, l’ultimo album dei Gipsy Kings in ordine di tempo, il tributo a un genere – il flamenco, appunto – che per i Reyes e i Baliardo è «una specie di jazz, del quale abbiamo grande rispetto», dice Andre. «In quel disco – spiega – abbiamo ripercorso le radici della nostra musica». C’è il tempo per dire del «nuovo disco, che uscirà a dicembre», nel quale si preannuncia «un ritorno alla melodia». Ma l’inverno è lontano, e l’estate dei ‘Gipsy’ – in tour tra gli States e l’Europa, almeno fino a settembre – deve ancora passare da qui (www.ticketcorner.ch, inizio alle 20.30).

21.7.2017, 20:322017-07-21 20:32:34
@laRegione

“Giornata della collera” a Gerusalemme, tre giovani morti in Palestina

Annunciata da giorni, la “Giornata della collera” palestinese contro le nuove misure di sicurezza israeliane sulla Spianata delle...

Annunciata da giorni, la “Giornata della collera” palestinese contro le nuove misure di sicurezza israeliane sulla Spianata delle Moschee è arrivata impetuosamente oggi: tre adolescenti uccisi e centinaia di feriti sono il tragico bilancio di ore di duri scontri.

È ancora presto per stabilire se si sia alla vigilia di una nuova insurrezione popolare. Ma oggi Gerusalemme est, la Cisgiordania e anche la più distante Gaza hanno vissuto una giornata di intifada. Più preoccupante ancora la sensazione che in questa circostanza due leader navigati, al potere da quasi un decennio – il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il presidente palestinese Abu Mazen – non si siano mostrati all’altezza della situazione.

Nell’ultima settimana il primo è stato impegnato in Francia e Ungheria, il secondo in Cina. Quando ieri, al loro ritorno, hanno cercato di escogitare in extremis soluzioni di compromesso per le ispezioni di sicurezza alla Spianata delle Moschee – il Monte del Tempio per gli ebrei – hanno constatato che quanti volevano invece soffiare sul fuoco (Hamas, la corrente radicale di al-Fatah, il Movimento islamico in Israele) avevano ormai completato i preparativi per la giornata di lotta.

La miccia è stata accesa sulla Spianata delle Moschee una settimana fa, quando tre arabi israeliani hanno ucciso due agenti di polizia, sparando loro a bruciapelo, per poi essere abbattuti a loro volta a pochi passi dalla Moschea al-Aqsa. In una reazione a caldo Israele ha allora installato metal detector agli accessi principali: una misura normale di sicurezza, agli occhi israeliani, un grave cambiamento dello status quo per il Waqf, l’ente per la protezione dei beni islamici in Palestina.

Ieri il governo israeliano ha deciso di lasciare in funzione i varchi elettronici, malgrado gli appelli del Waqf ad una protesta di massa. Le preghiere di protesta, recitate da migliaia di fedeli nelle strade vicine – nessuno di loro è voluto passare per i metal detector -, si sono concluse senza incidenti. Ma subito dopo la rabbia è esplosa in diversi rioni di Gerusalemme, dove migliaia di palestinesi hanno scagliato sassi e sparato fuochi d’artificio ad altezza d’uomo contro gli agenti di polizia. Questi hanno reagito con gas lacrimogeni e proiettili di gomma.

Le proteste si sono allargate a tutta la Cisgiordania. Il bilancio dei feriti è cresciuto sempre di più. Poi si è avuta notizia dei morti: tre ragazzi di 17-18 anni, uno dei quali – secondo fonti locali – è stato colpito da una guardia civile che proteggeva famiglie di coloni. Collera hanno inoltre sollevato sul web le immagini di un agente di polizia ripreso mentre sferrava un calcio ad un musulmano inginocchiato per strada, immerso nella preghiera.

I tre attentatori di venerdì scorso sono così riusciti nel loro intento di utilizzare la Spianata come una sorta di miccia per innescare, su base religiosa, un nuovo conflitto fra Israele e i palestinesi.

21.7.2017, 16:172017-07-21 16:17:00
@laRegione

Linkin Park: il video pubblicato poche ore prima del suicidio di Bennington

Proprio poche ore prima del presunto suicidio per impiccagione di Chester Bennington, il cantante 41enne dei Linkin Park, il gruppo ha...

