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09.03.2020 - 15:29
Aggiornamento: 16:31

Candidati con doppia cittadinanza? Un solo casellario

Il Gran Consiglio boccia la richiesta di Robbiani (Lega): chi ha un altro passaporto, non dovrà presentare l'estratto di quel Paese

Niente da fare per la richiesta, giunta dal leghista Massimiliano Robbiani, di rendere obbligatorio per ogni candidato a un'elezione di presentare il casellario giudiziale di altri paesi se si è in possesso di una seconda cittadinanza. Niente da fare perché la maggioranza del Gran Consiglio, con 41 favorevoli, 28 contrari e 5 astenuti ha seguito il rapporto di maggioranza firmato dalla liberale radicale Michela Ris che ne chiedeva la bocciatura.

"Alle ultime cantonali su 734 candidati per il Gran Consiglio e 52 candidati al Consiglio di Stato solo in 10 avevano subito condanne, e tutti per questioni di circolazione stradale: parliamo dell'1,27%". E aggiunge: "Che un candidato abbia una o due cittadinanze non cambia niente. Chi ha la cittadinanza italiana magari non ha mai messo piede in Italia in vita sua, perché controllare quel casellario e non quello magari in tutti gli Stati nei quali può essersi recato e lì aver subito condanne?"

Se dal Plr arriva una bocciatura, "anche per le difficoltà burocratiche nel controllo delle informazioni in un'ipotetica autocertificazione", il sostegno arriva dal leghista Andrea Censi (Lega), relatore del rapporto di minoranza. Un rapporto che boccia il testo, ma "condividiamo il principio. Il nostro controprogetto per tentare di ottenere risultati auspicati iniziativa. Chiediamo un sistema di autocertificazione, e per un pari trattamento tra candidati, la creazione di un formulario che faccia attestare di non avere a suo carico condanne inflitte all'estero. Non permette controllo sistematico, si basa sulla buona fede, ma permetterebbe al candidato di essere trasparente, alle autorità cantonali di sanzionarlo se ha dichiarato il falso".

Il Ppd, che in commissione si è diviso tra i due rapporti, con Sabrina Gendotti dice che "l'autocertificazione non raggiunge lo scopo, ed è un atto burocratico in più e quindi un atto di troppo. Lasciamo libertà di voto, e io voto il rapporto di maggioranza". Nicola Corti, per il Ps, dice che "Il punto è rendere trasparenti le condanne estendendo le verifiche, non con un'autocertificazione. Così come presentata, l'iniziativa risponde solo alla pruriginosa curiosità per sapere se il candidato ha un'altra cittadinanza oltre quella svizzera. Mischiare nazionalità con criminalità ed estendere questo obbligo di presentazione è come far di calcolo mischiando le mele con le pere".

Per Più donne "è un atto non invasivo quello dell'autocertificazione, e un'assunzione di responsabilità" afferma Tamara Merlo dando il sostegno al rapporto di Censi.

"Adesso basta, è l'ennesimo atto di natura populista. È ora che quest'Aula smetta di dire chi è un cittadino di serie A e di serie B: un milione di cittadini svizzeri ha il doppio passaporto, non deve avere un vantaggio né uno svantaggio per loro" esclama infine Natalia Ferrara (Plr).

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