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La sede luganese del Ministero pubblico della Confederazione (Ti-Press)
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Ticino
05.08.2020 - 05:500
Aggiornamento : 09:04

‘Magistratura federale, così non si può andare avanti’

‘Urgono chiarezza e soluzioni!’, dicono i deputati ticinesi a Berna dopo le accuse di mobbing in seno al Tpf e ora pure nella sede luganese della Procura federale

«Non è un caso, credo, che queste accuse di mobbing - oltretutto, da quanto si è appreso in queste ore, già oggetto di segnalazione all’autorità che vigila sulla Procura federale - divengano di dominio pubblico nell’imminenza dell’uscita di scena del dimissionario Michael Lauber. Circostanza che porta a pensare che quest’ultimo non abbia approfondito certe lamentele, certe situazioni. Bisogna allora davvero approfittare della partenza del procuratore generale - aggiunge Alex Farinelli - per rivedere a fondo l’organizzazione del Ministero pubblico della Confederazione. Come politici che siedono nel parlamento federale dobbiamo agire rapidamente, affinché la persona che subentrerà a Lauber possa dirigere una struttura solida la quale, grazie anche a un clima di lavoro sano al suo interno, svolga in maniera efficace i compiti che la legge le attribuisce, fra cui quello di indagare sulla criminalità organizzata, il terrorismo, il riciclaggio e la corruzione internazionali». È netto il consigliere nazionale liberale radicale nel commentare, raggiunto dalla ’Regione’, le ultime notizie (in ordine di tempo) concernenti il ’fortino’ di via Sorengo 3 a Lugano, ovvero la sede distaccata in Ticino della Procura federale. A darle è stata l’altro ieri la ’Rsi’, che ha riferito di (presunti) episodi di mobbing, di umiliazioni, di favoritismi e vessazioni da parte dei vertici: accuse pesanti, mosse da due cancelliere dell’antenna luganese del Ministero pubblico della Confederazione (Mpc). Una situazione che, stando sempre alla ’Rsi’, si trascinerebbe da alcuni anni. Accuse che se si dovessero rivelare fondate incrinerebbero l’immagine, già traballante, di una delle principali autorità giudiziaria inquirenti elvetiche.

‘La fiducia dei cittadini si attenua’

Riprende Farinelli: «Prima le accuse di mobbing in seno al Tribunale penale federale, altra istituzione con sede in Ticino, chiamata peraltro a giudicare i casi che sono stati al centro dei procedimenti condotti proprio dall’Mpc. E ora si viene a sapere di analoghe accuse legate a rapporti di lavoro nella magistratura inquirente federale. Così non si può andare avanti, anche per non vanificare i risultati, invero fin qui non molti, conseguiti sul piano investigativo e su quello processuale». Ma anche perché le due autorità penali federali hanno un costo e il cittadino contribuente vuole sentire parlare soprattutto di processi, nel caso del Tpf, e di atti d’accusa e decreti nel caso della Procura federale. «Servono totale chiarezza e soluzioni a breve - sottolinea il deputato ticinese al Nazionale -. Le commissioni della gestione delle due Camere federali dovrebbero quindi fare piena luce non solo sul clima di lavoro all’interno del Tribunale penale federale, come stanno cercando di fare, ma anche su quello in seno al Ministero pubblico della Confederazione. Questo stato di cose, questa confusione attenuano di molto la fiducia della popolazione nella giustizia penale federale e non contribuiscono di sicuro all’immagine della Svizzera fuori dei confini nazionali. Dobbiamo dare l’immagine di un Paese dotato anche di una magistratura credibile, capace di contrastare in modo risoluto fenomeni come ad esempio quello delle infiltrazioni mafiose».

‘Episodi assolutamente intollerabili’

«Episodi di mobbing e sessismo non sono assolutamente tollerabili, men che meno in un’istituzione pubblica», afferma perentoria la consigliera agli Stati socialista Marina Carobbio, la quale intende attivarsi a Berna per «verificare» le nuove accuse emerse e non esclude di «presentare atti parlamentari» sul tema. La presidente della deputazione ticinese alle Camere federali ricorda poi che la stessa deputazione si «era già detta preoccupata per i fatti emersi al Tribunale penale federale chiedendo alle Commissioni della gestione di occuparsene». Ciò che hanno in effetti fatto, criticando duramente, come riportava un dispaccio dell’Agenzia telegrafica svizzera, il rapporto sulla vicenda allestito dalla Commissione amministrativa del Tribunale federale di Losanna. Non solo. Secondo le commissioni parlamentari della Gestione, vi sono state senza dubbio dichiarazioni sessiste all’interno del Tpf.

‘Credibilità incrinata’

Per il deputato popolare democratico al Nazionale Fabio Regazzi, «la credibilità della giustizia penale elvetica è stata incrinata» e quelli venuti alla luce di recente «sono problemi importanti che richiederebbero innanzitutto una verifica da parte di un ente esterno». Il senatore democentrista Marco Chiesa, membro della Commissione della gestione del Consiglio degli Stati e della sottocommissione ’Tribunali’ non ha dubbi: «Non è più possibile mettere delle pezze, è arrivato il momento di procedere con una soluzione sistemica, una soluzione credibile e definitiva a questi seri problemi istituzionali». Suo il postulato del giugno dello scorso anno con cui chiede al Consiglio federale un rapporto sull’efficienza del Ministero pubblico della Confederazione e delle altre autorità di perseguimento penale federali. Chiesa sollecita dunque un’analisi dei risultati ottenuti dalla riforma, denominata ’Efficienza’, che nel 2002 ha conferito alla Procura federale e alla Polizia giudiziaria federale maggiori competenze nell'azione di contrasto alla criminalità organizzata ed economica, alla ripulitura di denaro sporco e alla corruzione. «Si è ancora in attesa del rapporto da parte del governo...», taglia corto il consigliere agli Stati ticinese.

‘Il ruolo non va però ridimensionato’

Ma la sostituzione del procuratore generale della Confederazione Lauber può essere l’occasione per cercare di far riguadagnare un po’ di credibilità alle istituzioni federali che si occupano di giustizia penale? «Sicuramente non deve essere l’occasione per ridimensionare il ruolo dell’Mpc – avverte Carobbio – che va invece potenziato, così come la sua antenna in Ticino. Infatti, se pensiamo alle questioni legate alla mafia o al riciclaggio, il Ticino è sicuramente un cantone molto esposto». Come deputazione «intendiamo inoltre, in collaborazione con il Cantone e il dipartimento competente, attuare tutte le misure necessarie per mantenere la sede del Tribunale penale federale a Bellinzona e garantire anche la presenza di un adeguato numero di dipendenti italofoni», indica ancora Carobbio. Circolerebbero infatti voci sul fatto che alcuni dipendenti «non gradiscono lavorare in Ticino», conferma Regazzi. Per cercare di risolvere il problema sarebbe semmai necessario «sostituire le persone non adatte e non spostare la sede del Tpf». Anche se si tratta di speculazioni, spostare la sede del Tribunale penale federale «sarebbe inammissibile», sottolinea il parlamentare del Ppd: «Sarebbe inammissibile anche per una questione di federalismo: dopo una lunga battaglia, il Ticino è riuscito a far valere il principio fondamentale di un’equa ripartizione sul territorio nazionale delle istituzioni federali».

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