Proprio poche ore prima del presunto suicidio per impiccagione di Chester Bennington, il cantante 41enne dei Linkin Park, il gruppo ha pubblicato sul suo canale YouTube l'ultimo video realizzato dalla band: “Talking to Myself”, terzo singolo di One More Light, l'album presentato a maggio.

Nella canzone, Bennington stesso parla delle sue esperienze di droga, raccontate attraverso gli occhi di sua moglie. Alcuni passaggi, riascoltati oggi, suonano tristemente profetici.

Tell me what I've gotta do
There's no getting through to you
The lights are on but nobody's home (nobody's home)
You say I can't understand
But you're not giving me a chance
When you leave me, where do you go? (Where do you go?)


All the walls that you keep building
All this time that I spent chasing
All the ways that I keep losing you


The truth is, you turn into someone else
You keep running like the sky is falling
I can whisper, I can yell
But I know, yeah I know, yeah I know
I'm just talking to myself
Talking to myself
Talking to myself
But I know, yeah I know, yeah I know
I'm just talking to myself


I admit I made mistakes
But yours might cost you everything
Can't you hear me calling you home?


All the walls that you keep building
All this time that I spent chasing
All the ways that I keep losing you


The truth is, you turn into someone else
You keep running like the sky is falling
I can whisper, I can yell
But I know, yeah I know, yeah I know
I'm just talking to myself
Talking to myself
Talking to myself
But I know, yeah I know, yeah I know
I'm just talking to myself


All the walls that you keep building
All this time that I spent chasing
All the ways that I keep losing you


The truth is, you turn into someone else
You keep running like the sky is falling
I can whisper, I can yell
But I know, yeah I know, yeah I know
I'm just talking to myself
Talking to myself
Talking to myself
But I know, yeah I know, yeah I know
I'm talking to myself.

 

21.7.2017, 15:542017-07-21 15:54:40
@laRegione

Troppo maleducato, la Cina dice no a Justin Bieber

Rock-pop va bene, ma con un certo contegno. Così almeno in Cina. Pechino non inviterà infatti Justin Bieber a causa del “cattivo comportamento” avuto in passato,...

Rock-pop va bene, ma con un certo contegno. Così almeno in Cina. Pechino non inviterà infatti Justin Bieber a causa del “cattivo comportamento” avuto in passato, nonostante il talento riconosciuto alla giovane star canadese.

Il no ai concerti è giunto in risposta alle domande dei fan postate sul sito web della Divisione cultura della municipalità di Pechino, secondo cui la decisione era stata presa nell’interesse “degli standard imposti, dell’ordine e della necessità di fare pulizia” sulle esibizioni artistiche domestiche.

21.7.2017, 14:402017-07-21 14:40:37
@laRegione

Dagli Usa una risonanza magnetica a misura di neonato

È progettata appositamente per il cervello e la testa dei neonati che sono ricoverati nelle unità di cura intensive neonatali la nuova risonanza magnetica, la...

È progettata appositamente per il cervello e la testa dei neonati che sono ricoverati nelle unità di cura intensive neonatali la nuova risonanza magnetica, la prima del genere, approvata dalla Food and Drug Administration (Fda), l’agenzia Usa che regola i farmaci.

“Anche se si possono usare le tradizionali risonanze magnetiche per i neonati, portarli fuori dall’unità di cura intensiva presenta grandi difficoltà. Avere un sistema adatto ai reparti di cure neonatali consente invece di fare questo tipo di esami in modo più sicuro su pazienti che sono già vulnerabili”, spiega Vasum Peiris, dell’Fda.

L’apparecchio è progettato per ricavare immagini della testa del neonato, che ha una circonferenza che arriva a 38 centimetri e pesa tra 1 e 4,5 chili, ed è dotato al suo interno di un’incubatrice a temperatura controllata, in modo da minimizzare i movimenti del bambino. Se è necessario intervenire d’urgenza durante l’esame, il neonato può essere tolto in meno di 30 secondi dall’apparecchio, che può stare all’interno del reparto di cure intensive neonatali, perché non richiede una zona di sicurezza o una stanza protetta dalle radiofrequenze.

È invece controindicato per i piccoli che pesano più di 4,5 chili, hanno una circonferenza della testa superiore ai 38 centimetri o hanno impianti metallici o elettrici attivi. In questo caso infatti la risonanza potrebbe riscaldare il tessuto vicino o provocare malfunzionamenti dell’impianto.

