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laR
 
21.01.2022 - 05:30
Aggiornamento : 17:27

‘Siamo una delle voci della scuola, no alla sperimentazione’

Il presidente del Plr Alessandro Speziali boccia la proposta di emendamento del governo al Preventivo per partire col test sul superamento dei livelli

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«Io prima di essere Granconsigliere o Presidente del Plr, sono un genitore. A me interessa che il sistema attuale venga superato, ma deve essere funzionale a un obiettivo chiaro: cioè preparare i giovani ai loro futuri percorsi. Altrimenti gli scogli, massicci e scivolosi, prima o poi arrivano e ci si sbatte contro. Livelli o non livelli. E allora, sperimentiamo ma in modo serio e approfondito. Non in modo affrettato, come vuole fare il Decs con questa sua virata». Quello del presidente del Plr Alessandro Speziali è un no su tutta la linea a questa sperimentazione per il superamento dei Corsi A e B proposta dal Consiglio di Stato con l’emendamento al Preventivo 2022 che andrà in Gran Consiglio nella sessione che si aprirà lunedì prossimo. E a colloquio con ‘laRegione’ afferma: «Lo diciamo ancora una volta: per noi il sistema attuale dei livelli A e B va superato, perché nel tempo si è snaturato e produce effetti perversi. È importante ripeterlo, dopo che negli scorsi giorni il Decs ha volutamente travisato la nostra posizione e il Ps ha ripreso ad agitare fantasmi inesistenti».

Bocciata la proposta del Decs, quale deve essere invece l’obiettivo di una riforma che anche per voi deve comunque essere messa in atto?

Per il Plr l’obiettivo è migliorare la formazione dei giovani e prepararli a quel che faranno dopo le Medie, indipendentemente dai percorsi che intraprenderanno. È necessario, assolutamente necessario, perché il mondo del lavoro è cambiato, così come le conoscenze e le competenze richieste. La Svizzera è il Paese che è perché la scuola è sempre stata al passo coi tempi. Il Decs invece mi sembra sia più preoccupato a combattere le disparità socioeconomiche, in un Ticino dove il sistema scolastico è già tra i più equi della Svizzera. Ma questa battaglia sociale la si deve fare fuori dalle mura delle scuole, non dentro.

Come risponde alle accuse di essere ideologici o, tout-court, di essere contrari a ogni cosa che esca dal Decs diretto da Manuele Bertoli su questo tema?

Non c’è nessuna ostilità partitica o politica. La nostra presa di posizione è coerente con quanto detto a più riprese sull’importanza dell’orientamento dei ragazzi. Coerenza che vogliamo mantenere nel rispetto delle moltissime persone che appartengono al mondo della scuola. A tutti i livelli: docenti, direttori, specialisti. Basta leggere diverse prese di posizione del mondo dell’insegnamento, come quella degli istituti di scuola media. Non siamo reazionari, siamo rappresentativi, siamo interpreti di nuove linee di sviluppo della società e che chiedono una formazione sempre più solida e moderna, grazie alla quale la nostra gioventù sviluppi le varie attitudini e si orienti verso le scelte future, in un mondo che cambia e richiede capacità di inserirsi attivamente. Noi siamo una voce ben presente nel mondo della scuola. Noi non ci siamo semplicemente espressi in maniera molto critica, ma abbiamo avanzato chiaro indirizzo di riforma. Nessun salto indietro nel passato, anzi: abbiamo in chiaro quali sono le esigenze di oggi e di dopodomani per i ragazzi che si affacciano ai percorsi del post-obbligo, ovvero sviluppare nuove conoscenze e competenze, che considerano anche i nuovi scenari professionali emersi negli ultimi anni. Anche perché dialoghiamo ogni giorno con il mondo delle aziende, ovvero i futuri datori di lavoro e con i ragazzi.

Concretamente, voi cosa chiedete di così diverso da negare il vostro consenso anche ‘solo’ a una sperimentazione biennale?

Cosa chiediamo? È semplice. Mentre il Decs vuole semplicemente cancellare i livelli per dei laboratori a classi eterogenee, noi proponiamo che a partire dalla terza e soprattutto in quarta le materie possano essere adattate al percorso futuro che ogni ragazzo si immagina, desidera o ritiene più vicino ai suoi interessi. Si tratta di differenziare parte dell’insegnamento, non necessariamente tra bravi e meno bravi, ma tra chi vuole un insegnamento più pratico rivolto agli aspetti tecnologici e applicativi, e chi invece preferisce il percorso più generalista e di approfondimento dei vari aspetti delle discipline tradizionali. Così un allievo può orientarsi progressivamente verso le scelte future, valutando con la famiglia se indirizzarsi verso gli studi liceali o verso una formazione professionale. Orientare, non categorizzare. Orientare, non discriminare. Questo è in fondo è l’obiettivo stesso del secondo biennio della Scuola media: non per niente il secondo ciclo si chiama “di orientamento”.

Ha usato due volte il verbo ‘orientare’. Un riferimento al fatto che su come agire, in quarta media ma non solo, c’è ancora più di qualche punto interrogativo?

Certamente. Cosa facciamo in quarta? Siamo finalmente disposti a orientare meglio i giovani? E qual è la continuità pedagogica tra la terza e la quarta? Per non parlare dei criteri di accesso alle scuole del secondario II, che rimangono inefficaci. Il mondo della formazione professionale va coinvolto per davvero, come chi si occupa delle scuole medie superiori. Al di là del fatto che non abbiamo ancora nero su bianco le esperienze dei laboratori introdotti nel primo biennio di Scuola media, peraltro sostenuti dal Plr, molti insegnanti sollevano grossi quesiti didattici e di formazione dei docenti. Punti di domanda sono sollevati anche in merito alla formazione omo- o eterogenea dei laboratori. Poi c’è tutta una serie di questioni pratiche e concrete, che evidentemente sono note a chi opera ogni giorno nella realtà quotidiana. Dagli aspetti logistici alle risorse umane necessarie.

Quindi rispedite al mittente l’accusa di ‘immobilismo’.

E con tutte le nostre forze. Noi siamo apertissimi a una vera sperimentazione, più attendibile, che sia meglio articolata rispetto a quella sul tavolo del Decs, tenendo davvero in conto le molte osservazioni critiche giunte dalla scuola e le esigenze del settore del post-obbligatorio. E siamo pronti a investire tutte le risorse necessarie.

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