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27.06.2020 - 06:000

'Plr, una presidenza per tornare protagonisti'

Il dopo Caprara è già lanciato. Gendotti: 'Giovane e con gli attributi'. Grandini: 'Rigenerare il partito'. Nomi? Speziali: 'Non ci ho pensato'. E Quadranti: 'Attendo'

Il Partito liberale radicale ticinese ha conosciuto settimane migliori. Perché quella che sta per lasciarsi alle spalle lo ha visto incassare in Gran Consiglio un paio di sconfitte su temi di indubbio impatto sull’opinione pubblica: neo-mamme e protezione dal licenziamento; medico del traffico. Senza ovviamente dimenticare quanto avvenuto l'altra sera in Comitato cantonale: l’annuncio di Bixio Caprara di non sollecitare un nuovo mandato alla presidenza del Plr  «per imprescindibili motivi personali e professionali». Il tutto in pochi giorni, con però una decisione - quella di Caprara - che non permetterà al partito di concedersi lunghe ferie estive, visto che la designazione del nuovo timoniere è prevista per il 3 ottobre, quando è convocato il congresso.

Ad animare il dibattito interno, sin dalla richiesta di dimissioni dell'Ufficio presidenziale inoltrata 12 minuti dopo l'ufficialità della non elezione di Giovanni Merlini al Consiglio degli Stati il 17 novembre dell'anno scorso, è stato il deputato dell'ala radicale Matteo Quadranti. Che, interpellato dalla 'Regione', annota come «il gruppo parlamentare ufficialmente ha saputo delle dimissioni di Caprara con una mail inviata dal segretario a comitato cantonale in corso, alle 20:56. Non mi ha fatto particolarmente piacere: o non c'è fiducia nel gruppo, o si ritiene che non siamo meritevoli di saperlo prima della stampa. Avevo già rilevato nelle mie critiche che c'era troppo dirigismo, nessuna novità purtroppo». Ciò detto, a non convincere Quadranti è pure il progetto di rilancio. A partire dal sondaggio. «Non ne sappiamo niente», esclama. «Ci è stato detto che le risposte arriveranno a settembre, ma è stato preparato? Da chi? Con che domande? Sono state decise dall'Ufficio presidenziale? Dalla direttiva? Anche in questo caso, noi del gruppo parlamentare che siamo al fronte non siamo stati coinvolti». Passato, anche se recentissimo. Il futuro? Vedrà l'ala radicale chiedere più spazio? «C'è qualche radicale che mi ha chiesto di trovarci, e lo faremo. Sicuramente il tema di un ritorno radicale c'è, così come l'auspicio che i nostri temi vengano più ascoltati. E parlo di ambiente, di socialità soprattutto in un momento nel quale a causa della pandemia abbiamo avuto la dimostrazione che l'intervento dello Stato serve perché l'economia da sola non basta, di finanza sostenibile». Temi per i quali Quadranti, già in competizione con Caprara tre anni e mezzo fa, si candiderà alla presidenza? «Attendo gli sviluppi», risponde. Quello che conta «è che il partito deve riuscire a dare un sogno, una visione: se non fai capire alla gente dove vuoi andare, se resti legato ai discorsi che la ricchezza la crei e la distribuisci non vai da nessuna parte». Si vedrà.

