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21.04.2021 - 16:48
di Marco Marelli

Trafficanti di rifiuti monitorati in Ticino

La ’ndrangheta in Lombardia punta sul contrabbando di scorie illecite.

“La ’ndrangheta in Lombardia ha un‘irresistibile attrazione per i rifiuti, un settore che è una testa di ponte per allargare i rapporti con il mondo imprenditoriale e quindi il capitale sociale”. Un‘infatuazione che durante l’emergenza Covid–19 non è andata in quarantena. Anzi, è vero il contrario. Ne è convinta Alessandra Dolci, procuratore aggiunto, capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano. Sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sui illeciti ambientali a esse correlati, le forze dell’ordine lombarde (Guardia di finanza, polizia e carabinieri) hanno alzato le antenne. Non da ora, ma da qualche anno a questa parte. E i risultati lo stanno a dimostrare. Ma non è finita. La conferma nelle parole del magistrato di punta nella lotta alla criminalità organizzata: “Stiamo monitorando soggetti in odore di 416 bis (associazione a delinquere di stampo mafioso ndr). Un‘attenzione che, quasi inevitabilmente vista la vicinanza geografica, si sposta anche verso il Canton Ticino. Qui vivono e operano trafficanti di rifiuti illeciti. Una considerazione che tiene conto delle numerose inchieste condotte negli ultimi anni contro le varie organizzazioni mafiose”.

A conferma che i traffici illeciti dei rifiuti rappresentano, soprattutto in Lombardia, l’ultima frontiera dell’attività criminale della ‘ndrangheta, le inchieste degli ultimi anni della Dda di Milano, come quella che nel febbraio scorso ha portato all’arresto di 18 persone per associazione a delinquere di stampo mafioso, finalizzata al traffico illegale di rifiuti, frode fiscale, autoriciclaggio, usura ed estorsione. L’operazione, condotta dal Gico della Guardia di Finanza e della Squadra Mobile di Lecco, ha ricostruito l’attività di un sodalizio mafioso operante soprattutto nel lecchese e guidato da Cosimo Vallelonga, già condannato per associazione di stampo mafioso nell’ambito delle operazioni degli anni ’90: la notte dei fiori di San Vito (oltre quattrocento arresti dei quali trecento in provincia di Como, per una raffica di reati, fra i quali traffico internazionale di armi e droga dal Canton Ticino) e ‘Infinito’ del 2010.

Scontata l’ultima condanna Vallelonga, per l’accusa che da un paio di mesi lo ha riportato in carcere, avrebbe ripreso i contatti con altri “’ndranghetisti” e “rivitalizzato il sodalizio mafioso”. L’imponente traffico illecito di rifiuti (oltre 10 mila tonnellate) sarebbe stato organizzato da Vallelonga e dagli altri arrestati fra cui alcuni imprenditori bresciani e bergamaschi, indagati in passato per riciclaggio di ingenti capitali in Canton Ticino, attraverso imprese operanti nel settore del commercio di metalli ferrosi e non ferrosi, in alcuni casi radioattivi. Come conferma il sequestro, avvenuto nel maggio 2018 alla stazione ferroviario di “un pericoloso carico di rifiuti radioattivi” di 18 tonnellate che proveniente da Bergamo era diretto in Bulgaria. 

Quindici arresti lo scorso ottobre

Un’operazione degli investigatori italiani porta direttamente in Canton Ticino, per via del coinvolgimento di un 57enne italiano, residente a Musocco, con attività in Ticino, arrestato lo scorso ottobre nell‘ambito di una operazione condotta dai carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) di Milano con il supporto del comando provinciale carabinieri di Milano e coordinata dai sostituti procuratori Sara Ombra e Francesco Di Tommasi della Direzione distrettuale antimafia di Milano.

Del 57enne italiano recentemente ne ha parlato la trasmissione della Rsi ‘Falò’, nel corso dell’inchiesta di Paolo Bertossa. Quindici le persone arrestate lo scorso ottobre. Nella stessa occasione sono stati sequestrati sette aziende nel campo del trattamento dei rifiuti e nove capannoni industriali, uno dei quali a Lurate Caccivio, nel comasco, gli altri Milano, Lissone, Pregnana Milanese e Origgio, tutti i Lombardia e a Mossa (Gorizia), Romentino (Novara) e Castellazzo Bormida (Alessandria). Posti sotto sequestro anche numerosi camion utilizzati per il trasporto illecito di rifiuti, per un importo complessivo di 6 milioni di euro. L’inchiesta ha consentito d’individuare l’esistenza del gruppo criminale (fra i componenti alcuni personaggi conosciuti come affiliati alla ‘ndrangheta) operante nel campo del trattamento e trasporto dei rifiuti per 24 mila tonnellate.

Infine, da alcune settimane è in corso il processo, con rito abbreviato, nei confronti di quattro imputati nell’ambito di un filone dell’indagine della Dda di Milano su un traffico e smaltimento illeciti di ingenti quantità di rifiuti avvenuto tra la Lombardia e la Calabria e la Campania. Per altri sette arrestati il processo, che si svolgerà con rito abbreviato, si aprirà nelle prossime settimane davanti al Gup distrettuale di Milano. Fra gli arrestati la figura di spicco è quella di un 35enne comasco, residente a Erba, considerato “il dominus del sodalizio”. Il 35enne, figlio di un boss della ‘ndrangheta di Siderno, condannato a 10 anni in seguito dell’inchiesta ‘Infinito’, è titolare dell’impianto di smaltimento in località La Guzza, al Bassone, posta sotto sequestro dalla polizia locale di Como perché era stata riscontrata la presenza di quantitativi di rifiuti ben superiori a quelli autorizzati, 11–12mila metri cubi rispetto ai 4mila consentiti. L’attività svolta dagli agenti dell’Ustta (unità specialistica tutela del territorio e dell’ambiente) della polizia locale di Como è stata uno degli elementi principali su cui si è basata l’inchiesta della Dda sul traffico di rifiuti.

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