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03.09.2020 - 23:14
Aggiornamento: 23:38

Libera circolazione, l'Udc: 'No fake news'. Il Plr non la segue

Al via in Ticino la campagna sulla votazione 'Per un'immigrazione moderata'. I democentristi in trincea, il 'parlamentino' liberale radicale dice no

L’Udc ticinese scende in campo per lanciare l’iniziativa popolare federale ‘Per un’immigrazione moderata’ in votazione il 27 settembre e lo fa con l’elmetto in testa. «La Svizzera è il Paese in Europa con il più alto livello di sottoccupazione» esordisce il presidente cantonale Piero Marchesi. Che spiega come «non vogliamo isolarci, ma l’accordo di libera circolazione non va bene». Quindi va disdetto, dicono i democentristi in conferenza stampa. E ne hanno per tutti, a partire dal consigliere federale Ignazio Cassis: «Recentemente ha detto che se passasse la nostra iniziativa la Svizzera perderebbe l’accesso al mercato europeo: è una balla, perché si tratta di un altro accordo, quello di libero scambio, che è in vigore dal 1972».

A ruota il presidente nazionale dell’Udc Marco Chiesa, che critica la dirigenza dei Verdi: «Prima scendono in piazza per difendere il clima e poi dopo aver blaterato si nascondono nel silenzio nonostante l’immigrazione porti traffico, cementificazione e consumi di energia alle stelle». Ma soprattutto ce l’ha «con le fake news imperanti sul tema». Nel senso che «vengono dette impunemente delle bugie: non perderemmo i fondi per la ricerca, perché anche se non partecipassimo al programma europeo avremmo comunque 6 miliardi annui nostri dedicati. Facciamo fatica a formare, nelle scuole di Zurigo ad esempio il 50,7 per cento dei bambini a livello primario è di lingua straniera e i dati Pisa dicono che la capacità di apprendere sta calando».

Ma davvero la libera circolazione ha portato tutti questi problemi? Sì, ad ascoltare i dati dell’istituto Europe Economics spiegati dal granconsigliere Paolo Pamini: «È vero che da quando c’è la libera circolazione il Prodotto interno lordo svizzero è salito del 10 per cento, ma il Pil pro-capite invece è calato. Chi arriva produce ricchezza, ma a scapito di chi in Svizzera vive». A prendere la parola è anche il deputato del Plr Fabio Schnellmann, favorevole all’iniziativa: «Non dovete chiedervi cosa ci fa qui un liberale, ma perché il Plr non sostiene questa iniziativa visto che percentualmente abbiamo più disoccupati della Lombardia».

Il Comitato cantonale del Plr respinge 55 a 6 l'iniziativa

Tesi riprese in serata al Comitato cantonale liberale radicale, convocato anche per prendere posizione sull'iniziativa. La sua richiesta di lasciare libertà di voto si infrange però contro il voto del 'parlamentino', che a stragrande maggioranza (55 sì) invita a bocciare il testo Udc. Solo 6, dopo due ore di dibattito, i favorevoli.

A contrastare la proposta democentrista è soprattutto la deputata Natalia Ferrara: «Non vogliamo solo braccia, vogliamo persone: sono finiti i tempi di Schwarzenbach. Faccio fatica a pensare a un Plr che deve decidere se votare contro i Bilaterali. Quando sento che la prima fonte di benessere viene messa in discussione dal nostro partito mi chiedo se sono al posto giusto». Per il vicecapogruppo Alessandro Speziali «noi liberali dobbiamo capire che le difficoltà stanno aprendo una frattura sociale, e dobbiamo pensare a chi non avrà più lavoro. I Bilaterali non sono la venuta del Messia, ma la libera circolazione non porta tutti i mali».

Scegliendo se votare sì o no, la capogruppo Alessandra Gianella invita «a riflettere se davvero valga la pena far saltare i Bilaterali mettendo in difficoltà le imprese». Il presidente Bixio Caprara afferma a titolo personale che «la libera circolazione non c'entra nulla con frontalieri e immigrazione perché chi arriva in Svizzera deve avere un posto di lavoro ed essere autosufficiente, punto. I mal di testa ci sono, ma la ghigliottina non ha mai guarito nessuno». Con un videomessaggio da Berna, il consigliere nazionale Alex Farinelli: «L'Europa è il nostro primo e più importante partner, mettere in discussione i Bilaterali non risolve i problemi. Decidiamo misure d'accompagnamento più efficaci». Tra i pochi a favore dell'iniziativa democentrista si schiera l'ex granconsigliere Franco Celio, per «una questione di indipendenza svizzera» e perché «ci stiamo avvicinando sempre più ai 10 milioni di abitanti, e più ci sono abitanti più aumenta l'esplosione di costi di affitti e traffico». Con lui Emanuele Verda: «Dobbiamo dire al Ticino che il Plr c'è, che conosce i problemi dei suoi cittadini».  Per la quasi totalità del 'parlamentino' si risponderà in altri modi.

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