21.7.2017, 13:452017-07-21 13:45:18
@laRegione

Gli U2 pagano il manto erboso dello stadio di Berlino

Nel corso del recente concerto degli U2 allo Stadio Olimpico di Berlino, il manto erboso ha subito dei danni. La band ha deciso di destinare 90mila euro alla...

Nel corso del recente concerto degli U2 allo Stadio Olimpico di Berlino, il manto erboso ha subito dei danni. La band ha deciso di destinare 90mila euro alla sua sistemazione. Il costo totale dell'intervento, secondo la Bild, ammonta a 130mila euro. Il sostegno degli U2 dovrebbe garantire il regolare svolgimento dell'incontro tra Hertha Berlino e Liverpool in programma il 29 luglio in occasione del 125esimo dei due club.

21.7.2017, 12:532017-07-21 12:53:09
@laRegione

Morto l'attore francese Claude Rich

L'attore francese Claude Rich è morto ieri all'età di 88 anni: lo annuncia la famiglia precisando che era malato da molto tempo. Attore di cinema, teatro e tv, era nato a...

L'attore francese Claude Rich è morto ieri all'età di 88 anni: lo annuncia la famiglia precisando che era malato da molto tempo. Attore di cinema, teatro e tv, era nato a Strasburgo l'8 febbraio 1929. Faceva parte di quella che è stata ribattezzata la 'bande du conservatoire', un gruppo di giovani attori e amici tra cui c'era Jean-Paul Belmondo, Jean Rochefort, Bruno Cremer, o Jean-Pierre Marielle. In totale, nella sua lunga carriera di attore, Claude Rich ha recitato in una cinquantina di pieces di teatro e quasi 80 film. Particolare successo riscosse il suo ruolo di Talleyrand in 'Le Souper' dinanzi a Claude Brasseur, per cui vinse il César nel 1993.

21.7.2017, 11:182017-07-21 11:18:00
@laRegione

Litfiba - Speciale Eutòpia: "Desaparecido" (1985)

Se Pelù avesse cantato nell’album strumentale del 1983 “Eneide di Krypton” (ma recita soltanto versi dall’Eneide), “Desaparecido” sarebbe realmente il disco di...

Se Pelù avesse cantato nell’album strumentale del 1983 “Eneide di Krypton” (ma recita soltanto versi dall’Eneide), “Desaparecido” sarebbe realmente il disco di esordio dei Litfiba. Ma per la storia, lo è ugualmente. Cantato con insolita misura (per il Pelù odierno), l’album contiene alcuni must come “Lulù e Marlene” e “La preda”. Ampio e tastieristico tributo è pagato a U2, Ultravox e Joy Divison, con inserti filo-orientali (“Istanbul”, “Tziganata”). È l’inizio della “Trilogia del potere” (cui si aggiungeranno “17 re” e “Litfiba 3”), un primo atto che fa dei Litfiba la bandiera della new wave italica, negli anni che furono anche di Diaframma, Denovo e Moda (attenzione: senz’accento sulla finale).

Litfiba, Eutòpia Tour. Lunedì 31 luglio, ore 21, Piazza del Sole Bellinzona. Una produzione mrRoy Production SA ed Eventmore, in collaborazione con il Comune di Bellinzona (media partner Ticinonline e 20 minuti, laRegione e Radio Fiume Ticino. Ticket disponibili su biglietteria.ch).

21.7.2017, 06:002017-07-21 06:00:00
Beppe Donadio @laRegione

Litfiba a Bellinzona: la profezia di Elio e le Storie Tese

“Litfiba tornate insieme” è una marcetta dall’incedere spassosamente nostalgico, cantata con approccio un po’ militare (alla “Faccetta nera”, per...

