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Ticino
30.05.2020 - 05:500

Il lavoro da casa è piaciuto e lo si vuole continuare

Stando a un sondaggio di gfs.bern il 90% degli intervistati ritiene che è una modalità da integrare in azienda anche dopo la pandemia di coronavirus

La chiusura forzata di molte attività economiche durante la fase più acuta dell’epidemia di coronavirus e l’invito delle autorità a privilegiare il lavoro da casa per limitare i movimenti di persone e uffici affollati, hanno rilanciato con forza il telelavoro (home office o smart working secondo la terminologia inglese). In molti campi tra cui l’insegnamento, l’amministrazione, l’informazione, il commercio e i servizi questa forma di lavoro a distanza ha permesso di ovviare ai limiti posti dalle autorità. Diciamo che è stato implementato in poche settimane quello che la rivoluzione digitale prometteva da tempo. 

Questa settimana l’istituto di ricerca gfs.bern, su incarico del sindacato dei media e della comunicazione Syndicom, ha resto noto i risultati di un’indagine condotta proprio durante i mesi clou del lockdown. Sono stati intervistati lavoratrici e lavoratori residenti in Svizzera di età superiore ai 18 anni che tra marzo e aprile hanno lavorato in home office almeno un giorno la settimana. Il campione, fa sapere gfs.bern, è quindi rappresentativo della popolazione e ha coinvolto 1126 persone (760 nella Svizzera tedesca; 268 in quella romanda e 98 in Ticino).

Servono condizioni chiare

I risultati dimostrano che l’home office è a un punto di svolta, basta solo che le aziende creino condizioni quadro adeguate. Un ruolo dovrebbe averlo anche la politica chiamata a legiferare tenendo conto degli sviluppi tecnologici e sociali. Le argomentazioni a favore dell’home office sono una maggior soddisfazione lavorativa, una migliore conciliabilità tra vita professionale e vita privata nonché la protezione ambientale. È invece necessario intervenire in materia di contatti informali e isolamento, organizzazione dell’orario di lavoro, dotazione della postazione di lavoro nonché spese per l’home office.

Circa il 90% degli intervistati ritiene che l’home office debba essere ammesso in azienda, ma come integrazione del lavoro in presenza fisica e non come forma unica. Il 79% degli intervistati, inoltre, ha dichiarato anche di desiderare di lavorare (in parte) in home office anche dopo la pandemia. Solo il 6% lo rifiuta categoricamente. Giorgio Pardini, responsabile del settore Ict di Syndicom, afferma: «È evidente che in questo momento i lavoratori apprezzano l’home office. Il legislatore è ora chiamato ad adeguare le norme alle nuove circostanze». Le aziende che si considerano datori di lavoro attraenti hanno inoltre il dovere di garantire regolamenti al passo coi tempi in materia di home office. Occorre trovare soluzioni con le parti sociali in particolare in merito a finanziamento della postazione di lavoro, protezione della salute in home office, flessibilità dell’orario di lavoro ed eventuale sconfinamento del lavoro.

Il mancato contatto umano è il punto dolente

Emergono però anche dei lati negativi: ad esempio il 71% degli intervistati si lamenta dei mancanti contatti informali e il 49% della scarsa ergonomia. Dato che sono i contatti informali a tenere unite le organizzazioni e i datori di lavoro sono responsabili di garantire adeguate postazioni di lavoro ergonomiche nonché la sicurezza sul lavoro, sarebbe contrario all’interesse delle aziende disporre interamente l’home office in modo permanente allo scopo di risparmiare spese infrastrutturali e di viaggio. Si richiede invece una sana via di mezzo le cui condizioni quadro devono essere concordate dalle parti sociali. La stragrande maggioranza degli intervistati (90%) sostiene che il know how in materia di collaborazione digitale debba essere migliorato a tutti i livelli. Altrettanto successo (l’86%) ha riscontrato l’affermazione che deve essere potenziata l’infrastruttura tecnologica per la collaborazione. Un appello che riguarda anche lo Stato. A questo proposito il 65% ritiene che un servizio pubblico forte e una buona infrastruttura siano il requisito fondamentale per la collaborazione digitale.

Non sorprende, infine, che circa il 90% degli intervistati ritenga che l’home office contribuisce enormemente alla protezione ambientale ed evita una congestione delle infrastrutture di trasporto. Il tempo risparmiato per il tragitto casa-lavoro viene utilizzato in modo sensato per il 78% a livello privato e per il 68% a livello professionale. Per il 61% l’home office si traduce inoltre in una maggiore conciliabilità tra vita privata e vita professionale. La possibilità di accudimento dei figli, stando all’indagine, è però controverso. Il 41% afferma che l’home office non è conciliabile con l’accudimento dei figli. Allo stesso tempo il 48% afferma di non essere d’accordo con questa affermazione. La metà circa degli interpellati (49%) dichiara che debba essere concesso di accudire i figli durante il lavoro da casa. Una potenziale possibilità di accudimento dei figli durante l’home office trova invece meno consenso presso le donne. Dal punto di vista delle aziende potrebbe essere interessante la constatazione dell’86% degli intervistati che la comunicazione nei team funziona e che i team collaborano bene a livello digitale (84%).

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