Dopo Verdi, con due co-coordinatori, e il Ps con il tandem Riget-Sirica, è immaginabile una copresidenza anche nel Plr? «Si rischierebbe, ritengo, di annacquare le responsabilità proprie di una leadership: io prediligo la presidenza unica», dice l’ex consigliere di Stato Gabriele Gendotti. Una presidenza unica dal volto magari femminile? «Sarebbe per noi una novità e sarebbe una buona cosa, ma ci deve essere la donna giusta, così come ci deve essere l’uomo giusto. Credo soprattutto che alla guida del partito vi debba essere una persona con visioni innovative, che abbia a cuore non soltanto l’economia ma anche un liberalismo più solidale. Il Ticino ha bisogno di aprirsi, e allora a guidare il Plr dovrebbero essere dei giovani». Il profilo? «Fra i 30 e i 45 anni. Una persona con gli attributi. Che abbia idee chiare. Che sappia parlare chiaro e non in politichese». La soluzione della doppia presidenza non convince neppure Giorgio Grandini, già alla testa della sezione liberale radicale di Lugano. «A Caprara riconosco l’onore delle armi», tiene poi a puntualizzare Grandini che aveva definito il presidente uscente "Peter Pan" per aver proposto la congiunzione con il Ppd alle ‘federali’ dello scorso ottobre. Per l’ex responsabile sezionale, «determinante» nella scelta del o della nuova leader «è la sua capacità di riscoprire e rigenerare nel partito un discorso liberale e laico: bisogna ritrovare il coraggio di essere liberali, e non essere una brutta copia degli altri partiti, Lega compresa». Anche perché, sostiene Grandini, «il Plr in passato è stato un direttore d'orchestra, non un violinista qualsiasi. Era questa la sua forza. Che consisteva anche nel dare la giusta centralità alla politica». Centralità «che oggi spesso non c’è: per esempio, qualche domanda in più sulle conseguenze economiche e sociali di questa pandemia, come partito me la sarei posta». Insomma, il Plr «deve ritrovare il piacere di essere liberale, con la consapevolezza che libertà, responsabilità e solidarietà non sono valori acquisiti, ma che vanno concretizzati ogni giorno».

I papabili alla successione di Caprara? Grandini ritiene che vada cercato «nel Luganese, perché è da qui che secondo me passa il rilancio del Cantone». Circola però, stando a indiscrezioni da noi raccolte, anche il nome di un locarnese. Quello di Alessandro Speziali, granconsigliere e consigliere comunale a Minusio. «Ho sentito tante battute. Io non ci ho mai pensato, tantomeno seriamente», taglia corto, da noi interpellato, Speziali. Che preferisce parlare delle sfide che attendono il Plr nel dopo Caprara. «Le principali sono mercato del lavoro, equità intergenerazionale, ambiente e clima - sottolinea -. Per cio che riguarda il lavoro, l’accento va posto sulla formazione, settore nel quale se si vuole essere vincenti non bisogna risparmiare nemmeno un centesimo. Quanto all’equità intergenerazionale, occorre evitare che le nuove generazioni abbiano un debito insostenibile e allora a livello previdenziale va rivista l’età di pensionamento, perché tutti oggi viviamo più a lungo, ed evitato che siano solo i giovani a sostenere il sistema pensionistico: allo stesso dovrebbe contribuire anche chi beneficia della pensione. Dobbiamo renderci conto che siamo tutti sulla medesima barca». Non solo. Secondo Speziali, «il partito deve avviare una riflessione a livello di strategie ma pure di alleanze affinché in Gran Consiglio si arrivi a ragionare di aree che si muovono verso una data direzione».

Fuori dalla corsa si dichiara già il consigliere nazionale Alex Farinelli. «La politica federale assorbe troppo tempo ed energie», spiega alla 'Regione'. Aggiungendo che «il presidente cantonale deve concentrarsi su temi, va da sé, cantonali». Già, i temi. Da esterno alla corsa, quindi, Farinelli è dell’avviso che «occorra concentrarsi sui temi ed essere protagonisti del dibattito, guidarlo, con uno sguardo rivolto al medio periodo e non al momento attuale. Il Plr ha il compito di essere capofila nelle proposte, con entusiasmo, visione e volontà». Assumere, in buona sostanza, «un ruolo di leadership». Anche con un occhio particolare rivolto a Berna, «rendendola più ticinese. In questi mesi ho notato quanti argomenti tocchino il Ticino, occorre un dialogo continuo con il nostro Cantone per capire come e quando poter agire per il meglio». No comment arrivano invece da Nicola Pini e Natalia Ferrara, con il primo che, diventando presidente del Gran Consiglio l'anno prossimo, sembra più una suggestione che una probabilità concreta. Ma i nomi circolano, e siamo appena all'inizio.

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