“Litfiba tornate insieme” è una marcetta dall’incedere spassosamente nostalgico, cantata con approccio un po’ militare (alla “Faccetta nera”, per intenderci). La scrissero Elio e le Storie Tese nel lontano 2003, per l’album “Cicciput”. Il brano era un inno alla voglia di reunion tra il “Piero” – rievocato da una serie di suoni gutturali che il testo rende come “uh” – e il “Renzulli” – citato con alcuni glissato chitarristici tanto cari al Ghigo, trasposti in lirica con l’onomatopeico “ping”. Come da prassi, il Simpatico Complessino, insuperabile per la qualità dei suoi mash-up musicali, cucì insieme citazioni letterarie della band fiorentina con scampoli di “Azzurro” di Paolo Conte, le sigle tv di “Zorro”, quella del Muppett Show e citazioni cinematografiche (“quell’uomo chiamato cavallo”, immagine rubata al western per parlare di Gianluigi Cavallo detto Cabo, voce dei Litfiba dal 1999 al 2006). Ispirato dalle vicende dei Due di Fiesole, il brano trattava pure dell’annosa questione dei Quattro di Liverpool, divisi dalla “nippona che il gruppo scompiglia” (leggasi Yoko Ono). Gli Elii non erano nuovi al tema Beatles, come dimostra questa ricostruzione della genesi del rock tratta da "Craccracriccrecr", anno 1999:

Tornando ai Litfiba. Tra le constatazioni più ‘interessanti’ sull’inopportunità della separazione in corso, nel brano spiccano le scomode concomitanze derivanti dalle scissioni nel mondo del rock: “doppio manager, doppio camerino, doppio catering, doppio ufficio stampa”. Altrettanto interessante è il commento al brano degli stessi Elii, che si fanno beffe della vena reazionaria della band toscana per produrre un nonsense che merita di essere testualmente rubato per intero dalle pagine del loro sito ufficiale: “Non possiamo assistere senza fare niente alla dissoluzione di un complesso di colleghi, di un'amicizia, di un simbolo. Non possiamo girare la testa dall’altra parte. Ecco perché cantiamo in coro questa canzoncina, che può sortire due effetti: o tornano amici, o si incazzano tantissimo con noi. Corriamo volentieri questo rischio ben sapendo che le battaglie per la libertà non si combattono da casa, ma dall'ufficio e che il comunismo non può essere sconfitto senza una mediazione operosa in un contesto illiberale di pacifismo ipocrita”.

"Litfiba tornate insieme" non è l'unica celebrazione in vita dei Litfiba operata da Elio e compagni, che in "Regime di cuori" citano i colleghi toscani, i Queen e un Berlusconi chiamato affettuosamente "Papi"...

Concludendo. Sulla premonizione della reunion, alla festa per la riunione dei Litfiba svoltasi nel 2009, Faso (bassista di Elio) si espresse così: “abbiamo scritto altri due brani, ancora inediti, “Beatles tornate insieme” e “Oasis, scioglietevi”. Sui fratelli Gallagher, previsione rispettata. Quanto ai Beatles, l’errore – sempre parole del bassista – sarebbe stato nell’avere “appena scoperto che due di loro, purtroppo, sono morti”.

20.7.2017, 23:042017-07-20 23:04:36
@laRegione

Suicida nel giorno del compleanno di Chris Cornell

Chester Bennington, il cantante dei Linkin Park, si è suicidato impiccandosi nella sua abitazione in California. Una morte che arriva in quello che sarebbe stato...

Chester Bennington, il cantante dei Linkin Park, si è suicidato impiccandosi nella sua abitazione in California. Una morte che arriva in quello che sarebbe stato il giorno del 53esmo compleanno di Chris Cornell, suo amico, toltosi la vita in maggio, pure impiccandosi. Una morte che aveva sconvolto Bennington. Proprio la moglie di Cornell, Vicky, è stata una delle prime a commentare la sua morte: «Proprio quando pensavo che il mio cuore non potesse spezzarsi di nuovo... Ti voglio bene».

A trovare il cadavere di Bennington è stato uno dei suoi collaboratori, giunto a casa sua nelle prime ore della mattinata. Il cantate era solo in casa, con la famiglia fuori città. Le autorità, subito allertate, hanno avviato le indagini. Bennington aveva 41 anni e 6 figli, avuti da due diversi matrimoni. Il cantante aveva avuto per anni problemi di alcol e di abuso di droghe e aveva ammesso in passato di aver considerato il suicidio. Bennington aveva ringraziato più volte la musica per averlo salvato: «Senza sarei morto. Al 100%» aveva detto in un’intervista.

«Siamo scioccati» ha detto Mike Shinoda, uno dei fondatori dei Linkin Park, gruppo hard rock che ha venduto 10 milioni di copie dell’album di debutto nel 2000, ‘Hybrid Theory’. Il loro lavoro più recente, ‘One More Light’, è uscito in maggio, conquistando la vetta della classifica Billboard 2000. La band era attualmente in tour.