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Ticino
27.05.2020 - 06:000

Viaggi, paraggi e miraggi: il Ticino e i tour operator

Le agenzie di viaggi sono importanti per generare flussi turistici verso il Cantone. Ma le difficoltà restano grandi

Passato il ‘picco’ del coronavirus il pensiero delle istituzioni è andato subito al turismo locale, alle prese con nuove restrizioni e un avvio di stagione ritardato: ecco allora sconti e buoni spesa per invogliare al soggiorno turistico i residenti in Ticino. Ma è chiaro che il destino del settore dipenderà soprattutto dagli svizzeri tedeschi e dai romandi, che qui normalmente generano il 70% dei pernottamenti. Intanto il nostro cantone, stando a un recente sondaggio, si ferma al quarto posto nelle preferenze dei viaggiatori dietro a Grigioni, Oberland bernese e Vallese (vedi ‘laRegione’ del 26 maggio). Importante, dunque, è anche il ruolo di promozione da parte delle agenzie di viaggi e dei tour operator, schiacciati tra la desertificazione degli spostamenti globali e la necessità di riorientare i flussi all’interno della Confederazione. 

 «A mio avviso, più che competere sul prezzo rischiando di intaccare la qualità del servizio, occorre promuovere offerte di particolare valore aggiunto», ci dice Gaby Malacrida, portavoce dell’agenzia Hotelplan per il Ticino: «Penso ad esempio a offerte che al biglietto d'accesso per grandi attrattori come San Salvatore e Generoso abbinino buoni per consumazioni o esperienze gastronomiche, puntando su quello che ha sempre contraddistinto il Ticino: dall’ospitalità al clima, al fatto di poter pernottare in un rustico, godersi i pascoli d’alta montagna, ma poter raggiungere rapidamente le città per una cena o una passeggiata».

I problemi però restano: intanto, «naturalmente la riapertura delle frontiere potrà drenare una parte della domanda verso l’Italia». Questo anche se «quella stessa apertura è importante per le nostre strutture: oggi, al netto del turismo mordi-e-fuggi, chi sceglie di pernottare in Ticino vuole poter godere di tutta la regione, incluse le sponde italiane dei nostri laghi». A proposito: «Una cosa che manca sono proprio gli hotel per famiglie con accesso diretto al lago, in modo particolare nel Luganese (una prerogativa di pochi hotel di lusso)». Interhome, affiliata di Hotelplan Group, cerca di attrarre le famiglie anche affiancando ai classici alberghi la possibilità di affittare «320 strutture sul territorio del Cantone».

Perdono mezzo miliardo al mese

Intanto si tratterà di recuperare la batosta dovuta agli annullamenti su scala globale: il Ceo del gruppo Thomas Stirnimann ha spiegato che “fino ad oggi Hotelplan Group ha perso un valore di circa 700 milioni di franchi per gli annullamenti” – la metà del fatturato annuale totale – e che la ripresa si vedrà solo nel 2022.

Malacrida comunque rimane relativamente ottimista: «La situazione non è paragonabile a certi choc come quello che è seguito agli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle. Qui la voglia di viaggiare rimane, e si direbbe vincere sempre di più i timori di contagio. Naturalmente si dovranno adattare le vacanze a redditi più contenuti, una sfida sia per le strutture ticinesi che per le agenzie. Inoltre, la ripresa sarà lenta e la perdita generata dai mesi di stallo non si potrà recuperare».

Walter Kunz, direttore della Federazione svizzera di viaggi, fa notare che le agenzie sono «il settore più colpito dalla crisi. Abbiamo perso tutte le prenotazioni già effettuate, all’inizio non abbiamo potuto beneficiare appieno del lavoro ridotto perché eravamo impegnati a rimpatriare i nostri connazionali bloccati nel mondo, e dal 15 marzo non guadagniamo più nemmeno un franco. Anzi, per ogni mese di frontiere chiuse perdiamo circa 500 milioni». Per questo l’associazione-mantello dei tour operator – settore da 8mila posti di lavoro e 6 miliardi di fatturato – ha chiesto aiuti speciali al direttore del Dipartimento federale dell’economia Guy Parmelin, attraverso una lettera aperta. Il risultato? «Siamo stati rimandati alla Segreteria di Stato dell’economia (Seco). Sicché ancora oggi siamo senza prospettiva. Non ci sono state bancarotte, ma la situazione è drammatica: rischiamo di non poter ripagare i crediti d’urgenza».

Che fare? «Abbiamo discusso con Svizzera Turismo e altri partner istituzionali per costruire una piattaforma web nella quale offrire i nostri servizi, un po’ come fanno portali quali Booking.com. Ma è difficile». Nel frattempo «facciamo di tutto per ridirigere i nostri clienti verso destinazioni svizzere. Sinceramente non penso che la maggior parte di chi entra in agenzia lo faccia per spostarsi in Svizzera: l’idea è piuttosto quella di organizzare un viaggio internazionale. Tuttavia, chi ha già prenotato e non può partire potrebbe essere invogliato da noi a scegliere mete locali».

In questo senso il Ticino «ha soprattutto il vantaggio del clima mite e stabile: chi voleva andare a Maiorca a giocare a golf, ad esempio, preferirà il vostro cantone ad altri. Poter godere di commissioni e sconti particolari da parte degli hotel ci aiuterebbe. Però c’è pur sempre la paura dovuta alla forte incidenza del coronavirus a sud delle Alpi». Insomma: «La differenza per noi la farà un’eventuale riapertura entro luglio verso le destinazioni mediterranee. Ma anche in questo caso si arriverà al massimo al 20% del fatturato estivo generale. Oltre alla paura di contagio e alle difficoltà economiche, la necessità di distanza sociale imporrà comunque forti limiti alle strutture ricettive e potrebbe far passare a qualcuno la voglia di partire». 

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